{"id":9524,"date":"2026-08-10T09:21:18","date_gmt":"2026-08-10T07:21:18","guid":{"rendered":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/?p=9524"},"modified":"2026-08-10T09:21:58","modified_gmt":"2026-08-10T07:21:58","slug":"10-sonntag-nach-trinitatis-prof-dr-schroeter","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/10-sonntag-nach-trinitatis-prof-dr-schroeter\/","title":{"rendered":"X Domenica dopo Trinitatis \u2013 Prof. Dr. Schr\u00f6ter"},"content":{"rendered":"<p>Romani 11, 25-32<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni tanto, cara Comunt\u00e0, \u00e8 necessario meditare sulle questioni centrali della nostra fede cristiana. Quali sono i fondamenti del nostro convincimento cristiano e della nostra vita cristiana; che cosa \u00e8 irrinunciabile; di che cosa \u00e8 fatto il nucleo della nostra fede, che le conferisce struttura e contenuto, che rende riconoscibile questa fede e, quindi, la rende distinguibile dalle altre religioni e dalle altre convinzioni non religiose? \u00c8 importante chiarirselo, ogni tanto, perch\u00e9 la fede cristiana non consiste semplicemente di dichiarazioni politiche e di impegno sociale, per quanto sia importante dar voce pubblicamente alla professione di fede cristiana. E quindi, di che cosa \u00e8 fatto il nucleo della nostra fede? Di certo, a ognuno di noi, uomo o donna, vengono in mente subito alcune cose: la professione di fede, il Padre nostro, il battesimo, la S. Cena, i testi della Bibbia. Tutto questo ne fa parte. Ma, talvolta, dobbiamo interrogarci con maggior precisione su quali siano i fondamenti della fede; su quali siano i suoi aspetti specifici; su come sia nata. La X Domenica dopo Trinitatis, che porta anche il nome di \u201cDomenica d&#8217;Israele\u201d, offre l&#8217;occasione di riflettere su un tale segno distintivo, essenziale e irrinunciabile, della nostra fede. Il testo per la predicazione di questa domenica ce lo presenta in tutta la sua carica esplosiva e la sua complessa variet\u00e0. Il testo \u00e8 tratto dalla Lettera dell&#8217;apostolo Paolo ai Romani. Lo abbiamo ascoltato in precedenza come lettura dell&#8217;epistola. \u00c8 uno dei testi pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 accurati sul rapporto tra fede cristiana e fede ebraica. Tale rapporto \u00e8 importante anche solo per il fatto che la fede cristiana \u00e8 sorta dentro l&#8217;ebraismo. Ges\u00f9 era ebreo, come pure erano ebrei Pietro e tutti gli altri discepoli, uomini e donne, di Ges\u00f9 e le persone del suo ambiente, anche quelle con cui entr\u00f2 in conflitto, come i farisei, con cui Ges\u00f9 fu spesso in contrasto sull&#8217;interpretazione della Torah, la Legge ebraica. E s\u00ec, tali contrasti furono, in seguito, interpretati dai cristiani come conflitti tra cristiani ed ebrei. Sono cos\u00ec stati considerati come storia dell&#8217;esegesi antiebraica, in cui gli ebrei furono disprezzati, attaccati e pi\u00f9 tardi anche perseguitati e uccisi. Tutto ci\u00f2 fa parte della storia, funesta e terribile, dell&#8217;antiebraismo cristiano; storia che ebbe il suo punto pi\u00f9 basso, sconvolgente e triste, nell&#8217;inimmaginabile atrocit\u00e0 dell&#8217;assassinio di milioni di ebrei per opera dei nazionalsocialisti. La Domenica d&#8217;Israele serve anche sempre a noi cristiani per ricordarci che cosa \u00e8 stato fatto al popolo ebraico. Per ricordarci che anche le Chiese cristiane ebbero parte al tanto dolore che fu causato ai consimili ebrei. Quest&#8217;idea non \u00e8 importante solo perch\u00e9 ordina di ottemperare alla responsabilit\u00e0 morale di ammettere la colpa e il fallimento di non aver creduto con maggior coraggio, di non aver dichiarato la fede con meno timore, di non aver opposto pi\u00f9 chiara resistenza quando i nostri fratelli e sorelle ebrei furono attaccati, perseguitati e assassinati. Quest&#8217;idea \u00e8 importante anche perch\u00e9 la storia dell&#8217;antigiudaismo cristiano ha una parte rilevante nella grande sofferenza causata al popolo ebraico nel corso della sua storia. Molto presto i cristiani presero a riferire a se stessi le promesse di Dio al suo popolo eletto, togliendole al popolo d&#8217;Israele. Con ci\u00f2 compirono un notevole passo avanti nell&#8217;ostilit\u00e0 verso l&#8217;ebraismo. Molto presto, i cristiani cominciarono a diffamare gli ebrei, definendoli \u201cdeicidi\u201d bench\u00e9, naturalmente, fossero stati i romani, e non gli ebrei, a crocifiggere Ges\u00f9. Molto presto, i cristiani cominciarono ad allontanare da s\u00e9 i<\/p>\n<p>consimili ebrei e ad allontanarsi da loro. Da ci\u00f2 nacque l&#8217;antisemitismo cristiano, che port\u00f2 ad addossare la colpa agli ebrei di ogni possibile cosa: epidemie, peste e altre sventure; gli ebrei furono ogetto di pratiche e accuse assurde. Anche su questo bisogna riflettere oggi, Domenica d&#8217;Israele. Il ricordo di questa sciagurata storia ci guarda dal linguaggio insensibile e dai giudizi che non operano distinguo. Ma ci guarda anche dal lasciar rianimare vecchi pregiudizi, come quelli di una presunta superiorit\u00e0 del cristianesimo rispetto all&#8217;ebraismo o di una presunt\u00e0 inferiorit\u00e0 dell&#8217;Antico Testamento rispetto al Nuovo Testamento. Quanto presto tali pregiudizi devastanti possano essere rianimati lo abbiamo sperimentato in molti modi nell&#8217;attentato terroristico, sconvolgente e brutale, attuato da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023. Fu sconcertante vedere quanto presto facessero i sentimenti antisemiti a tornare in molti Paesi europei, negli USA e in altri Stati e quanto spesso, nelle dimostrazioni e manifestazioni in centro si esprimesse una solidariet\u00e0 indifferenziata e a malapena tollerabile con il popolo palestinese. Con questa predica non si vuole assolutamente giustificare la politica dello Stato d&#8217;Israele e la sua azione militare nella Striscia di Gaza. Si tratta, invece, di essere, noi cristiani, gente dalle orecchie aperte e sensibile ai casi di antiebraismo o antisemitismo e di essere attenti a quanto velocemente siano agiti attacchi alla dignit\u00e0 degli ebrei e atti di ostilit\u00e0 contro di loro. Noi cristiani abbiamo ogni motivo per farlo; fa parte dei nostri obblighi e responsabilit\u00e0 irrinunciabili verso la nostra stessa fede. Ma c&#8217;\u00e8 un motivo ulteriore per cui \u00e8 importante che noi cristiani ci occupiamo delle radici ebraiche della nostra fede. I contrasti tra Ges\u00f9 e i consimili ebrei suoi contemporanei sono dibattiti interni all&#8217;ebraismo su come vadano interpretati gli scritti e le tradizioni ebraici. Queste discussioni presuppongono sempre che tutti gli interessati si sforzino di interpretare la fede in Dio, che ha scelto Israele e lo ha guidato e custodito nel corso della sua storia, in modo tale che possa corrispondervi con la sua vita. Su come ci\u00f2 debba avvenire, tanto allora quanto oggi c&#8217;erano e ci sono diverse concezioni. Comprendiamo nel modo giusto i testi del Nuovo Testamento solo quando li leggiamo in tale contesto. Ma ad essere ebrei non erano solo Ges\u00f9 e la gente del suo ambiente. Anche Paolo era ebreo. Lo rimarca di continuo nelle sue lettere, molto chiaramente. Paolo, inizialmente, aveva addirittura perseguitato i seguaci di Ges\u00f9, perch\u00e9 era dell&#8217;idea che professarsi per Ges\u00f9, ritenendolo il Cristo, non fosse compatibile con la fede ebraica. Poi ebbe un&#8217;esperienza che incise in profondit\u00e0, che gli lasci\u00f2 il convincimento che la fede in Ges\u00f9 Cristo fosse il fondamento per comprendere e vivere gli scritti e le tradizioni ebraici. Per Paolo, ci\u00f2 includeva che il Dio d&#8217;Israele \u00e8 il Dio di tutti gli esseri umani, a prescindere dalla loro provenienza: che siano ebrei o non ebrei, che siano uomini o donne, liberi o schiavi. Dio vuole salvare tutti gli esseri umani per mezzo del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Chi crede in Ges\u00f9 Cristo, perci\u00f2, deve credere anche nel Dio d&#8217;Israele. Questo, da allora in poi, non \u00e8 cambiato. Noi professiamo la fede nello stesso Dio cui rivolgono le loro preghiere anche i nostri fratelli e sorelle ebrei. Questo, da allora in poi, unisce la fede ebraica e quella cristiana e costituisce il fondamento comune di entrambe. La professione di fede in Ges\u00f9 come Cristo, invece, marca la differenza. I cristiani vedono in Ges\u00f9 il Messia, con cui si sono adempiute le speranze di salvezza di Dio. Gli ebrei non lo fanno. In ci\u00f2 risiede la differenza decisiva. Come cristiani, proclamiamo che Dio si \u00e8 rivelato in Ges\u00f9 Cristo e che la fede in lui conduce alla salvezza. Era cos\u00ec allora e oggi non \u00e8 diverso. Coloro che vedono in lui l&#8217;inviato di Dio, anche e proprio di fronte alla sua morte crudele in croce, costituirono presto comunit\u00e0 proprie, all&#8217;inizio all&#8217;interno dell&#8217;ebraismo e dopo poco anche al di fuori. Alla fede nell&#8217;unico Dio, Dio d&#8217;Israele, subentr\u00f2 la fede in Ges\u00f9 Cristo. Alla sua luce, da quel momento in poi si apr\u00ec una comprensione nuova anche della fede in Dio e degli scritti d&#8217;Israele, che noi cristiani chiamiamo \u201cAntico Testamento\u201d. Divennero testimoni della fede non solo nel Dio d&#8217;Israele, ma anche in Ges\u00f9 Cristo. Ma ebrei e cristiani possono davvero richiamarsi a un fondamento comune, se leggono in modo evidentemente differente gli stessi scritti, con e senza la professione di fede in Ges\u00f9 Cisto? La Domenica d&#8217;Israele, cara Comunit\u00e0, \u00e8 la domenica dell&#8217;anno ecclesiastico in cui dobbiamo riflettere su questa domanda importante. E, naturalmente, a questo riguardo siamo consapevoli di muoverci su un terreno molto sensibile. Le fonti della fede cristiana richiedono che affrontiamo questo compito e che troviamo una risposta chiara, sul piano della teologia, e corrispondente alla responsabilit\u00e0 etica. I testi rivolti a Israele valgono davvero nello stesso modo per le comunioni dei credenti in Ges\u00f9 Cristo? Questi testi possono essere letti semplicemente come rivolti a noi cristiani? \u00c8 evidente che non sia cos\u00ec semplice, perch\u00e9 molti comandamenti, come l&#8217;osservanza del sabato, la circoncisione o le prescrizioni alimentari non sono considerati, nelle comunit\u00e0 cristiane, comandamenti obbligatori di Dio. Paolo, ebreo convertito a Ges\u00f9 Cristo, era fermamente convinto che la circoncisione e l&#8217;osservanza del sabato non potessero pi\u00f9 essere vincolanti per coloro che sono \u201cin Cristo\u201d, perch\u00e9 al suo posto \u00e8 comparsa la fede in Ges\u00f9 Cristo. Ma come determinare il rapporto tra i cristiani da una parte e Israele, il popolo eletto da Dio, dall&#8217;altra parte? \u00c8 proprio tale questione ci\u00f2 su cui Paolo medita intensamente nella Lettera ai Romani. Gli ha dato filo da torcere, non gli ha dato pace perch\u00e9, per lui, era la questione centrale. Come pu\u00f2 essere che Dio, in Ges\u00f9 Cristo, abbia offerto la salvezza a tutti gli esseri umani e che, al tempo stesso, Israele, il suo popolo eletto, non voglia riconoscerlo e voglia fare la propria strada? Il testo per la predicazione della domenica odierna \u00e8 l&#8217;apice della lotta di Paolo per trovare risposta a questo problema. Paolo, per riuscirci, muove da due premesse che, per lui, sono ugualmente indiscutibili. Da una parte, Israele \u00e8 e resta il popolo eletto di Dio. Riguardo a ci\u00f2, non cambia nulla neanche la fede in Ges\u00f9 Cristo. D&#8217;altra parte, la fede nel Vangelo di Ges\u00f9 Cristo \u00e8 la via alla salvezza per tutti gli esseri umani, ebrei e non ebrei. Ma che cosa ne \u00e8 di coloro che appartengono al popolo ebraico, ma che non credono in Ges\u00f9 Cristo? Questo problema fu, per Paolo, il problema pi\u00f9 grande e arduo della sua riflessione teologica. E non fu solo un problema teorico, che potesse risolvere con la riflessione teologica o in altro modo. Per Paolo, e oggi le cose non stanno altrimenti, con ci\u00f2 era a disposizione la fedelt\u00e0 stessa di Dio. Come comprendere le promesse di Dio al suo popolo, cos\u00ec che Israele sia e resti il popolo di Dio, ma, al tempo stesso, i credenti in Cristo siano destinatari alla pari di queste promesse? Paolo lotta con tale questione. Io stesso sono israelita, seme di Abraamo, della trib\u00f9 di Beniamino: cos\u00ec sottolinea in questa lettera. Dio non ha rigettato il suo popolo. Al popolo restano promesse tutte le prerogative e le promesse, anche a coloro, appartenenti al popolo ebraico che, come Paolo stesso, non credono in Ges\u00f9 Cristo. Paolo cerca di trovare una spiegazione, ricorrendo a un&#8217;immagine, quella dell&#8217;olivo di cui sono stati troncati dei rami e su cui ne sono innestati altri, che non provengono da quell&#8217;olivo. Ma, ad un certo punto, anche i rami che appartengono all&#8217;olivo saranno di nuovo innestati. In quest&#8217;immagine, descritta poco prima del passo che costituisce il testo della predicazione odierna, Paolo non \u00e8 interessato ai particolari botanici; non si cura che siano plausibili e che si ritrovino in un manuale di olivicoltura. A Paolo, invece, preme di trovare una spiegazione, con quest&#8217;immagine, del perch\u00e9 Dio cammini su vie diverse con parte di quel popolo eletto che non crede in Ges\u00f9 Cristo, e con chi, come Paolo stesso, ha trovato proprio questa fede. Per Paolo, il nocciolo della questione \u00e8 risolvere un problema che consiste nella spaccatura d&#8217;Israele in queste due parti. Una parte, dice Paolo, \u00e8 stata temporaneamente indurita da Dio. Questa parte pertanto non ha, allo stato attuale, alcun accesso all&#8217;idea della salvezza mediante il Vangelo. Ad un certo punto, Dio porr\u00e0 fine a questo indurimento. Allora, dice Paolo nel nostro testo, \u201ctutto Israele sar\u00e0 salvato\u201d. Dio stesso verr\u00e0 come \u201cliberatore di Sion\u201d, toglier\u00e0 la colpa da Israele e rinnover\u00e0 il patto con il popolo ebraico. Perch\u00e9 Dio faccia un cammino cos\u00ec complicato col suo popolo eletto \u00e8 domanda cui Paolo non sa rispondere. Lo definisce un mistero di Dio, espressione della sua ricchezza insondabile e delle sue decisioni imperscrutabili. Nel cuore della Domenica d&#8217;Israele, cara Comunt\u00e0, c&#8217;\u00e8 uno dei temi centrali della fede cristiana. La Chiesa e la teologia cristiane si sono spesso complicate la vita, cercando risposta alla questione del rapporto tra fede cristiana ed ebraica, tra Chiesa e Israele. Fa parte dei compiti importanti e permanenti quello di occuparsi intensamente di questo tema. La lotta di Paolo per trovare risposta alla questione del destino d&#8217;Israele \u00e8 testimonianza impressionante che noi cristiani dobbiamo esssere, verso la fede ebraica, responsabili sul piano teologico e rispettosi e sensibili riguardo a fatto che, in ultima analisi, spetta a Dio decidere, segretamente, per quali strade proprie condurre verso la salvezza il suo popolo eletto e i credenti in Ges\u00f9 Cristo. Su tale fondamento deve aver luogo il dialogo ebraico-cristiano, nel rispetto reciproco delle rispettive diverse concezioni della fede. Ma qual \u00e8 la verit\u00e0, allora? A questo d\u00e0 una bellissima risposta un piccolo testo di Martin Buber, ebreo, filosofo della religione: \u201cAttendiamo il Messia. I cristiani credono che egli sia gi\u00e0 venuto, che sia andato via e che ritorner\u00e0. Io credo che, finora, non sia venuto, ma che verr\u00e0 un giorno. Perci\u00f2 vi faccio una proposta: attendiamolo insieme. Quando verr\u00e0, gli domanderemo, semplicemente: sei gi\u00e0 stato qui? E allora, spero di stargli cos\u00ec tanto vicino da potergli sussurrare all&#8217;orecchio: &#8216;non rispondere&#8217;.\u201d<\/p>\n<p>Amen.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Romani 11, 25-32 &nbsp; Ogni tanto, cara Comunt\u00e0, \u00e8 necessario meditare sulle questioni centrali della nostra fede cristiana. Quali sono i fondamenti del nostro convincimento cristiano e della nostra vita cristiana; che cosa \u00e8 irrinunciabile; di che cosa \u00e8 fatto<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[],"class_list":["post-9524","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-aktuelle-predigten"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9524","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9524"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9524\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9525,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9524\/revisions\/9525"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9524"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9524"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9524"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}