{"id":7367,"date":"2023-11-05T10:20:04","date_gmt":"2023-11-05T08:20:04","guid":{"rendered":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/?p=7367"},"modified":"2023-11-23T10:15:48","modified_gmt":"2023-11-23T08:15:48","slug":"italiano-festa-della-riforma-prof-dr-wendebourg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/italiano-festa-della-riforma-prof-dr-wendebourg\/","title":{"rendered":"Festa della Riforma &#8211; Prof. Dr. Wendebourg"},"content":{"rendered":"<p>Salmo 46 \/ Inno \u201cEin feste Burg\u201d, \u201c\u00c8 forte rocca\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cara Comunit\u00e0!<\/p>\n<p>Quando, duecento anni fa, nell\u2019ottobre 1817, studenti universitari fecero una dimostrazione sulla Wartburg, contro la politica dei piccoli stati e contro la Restaurazione, per una Germania unita e libera, cantarono l\u2019inno di Lutero <em>Ein feste Burg ist unser Gott, \u00c8 forte rocca il Signor<\/em>. Quando, alcuni decenni pi\u00f9 tardi, era nato un Reich tedesco poco libero, ma unito, i protestanti cantarono l\u2019inno come se il Reich, il regno, dovesse \u201crestare a noi\u201d. Quando, cento anni fa abbondanti, scoppi\u00f2 la Prima Guerra Mondiale, le masse che si riversarono sulla piazza del Castello di Berlino cantarono questo stesso inno. Non molto tempo dopo, i cosiddetti Cristiani Tedeschi e altri protestanti filo-nazisti lo intonarono per annunciare il Reich millenario. Ma anche fuori della Germania, questo corale di Lutero fu cantato in momenti di crisi militare e politica. Per i finlandesi, l\u2019inno divenne un mezzo di protesta contro il dominio russo; per gli estoni, contro l\u2019oppressione sovietica. I norvegesi cantarono \u201c\u00c8 forte rocca\u201d quando occuparono il Duomo di Trondheim. S\u00ec, perfino nell\u2019Estremo Oriente questo corale di Lutero divenne un faro; come quando i coreani lo usarono contro le forze d\u2019occupazione giapponesi. La \u201cMarsigliese della Riforma, come Heinrich Heine, entusiasta, defin\u00ec l\u2019inno, ha fatto una lunga strada. Uscito dagli spazi della chiesa, ha conquistato strade, piazze e campi di battaglia. Non desta meraviglia che taluni, a fronte di questa storia, considerano quest\u2019inno politicizzato e militarizzato senza speranza; al punto da non poterlo pi\u00f9 cantare oggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Salmo 46<\/em><\/p>\n<p>Il salmo 46 \u00e8 l\u2019inno del popolo d\u2019Israele da cui ha preso spunto il corale <em>\u00c8 forte rocca<\/em>. \u00c8 inno di fiducia in Dio e di mancanza di paura: \u201cDio \u00e8 per noi un rifugio e una forza\u201d; \u201cun aiuto sempre pronto nelle difficolt\u00e0\u201d; \u201cperci\u00f2 non temiamo\u201d. Per inciso, ci sarebbe ogni ragione per provare timore e paura. Il salmo parla delle \u201cdifficolt\u00e0 che abbiamo incontrato\u201d. In che cosa consistano tali difficolt\u00e0, viene spiegato con due scenari drammatici: uno di forze naturali rabbiose e un altro di aggressione bellica rabbiosa.<\/p>\n<p>Prima, le forze della Natura: un terremoto, un maremoto. Le montagne tremano, il mare schiuma, le montagne collassano; tutto va in rovina. Erano situazioni di cui si aveva esperienza, dove viveva Israele. Terremoti, maremoti erano esperienze per cui la gente era passata o di cui aveva sentito raccontare. Quando la terra vacillava e il mare infuriava, con onde alte come torri, diretto verso terra; quando le case collassavano, seppellendo persone e animali. E la cosa peggiore era quando il suolo vacillava sotto i propri piedi e il sopra e il sotto si andavano separando. L\u2019orientamento basilare era perduto; il caos tutto intorno diventava caos interiore, assenza di sostegno totale.<\/p>\n<p>E ora la violenza bellica: archi, lance, carri da combattimento. Assalto dei nemici, popoli e regni in lotta. Anche queste erano esperienze note, nei luoghi in cui il salmo veniva cantato; e proprio per questo l\u2019orrore, l\u00ec, \u00e8 di nuovo di crudele attualit\u00e0. Allora, si guardava indietro alla brutale campagna di conquista degli Assiri, che avevano occupato il Nord del paese, deportando parte della popolazione. Quattro settimane fa, il raid \u00e8 arrivato da Sud, con armi da taglio e con armi da fuoco moderne. Paura e orrore ovunque.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Violenza della Natura e violenza della guerra, motivo dello scatenarsi di paure esistenziali di genere elementare. Eppure, il salmo comincia con un contraccordo: non la mancanza di sostegno e la paura, ma \u201cfiducia e forza\u201d si trovano in mezzo alla minaccia che viene dal caos naturale e dalla violenza bellica. C&#8217;\u00e8 l&#8217;invocazione ostinata: \u201cPerci\u00f2 non temiamo se la terra \u00e8 sconvolta\u201d, perch\u00e9 non siamo soli: \u201cIl SIGNORE degli eserciti \u00e8 con noi, il Dio di Giacobbe \u00e8 il nostro rifugio.\u201d Egli \u00e8 pi\u00f9 forte di ogni caso. Perch\u00e9, fin dall&#8217;inizio, ha bandito il caos, come sostiene un&#8217;idea diffusa in Oriente: ha fondato l&#8217;ordine, separando l&#8217;acqua dalla terra; ha istituito le ripartizioni temporali; ha previsto esseri viventi diversi per spazi vitali diversi. E quindi non permette al caos di prendere il sopravvento; procura ordine, protezione, sopravvivenza in mezzo a un mondo in cui ci sono alti e bassi. Ma non \u00e8 solo pi\u00f9 forte del caso: \u00e8 anche pi\u00f9 forte di ogni violento umano, di ogni aggressore. Non per caso il suo appellativo \u00e8 \u201cSignore Sebaoth\u201d, \u201cSignore degli eserciti\u201d. Pu\u00f2 intervenire in battaglie; procurare la vittoria a un popolo; far cadere l&#8217;avversario e togliergli coraggio; pu\u00f2 distruggere le sue armi e incendiare i suoi carri da combattimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa forza divina di ordine e custodia si \u00e8 dimostrata tangibile in un punto, sperimentato dagli antichi salmisti: nella storia della \u201ccitt\u00e0 di Dio\u201d, Gerusalemme. In mezzo alle onde del caos che si abbattono, come si trova nella traduzione di Lutero, con contrasto voluto, la citt\u00e0 di Dio \u00e8 \u201clieta\u201d, cio\u00e8 sta eretta, l\u00ec, intatta e piena di gioia. Per essa, l&#8217;acqua non \u00e8 minaccia, ma \u00e8 vero che le sue molte fontane servono agli abitanti. E in mezzo ai nemici che la assaltano, questa citt\u00e0 \u201csta salda\u201d: i popoli e i regni stranieri, gentili, con tutte le loro truppe e armi, non possono farle nulla. Gerusalemme ne ha fatto esperienza: vent&#8217;anni dopo la caduta del Regno del Nord, gli Assiri attaccarono anche il Sud, comparendo davanti a Gerusalemme con un grande esercito. Ma, secondo la tradizione biblica, dovettero interrompere l&#8217;assedio con vergognosa debolezza; la citt\u00e0 resto intatta. Il II Libro dei Re descrive ci\u00f2 come intervento immediato di Dio (capp. 18-19) e cos\u00ec fa ance il salmo.\u00a0 Poich\u00e9 Gerusalemme \u00e8 la citt\u00e0 di Dio; poich\u00e9 \u00e8 presente qui, nel Tempio come in nessun altro luogo del mondo, gli altri popoli, \u201ci gentili\u201d, non possono farle nulla, nemmeno con forze preponderanti. La sua presenza ha fatto di Gerusalemme una fortezza inespugnabile, una rocca. S\u00ec, per essere esatti bisognerebbe dire il contrario: egli stesso, Dio, \u00e8 la rocca salda, inespugnabile, dentro la quale gli abitanti di Gerusalemme sono al sicuro. E di fatto, la prima frase, in ebraico, pu\u00f2 essere resa anche cos\u00ec: \u201cDio \u00e8 la nostra rocca e fortezza\u201d. Ritirandosi, i nemici diventano deboli, con il loro grande esercito; falliscono, dunque, contro Dio stesso, che \u00e8 Signore degli eserciti. Agli abitanti resta solo una cosa da fare: ringraziare Dio per averli salvaguardati; lodare il Vincitore divino; riconoscere che egli \u00e8 Dio e che essi devono \u201cfermarsi\u201d e confidare in lui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cara Comunit\u00e0, \u00e8 una vecchia idea che la vicinanza di Dio si sperimenti proprio nella guerra e nella vittoria. Non la troviamo solo nei salmi, ma anche in altri passi dell&#8217;Antico Testamento, in altre religioni e nella nostra stessa storia cristiana. Quest&#8217;idea arriva al suo limite almeno con <em>un<\/em>&#8216;esperienza: quando il risultato di una guerra non \u00e8 la vittoria, ma la sconfitta; non la salvaguardia, ma l&#8217;annientamento. Che cosa ne \u00e8 allora di Dio, della forte rocca: \u00e8 distrutta? Anche Gerusalemme si ritrov\u00f2 a dover rispondere a questa domanda, quando dovette contrastare il vicino impero babilonese, la citt\u00e0 di Dio non se la cav\u00f2 bene: fu equata al suolo e anche il Sud ebbe in sorte la deportazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quest&#8217;esperienza si rispecchia in un brevissimo passaggio del salmo, aggiunto a posteriori. Qui Dio non \u00e8 il Signore che custodisce la citt\u00e0, proteggendola dai regni nemici; la potenza di Dio non si dimostra nella sconfitta dei popoli pagani nemici e nella vittoria di Gerusalemme. Si tratta del verso 10. Dio sar\u00e0 visto come colui che, in terra, \u201cfa cose stupende\u201d: \u201crompe gli archi, spezza le lance, brucia i carri da guerra\u201d. Questa, in origine, \u00e8 la descrizione di ci\u00f2 che Dio fa con i nemici di Gerusalemme o che Gerusalemme si aspetta da lui. Ma vengono inserite le parole che dicono che Dio \u00e8 colui che \u201cfa cessare le guerre fino all&#8217;estremit\u00e0 della terra\u201d! Queste poche parole segnalano un cambio di direzione di 180\u00b0, compiuto da una generazione posteriore di salmisti. L&#8217;esperienza della sconfitta e della guerra ha portato a congedarsi da un&#8217;idea di Dio che d\u00e0 la vittoria in guerra, che fa giubilare un popolo e disperare un altro. Una piccola spina nel testo che non parla di guerra e vittoria, ma di pace e che non parla di Israele e gentili, ma che parla allo stesso modo di tutti i popoli del mondo. Dei popoli che, di continuo, fanno esperienza che ad una guerra, anche vittoriosa, prima o poi ne segue un&#8217;altra. La speranza accennata nel Dio che \u201cfa cessare le guerre fino all&#8217;estremit\u00e0 della terra\u201d \u00e8 un di pi\u00f9, nel salmo, che indica un orizzonte ampio.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 forte rocca il Signor\u201d: l&#8217;inno di Lutero reca espressamente il titolo \u201cSalmo 46. Dio \u00e8 il nostro rifugio e la nostra forza\u201d. E le prime righe rendono, in forma poetica, alla lettera, questa formula. Il discorso su Dio come rocca forte rende in immagini il discorso su \u201crifugio e forza\u201d, come \u00e8 non solo nelle possibilit\u00e0 linguistiche dell&#8217;ebraico, ma anche nello svolgimento del salmo. Questo Dio \u00e8 \u201cun aiuto sempre pronto nelle difficolt\u00e0\u201d che \u201cci hanno colpito\u201d. Ma subito, in queste prime righe, vengono posti binari fondamentalmente diversi: il Dio che \u00e8 forte rocca \u00e8 anche \u201cscudo e arma\u201d. Vuol dire che Dio, qui, non aiuta in guerre condotte con armi n\u00e9 concede la vittoria n\u00e9 salvaguarda da sconfitte per mano di eserciti di popoli nemici. Di questa guerra militare, nell&#8217;inno, non si parla,\u00a0 diversamente da quanto avviene nel salmo. Tantomeno vi si parla di armi da impugnare, di ferro. Dio stesso opera come macchina da guerra vittoriosa, che difende e protegge. Ci\u00f2 concorda con quanto l&#8217;inno dice del nemico di Dio come fortezza. Scudo e arma: qui non si parla di popoli e regni nemici, pagani, da respingere e da vincere militarmente. Ma si parla del Nemico, dell&#8217;avversario stesso di Dio: del diavolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cara Comunit\u00e0, ci\u00f2 che qui ci sta davanti, e che le strofe successive rendono ancora pi\u00f9 chiaro, \u00e8 la piena <em>smilitarizzazione<\/em>, permeata di esperienze militari e che interpreta, sul piano religioso, esperienze militari. Potete sentirlo gi\u00e0 dalla melodia, che abbiamo cantato, melodia originariamente di Lutero: il ritmo non permette di marciare; ogni soldato che ci provasse finirebbe inevitabilmente con l&#8217;inciampare. E anche tutti i vocaboli di origine militare nell&#8217;inno sono solo immagini. Ma con ci\u00f2 il messaggio non diventa pi\u00f9 innocuo: anzi, viene acuito in modo enorme. Perch\u00e9 il diavolo gioca in una serie diversa da quella dei popoli nemici, con le loro armi e i loro eserciti, che siano gli Assiri o Hamas. A proposito del diavolo, \u00e8 vero quel che \u00e8 scritto nelle ultime righe del libro di Giobbe: che \u201cin terra niente gli \u00e8 pari\u201d (Gb 41, 25). Presente e attivo in terra con un&#8217;infinita variet\u00e0 di diavoli, in quanto \u201cprincipe di questo mondo\u201d rende schiava l&#8217;umanit\u00e0, come dice la lettera agli Efesini (Ef 6, 11-12), con migliaia di piaghe. Questo, il \u201cvecchio, malvagio Nemico\u201d, l&#8217;ha sempre fatto. Ma, adesso, intende agire particolarmente \u201csul serio\u201d, con atteggiamento particolarmente \u201ccattivo\u201d. Adesso, combatte per il tutto. L&#8217;inno trae la sua drammaticit\u00e0 proprio dal fatto di cantare il caso pi\u00f9 grave di tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E qual \u00e8 il caso grave? L&#8217;inno canta alla prima persona plurale; cantiamo <em>noi<\/em>, cantiamo di <em>noi<\/em>. E cos\u00ec descrive anche il caso grave come qualcosa che accade a noi. Come pericolo che ci minaccia, che rischia di \u201cinghiottirci\u201d. Ma in che cosa consiste? Non viene espresso chiaramente; il poeta sembra partire dal presupposto che coloro che cantano l&#8217;inno lo sappiano. Solo a rileggere partendo dall&#8217;ultima strofa, in cui non si parla pi\u00f9 per immagini, la direzione diventa chiara. E quindi, per inciso, l&#8217;usanza diffusa di cantare solo le prime tre strofe non significa niente di meno che castrare l&#8217;inno. \u201cIl regno resta nostro\u201d: \u00e8 l\u00ec che si va a finire, \u00e8 di questo che si tratta. Il regno di cui parlano i Vangeli \u00e8 il regno dei cieli, il regno di Dio, in cui risiedono senso e scopo della vita cristiana. Questo \u00e8 a rischio: che <em>non<\/em> \u201cresti\u201d nostro. Allontanarcene o portarci via da esso \u00e8 lo scopo del diavolo; Martin Lutero e i suoi compagni di fede sperimentarono il caso grave nel destino della Riforma e dei suoi seguaci. Nella repressione del Vangelo e nella persecuzione degli evangelici fecero esperienza del diavolo stesso all&#8217;opera, che, con ogni mezzo, con astuzia e malizia e violenza pura, voleva allontanarli da Dio, come essi l&#8217;avevano finalmente sperimentato. Ma Lutero visse lo stesso dramma anche ad un altro livello, non legato a quell&#8217;epoca in particolare. Lo visse vedendo che, nel regno di Dio, non restava mai non attaccato; e che dubbio, fasi di aridit\u00e0 della fede, esperienze di fallimento rendevano il suo cuore un vero e proprio campo di battaglia.<\/p>\n<p>Furono afflizioni di tale potenza che pot\u00e9 intenderle solo come attacchi empi, in opposizione a Dio; e non era sempre chiaro chi avrebbe conquistato \u201cil campo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cara Comunit\u00e0, parlando anche di tali battaglie, l&#8217;inno non \u00e8 lontanissimo da noi. Dubbi, aridit\u00e0 della fede, oppressione della colpa: conosciamo tutto questo. E a ci\u00f2 si aggiunge anche che tali esperienze non sono in nostro potere; che sono esse ad averci in pugno; che hanno maggior potere di noi. \u201cCon le <em>nostre<\/em> forze\u201d non si \u201cpu\u00f2 fare nulla\u201d, come dice l&#8217;inno, contro questa potenza ostile, che mette a repentaglio le nostre pi\u00f9 profonde certezze, la nostra relazione con Dio. E cos\u00ec non occorre niente di meno di Dio stesso, che respinge gli attacchi nemici e ci tiene presso di s\u00e9. Il \u201cSignore Sebaoth\u201d, il \u201cSignore degli eserciti\u201d, come dice con precisione il salmo. Solo che qui la smilitarizzazione del salmo raggiunge l&#8217;apice: l&#8217;inno dice qualcosa su questo Dio che \u00e8 in pieno contrasto con il titolo carico di potenza: egli \u00e8 Dio in forma umana. Ancora di pi\u00f9: in forma di servo, come recita la Lettera ai Filippesi, mor\u00ec in croce, inerme e senza difesa: \u201csi chiama Cristo Ges\u00f9\u201d. Non c&#8217;\u00e8 un altro Dio che potrebbe intervenire per noi, fuorch\u00e9 questo: \u201cnon c&#8217;\u00e8 altro Dio\u201d. Primo Comandamento. Ma poich\u00e9, qui, Dio interviene in effetti per noi, l&#8217;inno \u00e8 certo che \u201cil campo sar\u00e0 suo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La forza militare e di vittoria non sono ci\u00f2 che consente di conquistare il campo. Lo \u00e8 ci\u00f2 con cui lotta per noi e in noi, dice l&#8217;ultima strofa: la sua \u201cParola\u201d, il suo \u201cSpirito\u201d e i \u201csuoi doni\u201d.<\/p>\n<p>Parola, Spirito e doni, che vincono i nostri dubbi, quando rischiano di prendere il sopravvento; che rendono viva la nostra fede quando rischia di inaridirsi; che rendono certo il nostro cuore oppresso dell&#8217;amore perdonante di Dio, quando ci si tormenta col peso del fallimento. Parola, Spirito e doni che ammorbidiscono il nostro cuore indurito per far s\u00ec che ami, quando \u00e8 polarizzato sulla discriminazione e sull&#8217;autoaffermazione. <em>Cos\u00ec<\/em> il \u201cSignore degli eserciti\u201d, che porta il nome di Ges\u00f9 Cristo, ci tiene nel suo regno. <em>Cos\u00ec<\/em>, questo regno dovr\u00e0 restare <em>a noi<\/em> e noi resteremo <em>in esso<\/em>. Un giorno, possiamo sperare, con tutte le fibre della nostra vita. Qui in terra siamo attaccati, a rischio ricaduta e pieni di debolezze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il caso grave degli attacchi diabolici, che non riguarda solo il nostro cuore, ma, al tempo stesso, la nostra esistenza fisica, materiale e sociale, ci viene risparmiato, qui e oggi. L&#8217;attacco che, a causa della fede, toglie \u201ccorpo, beni, onore, figli e moglie\u201d, non \u00e8 ci\u00f2 che dobbiamo temere. Uno sguardo non solo all&#8217;epoca della Riforma, ma anche al presente in altri Paesi, mostra quanto poco ci\u00f2 sia ovvio. Dovrebbe renderci consapevoli che la possibilit\u00e0 di un tale destino fa parte della fede cristiana e che ci\u00f2 pu\u00f2 diventare realt\u00e0 pi\u00f9 in rapidamente di quanto pensiamo, anche alla nostra latitudine. In Norvegia, 60 anni fa comparve un libriccino con un titolo ripreso dal nostro inno: \u201cSi prendano il corpo\u201d. Il libriccino, che divenne presto un bestseller, tratta della resistenza della Chiesa luterana norvegese, per amore del Vangelo, contro le forze di occupazione naziste; resistenza che port\u00f2 nei lager centinaia di religiosi, pastori e vescovi. Il medesimo titolo potrebbe darsi per le storie di vita di innumerevoli cristiani dei nostri giorni. Cantiamo con loro! Speriamo, sul loro esempio, in caso ci si arrivi, di essere cresciuti! Ma, soprattutto, condividiamo con loro la certezza che Cristo stesso \u201cha l campo\u201d dentro di noi e intorno a noi!<\/p>\n<p>Amen.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salmo 46 \/ Inno \u201cEin feste Burg\u201d, \u201c\u00c8 forte rocca\u201d &nbsp; Cara Comunit\u00e0! 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