{"id":9533,"date":"2026-08-11T12:30:53","date_gmt":"2026-08-11T10:30:53","guid":{"rendered":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/?page_id=9533"},"modified":"2026-08-12T11:47:57","modified_gmt":"2026-08-12T09:47:57","slug":"predigtarchiv","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/gottesdienste\/predigtarchiv\/","title":{"rendered":"Archivio dei prediche"},"content":{"rendered":"<p>\n<table id=\"tablepress-13\" class=\"tablepress tablepress-id-13\">\n<thead>\n<tr class=\"row-1\">\n\t<th class=\"column-1\">Dato<\/th><th class=\"column-2\">Nome del giorno<\/th><th class=\"column-3\">Testo della predica<\/th><th class=\"column-4\">Predicatore<\/th><th class=\"column-5\">Predica<\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody class=\"row-striping row-hover\">\n<tr class=\"row-2\">\n\t<td class=\"column-1\">30.08.2026<\/td><td class=\"column-2\">XIII Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Atti degli Apostoli 6, 1-7<\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Jens Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">Il testo per la predicazione della domenica odierna, cara Comunit\u00e0, \u00e8 tratto dal sesto capitolo degli Atti; recita:<br \/>\n <br \/>\n1 In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli Ellenisti contro gli Ebrei, perch\u00e9 le loro vedove erano trascurate nell'assistenza quotidiana. 2 I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: \u00abNon \u00e8 conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. 3 Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. 4 Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola\u00bb.<br \/>\n5 Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. 6 Li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.<br \/>\n7 La Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede.<br \/>\n <br \/>\nNon possiamo occuparci di tutto, cara Comunit\u00e0, tanto meno contemporaneamente. Perci\u00f2 la ripartizione del lavoro \u00e8 assolutamente necessaria. E di ci\u00f2 sembra trattarsi, nel nostro testo di predicazione. Gli apostoli hanno abbastanza da fare ad annunciare il Vangelo, non possono anche occuparsi delle incombenze spicciole, quotidiane dell'organizzazione della comunit\u00e0. Anche oggi, un pastore, una pastora non pu\u00f2 assolvere a tutti i compiti che bisogna affrontare in una comunit\u00e0. Magari \u00e8 meglio che non cerchi di farlo di persona, ma che il lavoro sia redistribuito su pi\u00f9 spalle. Un pastore, per esempio, potrebbe sentirsi troppo sotto pressione se dovesse preparare un dolce goloso o una zuppa gustosa  per una festa comunitaria. Non servirebbe a nessuno, tanto meno alla comunit\u00e0. I doni sono ripartiti in modo differente: ogni uomo e donna pu\u00f2 e deve portare le proprie capacit\u00e0, affinch\u00e9 l'insieme abbia successo. E cos\u00ec sembra essere stato anche agli inizi del cristianesimo. Anche qui la ripartizione del lavoro fu la soluzione trovata per questioni e problemi che si presentavano. Questo, ad ogni modo, ci riferisce il testo per la predicazione, riguardo alla comunit\u00e0 di Gerusalemme. Fu la primissima comunit\u00e0 cristiana. Fondata subito dopo gli eventi della Passione e di Pasqua.  All'inizio, fu guidata dai dodici apostoli, discepoli di Ges\u00f9, venuti con lui a Gerusalemme dalla Galilea. Cos\u00ec riferiscono gli Atti, fornendo uno scorcio interessante sul periodo di nascita del cristianesimo.<br \/>\nAll'inizio del testo si trova una piccola annotazione, che si tenderebbe a saltare, ma che \u00e8 rilevante e notevole per il proseguimento. \u201cMoltiplicandosi il numero dei discepoli\u201d: cos\u00ec \u00e8 detto nell'incipit. E alla fine, dopo il piccolo episodio sul problema della gestione degli aiuti, si ripete:  \u201cla Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava\u201d. Problemi col calo dei membri di chiesa non se ne conoscevano, evidentemente, allora; al contrario. Il messaggio del Vangelo prendeva piede, entusiasmava le persone e si faceva strada. Molti entrarono nella comunit\u00e0; cos\u00ec tanti da non poterli pi\u00f9 gestire e da dover sviluppare regole per incanalare l'afflusso. Immaginate! Era la situazione simile a quella che c'\u00e8 in piazza S. Pietro a Natale o a Pasqua per la benedizione del Papa. Anche l\u00ec la gente affluisce in massa da ogni Paese, per vivere l'esperienza di persona. Ne abbiamo un'idea anche noi, su scala minore, pensando al nostro Bazar dell'Avvento. Non \u00e8 piazza S. Pietro, ma per noi, comunit\u00e0 evangelica di Roma, \u00e8 notevole.<br \/>\nQualcosa di simile dev'essere accaduto, allora, anche a Gerusalemme, se si seguono gli Atti degli Apostoli. Gente veniva da ogni dove per ascoltare gli apostoli. Erano affascinati dal messaggio del Vangelo e si univano alla comunit\u00e0. Ora, gli apostoli non sono il Santo Padre e Gerusalemme, all'epoca dei primi cristiani, non era la Roma dei nostri giorni. Ma era un centro religioso, quello dell'ebraismo. Qui, in mezzo a questo centro religioso e politico, sorse la prima comunit\u00e0 cristiana. Qui gli apostoli annunciarono il messaggio di Ges\u00f9 Cristo. E trovarono cos\u00ec tanto riscontro che la comunit\u00e0 dovette affrontare la questione di come guidare e organizzare tutto questo.<br \/>\nIl messaggio del Vangelo, che \u00e8 una prima cosa che possiamo trarre dal nostro testo, \u00e8 un messaggio pieno di energia, attraente. Quest'energia, questa forza di attrazione non l'ha persa nemmeno ai nostri tempi. Il Vangelo continua a diffondere fiducia, a infondere forza per vivere. Ma, come accade per le istituzioni che hanno accumulato molti anni, sulla gioia, sull'ispirazione, sull'aspetto salvifico del Vangelo si deposita la polvere degli uffici, dei documenti e delle prescrizioni. Allora, il messaggio di cui si tratta deve essere riscoperto in modo nuovo, spolverato e fatto ascoltare. Per questo c'\u00e8 la comunit\u00e0, per questo c'\u00e8 la Chiesa, prima di tutto e soprattutto. Dobbiamo chiarircelo di continuo. Il testo per la predicazione della domenica odierna ci offre per questo un'occasione benvenuta.<br \/>\nLa comunit\u00e0 di Gerusalemme nacque, dunque, diventando sempre pi\u00f9 numerosa. Non perch\u00e9 possedesse edifici splendidi, in cui le masse affluissero o perch\u00e9 avesse ogni genere di manifestazioni attraenti per suscitare attenzione, ma perch\u00e9 viveva e annunciava in modo credibile il messaggio del Vangelo.<br \/>\nQuesto messaggio afferma che la vicinanza salvifica di Dio libera gli esseri umani dalla paura e dalla colpa; che possiamo confidare che Dio ci sia venuto vicino in Ges\u00f9 Cristo; che ci ha accettato cos\u00ec come siamo: esseri umani fallibili, imperfetti; che ci ha donato la forza del suo Spirito affinch\u00e9 ne viviamo; che condurr\u00e0 la nostra vita e questo mondo a una fine buona. E infine che questo messaggio vale per tutti gli esseri umani, a prescindere da dove vengano, da che cosa rechino e da come appaiano.<br \/>\nQuesto messaggio ha convinto, entusiasmato e motivato le persone. Gli ha trasmesso la certezza che sia bene e salutare, per loro, confidare che Dio ha buone intenzioni con noi e che non siamo soli con preoccupazioni e paure della vita. \u00c8 impressionante come il messaggio di Ges\u00f9 Cristo abbia dispiegato tanto velocemente una tale forza; come vincesse ogni resistenza e, infine, trasformasse tutto l'impero romano. Per arrivare a quel punto ci volle molto tempo, ma qui, nella comunit\u00e0 inizialmente piccola di Gerusalemme, che cresce in fretta, ci compaiono davanti agli occhi gli inizi di questo cammino oltremodo stupefacente e affascinante.<br \/>\nLa crescita rapida della comunit\u00e0 non fu per\u00f2 solo la storia di un successo. Rec\u00f2 con s\u00e9 anche problemi. \u00c8 di uno di questi problemi che narra il nostro testo: il problema dell'assistenza. Ci\u00f2 che \u00e8 celato dietro di esso possiamo immaginarlo, grosso modo: nella comunit\u00e0 cristiana gerosolimitana si organizz\u00f2 presto un servizio di assistenza ai poveri, proprio com'era uso dell'ebraismo. Le vedove erano tra questi bisognosi, perch\u00e9 con la morte del marito era venuto meno anche il fondamento della loro sussistenza. I sistemi sociali che noi conosciamo oggi non esistevano, nel mondo antico. L'assistenza alle persone bisognose ricadeva sulle famiglie, su associazioni o su comunt\u00e0 religiose. Cos\u00ec era anche per la comunit\u00e0 cristiana di Gerusalemme, che con l'assistenza alle vedove aveva creato un'istituzione che conoscevano grazie all'ebraismo, da cui tutti i suoi membri provenivano.<br \/>\nNell'ebraismo e nel cristianesimo, fin da allora, \u00e8 cosa ovvia aiutare i membri di comunit\u00e0 bisognosi, curarsi di loro, sostenerli. Ci\u00f2 si vede nell'istituzione dell'assistenza ai poveri, nell'elemosina che, fin da allora, \u00e8 radicata nell'ebraismo e nel cristianesimo. Si vede anche nel fatto che ci si occupasse anche dei defunti, se non c'era nessuno a provvedere alla sepoltura. Le catacombe ebraiche e cristiane, qui a Roma, nacquero proprio per questo motivo: come cimiteri sotterranei, consentivano di procurare una sepoltura a tutti i membri delle comunit\u00e0. Il grande numero di catacombe cristiane, qui a Roma, \u00e8 anche testimonianza impressionante di come le comunit\u00e0 cristiane si fossero sviluppate e fossero cresciute numerose anche qui, nella capitale di allora e di oggi.<br \/>\nIl fatto che le comunit\u00e0 cristiane, anche oggi, siano impegnate in modi modi nell'ambito sociale \u00e8, pertanto, un aspetto dell'etica cristiana che risale fino ai primordi del cristianesimo. Anche nella nostra comunit\u00e0 ci sono progetti di questo genere, soprattutto nel lavoro per i poveri e nel progetto Orsacchiotto. Sono rivolte a persone di questa citt\u00e0 che hanno bisogno di aiuto perch\u00e9 non hanno da mangiare a sufficienza o perch\u00e9 hanno pochi vestiti o perch\u00e9 necessitano di altro genere di aiuto. Queste attivit\u00e0 sono paragonabili al servizio di assistenza ai bisognosi della prima comunit\u00e0 di Gerusalemme. Sono testimonianze del fatto che la catena di trasmissione della misericordia di Dio alle persone che hanno bisogno di aiuto fa parte del segni distintivi basilari della nostra fede.<br \/>\nMa la comunit\u00e0 gerosolimitana giunse al limite delle sue possibilit\u00e0, ci dice il nostro testo. Poich\u00e9 la comunit\u00e0 diventava sempre pi\u00f9 grande, l'assistenza alle vedove non poteva pi\u00f9 essere garantita. Che cosa fare, allora? A questo punto, salta agli occhi che il nostro testo nomina la distinzione tra vedove di lingua greca ed ebrei che parlano ebraico. All'inizio, si vede che tutti gli appartenenti alla comunit\u00e0 cristiana di Gerusalemme sono, naturalmente, di origine ebraica. I non ebrei arrivano solo in un secondo momento. A Gerusalemme, non dissimilmente da quanto avviene oggi, in quell'epoca c'erano ebrei di diversa provenienza. Venivano da diversi Paesi e s'insediavao, un po' come avviene oggi, nella citt\u00e0 che era sede della fede ebraica e in cui sorgeva il Tempio, il santurario pi\u00f9 importante dell'ebraismo. Gli ebrei di lingua greca venivano da diverse regioni del Mediterraneo, dove all'epoca il greco era ampiamente diffuso. Forse avevano una collocazione sociale migliore di quella degli ebrei di lingua ebraica, che erano venuti a Gerusalemme dalla rurale Galilea, con Ges\u00f9. Perci\u00f2, diversamente dalle vedove dei galilei, che parlavano non greco ma ebraico ossia aramaico, potevano rinunciare al sostegno della comunit\u00e0. Non era del tutto giusto, perch\u00e9 anch'esse in effetti avevano diritto all'aiuto. Ma la comunit\u00e0, evidentemente, dovette decidere di mettere questa regola. Quando le risorse di assottigliano, tali decisioni, talvolta, sono inevitabili. \u00c8 questo che c'\u00e8 dietro il conflitto riferito dal nostro testo.<br \/>\nMa come rapportarsi a una tale situazione? La soluzione, riportata dal nostro testo, suona pi\u00f9 o meno cos\u00ec: per prima cosa, istituiamo una commissione, poi vedremo. Questa sarebbe la soluzione che troverebbero, probabilmente, i politi tedeschi e forse anche quelli italiani o le autorit\u00e0 ecclesiastiche. Ma non \u00e8 quel che s'intende qui. Il nostro testo dice, invece, che il conflitto sorto fu risolto in modo molto produttivo. I sette uomini, di cui si elencano i nomi, che per inciso sono tutti nomi greci, e che quindi erano parte dei gi\u00e0 citati ebrei grecofoni, svolgono da subito le funzioni di secondo organo della comunit\u00e0, il primo essendo quello dei dodici apostoli.<br \/>\nChe si occupassero solo delle questioni assistenziali della comunit\u00e0, \u00e8 cosa di cui si pu\u00f2 a buon diritto dubitare, anche se il nostro testo vuole suscitare quest'impressione. Di due di questi uomini, cio\u00e8 di Stefano e di Filippo, sentiremo parlare, in modo pi\u00f9 preciso, pi\u00f9 in l\u00e0. Compaiono come annunciatori e missionari, che testimoniano il Vangelo di Ges\u00f9 Cristo a Gerusalemme e altrove. Non sono quindi specializzati nell'assistenza ai poveri a Gerusalemme, ma sono testimoni attivi del Vangelo e annunciatori attivi sul piano missionario. Nel testo, quindi, si avverte una certa tensione. Essa si mostra anche nel fatto che il problema dell'assistenza non fu risolto semplicemente istituendo un gruppo di addetti, perch\u00e9 le risorse non aumentarono per questo solo fatto. Inoltre, non viene riferito come fu risolto il problema sorto. La ripartizione del lavoro di cui parla il testo, quindi, va pi\u00f9 in profondit\u00e0. Nel suo nucleo, \u00e8 la differenziazione di forme diverse di annuncio del Vangelo. Accanto agli apostoli, compaiono i sette, con la loro forma peculiare di diffusione del Vangelo. Anche questo aspetto, quello della varit\u00e0 delle forme con cui viene annunciato il Vangelo, non \u00e8 cambiato fino ad oggi. Si pu\u00f2 riconoscere nelle nostre Chiese, qui a Roma e altrove.<br \/>\n\u00c8 dunque uno scorcio di storia degli inizi della comunit\u00e0 di Gerusalemme, quello che ci descrive il nostro testo di oggi. Ci mette davanti agli occhi che cosa, nella comunit\u00e0 cristiana, contava fin dall'inizio e conta ancora oggi. Sostegno di coloro che hanno bisogno del nostro aiuto; prestare attenzione alla comunione e alla solidariet\u00e0, alla disponibilit\u00e0 a trovare soluzioni costruttive ai conflitti e, non per ultimo, alla variet\u00e0 delle forme in cui il Vangelo viene annunciato e vissuto. La comunit\u00e0 di Gerusalemme ha tratto profitto, evidentemente, dalla situazione di conflitto descritta. Ci\u00f2 \u00e8 sottolineato alla fine del passo degli Atti: la comunit\u00e0 cresceva, il Vangelo si diffondeva.<br \/>\nGli altri testi della domenica odierna gettano ulteriori fasci luminosi su questo argomento: il versetto settimanale afferma che un giorno saremo misurati sul modo con cui avremo agito verso i pi\u00f9 deboli, su come avremo prestato attenzione ai bisognosi. Il testo tratto dall'Antico Testamento riporta le regole date da Dio al suo popolo per la vita comune, affinch\u00e9 sia santo. Al centro, c'\u00e8 il comandamento dell'amore. La parabola del Buon Samaritano, tratta dal Vangelo di Luca, presenta infine un caso concreto di amore del prossimo. Il samaritano non si chiede chi sia, l'uomo che giace, derubato e senza forze, sul ciglio della strada. Si cura di lui, gli d\u00e0 ci\u00f2 di cui ha bisogno in quella situazione d'emergenza.<br \/>\nIl nostro testo per la predicazione, tratto dagli Atti, ci mostra in tal modo, insieme con altri testi di questa domenica, come noi, comunit\u00e0 cristiana, possiamo vivere in questo mondo. Questi testi ci mostrano che cosa \u00e8 importante nel rapporto tra noi e nella testimonianza del Vangelo nel mondo e per il mondo. Lasciamo che questi testi, dei primi tempi del cristianesimo e dell'Antico Testamenco, ci si ispirino a testimoniare in modo vivido e a vivere la nostra fede qui e oggi. Che il Signore ci aiuti a farlo.<br \/>\nAmen.<br \/>\n <br \/>\nLetture ><br \/>\nI lettura: Levitico 19, 1-3.13-18.33-34<br \/>\n <br \/>\n1 Il SIGNORE disse ancora a Mos\u00e8: 2 \u00abParla a tutta la comunit\u00e0 dei figli d'Israele, e di' loro: \"Siate santi, perch\u00e9 io, il SIGNORE vostro Dio, sono santo.<br \/>\n3 Rispetti ciascuno sua madre e suo padre, e osservate i miei sabati. Io sono il SIGNORE vostro Dio. 13 Non opprimerai il tuo prossimo, e non gli rapirai ci\u00f2 che \u00e8 suo; il salario dell'operaio al tuo servizio non ti resti in mano la notte fino al mattino.<br \/>\n14\tNon maledirai il sordo, e non metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il<br \/>\nSIGNORE.<br \/>\n15\tNon commetterete iniquit\u00e0 nel giudicare; non avrai riguardo alla persona del povero, n\u00e9 tributeraispeciale onore alla persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia.<br \/>\n16\tNon andrai qua e l\u00e0 facendo il diffamatore in mezzo al tuo popolo, n\u00e9 ti presenterai ad attestare ilfalso a danno della vita del tuo prossimo. Io sono il SIGNORE.<br \/>\n17\tNon odierai tuo fratello nel tuo cuore; rimprovera pure il tuo prossimo, ma non ti caricare di unpeccato a causa sua. 18 Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il SIGNORE.<br \/>\n33 Quando qualche straniero abiter\u00e0 con voi nel vostro paese, non gli farete torto. 34 Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi \u00e8 nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poich\u00e9 anche voi foste stranieri nel paese d'Egitto. Io sono il SIGNORE vostro Dio.<br \/>\n <br \/>\n <br \/>\nII lettura: Luca 10, 25-37<br \/>\n <br \/>\n25 Ed ecco, un dottore della legge si alz\u00f2 per metterlo alla prova, dicendo: \u00abMaestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?\u00bb 26 Ges\u00f9 gli disse: \u00abNella legge che cosa sta scritto? Come leggi?\u00bb 27 Egli rispose: \u00abAma il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso\u00bb. 28 Ges\u00f9 gli disse: \u00abHai risposto esattamente; fa' questo e vivrai\u00bb. 29 Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Ges\u00f9: \u00abE chi \u00e8 il mio prossimo?\u00bb<br \/>\n30 Ges\u00f9 rispose: \u00abUn uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e s'imbatt\u00e9 nei briganti, che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada, ma quando lo vide, pass\u00f2 oltre dal lato opposto. 32 Cos\u00ec pure un Levita, quando giunse in quel luogo e lo vide, pass\u00f2 oltre dal lato opposto. 33 Ma un Samaritano, che era in viaggio, giunse presso di lui e, vedendolo, ne ebbe piet\u00e0; 34 avvicinatosi, fasci\u00f2 le sue piaghe versandovi sopra olio e vino, poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. 35 Il giorno dopo, presi due denari, li diede all'oste e gli disse: \"Prenditi cura di lui; e tutto ci\u00f2 che spenderai di pi\u00f9, te lo rimborser\u00f2 al mio ritorno\". 36 Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s'imbatt\u00e9 nei ladroni?\u00bb 37 Quegli rispose: \u00abColui che gli us\u00f2 misericordia\u00bb. Ges\u00f9 gli disse: \u00abVa', e fa' anche tu la stessa cosa\u00bb.<br \/>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-3\">\n\t<td class=\"column-1\">23.08.2026<\/td><td class=\"column-2\">XII Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">I Corinzi 3, 9\u201317<\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Jens Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">Il testo della domenica odierna si trova, cara Comunit\u00e0, nella I lettera ai Corinzi, al capitolo 3. Paolo<br \/>\nscrive:<br \/>\n9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio.<br \/>\n10 Secondo la grazia di Dio che mi \u00e8 stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro<br \/>\nvi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; 11 poich\u00e9 nessuno pu\u00f2 porre altro<br \/>\nfondamento oltre a quello gi\u00e0 posto, cio\u00e8 Cristo Ges\u00f9. 12 Ora, se uno costruisce su questo fondamento<br \/>\ncon oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, 13 l'opera di ognuno sar\u00e0 messa in luce; perch\u00e9 il<br \/>\ngiorno di Cristo la render\u00e0 visibile; poich\u00e9 quel giorno apparir\u00e0 come un fuoco; e il fuoco prover\u00e0 quale<br \/>\nsia l'opera di ciascuno. 14 Se l'opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne ricever\u00e0<br \/>\nricompensa; 15 se l'opera sua sar\u00e0 arsa, egli ne avr\u00e0 il danno; ma egli stesso sar\u00e0 salvo; per\u00f2 come<br \/>\nattraverso il fuoco.<br \/>\n16 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se uno guasta il tempio di<br \/>\nDio, Dio guaster\u00e0 lui; poich\u00e9 il tempio di Dio \u00e8 santo; e questo tempio siete voi.<br \/>\nCara Comunit\u00e0, che cosa occorre per costruire una comunit\u00e0? I cristiani luterani di Roma si posero questa<br \/>\ndomanda oltre 100 anni fa; non pensavano a un'area edificabile, a un architetto e a materiale edilizio per<br \/>\ncostruire un grande edificio. Tutto questo venne dopo. I cristiani protestanti di Roma pensarono su scala<br \/>\nmolto pi\u00f9 piccola. Per loro, ad essere importante era, soprattutto, riunirsi per celebrare il loro culto; era<br \/>\npoter celebrare secondo la loro liturgia. Era lodare e glorificare Dio; poter esprimere la loro fede luterana<br \/>\nin mezzo alla fede cattolica romana, nel cuore di Roma, che allora era governata dal papa. Le condizioni<br \/>\nesterne erano molto modeste. Non c'era alcuna chiesa evangelica, n\u00e9 poteva esserci. Dovette nascere,<br \/>\nanzitutto, una comunit\u00e0 evangelica. L'iniziativa fu presa da alcuni cristiani luterani impegnati, tra cui in<br \/>\nparticolare il Legato prussiano; grazie a loro, si arriv\u00f2 alla nascita di una comunit\u00e0 evangelica, di quella<br \/>\ncomunit\u00e0 che, adesso, \u00e8 formata da noi. Comunit\u00e0 i cui inizi furono nei culti tenuti nel salotto del Legato<br \/>\nprussiano, al Teatro di Marcello, prima che fosse costruita una piccola cappella sul Campidoglio. Alla<br \/>\ncostruzione della Christuskirche, in cui oggi celebriamo il culto, si arriv\u00f2 molto pi\u00f9 tardi.<br \/>\nProbabilmente, conoscete la storia, ragguardevole sotto molti aspetti, della comunit\u00e0 evangelica luterana<br \/>\ndi Roma. Illustra in modo molto convincente il testo per la predicazione odierna. Che cosa occorre per<br \/>\ncostuire una comunit\u00e0? Non occorre anzitutto un edificio di culto; non occorrono anzitutto strutture<br \/>\norganizzative, uffici e ogni genere di commissioni per essere una comunit\u00e0 cristiana. Tutto questo pu\u00f2<br \/>\ndiventare importante e sappiamo, grazie alla storia delle Chiese cristiane di ogni confessione che, di<br \/>\nnorma, ad un certo punto si arriva a formare tali strutture. Ad un certo punto si costruiscono edifici,:<br \/>\nall'inizio, di solito chiese molto semplici; poi, cattedrali sempre pi\u00f9 splendide. Ad un certo punto, ci sono<br \/>\nuffici; all'inizio, solo quelli che riguardano compiti semplici nella comunit\u00e0; pi\u00f9 in l\u00e0, anche quelli che<br \/>\nservono alla rappresentanza e alla dirigenza. Le strutture si fanno pi\u00f9 complesse; gli uffici si moltiplicano;<br \/>\nla Chiesa diventa un'istituzione grande, talvolta imperscrutabile. Nel caso di istituzioni che diventano<br \/>\nsempre pi\u00f9 grandi, ci\u00f2 \u00e8 pressoch\u00e9 inevitabile e, di per s\u00e9, non \u00e8 un aspetto problematico o da criticare. Se<br \/>\nla Chiesa entra, in modo sempre pi\u00f9 forte, negli ambiti della vita sociale, le occorrono allora anche<br \/>\nstrutture adeguate. Talvolta, per\u00f2, ci sono situazioni in cui dobbiamo domandarci quale sia il nucleo della<br \/>\nChiesa, della comunit\u00e0 cristiana.<br \/>\nGuardando al nostro testo per la predicazione, salta agli occhi che Paolo, in questo passo, parla di<br \/>\n\u201ccostruzione\u201d della comunit\u00e0, del suo \u201cfondamento\u201d e del suo \u201carchitetto\u201d in modo molto specifico. La<br \/>\n\u201ccostruzione\u201d \u00e8 immagine della fondazione, dell'edificazione della comunit\u00e0, non di un edificio di pietra o<br \/>\ndi legno. La costruzione dell'edificio di una chiesa non \u00e8 stata effettuata n\u00e9 a Corinto n\u00e9 altrove n\u00e9 da<br \/>\nPaolo n\u00e9 da altri, nel primo periodo del cristianesimo. Non ci si poteva pensare neanche lontanamente,<br \/>\nperch\u00e9 all'epoca i cristiani erano piccoli gruppi che dovevano trovarsi il loro posto in mezzo a una societ\u00e0<br \/>\nnon cristiana. Nessuno, allora, pensava a edifici e a complesse strutture organizzative. Tutto questo venne<br \/>\n<br \/>\ndopo. La \u201ccostruzione\u201d di cui parla Paolo \u00e8, invece, la comunit\u00e0 stessa. La \u201cChiesa\u201d, qui, \u00e8 dunque<br \/>\nanzitutto e soprattutto la \u201ccomunit\u00e0\u201d. E infine \u00e8 per tale motivo che Martin Lutero, nella sua traduzione<br \/>\ndel Nuovo Testamento, evit\u00f2 coerentemente la parola \u201cChiesa\u201d. Invece, ha sempre usato la parola<br \/>\n\u201ccomunit\u00e0\u201d. Con ci\u00f2 volle esprimere l'idea che preme a Paolo nel nostro testo di oggi: \u201cChiesa\u201d \u00e8<br \/>\nsoprattutto la comunit\u00e0 riunita per celebrare il culto, per proclamare la fede, per pregare e celebrare la<br \/>\nSanta Cena. Edifici, istituzioni e uffici sono invece, alla lettera, \u201csecondari\u201d. Devono essere al servizio del<br \/>\nVangelo, ma non possono prenderne il posto.<br \/>\nL'immagine della \u201ccostruzione\u201d della comunit\u00e0 viene ulteriormente sviluppata, nel nostro testo. Paolo si<br \/>\ndefinisce \u201carchitetto\u201d. In quanto apostolo di Ges\u00f9 Cristo, ha fatto nascere la comunit\u00e0 per incarico di Dio.<br \/>\nPaolo non fu un dirigente della comunit\u00e0, n\u00e9 fu un vescovo o un altro tipo di dignitario. Fu, come<br \/>\napostolo, in cammino e fond\u00f2 comunit\u00e0, tra cui anche quella di Corinto. Ag\u00ec come un architetto che, di<br \/>\nnorma, non abita nelle case che progetta, ma che passa di progetto in progetto. Non \u00e8 un caso, pertanto,<br \/>\nche nel nostro testo si dica che un altro costruisce sul fondamento posto da Paolo. Con ci\u00f2 s'intendono gli<br \/>\naltri che, a Corinto, hanno \u201ccontinuato a costruire\u201d, rafforzando e rinsaldando la comunit\u00e0. Ancor pi\u00f9<br \/>\nimportante \u00e8 che Paolo relativizzi subito l'azione propria e altrui: essi sono gli operai della costruzione di<br \/>\nDio. Paolo stesso oper\u00f2, per grazia di Dio, a Corinto e il fondamento che pose non fu altri che Ges\u00f9 Cristo<br \/>\nstesso. Per farlo non gli occorsero n\u00e9 pietre n\u00e9 cemento; nemmeno Paolo stesso, in quanto fondatore,<br \/>\ncostitu\u00ec il fondamento della comunit\u00e0. Come ogni altra comunit\u00e0 cristiana, compresa la nostra comunit\u00e0 di<br \/>\nRoma, la comunit\u00e0 di Corinto \u00e8 fondata su null'altro che sulla fede in Ges\u00f9 Cristo.<br \/>\nChe cos\u00ec \u00e8, dobbiamo esserne consapevoli sempre, come comunit\u00e0 cristiana. La Chiesa cristiana ha<br \/>\nbisogno di tempi di riflessione sul proprio fondamento, su ci\u00f2 che \u00e8 irrinunciabile e su ci\u00f2 cui,<br \/>\neventualmente, si pu\u00f2 rinunciare. Tale questione si pone con particolare urgenza, nella nostra situazione<br \/>\nattuale. Come comunit\u00e0 evangelica luterana a Roma, non ne siamo forse interessati direttamente, ma in<br \/>\nmodo indiretto, s\u00ec. Nelle Chiese regionali evangeliche tedesche, la questione delle strutture ecclesiastice \u00e8,<br \/>\ninvece, oggetto di intensa discussione. Discussione diventata necessaria a causa dei numeri decrescenti dei<br \/>\nmembri delle Chiese, che hanno come conseguenza minori entrate e che quindi pongono la questione<br \/>\nineludibile di come adattare le strutture, costruite in molti anni, alle nuove condizioni. Meno denaro e<br \/>\nmeno membri di Chiesa rendono ineludibile meditare in modo nuovo su che cosa sia la Chiesa e su come<br \/>\ndebba apparire. Quali edifici, quali funzioni, quali attivit\u00e0 devono restare? Quali possono essere dismesse?<br \/>\nNaturalmente, un tale processo \u00e8 tutt'altro che semplice. Devono essere prese decisioni dolorose, che<br \/>\nquelli che dovranno prenderle e attuarle si risparmierebbero volentieri. Ma, talvolta, non si pu\u00f2 fare<br \/>\naltrimenti. In modo indiretto, ne siamo interessati anche noi, qui, come comunit\u00e0, perch\u00e9 tale situazione \u00e8<br \/>\nindizio di un cambiamento di ampia portata, che non \u00e8 assolutamente limitato alle Chiese regionali<br \/>\nevangeliche tedesche. In molti Paesi europei, la situazione delle Chiese, tanto cattoliche quanto<br \/>\nevangeliche, non \u00e8 diversa. I motivi di ci\u00f2 sono molteplici e possono essere considerati in modo<br \/>\ndifferente. Ma \u00e8 importante che noi, in una situazione siffatta, ci domandiamo: qual \u00e8 il nucleo della<br \/>\nChiesa cristiana? Di che cosa vive? Qual \u00e8 il suo segno distintivo inconfondibile che la differenzia da tutte<br \/>\nle altre istituzioni e organizzazioni? Farlo \u00e8 necessario anche solo perch\u00e9 la Chiesa, nel corso della sua<br \/>\nstoria, \u00e8 cresciuta, diventando in grado di assumersi compiti che sono caratteristi della sua presenza nella<br \/>\nsociet\u00e0 e che sono certamente importanti, ma riguardo ai quali ci si pu\u00f2 domande se e fino a che punto<br \/>\nfacciano parte del nucleo della fede e vita cristiane. In alcune Chiese regionali si discute su quante<br \/>\ncomunit\u00e0 ci saranno in futuro, se cio\u00e8 il numero attuale possa o addirittura debba essere ridotto<br \/>\naccorpando comunit\u00e0 in complessi pi\u00f9 grandi.<br \/>\nTutto questo ha a che fare col nostro testo di predicazione perch\u00e9 l'immagine della costruzione della<br \/>\ncomunit\u00e0, che Paolo ci mette davanti, si occupa proprio di ci\u00f2: qual \u00e8 il fondamento della comunit\u00e0? Di<br \/>\nche cosa vive, a prescindere da come appaiano le condizioni esterne? Qui a Roma e anche in altre<br \/>\ncomunit\u00e0 evangeliche in Italia questa domanda si pone in modo forse un po' diverso, ma non del tutto<br \/>\ndiverso. Si pone come questione di come la professione di fede evangelica possa apparire in una citt\u00e0, in<br \/>\nun Paese di prevalente impronta cattolica, ma in cui il ruolo delle Chiese cristiane e della fede cristiana<br \/>\npure regredisce nella societ\u00e0. Come affrontiamo questa situazione? Come descriviamo il nucleo della<br \/>\nnostra fede? Che cosa riteniamo essere il fondamento su cui \u00e8 costruita la nostra comunt\u00e0, la nostra<br \/>\nChiesa, la nostra fede?<br \/>\n\u201cNessuno pu\u00f2 porre altro fondamento oltre a quello gi\u00e0 posto, cio\u00e8 Cristo Ges\u00f9\u201d: cos\u00ec \u00e8 scritto nella frase<br \/>\nche costituisce il nucleo del nostro testo di predicazione. Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il fondamento: \u00e8 un'immagine<br \/>\nimportante e consolante di ci\u00f2 su cui possiamo puntellarci in ogni nostro agire. Tutto ci\u00f2 che facciamo<br \/>\nnella nostra Chiesa \u00e8 lavoro che si basa e si riferisce a questo fondamento. Edifichiamo comunit\u00e0 su<br \/>\n<br \/>\nquesto fondamento; facciamo valere la nostra fede, su questo fondamento; diamo forma alla nostra vita in<br \/>\nbase a questo fondamento.<br \/>\nAl tempo stesso, \u00e8 vero anche questo: tutto ci\u00f2 che facciamo in nome della nostra fede, in nome della<br \/>\nChiesa di Ges\u00f9 Cristo deve rispondere di come corrisponda a tale fondamento. Nel nostro agire,<br \/>\nesprimendo concretamente la fede in Ges\u00f9 Cristo, consolando gli altri, essendo una benedizione per<br \/>\nquesto mondo. \u00c8 su questo che si misura ci\u00f2 che in noi ha costrutto e ci\u00f2 che passer\u00e0. Paolo lo descrive<br \/>\ncon l'immagine del giudizio ultimo, in cui si vedr\u00e0 che cosa rester\u00e0 e che cosa sar\u00e0 consumato dal fuoco.<br \/>\nL'immagine dice: tutto ci\u00f2 che facciamo \u00e8 inserito nel grande constesto del piano di Dio per questo<br \/>\nmondo. Non \u00e8 indifferente, ci\u00f2 per cui ci impegniamo, quale meta perseguiamo nella vita, su quale<br \/>\nfondamento edifichiamo la nostra vita.<br \/>\nChe ci\u00f2 non riesca sempre e che dobbiamo mettere in conto anche dei rovesci era cosa che non era chiara<br \/>\na nessuno pi\u00f9 che a Paolo stesso. Non fu assolutamente un apostolo e fondatore di comunit\u00e0 che ebbe<br \/>\nsempre successo. Anch'egli fall\u00ec nel tentativo di fondare una comunit\u00e0. Non sappiamo neanche se riuscisse<br \/>\ndavvero convincere, con le sue lettere, le comunit\u00e0 da lui fondate. Paolo conosceva i problemi<br \/>\ndell'edificazione di una comunit\u00e0 come nessun altro. Quando, nella lettera ai Corinzi, indica Ges\u00f9 Cristo<br \/>\ncome fondamento di ogni comunit\u00e0 cristiana, dobbiamo perci\u00f2 presumere che sapesse di che cosa<br \/>\nscriveva. E inoltre dobbiamo considerare indicazione irrinunciabile e fondante in senso stretto, per la<br \/>\nnostra situazione di Chiesa di Ges\u00f9 Cristo, oggi, ci\u00f2 su cui anche noi possiamo puntellarci, con tutti i<br \/>\nnostri sforzi, per dare voce e far ascoltare la nostra fede nella quotidianit\u00e0 del mondo.<br \/>\nAlla fine del nostro testo di predicazione, Paolo riassume in modo forte ci\u00f2 di cui vuole convincere, con la<br \/>\nsua lettera, la comunit\u00e0 di Corinto. \u201cSiete il tempio di Dio\u201d, dice, \u201clo Spirito di Dio abita in voi\u201d. Paolo<br \/>\nscrive questo a persone che abitavano in una citt\u00e0 piena di templi e di statue di dei. A Corinto, come in<br \/>\naltre citt\u00e0 antiche, essi erano presenza costante: al mercato, nelle strade principali, di continuo vi venivano<br \/>\nofferti sacrifici e invocati gli dei. Qui a Roma ci si pu\u00f2 fare un'idea della presenza di divinit\u00e0 greche e<br \/>\nromane nel Foro Romano e negli adiacenti Fori Imperiali, nel cuore di una citt\u00e0 antica. In tempi posteriori,<br \/>\nqui a Roma al loro posto comparvero innumerevoli chiese. \u201cSiete il tempio di Dio\u201d: questo distoglie lo<br \/>\nsguardo dagli edifici e lo dirige verso noi stessi, verso i credenti in Ges\u00f9 Cristo. Siamo noi ad essere<br \/>\nresponsabili di che cosa significhi la fede cristiana nel mondo e di che cosa operi per il mondo. Lo Spirito<br \/>\nSanto di Dio abita in noi, non in edifici di templi e nemmeno tra le mura delle chiese.<br \/>\nE cos\u00ec il testo della predicazione di questa domenica ci dice, in ultima analisi, che viviamo della forza di<br \/>\nDio e della sua grazia e che possiamo operare nel mondo. Il suo Spirito Santo, che riceviamo nel<br \/>\nbattesimo, ci rende capaci di operare in questo modo e per questo mondo, pieni di fiducia e speranza. La<br \/>\nnostra comunit\u00e0, tutte le comunit\u00e0 cristiane, le Chiese cristiane di ogni confessione si fondano su questa<br \/>\npromessa. Essa ci rende certi che Dio sostiene i suoi, anche in tempi in cui si prospettano cambiamenti e<br \/>\nla Chiesa cristiana deve riorganizzarsi in modo nuovo.<br \/>\nAmen.<br \/>\n<br \/>\nLetture ><br \/>\n<br \/>\nI lettura: Isaia 29, 17-24<br \/>\n17 Ancora un brevissimo tempo e il Libano sar\u00e0 mutato in un frutteto, e il frutteto sar\u00e0 considerato come<br \/>\nuna foresta.<br \/>\n18 In quel giorno i sordi udranno le parole del libro e, liberati dall'oscurit\u00e0 e dalle tenebre, gli occhi dei<br \/>\nciechi vedranno; 19 gli umili avranno abbondanza di gioia nel SIGNORE e i pi\u00f9 poveri tra gli uomini<br \/>\nesulteranno nel Santo d'Israele; 20 poich\u00e9 il violento sar\u00e0 scomparso, il beffardo non sar\u00e0 pi\u00f9 e saranno<br \/>\ndistrutti tutti quelli che vegliano per commettere iniquit\u00e0, 21 che condannano un uomo per una parola,<br \/>\nche tendono tranelli a chi difende le cause alla porta e violano il diritto del giusto per un nulla.<br \/>\n22 Perci\u00f2 cos\u00ec dice il SIGNORE alla casa di Giacobbe, il SIGNORE che riscatt\u00f2 Abraamo: \u00abGiacobbe<br \/>\nnon avr\u00e0 pi\u00f9 da vergognarsi e la sua faccia non impallidir\u00e0 pi\u00f9.<br \/>\n23 Poich\u00e9, quando i suoi figli vedranno in mezzo a loro l'opera delle mie mani, santificheranno il mio<br \/>\nnome, santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno grandemente il Dio d'Israele; 24 i traviati di<br \/>\nspirito impareranno la saggezza e i mormoratori accetteranno l'istruzione\u00bb.<br \/>\n<br \/>\nII lettura: Marco 7, 31-37<br \/>\n<br \/>\n31 Ges\u00f9 part\u00ec di nuovo dalla regione di Tiro e, passando per Sidone, torn\u00f2 verso il mare di Galilea<br \/>\nattraversando il territorio della Decapoli.<br \/>\n32 Condussero da lui un sordo che parlava a stento; e lo pregarono che gli imponesse le mani. 33 Egli lo<br \/>\ncondusse fuori dalla folla, in disparte, gli mise le dita negli orecchi e con la saliva gli tocc\u00f2 la lingua; 34<br \/>\npoi, alzando gli occhi al cielo, sospir\u00f2 e gli disse: \u00abEffat\u00e0!\u00bb, che vuol dire: \u00abApriti!\u00bb 35 E subito gli si<br \/>\naprirono gli orecchi, gli si sciolse la lingua e parlava bene. 36 Ges\u00f9 ordin\u00f2 loro di non parlarne a<br \/>\nnessuno; ma pi\u00f9 lo vietava loro e pi\u00f9 lo divulgavano; 37 ed erano pieni di stupore e dicevano: \u00abEgli ha<br \/>\nfatto ogni cosa bene; i sordi li fa udire e i muti li fa parlare\u00bb.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-4\">\n\t<td class=\"column-1\">16.08.2026<\/td><td class=\"column-2\">XI Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Luca 18, 9-14<\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Jens Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">9 Disse ancora questa parabola per certuni che erano persuasi di essere giusti e disprezzavano gli altri:<br \/>\n10 \u00abDue uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo,<br \/>\nstando in piedi, pregava cos\u00ec dentro di s\u00e9: \"O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini,<br \/>\nladri, ingiusti, ad\u00f9lteri; neppure come questo pubblicano. 12 Io digiuno due volte la settimana, pago la<br \/>\ndecima su tutto quello che possiedo\". 13 Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure<br \/>\nalzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: \"O Dio, abbi piet\u00e0 di me, peccatore!\" 14 Io vi<br \/>\ndico che questo torn\u00f2 a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perch\u00e9 chiunque s'innalza sar\u00e0<br \/>\nabbassato, ma chi si abbassa sar\u00e0 innalzato\u00bb.<br \/>\n<br \/>\nIl testo per la predicazione della domenica odierna, cara Comunit\u00e0, \u00e8 costituito da una parabola sulla<br \/>\ngiustizia e sull'autogiustificazione. Nel testo, tratto dal Vangelo di Luca, che abbiamo ascoltato prima<br \/>\ncome lettura dal Vangelo, Ges\u00f9 capovolge le idee correnti su come noi diventiamo giusti davanti a Dio. Il<br \/>\nfariseo \u00e8 convinto di fare tutto nel modo giiusto, nella sua vita. Il pubblicano, invece, sa di stare davanti a<br \/>\nDio come peccatore. La scena trova il suo apice nel fatto che il fariseo si eleva da s\u00e9 sopra il pubblicano.<br \/>\nSi considera migliore di lui; ringrazia Dio di non essere come lui. \u00c8 uno che si dichiara giusto da solo,<br \/>\ncome fanno i farisei. E cos\u00ec, la parabola sembra confermare quel che sappiamo, comunque: i farisei sono<br \/>\ngente autoreferenziale, hanno una considerazione di s\u00e9 alta e basa degli altri. La vera giustizia non si trova<br \/>\ncerto tra loro.<br \/>\nMa prima di far presto ad accontentarci di questa certezza, dobbiamo fare una pausa e domandarci: chi<br \/>\nerano, davvero, i farisei? Perch\u00e9, qui e in molti altri testi del Nuovo Testamento, fanno una figura cos\u00ec<br \/>\nnegativa? I farisei erano un gruppo ebraico del tempo di Ges\u00f9 che si occuapava in particolare<br \/>\ndell'interpretazione della Legge ebraica. Niente di male in questo. Lo faceva anche Ges\u00f9. Per loro, si<br \/>\ntrattava di condurre la vita secondo la volont\u00e0 di Dio. Ma non erano sempre d'accordo su come ci\u00f2<br \/>\ndovesse apparire. E cos\u00ec si ebbero diatribe su chi fosse nel giusto e chi no. I farisei, quindi, non vanno<br \/>\ncondannati in modo affrettato come autgiustificanti e ipocriti, perch\u00e9 non lo erano davvero. E non viene<br \/>\ndetto neanche nella parabola. Il punto, invece, \u00e8 che il fariseo, che si attiene in modo ligio ai<br \/>\ncomandamenti, non esce per\u00f2 dal Tempio giustificato, diversamente dal pubblicano. Non dovremmo<br \/>\ndunque affrettarci a considerare confermato dalla parabola il clich\u00e9 negativo dei farisei come<br \/>\nautogiustificanti e ipocriti. In essa, si tratta di invece da dove venga la giustizia con cui possiamo<br \/>\nsussistere davanti a Dio e da dove non venga. Possiamo contare su noi stessi, confidando sulle conquiste e<br \/>\nprestazioni che abbiamo prodotto nella nostra vita oppure dobbiamo ammettere di essere umani fallibili,<br \/>\nimperfetti? E cos\u00ec presto ci ritroviamo nella situazione del fariseo, perch\u00e9, infine, tutti noi cerchiamo di<br \/>\nosservare i comandamenti e di condurre una vita secondo la volont\u00e0 di Dio.<br \/>\nLa questione riguardo da dove venga la nostra giustizia, su che cosa possiamo fondare la nostra vita, \u00e8 di<br \/>\nrilevanza centrale per tutti gli esseri umani che conducono la loro vita nella responsabilit\u00e0 davanti a Dio.<br \/>\nLa Bibbia narra a pi\u00f9 riprese del fatto che gli esseri umani non posso sussistere con le proprie forze<br \/>\ndavanti a Dio. Davanti a Dio possiamo comparire solo sperando che sia egli stesso a dichiararci giusti, a<br \/>\nperdonare i nostri peccati, a non rigettarci nonostante le nostre insufficienze. Muovendo da questo<br \/>\nconcetto, Martin Lutero, nel Cinquecento, formul\u00f2 la sua scoperta che caratterizz\u00f2 la Riforma. Motivo<br \/>\nsufficiente, dunque, nella domenica di oggi, per meditare su che cosa significhi che la nostra giustizia<br \/>\nviene da Dio e non da noi stessi.<br \/>\nSe guardiamo i testi biblici che abbiamo ascoltato come letture, appare chiaro e inequivocabile che cosa<br \/>\ns'intenda. Vi sono criticati coloro che, dichiarandosi giusti da s\u00e9, agiscono contro Dio e i suoi<br \/>\ncomandamenti. David viene portato da Nathan ad ammettere la propria colpevolezza. Pensa di poter<br \/>\ncondannare l'uomo della parabola che Nathan gli racconta. E, senza rendersene conto, la condanna gli si<br \/>\nritorce contro: Tu sei quell'uomo, lo accusa Nathan! Tu ti sei arricchito a spese di un altro. Tu hai inviato<br \/>\nUria al fronte, affinch\u00e9 morisse e potessi prenderti sua moglie. Tu non sei migliore dell'uomo della<br \/>\nparabola, che uccide l'unica pecora del povero, bench\u00e9 ne abbia pi\u00f9 che a sufficienza.<br \/>\n<br \/>\nLa parabola del fariseo e del pubblicano va in questa direzione. Il fariseo si dichiara giusto da s\u00e9.<br \/>\nRingrazia Dio di non essere come quel pubblicano l\u00ec. Il fariseo \u00e8 devoto; il pubblicano, invece, \u00e8<br \/>\nconsapevole di essere peccatore. E come suona la conclusione di Ges\u00f9? Il pubblicano esce giustificato,<br \/>\nmentre il fariseo autogiustificante, no. Cos\u00ec pu\u00f2 accadere, se ci si dichiara giusti da se stessi.<br \/>\nGli autogiustificanti, naturalmente, sono sempre gli altri. Facciamo presto a intendere cos\u00ec tali testi.<br \/>\nNaturalmente, noi non siamo come Davide o come il fariseo. Noi stiamo dall'altra parte, quella giusta. Ma<br \/>\n\u00e8 davvero cos\u00ec? Oppure un tale giudizio \u00e8 gi\u00e0 l'inizio dell'autogiustificazione? Dio concede grazia agli<br \/>\numili, dice il versetto settimanale. Gli umili sono coloro che confidano in Dio e non si considerano giusti.<br \/>\nSono coloro che non guardano gli altri dall'alto in basso, ponendo se stessi al di sopra. Per contro, ci<br \/>\nritroviamo presto nel ruolo di Davide nell'episodio veterotestamentario o in quello del fariseo nel racconto<br \/>\ndel Vangelo di Luca.<br \/>\nEsaminiamo pi\u00f9 attentamente la parabola narrata da Luca. La fiducia nel seguire i comandamenti, vi viene<br \/>\ndetto, non conduce il fariseo a risultare giusto. Egli sta davanti a Dio a mani vuote, proprio come il<br \/>\npubblicano, bench\u00e9 pensi di essere dalla parte giusta. Ci\u00f2 che gli manca, dice la parabola, \u00e8 la<br \/>\ncomprensione della propria insufficienza. Questa \u00e8 una bella provocazione. L'idea che veniamo resi giusti<br \/>\nsolo per grazia di Dio e non con le nostre forze non \u00e8 semplicemente un'idea di buon senso, anche se<br \/>\ntalvolta si sente dire cos\u00ec. Essa interroga a fondo sull'autocomprensione corrente e anche su quella della<br \/>\nChiesa cristiana. Martin Lutero, ai suoi tempi, la colloc\u00f2 energicamente al centro. Occuparsi della Sacra<br \/>\nScrittura lo porta a comprendere la giustificazione per sola fede come cuore della fede e vita cristiane.<br \/>\nQuest'idea fu, per Lutero, la chiave sia per aprire la comprensione della Bibbia sia per fare il punto del suo<br \/>\ncontenuto in modo pregnante. Per Lutero, nella Bibbia ci sono frasi che hanno funzione di guida e che<br \/>\nesprimono questo concetto in modo chiarissimo. \u201cPassi centrali\u201d si chiamano queste frasi, nella tradizione<br \/>\nluterana. Nelle Bibbie di Lutero, esse spesso sono evidenziate per rendere visibile il centro del messaggio<br \/>\nbiblico.<br \/>\nLa Bibbia, per Lutero, non \u00e8 un libro in cui un testo abbia la stessa importanza di un altro. Non \u00e8 neanche<br \/>\nun libro per fondamentalisti, che si abbarbicano alla lettera, pensando che, se si prende la Bibbia alla<br \/>\nlettera, la si \u00e8 compresa nel modo giusto. Essa non \u00e8 in alcun modo un campo di gioco per ideologi che<br \/>\nnella Bibbia ritrovano ci\u00f2 che hanno sempre saputo e che piegano i testi a proprio vantaggio, in modo che,<br \/>\nalla fine, dicano quel che essi vogliono dire.<br \/>\nNo; per Martin Lutero, la Bibbia ha un centro chiaramente definibile; ha un criterio di misura per misurare<br \/>\ni singoli scritti. Lutero chiamava tutto questo \u201cspingere Cristo\u201d o anche \u201cinsegnare Cristo\u201d. E non si<br \/>\nperitava di emarginare libri della Bibbia, in cui, secondo il suo parere, ci\u00f2 non accadeva. Per Lutero, la<br \/>\nsottolineatura coerente ed energica della giusta per fede era d'importanza specialissima. Sottolineando la<br \/>\ngiustificazione per fede, senza le opere della legge, Lutero ha collocato al centro, in modo deciso e<br \/>\nappassionato, ci\u00f2 che la Chiesa deve dire alle persone e per cui si deve impegnare. I testi biblici della<br \/>\ndomenica odierna esprimono ci\u00f2 con la massima chiarezza.<br \/>\nL'essere umano diventa giusto riconoscendo la propria imperfezione. Nella nostra parabola, a farlo \u00e8 il<br \/>\npubblicano. \u00c8 lui, dal quale ci si aspetterebbe che conti su se stesso e poco su Dio, a riconoscere, proprio<br \/>\nnella preghiera rivolta a Dio, di essere un peccatore. Il fariseo e il pubblicano della nostra parabola<br \/>\nrappresentano, pertanto, modelli di comportamenti opposti. Oggi, possiamo magari mettere da una parte<br \/>\nun cristiano coscienzioso, che frequenta spesso il culto e, dall'altra parte, un manager di successo, che<br \/>\norienta la vita a corsi azionari e dividendi e che viene di rado al culto. Dovremmo domandarci dove<br \/>\ntendiamo a considerare i nostri meriti e successi personali come quelli su cui contiamo. Proprio questo<br \/>\nviene messo in discussione, nella parabola del Vangelo di Luca. Ci disturba per il fatto che, spesso, siamo<br \/>\nmolto veloci a intendere, come basi della vita, le nostre azioni benintenzionate e spesso anche<br \/>\neffettivamente buone. Anche il fariseo della parabola non fa niente di sbagliato; anzi, in fondo fa tutto nel<br \/>\nmodo giusto. Fa quel che ci si attende da una persona che conduce la sua vita nel timore di Dio. Digiuna<br \/>\nregolarmente, d\u00e0 la decima, osserva i comandamenti. Non \u00e8 assolutamente solo devozione esteriore o<br \/>\naddirittura ipocrita. Il fariseo, invece, vive con timor di Dio e senso di responsabilit\u00e0. Non desta<br \/>\nmeraviglia che consideri il pubblicano, che scorge nel Tempio, il modello opposto al proprio. Perch\u00e9 il<br \/>\npubblicano non fa niente di tutto ci\u00f2. Tanto pi\u00f9 sorprendente appare l'affermazione di Ges\u00f9 con cui<br \/>\ntermina la parabola: il pubblicano, che ammette i propri peccati, va via giustificato; il fariseo, che ha fatto<br \/>\ndi tutto per condurre una vita giusta al cospetto di Dio, invece, no. Colui che ammette che la propria<br \/>\ngiustizia pu\u00f2 venire solo da Dio ha compreso qualcosa di decisivo, che manca al fariseo della nostra<br \/>\nstoria. Naturalmente, la parabola non intende sostenere che il fariseo debba smettere di condurre una vita<br \/>\n<br \/>\ntimorata o che noi dovremmo smettere di tradurre in pratica vissuta la nostra fede. Tutto ci\u00f2 che facciamo<br \/>\nnella nostra comunit\u00e0 per aiutare gli altri, per orientare la nostra vita a ci\u00f2 che insegna la Bibbia, tutto ci\u00f2,<br \/>\nnella parabola, non \u00e8 in alcun modo considerato il contrario della giustizia. La parabola, invece, ci<br \/>\ninsegna che non dobbiamo contare soltanto su questo, ma che dobbiamo pregare Dio di avere la sua<br \/>\nmisericordia per tutto ci\u00f2 in cui siamo stati manchevoli, in cui siamo rimasti in debito verso gli altri. La<br \/>\nparabola ci insegna che dobbiamo riconoscere di essere umani imperfetti, anche e proprio nel nostro<br \/>\nsforzo di condurre una vita giusta e timorata; ci insegna a diventare consapevoli della nostra limitatezza.<br \/>\nFalliamo di continuo; facciamo cose che, in seguito, ci arrecano dolore; non viviamo come dovremmo<br \/>\nvivere davvero. Noi tutti lo sappiamo ma non possiamo liberarci completamente da questa situazione.<br \/>\nChe la nostra giustizia venga da Dio, non dal nostro agire, non significa, quindi, che il nostro agire non sia<br \/>\nimportante. Si intende altro: noi viviamo per la grazia di Dio che ci dichiara liberi dai nostri peccati.<br \/>\nSiamo accettati da Dio, con tutti i nostri errori e debolezze. Ci\u00f2 vale in egual modo per il pubblicano e per<br \/>\nil fariseo, per il ricco e per il povero, per la persona di successo e per quella che non pu\u00f2 mostrare di aver<br \/>\nfatto una grande carriera. Questo \u00e8 il messaggio liberatorio del Vangelo: tutto il bene che operiamo in<br \/>\nnome della nostra fede, l'impegno e lo sforzo in favore della causa di Dio, tutto questo non \u00e8 la premessa<br \/>\nper essere accettati da Dio, ma ne \u00e8 la conseguenza. Possiamo vivere della libert\u00e0 che Dio non ci fissa ai<br \/>\nnostri errori e debolezze. Che ci rende capaci di operare nel suo nome, pieni di gioia e di energia, nella<br \/>\nnostra comunit\u00e0, nella nostra citt\u00e0, nella nostra famiglia.<br \/>\nIl Vangelo \u00e8 il messaggio della dignit\u00e0 di ogni essere umano; messaggio che si fonda sull'essere creatura<br \/>\ndi Dio, salvata dalla sua grazia. Il rispetto e la protezione della dignit\u00e0 umana sono ancorati nella Carta dei<br \/>\nDiritti Fondamentali dell'Unione Europea \u00e8 perci\u00f2, non per ultimo, conseguenza dell'immagine cristiana<br \/>\ndell'essere umano.<br \/>\nAd una vita riuscita, ad una convivenza sana tra persone con storie di vita diverse e di cultura divera,<br \/>\nperci\u00f2, conduce quel che il versetto biblico di oggi definisce \u201cumilt\u00e0\u201d. L'essere accettati da Dio cos\u00ec come<br \/>\nsiamo, sgravati dalla paura che la nostra vita riesca male perch\u00e9 non otteniamo abbastana, perch\u00e9 non<br \/>\ncogliamo tutte le occasioni che si offrono. Come cristiani, ci sentiamo chiamati alla libert\u00e0 dei figli di Dio.<br \/>\nCi sentiamo fondati sull'unico fondamento che \u00e8 posto: Ges\u00f9 Cristo. Siamo certi che nulla possa separarci<br \/>\ndall'amore di Dio che \u00e8 in Cristo Ges\u00f9.<br \/>\nAmen.<br \/>\n<br \/>\nLetture ><br \/>\n<br \/>\nI lettura: II Samuele 12, 1-10.13-15a<br \/>\n1 Il SIGNORE mand\u00f2 Natan da Davide e Natan and\u00f2 da lui e gli disse: \u00abC'erano due uomini nella stessa<br \/>\ncitt\u00e0, uno ricco e l'altro povero. 2 Il ricco aveva pecore e buoi in grandissimo numero; 3 ma il povero<br \/>\nnon aveva nulla, se non una piccola agnellina che egli aveva comprata e allevata; gli era cresciuta in<br \/>\ncasa insieme ai figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Essa era<br \/>\nper lui come una figlia. 4 Un giorno arriv\u00f2 un viaggiatore a casa dell'uomo ricco. Questi, risparmiando<br \/>\nle sue pecore e i suoi buoi, non ne prese per preparare un pasto al viaggiatore che era capitato da lui;<br \/>\nprese invece l'agnellina dell'uomo povero e la cucin\u00f2 per colui che gli era venuto in casa\u00bb.<br \/>\n5 Davide si adir\u00f2 moltissimo contro quell'uomo e disse a Natan: \u00abCom'\u00e8 vero che il SIGNORE vive, colui<br \/>\nche ha fatto questo merita la morte; 6 e pagher\u00e0 quattro volte il valore dell'agnellina, per aver fatto una<br \/>\ncosa simile e non aver avuto piet\u00e0\u00bb.<br \/>\n7 Allora Natan disse a Davide: \u00abTu sei quell'uomo! Cos\u00ec dice il SIGNORE, il Dio d'Israele: \"Io ti ho unto<br \/>\nre d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8 ti ho dato la casa del tuo signore e ho messo nelle tue<br \/>\nbraccia le donne del tuo signore; ti ho dato la casa d'Israele e di Giuda e, se questo era troppo poco, vi<br \/>\navrei aggiunto anche dell'altro. 9 Perch\u00e9 dunque hai disprezzato la parola del SIGNORE, facendo ci\u00f2<br \/>\nche \u00e8 male ai suoi occhi? Tu hai fatto uccidere Uria, l'Ittita, hai preso per te sua moglie e hai ucciso lui<br \/>\ncon la spada dei figli di Ammon. 10 Ora dunque la spada non si allontaner\u00e0 mai dalla tua casa, perch\u00e9<br \/>\ntu mi hai disprezzato e hai preso per te la moglie di Uria, l'Ittita\".<br \/>\n<br \/>\n13 Allora Davide disse a Natan: \u00abHo peccato contro il SIGNORE\u00bb. Natan rispose a Davide: \u00abIl<br \/>\nSIGNORE ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai. 14 Tuttavia, siccome facendo cos\u00ec tu hai dato ai<br \/>\nnemici del SIGNORE ampia occasione di bestemmiare, il figlio che ti \u00e8 nato dovr\u00e0 morire\u00bb. Natan torn\u00f2 a<br \/>\ncasa sua.<br \/>\n15a Il SIGNORE colp\u00ec il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide.<br \/>\n<br \/>\nII lettura: v. testo della predicazione<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-5\">\n\t<td class=\"column-1\">09.08.2026<\/td><td class=\"column-2\">X Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Romani 11, 25-32  <\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">25 Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinch\u00e9 non siate presuntuosi: un<br \/>\nindurimento si \u00e8 prodotto in una parte d'Israele, finch\u00e9 non sia entrata la totalit\u00e0 degli stranieri; 26 e<br \/>\ntutto Israele sar\u00e0 salvato, cos\u00ec come \u00e8 scritto: \u00abIl liberatore verr\u00e0 da Sion. 27 Egli allontaner\u00e0 da<br \/>\nGiacobbe l'empiet\u00e0; e questo sar\u00e0 il mio patto con loro, quando toglier\u00f2 via i loro peccati\u00bb.<br \/>\n28 Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne<br \/>\nl'elezione, sono amati a causa dei loro padri, 29 perch\u00e9 i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili. 30<br \/>\nCome in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro<br \/>\ndisubbidienza, 31 cos\u00ec anch'essi sono stati ora disubbidienti, affinch\u00e9, per la misericordia a voi usata,<br \/>\nottengano anch'essi misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far<br \/>\nmisericordia a tutti.<br \/>\n<br \/>\nOgni tanto, cara Comunt\u00e0, \u00e8 necessario meditare sulle questioni centrali della nostra fede cristiana. Quali<br \/>\nsono i fondamenti del nostro convincimento cristiano e della nostra vita cristiana; che cosa \u00e8<br \/>\nirrinunciabile; di che cosa \u00e8 fatto il nucleo della nostra fede, che le conferisce struttura e contenuto, che<br \/>\nrende riconoscibile questa fede e, quindi, la rende distinguibile dalle altre religioni e dalle altre<br \/>\nconvinzioni non religiose? \u00c8 importante chiarirselo, ogni tanto, perch\u00e9 la fede cristiana non consiste<br \/>\nsemplicemente di dichiarazioni politiche e di impegno sociale, per quanto sia importante dar voce<br \/>\npubblicamente alla professione di fede cristiana.<br \/>\nE quindi, di che cosa \u00e8 fatto il nucleo della nostra fede? Di certo, a ognuno di noi, uomo o donna, vengono<br \/>\nin mente subito alcune cose: la professione di fede, il Padre nostro, il battesimo, la S. Cena, i testi della<br \/>\nBibbia. Tutto questo ne fa parte. Ma, talvolta, dobbiamo interrogarci con maggior precisione su quali<br \/>\nsiano i fondamenti della fede; su quali siano i suoi aspetti specifici; su come sia nata. La X Domenica<br \/>\ndopo Trinitatis, che porta anche il nome di \u201cDomenica d'Israele\u201d, offre l'occasione di riflettere su un tale<br \/>\nsegno distintivo, essenziale e irrinunciabile, della nostra fede. Il testo per la predicazione di questa<br \/>\ndomenica ce lo presenta in tutta la sua carica esplosiva e la sua complessa variet\u00e0.<br \/>\nIl testo \u00e8 tratto dalla Lettera dell'apostolo Paolo ai Romani. Lo abbiamo ascoltato in precedenza come<br \/>\nlettura dell'epistola. \u00c8 uno dei testi pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 accurati sul rapporto tra fede cristiana e fede<br \/>\nebraica. Tale rapporto \u00e8 importante anche solo per il fatto che la fede cristiana \u00e8 sorta dentro l'ebraismo.<br \/>\nGes\u00f9 era ebreo, come pure erano ebrei Pietro e tutti gli altri discepoli, uomini e donne, di Ges\u00f9 e le<br \/>\npersone del suo ambiente, anche quelle con cui entr\u00f2 in conflitto, come i farisei, con cui Ges\u00f9 fu spesso in<br \/>\ncontrasto sull'interpretazione della Torah, la Legge ebraica. E s\u00ec, tali contrasti furono, in seguito,<br \/>\ninterpretati dai cristiani come conflitti tra cristiani ed ebrei. Sono cos\u00ec stati considerati come storia<br \/>\ndell'esegesi antiebraica, in cui gli ebrei furono disprezzati, attaccati e pi\u00f9 tardi anche perseguitati e uccisi.<br \/>\nTutto ci\u00f2 fa parte della storia, funesta e terribile, dell'antiebraismo cristiano; storia che ebbe il suo punto<br \/>\npi\u00f9 basso, sconvolgente e triste, nell'inimmaginabile atrocit\u00e0 dell'assassinio di milioni di ebrei per opera<br \/>\ndei nazionalsocialisti. La Domenica d'Israele serve anche sempre a noi cristiani per ricordarci che cosa \u00e8<br \/>\nstato fatto al popolo ebraico. Per ricordarci che anche le Chiese cristiane ebbero parte al tanto dolore che<br \/>\nfu causato ai consimili ebrei.<br \/>\nQuest'idea non \u00e8 importante solo perch\u00e9 ordina di ottemperare alla responsabilit\u00e0 morale di ammettere la<br \/>\ncolpa e il fallimento di non aver creduto con maggior coraggio, di non aver dichiarato la fede con meno<br \/>\ntimore, di non aver opposto pi\u00f9 chiara resistenza quando i nostri fratelli e sorelle ebrei furono attaccati,<br \/>\nperseguitati e assassinati. Quest'idea \u00e8 importante anche perch\u00e9 la storia dell'antigiudaismo cristiano ha<br \/>\nuna parte rilevante nella grande sofferenza causata al popolo ebraico nel corso della sua storia. Molto<br \/>\npresto i cristiani presero a riferire a se stessi le promesse di Dio al suo popolo eletto, togliendole al popolo<br \/>\nd'Israele. Con ci\u00f2 compirono un notevole passo avanti nell'ostilit\u00e0 verso l'ebraismo. Molto presto, i<br \/>\ncristiani cominciarono a diffamare gli ebrei, definendoli \u201cdeicidi\u201d bench\u00e9, naturalmente, fossero stati i<br \/>\nromani, e non gli ebrei, a crocifiggere Ges\u00f9. Molto presto, i cristiani cominciarono ad allontanare da s\u00e9 i<br \/>\n<br \/>\nconsimili ebrei e ad allontanarsi da loro. Da ci\u00f2 nacque l'antisemitismo cristiano, che port\u00f2 ad addossare<br \/>\nla colpa agli ebrei di ogni possibile cosa: epidemie, peste e altre sventure; gli ebrei furono ogetto di<br \/>\npratiche e accuse assurde. Anche su questo bisogna riflettere oggi, Domenica d'Israele.<br \/>\nIl ricordo di questa sciagurata storia ci guarda dal linguaggio insensibile e dai giudizi che non operano<br \/>\ndistinguo. Ma ci guarda anche dal lasciar rianimare vecchi pregiudizi, come quelli di una presunta<br \/>\nsuperiorit\u00e0 del cristianesimo rispetto all'ebraismo o di una presunt\u00e0 inferiorit\u00e0 dell'Antico Testamento<br \/>\nrispetto al Nuovo Testamento. Quanto presto tali pregiudizi devastanti possano essere rianimati lo<br \/>\nabbiamo sperimentato in molti modi nell'attentato terroristico, sconvolgente e brutale, attuato da Hamas<br \/>\ncontro Israele il 7 ottobre 2023. Fu sconcertante vedere quanto presto facessero i sentimenti antisemiti a<br \/>\ntornare in molti Paesi europei, negli USA e in altri Stati e quanto spesso, nelle dimostrazioni e<br \/>\nmanifestazioni in centro si esprimesse una solidariet\u00e0 indifferenziata e a malapena tollerabile con il<br \/>\npopolo palestinese. Con questa predica non si vuole assolutamente giustificare la politica dello Stato<br \/>\nd'Israele e la sua azione militare nella Striscia di Gaza. Si tratta, invece, di essere, noi cristiani, gente dalle<br \/>\norecchie aperte e sensibile ai casi di antiebraismo o antisemitismo e di essere attenti a quanto velocemente<br \/>\nsiano agiti attacchi alla dignit\u00e0 degli ebrei e atti di ostilit\u00e0 contro di loro. Noi cristiani abbiamo ogni<br \/>\nmotivo per farlo; fa parte dei nostri obblighi e responsabilit\u00e0 irrinunciabili verso la nostra stessa fede.<br \/>\nMa c'\u00e8 un motivo ulteriore per cui \u00e8 importante che noi cristiani ci occupiamo delle radici ebraiche della<br \/>\nnostra fede. I contrasti tra Ges\u00f9 e i consimili ebrei suoi contemporanei sono dibattiti interni all'ebraismo<br \/>\nsu come vadano interpretati gli scritti e le tradizioni ebraici. Queste discussioni presuppongono sempre<br \/>\nche tutti gli interessati si sforzino di interpretare la fede in Dio, che ha scelto Israele e lo ha guidato e<br \/>\ncustodito nel corso della sua storia, in modo tale che possa corrispondervi con la sua vita. Su come ci\u00f2<br \/>\ndebba avvenire, tanto allora quanto oggi c'erano e ci sono diverse concezioni. Comprendiamo nel modo<br \/>\ngiusto i testi del Nuovo Testamento solo quando li leggiamo in tale contesto.<br \/>\nMa ad essere ebrei non erano solo Ges\u00f9 e la gente del suo ambiente. Anche Paolo era ebreo. Lo rimarca di<br \/>\ncontinuo nelle sue lettere, molto chiaramente. Paolo, inizialmente, aveva addirittura perseguitato i seguaci<br \/>\ndi Ges\u00f9, perch\u00e9 era dell'idea che professarsi per Ges\u00f9, ritenendolo il Cristo, non fosse compatibile con la<br \/>\nfede ebraica. Poi ebbe un'esperienza che incise in profondit\u00e0, che gli lasci\u00f2 il convincimento che la fede in<br \/>\nGes\u00f9 Cristo fosse il fondamento per comprendere e vivere gli scritti e le tradizioni ebraici. Per Paolo, ci\u00f2<br \/>\nincludeva che il Dio d'Israele \u00e8 il Dio di tutti gli esseri umani, a prescindere dalla loro provenienza: che<br \/>\nsiano ebrei o non ebrei, che siano uomini o donne, liberi o schiavi. Dio vuole salvare tutti gli esseri umani<br \/>\nper mezzo del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Chi crede in Ges\u00f9 Cristo, perci\u00f2, deve credere anche nel Dio<br \/>\nd'Israele. Questo, da allora in poi, non \u00e8 cambiato. Noi professiamo la fede nello stesso Dio cui rivolgono<br \/>\nle loro preghiere anche i nostri fratelli e sorelle ebrei. Questo, da allora in poi, unisce la fede ebraica e<br \/>\nquella cristiana e costituisce il fondamento comune di entrambe. La professione di fede in Ges\u00f9 come<br \/>\nCristo, invece, marca la differenza. I cristiani vedono in Ges\u00f9 il Messia, con cui si sono adempiute le<br \/>\nsperanze di salvezza di Dio. Gli ebrei non lo fanno. In ci\u00f2 risiede la differenza decisiva. Come cristiani,<br \/>\nproclamiamo che Dio si \u00e8 rivelato in Ges\u00f9 Cristo e che la fede in lui conduce alla salvezza. Era cos\u00ec allora<br \/>\ne oggi non \u00e8 diverso. Coloro che vedono in lui l'inviato di Dio, anche e proprio di fronte alla sua morte<br \/>\ncrudele in croce, costituirono presto comunit\u00e0 proprie, all'inizio all'interno dell'ebraismo e dopo poco<br \/>\nanche al di fuori. Alla fede nell'unico Dio, Dio d'Israele, subentr\u00f2 la fede in Ges\u00f9 Cristo. Alla sua luce, da<br \/>\nquel momento in poi si apr\u00ec una comprensione nuova anche della fede in Dio e degli scritti d'Israele, che<br \/>\nnoi cristiani chiamiamo \u201cAntico Testamento\u201d. Divennero testimoni della fede non solo nel Dio d'Israele,<br \/>\nma anche in Ges\u00f9 Cristo. Ma ebrei e cristiani possono davvero richiamarsi a un fondamento comune, se<br \/>\nleggono in modo evidentemente differente gli stessi scritti, con e senza la professione di fede in Ges\u00f9<br \/>\nCisto?<br \/>\nLa Domenica d'Israele, cara Comunit\u00e0, \u00e8 la domenica dell'anno ecclesiastico in cui dobbiamo riflettere su<br \/>\nquesta domanda importante. E, naturalmente, a questo riguardo siamo consapevoli di muoverci su un<br \/>\nterreno molto sensibile. Le fonti della fede cristiana richiedono che affrontiamo questo compito e che<br \/>\ntroviamo una risposta chiara, sul piano della teologia, e corrispondente alla responsabilit\u00e0 etica. I testi<br \/>\nrivolti a Israele valgono davvero nello stesso modo per le comunioni dei credenti in Ges\u00f9 Cristo? Questi<br \/>\ntesti possono essere letti semplicemente come rivolti a noi cristiani? \u00c8 evidente che non sia cos\u00ec semplice,<br \/>\nperch\u00e9 molti comandamenti, come l'osservanza del sabato, la circoncisione o le prescrizioni alimentari<br \/>\nnon sono considerati, nelle comunit\u00e0 cristiane, comandamenti obbligatori di Dio. Paolo, ebreo convertito<br \/>\na Ges\u00f9 Cristo, era fermamente convinto che la circoncisione e l'osservanza del sabato non potessero pi\u00f9<br \/>\nessere vincolanti per coloro che sono \u201cin Cristo\u201d, perch\u00e9 al suo posto \u00e8 comparsa la fede in Ges\u00f9 Cristo.<br \/>\nMa come determinare il rapporto tra i cristiani da una parte e Israele, il popolo eletto da Dio, dall'altra<br \/>\nparte?<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 proprio tale questione ci\u00f2 su cui Paolo medita intensamente nella Lettera ai Romani. Gli ha dato filo da<br \/>\ntorcere, non gli ha dato pace perch\u00e9, per lui, era la questione centrale. Come pu\u00f2 essere che Dio, in Ges\u00f9<br \/>\nCristo, abbia offerto la salvezza a tutti gli esseri umani e che, al tempo stesso, Israele, il suo popolo eletto,<br \/>\nnon voglia riconoscerlo e voglia fare la propria strada? Il testo per la predicazione della domenica odierna<br \/>\n\u00e8 l'apice della lotta di Paolo per trovare risposta a questo problema. Paolo, per riuscirci, muove da due<br \/>\npremesse che, per lui, sono ugualmente indiscutibili. Da una parte, Israele \u00e8 e resta il popolo eletto di Dio.<br \/>\nRiguardo a ci\u00f2, non cambia nulla neanche la fede in Ges\u00f9 Cristo. D'altra parte, la fede nel Vangelo di<br \/>\nGes\u00f9 Cristo \u00e8 la via alla salvezza per tutti gli esseri umani, ebrei e non ebrei. Ma che cosa ne \u00e8 di coloro<br \/>\nche appartengono al popolo ebraico, ma che non credono in Ges\u00f9 Cristo? Questo problema fu, per Paolo,<br \/>\nil problema pi\u00f9 grande e arduo della sua riflessione teologica. E non fu solo un problema teorico, che<br \/>\npotesse risolvere con la riflessione teologica o in altro modo. Per Paolo, e oggi le cose non stanno<br \/>\naltrimenti, con ci\u00f2 era a disposizione la fedelt\u00e0 stessa di Dio. Come comprendere le promesse di Dio al<br \/>\nsuo popolo, cos\u00ec che Israele sia e resti il popolo di Dio, ma, al tempo stesso, i credenti in Cristo siano<br \/>\ndestinatari alla pari di queste promesse?<br \/>\nPaolo lotta con tale questione. Io stesso sono israelita, seme di Abraamo, della trib\u00f9 di Beniamino: cos\u00ec<br \/>\nsottolinea in questa lettera. Dio non ha rigettato il suo popolo. Al popolo restano promesse tutte le<br \/>\nprerogative e le promesse, anche a coloro, appartenenti al popolo ebraico che, come Paolo stesso, non<br \/>\ncredono in Ges\u00f9 Cristo. Paolo cerca di trovare una spiegazione, ricorrendo a un'immagine, quella<br \/>\ndell'olivo di cui sono stati troncati dei rami e su cui ne sono innestati altri, che non provengono da<br \/>\nquell'olivo. Ma, ad un certo punto, anche i rami che appartengono all'olivo saranno di nuovo innestati. In<br \/>\nquest'immagine, descritta poco prima del passo che costituisce il testo della predicazione odierna, Paolo<br \/>\nnon \u00e8 interessato ai particolari botanici; non si cura che siano plausibili e che si ritrovino in un manuale di<br \/>\nolivicoltura. A Paolo, invece, preme di trovare una spiegazione, con quest'immagine, del perch\u00e9 Dio<br \/>\ncammini su vie diverse con parte di quel popolo eletto che non crede in Ges\u00f9 Cristo, e con chi, come<br \/>\nPaolo stesso, ha trovato proprio questa fede. Per Paolo, il nocciolo della questione \u00e8 risolvere un problema<br \/>\nche consiste nella spaccatura d'Israele in queste due parti. Una parte, dice Paolo, \u00e8 stata temporaneamente<br \/>\nindurita da Dio. Questa parte pertanto non ha, allo stato attuale, alcun accesso all'idea della salvezza<br \/>\nmediante il Vangelo. Ad un certo punto, Dio porr\u00e0 fine a questo indurimento. Allora, dice Paolo nel<br \/>\nnostro testo, \u201ctutto Israele sar\u00e0 salvato\u201d. Dio stesso verr\u00e0 come \u201cliberatore di Sion\u201d, toglier\u00e0 la colpa da<br \/>\nIsraele e rinnover\u00e0 il patto con il popolo ebraico. Perch\u00e9 Dio faccia un cammino cos\u00ec complicato col suo<br \/>\npopolo eletto \u00e8 domanda cui Paolo non sa rispondere. Lo definisce un mistero di Dio, espressione della<br \/>\nsua ricchezza insondabile e delle sue decisioni imperscrutabili.<br \/>\nNel cuore della Domenica d'Israele, cara Comunt\u00e0, c'\u00e8 uno dei temi centrali della fede cristiana. La Chiesa<br \/>\ne la teologia cristiane si sono spesso complicate la vita, cercando risposta alla questione del rapporto tra<br \/>\nfede cristiana ed ebraica, tra Chiesa e Israele. Fa parte dei compiti importanti e permanenti quello di<br \/>\noccuparsi intensamente di questo tema. La lotta di Paolo per trovare risposta alla questione del destino<br \/>\nd'Israele \u00e8 testimonianza impressionante che noi cristiani dobbiamo esssere, verso la fede ebraica,<br \/>\nresponsabili sul piano teologico e rispettosi e sensibili riguardo a fatto che, in ultima analisi, spetta a Dio<br \/>\ndecidere, segretamente, per quali strade proprie condurre verso la salvezza il suo popolo eletto e i credenti<br \/>\nin Ges\u00f9 Cristo. Su tale fondamento deve aver luogo il dialogo ebraico-cristiano, nel rispetto reciproco<br \/>\ndelle rispettive diverse concezioni della fede.<br \/>\nMa qual \u00e8 la verit\u00e0, allora? A questo d\u00e0 una bellissima risposta un piccolo testo di Martin Buber, ebreo,<br \/>\nfilosofo della religione: \u201cAttendiamo il Messia. I cristiani credono che egli sia gi\u00e0 venuto, che sia andato<br \/>\nvia e che ritorner\u00e0. Io credo che, finora, non sia venuto, ma che verr\u00e0 un giorno. Perci\u00f2 vi faccio una<br \/>\nproposta: attendiamolo insieme. Quando verr\u00e0, gli domanderemo, semplicemente: sei gi\u00e0 stato qui? E<br \/>\nallora, spero di stargli cos\u00ec tanto vicino da potergli sussurrare all'orecchio: 'non rispondere'.\u201d<br \/>\nAmen.<br \/>\n<br \/>\nI lettura: v. testo della predicazione<br \/>\nII lettura: Marco 12, 28-34<br \/>\n28 Uno degli scribi che li aveva uditi discutere, visto che egli aveva risposto bene a loro, si avvicin\u00f2 e gli<br \/>\ndomand\u00f2: \u00abQual \u00e8 il primo di tutti i comandamenti?\u00bb 29 Ges\u00f9 rispose: \u00abIl primo \u00e8: \"Ascolta, Israele: il<br \/>\n<br \/>\nSignore, nostro Dio, \u00e8 l'unico Signore. 30 Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta<br \/>\nl'anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua\". 31 Il secondo \u00e8 questo: \"Ama il tuo prossimo<br \/>\ncome te stesso\". Non c'\u00e8 nessun altro comandamento maggiore di questi\u00bb. 32 Lo scriba gli disse: \u00abBene,<br \/>\nMaestro! Tu hai detto, secondo verit\u00e0, che egli \u00e8 l'unico e che non v'\u00e8 alcun altro all'infuori di lui; 33 e<br \/>\nche amarlo con tutto il cuore, con tutto l'intelletto, con tutta la forza, e amare il prossimo come se stesso,<br \/>\n\u00e8 molto pi\u00f9 di tutti gli olocausti e i sacrifici\u00bb. 34 Ges\u00f9, vedendo che aveva risposto con intelligenza, gli<br \/>\ndisse: \u00abTu non sei lontano dal regno di Dio\u00bb. E nessuno osava pi\u00f9 interrogarlo.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-6\">\n\t<td class=\"column-1\">02.08.2026<\/td><td class=\"column-2\">IX Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Geremia 1, 4-10 <\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">4 La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: 5 \u00abPrima che io ti avessi formato nel grembo di<br \/>\ntua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito<br \/>\nprofeta delle nazioni\u00bb. 6 Io risposi: \u00abAhim\u00e8, Signore, DIO, io non so parlare, perch\u00e9 non sono che un<br \/>\nragazzo\u00bb. 7 Ma il SIGNORE mi disse: \u00abNon dire: \"Sono un ragazzo\", perch\u00e9 tu andrai da tutti quelli ai<br \/>\nquali ti mander\u00f2 e dirai tutto quello che io ti comander\u00f2. 8 Non li temere, perch\u00e9 io sono con te per<br \/>\nliberarti\u00bb, dice il SIGNORE. 9 Poi il SIGNORE stese la mano e mi tocc\u00f2 la bocca; e il SIGNORE mi<br \/>\ndisse: \u00abEcco, io ho messo le mie parole nella tua bocca. 10 Vedi, io ti stabilisco oggi sulle nazioni e sopra<br \/>\ni regni, per sradicare, per demolire, per abbattere, per distruggere, per costruire e per piantare\u00bb.<br \/>\n<br \/>\nConoscete quella sensazione, cara Comunit\u00e0, di essere troppo deboli, troppo piccoli, troppo poco preparati<br \/>\nper un compito che dovete affrontare o che magari vi siete scelto? La sensazione che, davanti a voi, si<br \/>\nerga una montagna grande, inconquistabile, di cose che dovete fare nei giorni seguenti? Una notizia triste,<br \/>\nche recate; un'operazione cui vi sottoponete; una nuova condizione di vita cui adattarvi? Qualcosa che vi<br \/>\ntocca, comunque; che, magari, pu\u00f2 cambiare la vostra vita in modo permanente e riguardo alla quale non<br \/>\nsapete ancora come andare avanti, dopo. Siffatte situazioni, in cui si sentiamo particolarmente davanti a<br \/>\nuna sfida, sono veri banchi di prova. Possono renderci insicuri, farci paura. Ma tali sfide possono anche<br \/>\ntrasmettere l'esperienza che siamo in grado di fare cose che, prima, non avremmo immaginato di riuscire a<br \/>\nfare. \u00c8 una regola di vita molto citata quella che dice di non evitare le situazioni che ci rendono insicuri o<br \/>\nche ci appaiono pericolose, affrontandole invece. Acquisire sicurezza e fiducia non si pu\u00f2 ottenere senza<br \/>\npadroneggiare situazioni della vita che, anche solo a pensarle all'inizio, ci hanno spaventati e che<br \/>\navremmo preferito risparmiarci.<br \/>\n\u00c8 di una situazione analoga che narra anche il nostro testo per la predicazione di oggi. L'abbiamo gi\u00e0<br \/>\nascoltato come lettura dall'Antico Testamento; il passo si trova all'inizio del libro di Geremia. Geremia<br \/>\nriceve da Dio un incarico. Che lo coglie del tutto impreparato e per il quale non si sente assolutamente<br \/>\nall'altezza. Fosse stato per lui, non l'avrebbe scelto, non si sarebbe offerto volontario n\u00e9 avrebbe spinto per<br \/>\nottenerlo. Ma ci\u00f2 non ha importanza. Secondo l'incarico ricevuto da Dio, dovr\u00e0 comparire davanti al<br \/>\npopolo e comunicargli i messaggi che Dio vuole dare a Israele e che sono tutt'altro che gradevoli. Dovr\u00e0<br \/>\nportare una critica aspra al comportamento tenuto da Israele. Dovr\u00e0 dirgli che si \u00e8 allontanato dalla via di<br \/>\nDio, volendo confidare soltanto in se stesso. Dovr\u00e0 dire al popolo, in modo chiaro e tondo, che deve<br \/>\nconvertirsi all'ubbidienza verso Dio, smettere di essere testardo e ritornare a ci\u00f2 che \u00e8 buono e salutare.<br \/>\nChi vorrebbe mai essere il latore di tali notizie? A chi piacerebbe esercitare una critica cos\u00ec aspra verso il<br \/>\nproprio popolo, la propria comunit\u00e0, verso coloro che ci sono vicini?<br \/>\nE cos\u00ec non desta meraviglia che Geremia sia tutt'altro che entusiasta dell'incarico ricevuto. Avrebbe<br \/>\npreferito diventare qualcosa di diverso da un profeta, per giunta del tipo che non \u00e8 considerato in patria. Si<br \/>\nrifiuta; si sente troppo giovane, non all'altezza del carico che gli viene posto sulle spalle. Ma Dio vede le<br \/>\ncose in modo affatto diverso. Dio insiste a inviare Geremia al popolo d'Israele per comunicagli la Parola<br \/>\ndi Dio. Dio sa che Geremia sar\u00e0 in grado di farlo, mentre Geremia stesso non se ne crede assolutamente<br \/>\ncapace. Dio vede in Geremia pi\u00f9 di quanto egli stesso non veda in s\u00e9, con la sua esitazione e paura. Dio<br \/>\npromette a Geremia il suo aiuto. Lo aiuter\u00e0, lo protegger\u00e0, non lo lascer\u00e0 solo quando le resistenze esterne<br \/>\ne i dubbi interni sembreranno prendere il sopravvento. Geremia non ha scelta. Dio lo chiama ad essere<br \/>\nprofeta, gli conferisce un incarico cui Geremia non si pu\u00f2 sottrarre. Fin da subito, ha un nuovo compito<br \/>\nesistenziale; deve affrontare la sfida che gli viene posta davanti. Deve affrontare Israele viso a viso,<br \/>\nparlare alla sua coscienza, pronunciare verit\u00e0 sgradevoli. Geremia avrebbe preferito evitarlo, ma le fughe<br \/>\nnon servono, quando la vita ci pone in situazioni che dobbiamo affrontare.<br \/>\nDio non riconosce alcun valore alle scuse accampate da Geremia, con cui cerca di sottrarsi al compito<br \/>\nprevisto per lui. Ma gli assicura che sar\u00e0 in grado di affrontare la situazione per la quale Dio lo ha scelto.<br \/>\nDio ha in mente per Geremia grandi cose; \u00e8 cos\u00ec fin dall'inizio. Deve credere in se stesso, farsi coraggio,<br \/>\nessere fiducioso. Dovr\u00e0 confidare che Dio non lo lascer\u00e0 solo, che lo aiuter\u00e0 e che gli dar\u00e0 la forza per<br \/>\n<br \/>\nfare quel che deve. Quando Geremia si accinge ad affrontare il compito affidatogli, le cose vanno in<br \/>\nmaniera affatto diversa da quella attesa. Geremia diventa un profeta grande e importante del popolo. Il suo<br \/>\ncammino esistenziale non \u00e8 facile, ma si sente vicolato al suo compito e cresciuto per esserne all'altezza.<br \/>\nEsso gli apre orizzonti nuovi, anche se guida la sua vita in un modo che egli non avrebbe mai immaginato.<br \/>\nLa chiamata di Geremia a diventare profeta fa parte dei racconti straordinari della Bibbia, riguardanti<br \/>\npersone che vengono prese al servizio di Dio. \u00c8 una storia straordinaria, ma non \u00e8 del tutto unica. La<br \/>\nBibbia narra spesso del fatto che Dio compare all'improvviso, in modo inaspettato nella vita degli esseri<br \/>\numani, affidandogli la responsabilit\u00e0 di fare qualcosa per le persone, per la nostra societ\u00e0, per il mondo.<br \/>\nL'apostolo Paolo \u00e8 un altro di tali esempi. Come Geremia, anch'egli fu scelto per annunciare la Parola di<br \/>\nDio. Anche per Paolo, ci\u00f2 avvenne in modo del tutto inatteso e capovolse il suo percorso esistenziale.<br \/>\nQuesta svolta nella vita di Paolo, da persecutore dei seguaci di Ges\u00f9 ad annunciatore del Vangelo di Ges\u00f9<br \/>\nCristo, fu talmente spettacolare e impressionante che non solo venne raccontata molte volte, ma fu anche<br \/>\nillustrata con immagini molte volte. Il dipinto di Caravaggio nella cappella Cerasi, a Santa Maria del<br \/>\nPopolo, \u00e8 un esempio dell'interpretazione di tale evento, sotto forma di quadro notevole.<br \/>\nN\u00e9 Geremia n\u00e9 Paolo videro mai se stessi come profeti o testimoni della fede. Lo divennero, piuttosto,<br \/>\ncontrovoglia. Ma poi si dedicarono a questo compito con anima e corpo, senza limitazioni e a rischio di<br \/>\nessere dileggiati e perseguitati.<br \/>\nN\u00e9 Geremia n\u00e9 Paolo si concentrarono su se stessi. Non volevano entrare in scena, apparendo grandi, agli<br \/>\nocchi degli altri, con le loro azioni e impressionando con ci\u00f2 che compivano. Proprio al contrario.<br \/>\nGeremia avrebbe preferito evitare di chiamare il popolo alla conversione, mettendolo in guardia circa le<br \/>\nconseguenze del suo allontanamento da Dio. Il popolo si era allontanato dal suo Dio, ponendo la propria<br \/>\nvolont\u00e0 al di sopra della fedelt\u00e0 a Dio; aveva dimenticato l'amore di Dio e i suoi atti salvifici. Geremia<br \/>\nvide arrivare la sventura; come erano cambiate le condizioni; come il popolo calpestasse il diritto e la<br \/>\ngiustizia, dando priorit\u00e0 a potere e prestigio rispetto a diritto e misericordia. Non si poteva andare avanti<br \/>\ncos\u00ec. E Geremia avr\u00e0 ragione. Di fatto, le cose divennero negative per Israele. Il paese fu conquistato;<br \/>\nmolti furono deportati in esilio, anche Geremia.<br \/>\nIn nessun libro della Bibbia incontriamo la figura di un profeta cos\u00ec nitidamente, cos\u00ec chiaramente come<br \/>\nnel caso di Geremia. Ci\u00f2 rende tale libro e la persona di Geremia tanto unici. E ci\u00f2 fa s\u00ec che questo<br \/>\nprofeta, al tempo stesso, con i suoi modi diretti parli al nostro tempo. Ascoltiamo i moniti inviati dalla<br \/>\nnostra epoca, i segnali che provengono dalle circostanze, in cui abbiamo portato il mondo? I pericoli non<br \/>\nsono diventati pi\u00f9 piccoli, in confronto all'epoca in cui Geremia port\u00f2 in Israele il messaggio di Dio. Oggi,<br \/>\nnoi avvertiamo le conseguenze della spinta espansionistica europea e degli atteggiamenti coloniali in<br \/>\nmodo che non \u00e8 mai stato cos\u00ec chiaro. La distribuzione delle risorse; i tentativi disperati delle persone di<br \/>\narrivare in Europa partendo da territori dove ci sono guerra e fame, parlano una lingua chiara. Anche le<br \/>\nconseguenze del cambiamento climatico sono tali da non poter pi\u00f9 far finta di non vederle, qui in Europa<br \/>\ne ancor di pi\u00f9 in altri Paesi della terra. Alexander von Humboldt, gi\u00e0 all'inizio del XIX secolo, aveva<br \/>\nmesso in guardia dalle conseguenze di un disboscamento spietato delle foreste pluviali del Sudamerica,<br \/>\ncominciato l\u00ec dagli europei. Ci appare singolarmente moderno e proprio profetico il fatto che Humboldt<br \/>\navesse capito il funzionamento degli ecosistemi, l'importanza degli alberi come depositi di acqua e<br \/>\nproduttori di ossigeno, e che la Natura non vada compresa solo in modo puramente meccanico e<br \/>\nfunzionale, ma come organismo vivente, da proteggere.<br \/>\nAvvertiamo le conseguenze delle nostre azioni anche nelle strutture fragili della convivenza, qui in Europa<br \/>\nma anche altrove. Le tante persone che, attualmente, fuggono, cercando tranquillit\u00e0 e pace per la loro vita,<br \/>\nnon ci pongono di fronte solo a sfide fianziarie ed organizzative, ma anche di fronte alle questioni che<br \/>\nriguardano un ordine mondiale giusto, la parte avuta dalla politica coloniale ed espansionistica europea<br \/>\nnelle condizioni dell'Africa e del Vicino Oriente, la formazione di strutture commerciali ed economiche e<br \/>\nla responsabilit\u00e0 morale delle differenze crasse tra ricchi e poveri, non solo tra Paesi, ma anche nel cuore<br \/>\ndelle nostre citt\u00e0, nel nostro ambiente, qui a Roma, a Berlino e altrove.<br \/>\nCome Geremia mise in guardia il popolo ai suoi tempi, anche oggi ci sono voci che mettono in guardia,<br \/>\nche non sono interessate a mettere in scena se stesse, ma cui prema l'agire responsabile. Ce ne sono, di tali<br \/>\nvoci, in politica, in economia, nella Chiesa. Siamo ben consigliati a prestarvi attenzione, ad essere<br \/>\nsensibili riguardo ci\u00f2 che dev'essere protetto e custodito; ad essere attenti alle osservazioni e alle<br \/>\nindicazioni che, troppo spesso, vengono spinte sullo sfondo dalla gestione affannosa e autoreferenziale dei<br \/>\nmedia.<br \/>\nCome cristiani, siamo chiamati a non accontentarci di condizioni inique. Abbiamo una responsabilit\u00e0,<br \/>\ncome l'aveva Israele ai suoi tempi, quando Geremia gli mise davanti agli occhi ci\u00f2 di cui doveva essere<br \/>\ngrato a Dio. Lo aveva liberato dall'Egitto, protetto nel deserto, condotto nella terra in cui era diventato un<br \/>\n<br \/>\ngrande popolo. Dio ci ha protetto nelle grandi sventure; ci ha condotto fin qui e noi possiamo essere grati<br \/>\nper tutto ci\u00f2 che abbiamo ricevuto da lui: il poter vivere in condizioni di sicurezza e il non dover<br \/>\npreoccuparci su come cavarcela ogni giorno; le persone intorno a noi ci sostengono e ci donano<br \/>\nprotezione e amore; la terra in cui viviamo e alla cui vita possiamo contribuire; la nostra comunit\u00e0<br \/>\ncristiana, che ci sostiene e in cui possiamo sentirci a casa.<br \/>\nTutto il bene che Dio ha rivolto a noi, non dobbiamo e non vogliamo dimenticarlo. Ci infonde forza e<br \/>\nfiducia di superare anche i tempi difficili, confidando che Dio regga il nostro mondo e che la nostra vita<br \/>\nsia protetta presso di lui, anche e proprio nelle sfide e nei tempi difficili.<br \/>\nLa storia di Geremia \u00e8 la storia di una persona che riceve un incario da Dio in modo speciale. Non ogni<br \/>\nuomo e donna tra noi riceve un incarico cos\u00ec grande come quello di Geremia. Ma si possono nominare<br \/>\ndegli esempi che ci sono molto pi\u00f9 vicini del tempo di Geremia. Dietrich Bonhoeffer, teologo impegnato e<br \/>\ncoerente del XX secolo, spinto dalla responsabilit\u00e0 verso la propria coscienza cristiana, decise di entrare<br \/>\nnella Resistenza al regime nazionalsocialista. Ci\u00f2 cambi\u00f2 la sua vita in modo non meno permanente di<br \/>\nquanto accadde a Geremia e a Paolo. Per Bonhoeffer, signific\u00f2 interrompere il cammino appena intrapreso<br \/>\nnella teologia e nel pastorato. Fu gettato in prigione e, infine, fu giustiziato. Le lettere che scrisse in<br \/>\ncarcere sono testimonianze oltremodo profonde e impressionanti del fatto che la sua fede cristiana gli<br \/>\ndette la forza di resistere nel tempo, oltremodo difficile, della sua giovent\u00f9. Anche nel nostro immediato<br \/>\npresente ci sono persone coraggiose e integre, che non si lasciano corrompere n\u00e9 intimorire, ma che<br \/>\nrestano ferme nelle loro convinzioni, con coraggio e coerenza.<br \/>\nQuel che possiamo imparare da queste persone, cara Comunit\u00e0, \u00e8 la fiducia che Dio ci infonder\u00e0 la forza<br \/>\ndi padroneggiare i compiti davanti a cui ci pone la vita. Questi compiti sono di generi affatto differenti e<br \/>\nnon \u00e8 assolutamente necessario paragonare noi stessi a personaggi impressionanti come Geremia, Paolo o<br \/>\nBonhoeffer. Ma per ogni uomo e donna tra noi Dio ha pronto un compito. Questo compito pu\u00f2 apparire<br \/>\ndifficile, addirittura tanto arduo da spaventarci e da farci apparire deboli. La storia del profeta Geremia ci<br \/>\nmostra un'altra immagine. Ci mostra che Dio accompagna il cammino della nostra vita; che ci dar\u00e0 la<br \/>\nforza per il compito che dobbiamo affrontare. E cos\u00ec il nostro testo per la predicazione \u00e8, nel suo nucleo,<br \/>\nun grande incoraggiamento per noi tutti. \u00c8 l'incoraggiamento a fare per questo mondo, pieni di speranza e<br \/>\nfiducia, quel che abbiamo capito essere giusto e salutare. \u00c8 l'incoraggiamento del sapere che la nostra vita<br \/>\n\u00e8 nelle mani di Dio e che egli la condurr\u00e0 a buona fine. \u00c8 l'incoraggiamento del sapere che non siamo soli<br \/>\ncon le nostre preoccupazioni e paure, ma che Dio \u00e8 con noi, ci custodisce e ci accompagna sicuramente.<br \/>\nAmen.<br \/>\n<br \/>\nLetture ><br \/>\n<br \/>\nI lettura: v. testo di predicazione<br \/>\nII lettura: Matteo 13, 44-46<br \/>\n44 \u00abIl regno dei cieli \u00e8 simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato,<br \/>\nnasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.<br \/>\n45 \u00abIl regno dei cieli \u00e8 anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; 46 e, trovata una perla<br \/>\ndi gran valore, se n'\u00e8 andato, ha venduto tutto quello che aveva e l'ha comprata.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-7\">\n\t<td class=\"column-1\">26.07.2026<\/td><td class=\"column-2\">VIII Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Giovanni 9, 1-7<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Spitzenberger<\/td><td class=\"column-5\">16 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guaster\u00e0 lui; poich\u00e9 il tempio di Dio \u00e8 santo; e questo tempio siete voi.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-8\">\n\t<td class=\"column-1\">19.07.2026<\/td><td class=\"column-2\">VII Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Ebrei 13, 1-3<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Spitzenberger<\/td><td class=\"column-5\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-9\">\n\t<td class=\"column-1\">12.07.2026<\/td><td class=\"column-2\">VI Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Deuteronomio 7, 6-12<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">Cara Comunit\u00e0, che cosa occorre per costruire una comunit\u00e0? I cristiani luterani di Roma si posero questa domanda oltre 100 anni fa; non pensavano a un'area edificabile, a un architetto e a materiale edilizio per costruire un grande edificio. Tutto questo venne dopo. I cristiani protestanti di Roma pensarono su scala molto pi\u00f9 piccola. Per loro, ad essere importante era, soprattutto, riunirsi per celebrare il loro culto; era poter celebrare secondo la loro liturgia. Era lodare e glorificare Dio; poter esprimere la loro fede luterana in mezzo alla fede cattolica romana, nel cuore di Roma, che allora era governata dal papa. Le condizioni esterne erano molto modeste. Non c'era alcuna chiesa evangelica, n\u00e9 poteva esserci. Dovette nascere, anzitutto, una comunit\u00e0 evangelica. L'iniziativa fu presa da alcuni cristiani luterani impegnati, tra cui in particolare il Legato prussiano; grazie a loro, si arriv\u00f2 alla nascita di una comunit\u00e0 evangelica, di quella comunit\u00e0 che, adesso, \u00e8 formata da noi. Comunit\u00e0  i cui inizi furono nei culti tenuti nel salotto del Legato prussiano, al Teatro di Marcello, prima che fosse costruita una piccola cappella sul Campidoglio. Alla costruzione della Christuskirche, in cui oggi celebriamo il culto, si arriv\u00f2 molto pi\u00f9 tardi.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-10\">\n\t<td class=\"column-1\">05.07.2026<\/td><td class=\"column-2\">V Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Luca 5, 1-11<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">Probabilmente, conoscete la storia, ragguardevole sotto molti aspetti, della comunit\u00e0 evangelica luterana di Roma. Illustra in modo molto convincente il testo per la predicazione odierna. Che cosa occorre per costuire una comunit\u00e0? Non occorre anzitutto un edificio di culto; non occorrono anzitutto strutture organizzative, uffici e ogni genere di commissioni per essere una comunit\u00e0 cristiana. Tutto questo pu\u00f2 diventare importante e sappiamo, grazie alla storia delle Chiese cristiane di ogni confessione che, di norma, ad un certo punto si arriva a formare tali strutture. Ad un certo punto si costruiscono edifici,: all'inizio, di solito chiese molto semplici; poi, cattedrali sempre pi\u00f9 splendide. Ad un certo punto, ci sono uffici; all'inizio, solo quelli che riguardano compiti semplici nella comunit\u00e0; pi\u00f9 in l\u00e0, anche quelli che servono alla rappresentanza e alla dirigenza. Le strutture si fanno pi\u00f9 complesse; gli uffici si moltiplicano; la Chiesa diventa un'istituzione grande, talvolta imperscrutabile. Nel caso di istituzioni che diventano sempre pi\u00f9 grandi, ci\u00f2 \u00e8 pressoch\u00e9 inevitabile e, di per s\u00e9, non \u00e8 un aspetto problematico o da criticare. Se la Chiesa entra, in modo sempre pi\u00f9 forte, negli ambiti della vita sociale, le occorrono allora anche strutture adeguate. Talvolta, per\u00f2, ci sono situazioni in cui dobbiamo domandarci quale sia il nucleo della Chiesa, della comunit\u00e0 cristiana.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-11\">\n\t<td class=\"column-1\">28.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">Pietro e Paolo<\/td><td class=\"column-3\">\"Deutsche Messe\" Franz Schubert<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">Guardando al nostro testo per la predicazione, salta agli occhi che Paolo, in questo passo, parla di \u201ccostruzione\u201d della comunit\u00e0, del suo \u201cfondamento\u201d e del suo \u201carchitetto\u201d in modo molto specifico. La \u201ccostruzione\u201d \u00e8 immagine della fondazione, dell'edificazione della comunit\u00e0, non di un edificio di pietra o di legno. La costruzione dell'edificio di una chiesa non \u00e8 stata effettuata n\u00e9 a Corinto n\u00e9 altrove n\u00e9 da Paolo n\u00e9 da altri, nel primo periodo del cristianesimo. Non ci si poteva pensare neanche lontanamente, perch\u00e9 all'epoca i cristiani erano piccoli gruppi che dovevano trovarsi il loro posto in mezzo a una societ\u00e0 non cristiana. Nessuno, allora, pensava a edifici e a complesse strutture organizzative. Tutto questo venne dopo. La \u201ccostruzione\u201d di cui parla Paolo \u00e8, invece, la comunit\u00e0 stessa. La \u201cChiesa\u201d, qui, \u00e8 dunque anzitutto e soprattutto la \u201ccomunit\u00e0\u201d. E infine \u00e8 per tale motivo che Martin Lutero, nella sua traduzione del Nuovo Testamento, evit\u00f2 coerentemente la parola \u201cChiesa\u201d. Invece, ha sempre usato la parola \u201ccomunit\u00e0\u201d. Con ci\u00f2 volle esprimere l'idea che preme a Paolo nel nostro testo di oggi: \u201cChiesa\u201d \u00e8 soprattutto la comunit\u00e0 riunita per celebrare il culto, per proclamare la fede, per pregare e celebrare la Santa Cena. Edifici, istituzioni e uffici sono invece, alla lettera, \u201csecondari\u201d. Devono essere al servizio del Vangelo, ma non possono prenderne il posto.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-12\">\n\t<td class=\"column-1\">21.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">III Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Sonnengesang Francesco d'Assisi<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">L'immagine della \u201ccostruzione\u201d della comunit\u00e0 viene ulteriormente sviluppata, nel nostro testo. Paolo si definisce \u201carchitetto\u201d. In quanto apostolo di Ges\u00f9 Cristo, ha fatto nascere la comunit\u00e0 per incarico di Dio. Paolo non fu un dirigente della comunit\u00e0, n\u00e9 fu un vescovo o un altro tipo di dignitario. Fu, come apostolo, in cammino e fond\u00f2 comunit\u00e0, tra cui anche quella di Corinto. Ag\u00ec come un architetto che, di norma, non abita nelle case che progetta, ma che passa di progetto in progetto. Non \u00e8 un caso, pertanto, che nel nostro testo si dica che un altro costruisce sul fondamento posto da Paolo. Con ci\u00f2 s'intendono gli altri che, a Corinto, hanno \u201ccontinuato a costruire\u201d,  rafforzando e rinsaldando la comunit\u00e0. Ancor pi\u00f9 importante \u00e8 che Paolo relativizzi subito l'azione propria e altrui: essi sono gli operai della costruzione di Dio. Paolo stesso oper\u00f2, per grazia di Dio, a Corinto e il fondamento che pose non fu altri che Ges\u00f9 Cristo stesso. Per farlo non gli occorsero n\u00e9 pietre n\u00e9 cemento; nemmeno Paolo stesso, in quanto fondatore, costitu\u00ec il fondamento della comunit\u00e0. Come ogni altra comunit\u00e0 cristiana, compresa la nostra comunit\u00e0 di Roma, la comunit\u00e0 di Corinto \u00e8 fondata su null'altro che sulla fede in Ges\u00f9 Cristo.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-13\">\n\t<td class=\"column-1\">14.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">II Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Matteo 11, 25-30<\/td><td class=\"column-4\">Predicatrice Belli<\/td><td class=\"column-5\">Che cos\u00ec \u00e8, dobbiamo esserne consapevoli sempre, come comunit\u00e0 cristiana. La Chiesa cristiana ha bisogno di tempi di riflessione sul proprio fondamento, su ci\u00f2 che \u00e8 irrinunciabile e su ci\u00f2 cui, eventualmente, si pu\u00f2 rinunciare. Tale questione si pone con particolare urgenza, nella nostra situazione attuale. Come comunit\u00e0 evangelica luterana a Roma, non ne siamo forse interessati direttamente, ma in modo indiretto, s\u00ec. Nelle Chiese regionali evangeliche tedesche, la questione delle strutture ecclesiastice \u00e8, invece, oggetto di intensa discussione. Discussione diventata necessaria a causa dei numeri decrescenti dei membri delle Chiese, che hanno come conseguenza minori entrate e che quindi pongono la questione ineludibile di come adattare le strutture, costruite in molti anni, alle nuove condizioni. Meno denaro e meno membri di Chiesa rendono ineludibile meditare in modo nuovo su che cosa sia la Chiesa e su come debba apparire. Quali edifici, quali funzioni, quali attivit\u00e0 devono restare? Quali possono essere dismesse? Naturalmente, un tale processo \u00e8 tutt'altro che semplice. Devono essere prese decisioni dolorose, che quelli che dovranno prenderle e attuarle si risparmierebbero volentieri. Ma, talvolta, non si pu\u00f2 fare altrimenti. In modo indiretto, ne siamo interessati anche noi, qui, come comunit\u00e0, perch\u00e9 tale situazione \u00e8 indizio di un cambiamento di ampia portata, che non \u00e8 assolutamente limitato alle Chiese regionali evangeliche tedesche. In molti Paesi europei, la situazione delle Chiese, tanto cattoliche quanto evangeliche, non \u00e8 diversa. I motivi di ci\u00f2 sono molteplici e possono essere considerati in modo differente. Ma \u00e8 importante che noi, in una situazione siffatta, ci domandiamo: qual \u00e8 il nucleo della Chiesa cristiana? Di che cosa vive? Qual \u00e8 il suo segno distintivo inconfondibile che la differenzia da tutte le altre istituzioni e organizzazioni? Farlo \u00e8 necessario anche solo perch\u00e9 la Chiesa, nel corso della sua storia, \u00e8 cresciuta, diventando in grado di assumersi compiti che sono caratteristi della sua presenza nella societ\u00e0 e che sono certamente importanti, ma riguardo ai quali ci si pu\u00f2 domande se e fino a che punto facciano parte del nucleo della fede e vita cristiane. In alcune Chiese regionali si discute su quante comunit\u00e0 ci saranno in futuro, se cio\u00e8 il numero attuale possa o addirittura debba essere ridotto accorpando comunit\u00e0 in complessi pi\u00f9 grandi.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-14\">\n\t<td class=\"column-1\">14.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">II Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Matteo 11, 25-30<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Lenski<\/td><td class=\"column-5\">Tutto questo ha a che fare col nostro testo di predicazione perch\u00e9 l'immagine della costruzione della comunit\u00e0, che Paolo ci mette davanti, si occupa proprio di ci\u00f2: qual \u00e8 il fondamento della comunit\u00e0? Di che cosa vive, a prescindere da come appaiano le condizioni esterne? Qui a Roma e anche in altre comunit\u00e0 evangeliche in Italia questa domanda si pone in modo forse un po' diverso, ma non del tutto diverso. Si pone come questione di come la professione di fede evangelica possa apparire in una citt\u00e0, in un Paese di prevalente impronta cattolica, ma in cui il ruolo delle Chiese cristiane e della fede cristiana pure regredisce nella societ\u00e0. Come affrontiamo questa situazione? Come descriviamo il nucleo della nostra fede? Che cosa riteniamo essere il fondamento su cui \u00e8 costruita la nostra comunt\u00e0, la nostra Chiesa, la nostra fede?<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-15\">\n\t<td class=\"column-1\">07.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">I Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Atti degli Apostoli 4, 32-37<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Spitzenberger<\/td><td class=\"column-5\">\u201cNessuno pu\u00f2 porre altro fondamento oltre a quello gi\u00e0 posto, cio\u00e8 Cristo Ges\u00f9\u201d: cos\u00ec \u00e8 scritto nella frase che costituisce il nucleo del nostro testo di predicazione. Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il fondamento: \u00e8 un'immagine importante e consolante di ci\u00f2 su cui possiamo puntellarci in ogni nostro agire. Tutto ci\u00f2 che facciamo nella nostra Chiesa \u00e8 lavoro che si basa e si riferisce a questo fondamento. Edifichiamo comunit\u00e0 su questo fondamento; facciamo valere la nostra fede, su questo fondamento; diamo forma alla nostra vita in base a questo fondamento.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-16\">\n\t<td class=\"column-1\">31.05.2026<\/td><td class=\"column-2\">Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Numeri 6, 22\u201327<\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">Al tempo stesso, \u00e8 vero anche questo: tutto ci\u00f2 che facciamo in nome della nostra fede, in nome della Chiesa di Ges\u00f9 Cristo deve rispondere di come corrisponda a tale fondamento. Nel nostro agire, esprimendo concretamente la fede in Ges\u00f9 Cristo, consolando gli altri, essendo una benedizione per questo mondo. \u00c8 su questo che si misura ci\u00f2 che in noi ha costrutto e ci\u00f2 che passer\u00e0. Paolo lo descrive con l'immagine del giudizio ultimo, in cui si vedr\u00e0 che cosa rester\u00e0 e che cosa sar\u00e0 consumato dal fuoco. L'immagine dice: tutto ci\u00f2 che facciamo \u00e8 inserito nel grande constesto del piano di Dio per questo mondo. Non \u00e8 indifferente, ci\u00f2 per cui ci impegniamo, quale meta perseguiamo nella vita, su quale fondamento edifichiamo la nostra vita.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-17\">\n\t<td class=\"column-1\">03.04.2026<\/td><td class=\"column-2\">Venerd\u00ec Santo<\/td><td class=\"column-3\">II Corinzi 5, 17-21<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">Che ci\u00f2 non riesca sempre e che dobbiamo mettere in conto anche dei rovesci era cosa che non era chiara a nessuno pi\u00f9 che a Paolo stesso. Non fu assolutamente un apostolo e fondatore di comunit\u00e0 che ebbe sempre successo. Anch'egli fall\u00ec nel tentativo di fondare una comunit\u00e0. Non sappiamo neanche se riuscisse davvero convincere, con le sue lettere, le comunit\u00e0 da lui fondate. Paolo conosceva i problemi dell'edificazione di una comunit\u00e0 come nessun altro. Quando, nella lettera ai Corinzi, indica Ges\u00f9 Cristo come fondamento di ogni comunit\u00e0 cristiana, dobbiamo perci\u00f2 presumere che sapesse di che cosa scriveva. E inoltre dobbiamo considerare indicazione irrinunciabile e fondante in senso stretto, per la nostra situazione di Chiesa di Ges\u00f9 Cristo, oggi, ci\u00f2 su cui anche noi possiamo puntellarci, con tutti i nostri sforzi, per dare voce e far ascoltare la nostra fede nella quotidianit\u00e0 del mondo.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-18\">\n\t<td class=\"column-1\">22.03.2026<\/td><td class=\"column-2\">Domenica Iudica<\/td><td class=\"column-3\">Ebrei 13, 12-14<\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">Alla fine del nostro testo di predicazione, Paolo riassume in modo forte ci\u00f2 di cui vuole convincere, con la sua lettera, la comunit\u00e0 di Corinto. \u201cSiete il tempio di Dio\u201d, dice, \u201clo Spirito di Dio abita in voi\u201d. Paolo scrive questo a persone che abitavano in una citt\u00e0 piena di templi e di statue di dei. A Corinto, come in altre citt\u00e0 antiche, essi erano presenza costante: al mercato, nelle strade principali, di continuo vi venivano offerti sacrifici e invocati gli dei. Qui a Roma ci si pu\u00f2 fare un'idea della presenza di divinit\u00e0 greche e romane nel Foro Romano e negli adiacenti Fori Imperiali, nel cuore di una citt\u00e0 antica. In tempi posteriori, qui a Roma al loro posto comparvero innumerevoli chiese. \u201cSiete il tempio di Dio\u201d: questo distoglie lo sguardo dagli edifici e lo dirige verso noi stessi, verso i credenti in Ges\u00f9 Cristo. Siamo noi ad essere responsabili di che cosa significhi la fede cristiana nel mondo e  di che cosa operi per il mondo. Lo Spirito Santo di Dio abita in noi, non in edifici di templi e nemmeno tra le mura delle chiese.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-19\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\">E cos\u00ec il testo della predicazione di questa domenica ci dice, in ultima analisi, che viviamo della forza di Dio e della sua grazia e che possiamo operare nel mondo. Il suo Spirito Santo, che riceviamo nel battesimo, ci rende capaci di operare in questo modo e per questo mondo, pieni di fiducia e speranza. La nostra comunit\u00e0, tutte le comunit\u00e0 cristiane, le Chiese cristiane di ogni confessione si fondano su questa promessa. Essa ci rende certi che Dio sostiene i suoi, anche in tempi in cui si prospettano cambiamenti e la Chiesa cristiana deve riorganizzarsi in modo nuovo.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-20\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\">Amen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-21\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\">Che si occupassero solo delle questioni assistenziali della comunit\u00e0, \u00e8 cosa di cui si pu\u00f2 a buon diritto dubitare, anche se il nostro testo vuole suscitare quest'impressione. Di due di questi uomini, cio\u00e8 di Stefano e di Filippo, sentiremo parlare, in modo pi\u00f9 preciso, pi\u00f9 in l\u00e0. Compaiono come annunciatori e missionari, che testimoniano il Vangelo di Ges\u00f9 Cristo a Gerusalemme e altrove. Non sono quindi specializzati nell'assistenza ai poveri a Gerusalemme, ma sono testimoni attivi del Vangelo e annunciatori attivi sul piano missionario. Nel testo, quindi, si avverte una certa tensione. Essa si mostra anche nel fatto che il problema dell'assistenza non fu risolto semplicemente istituendo un gruppo di addetti, perch\u00e9 le risorse non aumentarono per questo solo fatto. Inoltre, non viene riferito come fu risolto il problema sorto.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-22\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\">La ripartizione del lavoro di cui parla il testo, quindi, va pi\u00f9 in profondit\u00e0. Nel suo nucleo, \u00e8 la differenziazione di forme diverse di annuncio del Vangelo. Accanto agli apostoli, compaiono i sette, con la loro forma peculiare di diffusione del Vangelo. Anche questo aspetto, quello della varit\u00e0 delle forme con cui viene annunciato il Vangelo, non \u00e8 cambiato fino ad oggi. Si pu\u00f2 riconoscere nelle nostre Chiese, qui a Roma e altrove.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-23\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\">\u00c8 dunque uno scorcio di storia degli inizi della comunit\u00e0 di Gerusalemme, quello che ci descrive il nostro testo di oggi. Ci mette davanti agli occhi che cosa, nella comunit\u00e0 cristiana, contava fin dall'inizio e conta ancora oggi. Sostegno di coloro che hanno bisogno del nostro aiuto; prestare attenzione alla comunione e alla solidariet\u00e0, alla disponibilit\u00e0 a trovare soluzioni costruttive ai conflitti e, non per ultimo, alla variet\u00e0 delle forme in cui il Vangelo viene annunciato e vissuto. La comunit\u00e0 di Gerusalemme ha tratto profitto, evidentemente, dalla situazione di conflitto descritta. Ci\u00f2 \u00e8 sottolineato alla fine del passo degli Atti: la comunit\u00e0 cresceva, il Vangelo si diffondeva.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-24\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\">Gli altri testi della domenica odierna gettano ulteriori fasci luminosi su questo argomento: il versetto settimanale afferma che un giorno saremo misurati sul modo con cui avremo agito verso i pi\u00f9 deboli, su come avremo prestato attenzione ai bisognosi. Il testo tratto dall'Antico Testamento riporta le regole date da Dio al suo popolo per la vita comune, affinch\u00e9 sia santo. Al centro, c'\u00e8 il comandamento dell'amore. La parabola del Buon Samaritano, tratta dal Vangelo di Luca, presenta infine un caso concreto di amore del prossimo. Il samaritano non si chiede chi sia, l'uomo che giace, derubato e senza forze, sul ciglio della strada. Si cura di lui, gli d\u00e0 ci\u00f2 di cui ha bisogno in quella situazione d'emergenza.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-25\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\">Il nostro testo per la predicazione, tratto dagli Atti, ci mostra in tal modo, insieme con altri testi di questa domenica, come noi, comunit\u00e0 cristiana, possiamo vivere in questo mondo. Questi testi ci mostrano che cosa \u00e8 importante nel rapporto tra noi e nella testimonianza del Vangelo nel mondo e per il mondo. Lasciamo che questi testi, dei primi tempi del cristianesimo e dell'Antico Testamenco, ci si ispirino a testimoniare in modo vivido e a vivere la nostra fede qui e oggi. Che il Signore ci aiuti a farlo.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-26\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\">Amen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-27\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-28\">\n\t<td class=\"column-1\"><\/td><td class=\"column-2\"><\/td><td class=\"column-3\"><\/td><td class=\"column-4\"><\/td><td class=\"column-5\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<!-- #tablepress-13 from cache --><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"parent":505,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-9533","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9533","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9533"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9533\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9550,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9533\/revisions\/9550"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/505"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9533"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}