{"id":9533,"date":"2026-08-11T12:30:53","date_gmt":"2026-08-11T10:30:53","guid":{"rendered":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/?page_id=9533"},"modified":"2026-08-12T11:47:57","modified_gmt":"2026-08-12T09:47:57","slug":"predigtarchiv","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/gottesdienste\/predigtarchiv\/","title":{"rendered":"Archivio dei prediche"},"content":{"rendered":"<p>\n<table id=\"tablepress-13\" class=\"tablepress tablepress-id-13\">\n<thead>\n<tr class=\"row-1\">\n\t<th class=\"column-1\">Dato<\/th><th class=\"column-2\">Nome del giorno<\/th><th class=\"column-3\">Testo della predica<\/th><th class=\"column-4\">Predicatore<\/th><th class=\"column-5\">Predica<\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody class=\"row-striping row-hover\">\n<tr class=\"row-2\">\n\t<td class=\"column-1\">09.08.2026<\/td><td class=\"column-2\">X Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Romani 11, 25-32  <\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">Ogni tanto, cara Comunt\u00e0, \u00e8 necessario meditare sulle questioni centrali della nostra fede cristiana. Quali sono i fondamenti del nostro convincimento cristiano e della nostra vita cristiana; che cosa \u00e8 irrinunciabile; di che cosa \u00e8 fatto il nucleo della nostra fede, che le conferisce struttura e contenuto, che rende riconoscibile questa fede e, quindi, la rende distinguibile dalle altre religioni e dalle altre convinzioni non religiose? \u00c8 importante chiarirselo, ogni tanto, perch\u00e9 la fede cristiana non consiste semplicemente di dichiarazioni politiche e di impegno sociale, per quanto sia importante dar voce pubblicamente alla professione di fede cristiana. E quindi, di che cosa \u00e8 fatto il nucleo della nostra fede? Di certo, a ognuno di noi, uomo o donna, vengono in mente subito alcune cose: la professione di fede, il Padre nostro, il battesimo, la S. Cena, i testi della Bibbia. Tutto questo ne fa parte. Ma, talvolta, dobbiamo interrogarci con maggior precisione su quali siano i fondamenti della fede; su quali siano i suoi aspetti specifici; su come sia nata. La X Domenica dopo Trinitatis, che porta anche il nome di \u201cDomenica d\u2019Israele\u201d, offre l\u2019occasione di riflettere su un tale segno distintivo, essenziale e irrinunciabile, della nostra fede. Il testo per la predicazione di questa domenica ce lo presenta in tutta la sua carica esplosiva e la sua complessa variet\u00e0. Il testo \u00e8 tratto dalla Lettera dell\u2019apostolo Paolo ai Romani. Lo abbiamo ascoltato in precedenza come lettura dell\u2019epistola. \u00c8 uno dei testi pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 accurati sul rapporto tra fede cristiana e fede ebraica. Tale rapporto \u00e8 importante anche solo per il fatto che la fede cristiana \u00e8 sorta dentro l\u2019ebraismo. Ges\u00f9 era ebreo, come pure erano ebrei Pietro e tutti gli altri discepoli, uomini e donne, di Ges\u00f9 e le persone del suo ambiente, anche quelle con cui entr\u00f2 in conflitto, come i farisei, con cui Ges\u00f9 fu spesso in contrasto sull\u2019interpretazione della Torah, la Legge ebraica. E s\u00ec, tali contrasti furono, in seguito, interpretati dai cristiani come conflitti tra cristiani ed ebrei. Sono cos\u00ec stati considerati come storia dell\u2019esegesi antiebraica, in cui gli ebrei furono disprezzati, attaccati e pi\u00f9 tardi anche perseguitati e uccisi. Tutto ci\u00f2 fa parte della storia, funesta e terribile, dell\u2019antiebraismo cristiano; storia che ebbe il suo punto pi\u00f9 basso, sconvolgente e triste, nell\u2019inimmaginabile atrocit\u00e0 dell\u2019assassinio di milioni di ebrei per opera dei nazionalsocialisti. La Domenica d\u2019Israele serve anche sempre a noi cristiani per ricordarci che cosa \u00e8 stato fatto al popolo ebraico. Per ricordarci che anche le Chiese cristiane ebbero parte al tanto dolore che fu causato ai consimili ebrei. Quest\u2019idea non \u00e8 importante solo perch\u00e9 ordina di ottemperare alla responsabilit\u00e0 morale di ammettere la colpa e il fallimento di non aver creduto con maggior coraggio, di non aver dichiarato la fede con meno timore, di non aver opposto pi\u00f9 chiara resistenza quando i nostri fratelli e sorelle ebrei furono attaccati, perseguitati e assassinati. Quest\u2019idea \u00e8 importante anche perch\u00e9 la storia dell\u2019antigiudaismo cristiano ha una parte rilevante nella grande sofferenza causata al popolo ebraico nel corso della sua storia. Molto presto i cristiani presero a riferire a se stessi le promesse di Dio al suo popolo eletto, togliendole al popolo d\u2019Israele. Con ci\u00f2 compirono un notevole passo avanti nell\u2019ostilit\u00e0 verso l\u2019ebraismo. Molto presto, i cristiani cominciarono a diffamare gli ebrei, definendoli \u201cdeicidi\u201d bench\u00e9, naturalmente, fossero stati i romani, e non gli ebrei, a crocifiggere Ges\u00f9. Molto presto, i cristiani cominciarono ad allontanare da s\u00e9 i<br \/>\n<br \/>\nconsimili ebrei e ad allontanarsi da loro. Da ci\u00f2 nacque l\u2019antisemitismo cristiano, che port\u00f2 ad addossare la colpa agli ebrei di ogni possibile cosa: epidemie, peste e altre sventure; gli ebrei furono ogetto di pratiche e accuse assurde. Anche su questo bisogna riflettere oggi, Domenica d\u2019Israele. Il ricordo di questa sciagurata storia ci guarda dal linguaggio insensibile e dai giudizi che non operano distinguo. Ma ci guarda anche dal lasciar rianimare vecchi pregiudizi, come quelli di una presunta superiorit\u00e0 del cristianesimo rispetto all\u2019ebraismo o di una presunt\u00e0 inferiorit\u00e0 dell\u2019Antico Testamento rispetto al Nuovo Testamento. Quanto presto tali pregiudizi devastanti possano essere rianimati lo abbiamo sperimentato in molti modi nell\u2019attentato terroristico, sconvolgente e brutale, attuato da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023. Fu sconcertante vedere quanto presto facessero i sentimenti antisemiti a tornare in molti Paesi europei, negli USA e in altri Stati e quanto spesso, nelle dimostrazioni e manifestazioni in centro si esprimesse una solidariet\u00e0 indifferenziata e a malapena tollerabile con il popolo palestinese. Con questa predica non si vuole assolutamente giustificare la politica dello Stato d\u2019Israele e la sua azione militare nella Striscia di Gaza. Si tratta, invece, di essere, noi cristiani, gente dalle orecchie aperte e sensibile ai casi di antiebraismo o antisemitismo e di essere attenti a quanto velocemente siano agiti attacchi alla dignit\u00e0 degli ebrei e atti di ostilit\u00e0 contro di loro. Noi cristiani abbiamo ogni motivo per farlo; fa parte dei nostri obblighi e responsabilit\u00e0 irrinunciabili verso la nostra stessa fede. Ma c\u2019\u00e8 un motivo ulteriore per cui \u00e8 importante che noi cristiani ci occupiamo delle radici ebraiche della nostra fede. I contrasti tra Ges\u00f9 e i consimili ebrei suoi contemporanei sono dibattiti interni all\u2019ebraismo su come vadano interpretati gli scritti e le tradizioni ebraici. Queste discussioni presuppongono sempre che tutti gli interessati si sforzino di interpretare la fede in Dio, che ha scelto Israele e lo ha guidato e custodito nel corso della sua storia, in modo tale che possa corrispondervi con la sua vita. Su come ci\u00f2 debba avvenire, tanto allora quanto oggi c\u2019erano e ci sono diverse concezioni. Comprendiamo nel modo giusto i testi del Nuovo Testamento solo quando li leggiamo in tale contesto. Ma ad essere ebrei non erano solo Ges\u00f9 e la gente del suo ambiente. Anche Paolo era ebreo. Lo rimarca di continuo nelle sue lettere, molto chiaramente. Paolo, inizialmente, aveva addirittura perseguitato i seguaci di Ges\u00f9, perch\u00e9 era dell\u2019idea che professarsi per Ges\u00f9, ritenendolo il Cristo, non fosse compatibile con la fede ebraica. Poi ebbe un\u2019esperienza che incise in profondit\u00e0, che gli lasci\u00f2 il convincimento che la fede in Ges\u00f9 Cristo fosse il fondamento per comprendere e vivere gli scritti e le tradizioni ebraici. Per Paolo, ci\u00f2 includeva che il Dio d\u2019Israele \u00e8 il Dio di tutti gli esseri umani, a prescindere dalla loro provenienza: che siano ebrei o non ebrei, che siano uomini o donne, liberi o schiavi. Dio vuole salvare tutti gli esseri umani per mezzo del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Chi crede in Ges\u00f9 Cristo, perci\u00f2, deve credere anche nel Dio d\u2019Israele. Questo, da allora in poi, non \u00e8 cambiato. Noi professiamo la fede nello stesso Dio cui rivolgono le loro preghiere anche i nostri fratelli e sorelle ebrei. Questo, da allora in poi, unisce la fede ebraica e quella cristiana e costituisce il fondamento comune di entrambe. La professione di fede in Ges\u00f9 come Cristo, invece, marca la differenza. I cristiani vedono in Ges\u00f9 il Messia, con cui si sono adempiute le speranze di salvezza di Dio. Gli ebrei non lo fanno. In ci\u00f2 risiede la differenza decisiva. Come cristiani, proclamiamo che Dio si \u00e8 rivelato in Ges\u00f9 Cristo e che la fede in lui conduce alla salvezza. Era cos\u00ec allora e oggi non \u00e8 diverso. Coloro che vedono in lui l\u2019inviato di Dio, anche e proprio di fronte alla sua morte crudele in croce, costituirono presto comunit\u00e0 proprie, all\u2019inizio all\u2019interno dell\u2019ebraismo e dopo poco anche al di fuori. Alla fede nell\u2019unico Dio, Dio d\u2019Israele, subentr\u00f2 la fede in Ges\u00f9 Cristo. Alla sua luce, da quel momento in poi si apr\u00ec una comprensione nuova anche della fede in Dio e degli scritti d\u2019Israele, che noi cristiani chiamiamo \u201cAntico Testamento\u201d. Divennero testimoni della fede non solo nel Dio d\u2019Israele, ma anche in Ges\u00f9 Cristo. Ma ebrei e cristiani possono davvero richiamarsi a un fondamento comune, se leggono in modo evidentemente differente gli stessi scritti, con e senza la professione di fede in Ges\u00f9 Cisto? La Domenica d\u2019Israele, cara Comunit\u00e0, \u00e8 la domenica dell\u2019anno ecclesiastico in cui dobbiamo riflettere su questa domanda importante. E, naturalmente, a questo riguardo siamo consapevoli di muoverci su un terreno molto sensibile. Le fonti della fede cristiana richiedono che affrontiamo questo compito e che troviamo una risposta chiara, sul piano della teologia, e corrispondente alla responsabilit\u00e0 etica. I testi rivolti a Israele valgono davvero nello stesso modo per le comunioni dei credenti in Ges\u00f9 Cristo? Questi testi possono essere letti semplicemente come rivolti a noi cristiani? \u00c8 evidente che non sia cos\u00ec semplice, perch\u00e9 molti comandamenti, come l\u2019osservanza del sabato, la circoncisione o le prescrizioni alimentari non sono considerati, nelle comunit\u00e0 cristiane, comandamenti obbligatori di Dio. Paolo, ebreo convertito a Ges\u00f9 Cristo, era fermamente convinto che la circoncisione e l\u2019osservanza del sabato non potessero pi\u00f9 essere vincolanti per coloro che sono \u201cin Cristo\u201d, perch\u00e9 al suo posto \u00e8 comparsa la fede in Ges\u00f9 Cristo. Ma come determinare il rapporto tra i cristiani da una parte e Israele, il popolo eletto da Dio, dall\u2019altra parte? \u00c8 proprio tale questione ci\u00f2 su cui Paolo medita intensamente nella Lettera ai Romani. Gli ha dato filo da torcere, non gli ha dato pace perch\u00e9, per lui, era la questione centrale. Come pu\u00f2 essere che Dio, in Ges\u00f9 Cristo, abbia offerto la salvezza a tutti gli esseri umani e che, al tempo stesso, Israele, il suo popolo eletto, non voglia riconoscerlo e voglia fare la propria strada? Il testo per la predicazione della domenica odierna \u00e8 l\u2019apice della lotta di Paolo per trovare risposta a questo problema. Paolo, per riuscirci, muove da due premesse che, per lui, sono ugualmente indiscutibili. Da una parte, Israele \u00e8 e resta il popolo eletto di Dio. Riguardo a ci\u00f2, non cambia nulla neanche la fede in Ges\u00f9 Cristo. D\u2019altra parte, la fede nel Vangelo di Ges\u00f9 Cristo \u00e8 la via alla salvezza per tutti gli esseri umani, ebrei e non ebrei. Ma che cosa ne \u00e8 di coloro che appartengono al popolo ebraico, ma che non credono in Ges\u00f9 Cristo? Questo problema fu, per Paolo, il problema pi\u00f9 grande e arduo della sua riflessione teologica. E non fu solo un problema teorico, che potesse risolvere con la riflessione teologica o in altro modo. Per Paolo, e oggi le cose non stanno altrimenti, con ci\u00f2 era a disposizione la fedelt\u00e0 stessa di Dio. Come comprendere le promesse di Dio al suo popolo, cos\u00ec che Israele sia e resti il popolo di Dio, ma, al tempo stesso, i credenti in Cristo siano destinatari alla pari di queste promesse? Paolo lotta con tale questione. Io stesso sono israelita, seme di Abraamo, della trib\u00f9 di Beniamino: cos\u00ec sottolinea in questa lettera. Dio non ha rigettato il suo popolo. Al popolo restano promesse tutte le prerogative e le promesse, anche a coloro, appartenenti al popolo ebraico che, come Paolo stesso, non credono in Ges\u00f9 Cristo. Paolo cerca di trovare una spiegazione, ricorrendo a un\u2019immagine, quella dell\u2019olivo di cui sono stati troncati dei rami e su cui ne sono innestati altri, che non provengono da quell\u2019olivo. Ma, ad un certo punto, anche i rami che appartengono all\u2019olivo saranno di nuovo innestati. In quest\u2019immagine, descritta poco prima del passo che costituisce il testo della predicazione odierna, Paolo non \u00e8 interessato ai particolari botanici; non si cura che siano plausibili e che si ritrovino in un manuale di olivicoltura. A Paolo, invece, preme di trovare una spiegazione, con quest\u2019immagine, del perch\u00e9 Dio cammini su vie diverse con parte di quel popolo eletto che non crede in Ges\u00f9 Cristo, e con chi, come Paolo stesso, ha trovato proprio questa fede. Per Paolo, il nocciolo della questione \u00e8 risolvere un problema che consiste nella spaccatura d\u2019Israele in queste due parti. Una parte, dice Paolo, \u00e8 stata temporaneamente indurita da Dio. Questa parte pertanto non ha, allo stato attuale, alcun accesso all\u2019idea della salvezza mediante il Vangelo. Ad un certo punto, Dio porr\u00e0 fine a questo indurimento. Allora, dice Paolo nel nostro testo, \u201ctutto Israele sar\u00e0 salvato\u201d. Dio stesso verr\u00e0 come \u201cliberatore di Sion\u201d, toglier\u00e0 la colpa da Israele e rinnover\u00e0 il patto con il popolo ebraico. Perch\u00e9 Dio faccia un cammino cos\u00ec complicato col suo popolo eletto \u00e8 domanda cui Paolo non sa rispondere. Lo definisce un mistero di Dio, espressione della sua ricchezza insondabile e delle sue decisioni imperscrutabili. Nel cuore della Domenica d\u2019Israele, cara Comunt\u00e0, c\u2019\u00e8 uno dei temi centrali della fede cristiana. La Chiesa e la teologia cristiane si sono spesso complicate la vita, cercando risposta alla questione del rapporto tra fede cristiana ed ebraica, tra Chiesa e Israele. Fa parte dei compiti importanti e permanenti quello di occuparsi intensamente di questo tema. La lotta di Paolo per trovare risposta alla questione del destino d\u2019Israele \u00e8 testimonianza impressionante che noi cristiani dobbiamo esssere, verso la fede ebraica, responsabili sul piano teologico e rispettosi e sensibili riguardo a fatto che, in ultima analisi, spetta a Dio decidere, segretamente, per quali strade proprie condurre verso la salvezza il suo popolo eletto e i credenti in Ges\u00f9 Cristo. Su tale fondamento deve aver luogo il dialogo ebraico-cristiano, nel rispetto reciproco delle rispettive diverse concezioni della fede. Ma qual \u00e8 la verit\u00e0, allora? A questo d\u00e0 una bellissima risposta un piccolo testo di Martin Buber, ebreo, filosofo della religione: \u201cAttendiamo il Messia. I cristiani credono che egli sia gi\u00e0 venuto, che sia andato via e che ritorner\u00e0. Io credo che, finora, non sia venuto, ma che verr\u00e0 un giorno. Perci\u00f2 vi faccio una proposta: attendiamolo insieme. Quando verr\u00e0, gli domanderemo, semplicemente: sei gi\u00e0 stato qui? E allora, spero di stargli cos\u00ec tanto vicino da potergli sussurrare all\u2019orecchio: \u2018non rispondere\u2019.\u201d<br \/>\n<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-3\">\n\t<td class=\"column-1\">02.08.2026<\/td><td class=\"column-2\">IX Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Geremia 1, 4-10 <\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">Conoscete quella sensazione, cara Comunit\u00e0, di essere troppo deboli, troppo piccoli, troppo poco preparati<br \/>\nper un compito che dovete affrontare o che magari vi siete scelto? La sensazione che, davanti a voi, si<br \/>\nerga una montagna grande, inconquistabile, di cose che dovete fare nei giorni seguenti? Una notizia triste,<br \/>\nche recate; un\u2019operazione cui vi sottoponete; una nuova condizione di vita cui adattarvi? Qualcosa che vi<br \/>\ntocca, comunque; che, magari, pu\u00f2 cambiare la vostra vita in modo permanente e riguardo alla quale non<br \/>\nsapete ancora come andare avanti, dopo. Siffatte situazioni, in cui si sentiamo particolarmente davanti a<br \/>\nuna sfida, sono veri banchi di prova. Possono renderci insicuri, farci paura. Ma tali sfide possono anche<br \/>\ntrasmettere l\u2019esperienza che siamo in grado di fare cose che, prima, non avremmo immaginato di riuscire a<br \/>\nfare. \u00c8 una regola di vita molto citata quella che dice di non evitare le situazioni che ci rendono insicuri o<br \/>\nche ci appaiono pericolose, affrontandole invece. Acquisire sicurezza e fiducia non si pu\u00f2 ottenere senza<br \/>\npadroneggiare situazioni della vita che, anche solo a pensarle all\u2019inizio, ci hanno spaventati e che<br \/>\navremmo preferito risparmiarci.<br \/>\n\u00c8 di una situazione analoga che narra anche il nostro testo per la predicazione di oggi. L\u2019abbiamo gi\u00e0<br \/>\nascoltato come lettura dall\u2019Antico Testamento; il passo si trova all\u2019inizio del libro di Geremia. Geremia<br \/>\nriceve da Dio un incarico. Che lo coglie del tutto impreparato e per il quale non si sente assolutamente<br \/>\nall\u2019altezza. Fosse stato per lui, non l\u2019avrebbe scelto, non si sarebbe offerto volontario n\u00e9 avrebbe spinto per<br \/>\nottenerlo. Ma ci\u00f2 non ha importanza. Secondo l\u2019incarico ricevuto da Dio, dovr\u00e0 comparire davanti al<br \/>\npopolo e comunicargli i messaggi che Dio vuole dare a Israele e che sono tutt\u2019altro che gradevoli. Dovr\u00e0<br \/>\nportare una critica aspra al comportamento tenuto da Israele. Dovr\u00e0 dirgli che si \u00e8 allontanato dalla via di<br \/>\nDio, volendo confidare soltanto in se stesso. Dovr\u00e0 dire al popolo, in modo chiaro e tondo, che deve<br \/>\nconvertirsi all\u2019ubbidienza verso Dio, smettere di essere testardo e ritornare a ci\u00f2 che \u00e8 buono e salutare.<br \/>\nChi vorrebbe mai essere il latore di tali notizie? A chi piacerebbe esercitare una critica cos\u00ec aspra verso il<br \/>\nproprio popolo, la propria comunit\u00e0, verso coloro che ci sono vicini?<br \/>\nE cos\u00ec non desta meraviglia che Geremia sia tutt\u2019altro che entusiasta dell\u2019incarico ricevuto. Avrebbe<br \/>\npreferito diventare qualcosa di diverso da un profeta, per giunta del tipo che non \u00e8 considerato in patria. Si<br \/>\nrifiuta; si sente troppo giovane, non all\u2019altezza del carico che gli viene posto sulle spalle. Ma Dio vede le<br \/>\ncose in modo affatto diverso. Dio insiste a inviare Geremia al popolo d\u2019Israele per comunicagli la Parola<br \/>\ndi Dio. Dio sa che Geremia sar\u00e0 in grado di farlo, mentre Geremia stesso non se ne crede assolutamente<br \/>\ncapace. Dio vede in Geremia pi\u00f9 di quanto egli stesso non veda in s\u00e9, con la sua esitazione e paura. Dio<br \/>\npromette a Geremia il suo aiuto. Lo aiuter\u00e0, lo protegger\u00e0, non lo lascer\u00e0 solo quando le resistenze esterne<br \/>\ne i dubbi interni sembreranno prendere il sopravvento. Geremia non ha scelta. Dio lo chiama ad essere<br \/>\nprofeta, gli conferisce un incarico cui Geremia non si pu\u00f2 sottrarre. Fin da subito, ha un nuovo compito<br \/>\nesistenziale; deve affrontare la sfida che gli viene posta davanti. Deve affrontare Israele viso a viso,<br \/>\nparlare alla sua coscienza, pronunciare verit\u00e0 sgradevoli. Geremia avrebbe preferito evitarlo, ma le fughe<br \/>\nnon servono, quando la vita ci pone in situazioni che dobbiamo affrontare.<br \/>\nDio non riconosce alcun valore alle scuse accampate da Geremia, con cui cerca di sottrarsi al compito<br \/>\nprevisto per lui. Ma gli assicura che sar\u00e0 in grado di affrontare la situazione per la quale Dio lo ha scelto.<br \/>\nDio ha in mente per Geremia grandi cose; \u00e8 cos\u00ec fin dall\u2019inizio. Deve credere in se stesso, farsi coraggio,<br \/>\nessere fiducioso. Dovr\u00e0 confidare che Dio non lo lascer\u00e0 solo, che lo aiuter\u00e0 e che gli dar\u00e0 la forza per<br \/>\n<br \/>\nfare quel che deve. Quando Geremia si accinge ad affrontare il compito affidatogli, le cose vanno in<br \/>\nmaniera affatto diversa da quella attesa. Geremia diventa un profeta grande e importante del popolo. Il suo<br \/>\ncammino esistenziale non \u00e8 facile, ma si sente vicolato al suo compito e cresciuto per esserne all\u2019altezza.<br \/>\nEsso gli apre orizzonti nuovi, anche se guida la sua vita in un modo che egli non avrebbe mai immaginato.<br \/>\nLa chiamata di Geremia a diventare profeta fa parte dei racconti straordinari della Bibbia, riguardanti<br \/>\npersone che vengono prese al servizio di Dio. \u00c8 una storia straordinaria, ma non \u00e8 del tutto unica. La<br \/>\nBibbia narra spesso del fatto che Dio compare all\u2019improvviso, in modo inaspettato nella vita degli esseri<br \/>\numani, affidandogli la responsabilit\u00e0 di fare qualcosa per le persone, per la nostra societ\u00e0, per il mondo.<br \/>\nL\u2019apostolo Paolo \u00e8 un altro di tali esempi. Come Geremia, anch\u2019egli fu scelto per annunciare la Parola di<br \/>\nDio. Anche per Paolo, ci\u00f2 avvenne in modo del tutto inatteso e capovolse il suo percorso esistenziale.<br \/>\nQuesta svolta nella vita di Paolo, da persecutore dei seguaci di Ges\u00f9 ad annunciatore del Vangelo di Ges\u00f9<br \/>\nCristo, fu talmente spettacolare e impressionante che non solo venne raccontata molte volte, ma fu anche<br \/>\nillustrata con immagini molte volte. Il dipinto di Caravaggio nella cappella Cerasi, a Santa Maria del<br \/>\nPopolo, \u00e8 un esempio dell\u2019interpretazione di tale evento, sotto forma di quadro notevole.<br \/>\nN\u00e9 Geremia n\u00e9 Paolo videro mai se stessi come profeti o testimoni della fede. Lo divennero, piuttosto,<br \/>\ncontrovoglia. Ma poi si dedicarono a questo compito con anima e corpo, senza limitazioni e a rischio di<br \/>\nessere dileggiati e perseguitati.<br \/>\nN\u00e9 Geremia n\u00e9 Paolo si concentrarono su se stessi. Non volevano entrare in scena, apparendo grandi, agli<br \/>\nocchi degli altri, con le loro azioni e impressionando con ci\u00f2 che compivano. Proprio al contrario.<br \/>\nGeremia avrebbe preferito evitare di chiamare il popolo alla conversione, mettendolo in guardia circa le<br \/>\nconseguenze del suo allontanamento da Dio. Il popolo si era allontanato dal suo Dio, ponendo la propria<br \/>\nvolont\u00e0 al di sopra della fedelt\u00e0 a Dio; aveva dimenticato l\u2019amore di Dio e i suoi atti salvifici. Geremia<br \/>\nvide arrivare la sventura; come erano cambiate le condizioni; come il popolo calpestasse il diritto e la<br \/>\ngiustizia, dando priorit\u00e0 a potere e prestigio rispetto a diritto e misericordia. Non si poteva andare avanti<br \/>\ncos\u00ec. E Geremia avr\u00e0 ragione. Di fatto, le cose divennero negative per Israele. Il paese fu conquistato;<br \/>\nmolti furono deportati in esilio, anche Geremia.<br \/>\nIn nessun libro della Bibbia incontriamo la figura di un profeta cos\u00ec nitidamente, cos\u00ec chiaramente come<br \/>\nnel caso di Geremia. Ci\u00f2 rende tale libro e la persona di Geremia tanto unici. E ci\u00f2 fa s\u00ec che questo<br \/>\nprofeta, al tempo stesso, con i suoi modi diretti parli al nostro tempo. Ascoltiamo i moniti inviati dalla<br \/>\nnostra epoca, i segnali che provengono dalle circostanze, in cui abbiamo portato il mondo? I pericoli non<br \/>\nsono diventati pi\u00f9 piccoli, in confronto all\u2019epoca in cui Geremia port\u00f2 in Israele il messaggio di Dio. Oggi,<br \/>\nnoi avvertiamo le conseguenze della spinta espansionistica europea e degli atteggiamenti coloniali in<br \/>\nmodo che non \u00e8 mai stato cos\u00ec chiaro. La distribuzione delle risorse; i tentativi disperati delle persone di<br \/>\narrivare in Europa partendo da territori dove ci sono guerra e fame, parlano una lingua chiara. Anche le<br \/>\nconseguenze del cambiamento climatico sono tali da non poter pi\u00f9 far finta di non vederle, qui in Europa<br \/>\ne ancor di pi\u00f9 in altri Paesi della terra. Alexander von Humboldt, gi\u00e0 all\u2019inizio del XIX secolo, aveva<br \/>\nmesso in guardia dalle conseguenze di un disboscamento spietato delle foreste pluviali del Sudamerica,<br \/>\ncominciato l\u00ec dagli europei. Ci appare singolarmente moderno e proprio profetico il fatto che Humboldt<br \/>\navesse capito il funzionamento degli ecosistemi, l\u2019importanza degli alberi come depositi di acqua e<br \/>\nproduttori di ossigeno, e che la Natura non vada compresa solo in modo puramente meccanico e<br \/>\nfunzionale, ma come organismo vivente, da proteggere.<br \/>\nAvvertiamo le conseguenze delle nostre azioni anche nelle strutture fragili della convivenza, qui in Europa<br \/>\nma anche altrove. Le tante persone che, attualmente, fuggono, cercando tranquillit\u00e0 e pace per la loro vita,<br \/>\nnon ci pongono di fronte solo a sfide fianziarie ed organizzative, ma anche di fronte alle questioni che<br \/>\nriguardano un ordine mondiale giusto, la parte avuta dalla politica coloniale ed espansionistica europea<br \/>\nnelle condizioni dell\u2019Africa e del Vicino Oriente, la formazione di strutture commerciali ed economiche e<br \/>\nla responsabilit\u00e0 morale delle differenze crasse tra ricchi e poveri, non solo tra Paesi, ma anche nel cuore<br \/>\ndelle nostre citt\u00e0, nel nostro ambiente, qui a Roma, a Berlino e altrove.<br \/>\nCome Geremia mise in guardia il popolo ai suoi tempi, anche oggi ci sono voci che mettono in guardia,<br \/>\nche non sono interessate a mettere in scena se stesse, ma cui prema l\u2019agire responsabile. Ce ne sono, di tali<br \/>\nvoci, in politica, in economia, nella Chiesa. Siamo ben consigliati a prestarvi attenzione, ad essere<br \/>\nsensibili riguardo ci\u00f2 che dev\u2019essere protetto e custodito; ad essere attenti alle osservazioni e alle<br \/>\nindicazioni che, troppo spesso, vengono spinte sullo sfondo dalla gestione affannosa e autoreferenziale dei<br \/>\nmedia.<br \/>\nCome cristiani, siamo chiamati a non accontentarci di condizioni inique. Abbiamo una responsabilit\u00e0,<br \/>\ncome l\u2019aveva Israele ai suoi tempi, quando Geremia gli mise davanti agli occhi ci\u00f2 di cui doveva essere<br \/>\ngrato a Dio. Lo aveva liberato dall\u2019Egitto, protetto nel deserto, condotto nella terra in cui era diventato un<br \/>\n<br \/>\ngrande popolo. Dio ci ha protetto nelle grandi sventure; ci ha condotto fin qui e noi possiamo essere grati<br \/>\nper tutto ci\u00f2 che abbiamo ricevuto da lui: il poter vivere in condizioni di sicurezza e il non dover<br \/>\npreoccuparci su come cavarcela ogni giorno; le persone intorno a noi ci sostengono e ci donano<br \/>\nprotezione e amore; la terra in cui viviamo e alla cui vita possiamo contribuire; la nostra comunit\u00e0<br \/>\ncristiana, che ci sostiene e in cui possiamo sentirci a casa.<br \/>\nTutto il bene che Dio ha rivolto a noi, non dobbiamo e non vogliamo dimenticarlo. Ci infonde forza e<br \/>\nfiducia di superare anche i tempi difficili, confidando che Dio regga il nostro mondo e che la nostra vita<br \/>\nsia protetta presso di lui, anche e proprio nelle sfide e nei tempi difficili.<br \/>\nLa storia di Geremia \u00e8 la storia di una persona che riceve un incario da Dio in modo speciale. Non ogni<br \/>\nuomo e donna tra noi riceve un incarico cos\u00ec grande come quello di Geremia. Ma si possono nominare<br \/>\ndegli esempi che ci sono molto pi\u00f9 vicini del tempo di Geremia. Dietrich Bonhoeffer, teologo impegnato e<br \/>\ncoerente del XX secolo, spinto dalla responsabilit\u00e0 verso la propria coscienza cristiana, decise di entrare<br \/>\nnella Resistenza al regime nazionalsocialista. Ci\u00f2 cambi\u00f2 la sua vita in modo non meno permanente di<br \/>\nquanto accadde a Geremia e a Paolo. Per Bonhoeffer, signific\u00f2 interrompere il cammino appena intrapreso<br \/>\nnella teologia e nel pastorato. Fu gettato in prigione e, infine, fu giustiziato. Le lettere che scrisse in<br \/>\ncarcere sono testimonianze oltremodo profonde e impressionanti del fatto che la sua fede cristiana gli<br \/>\ndette la forza di resistere nel tempo, oltremodo difficile, della sua giovent\u00f9. Anche nel nostro immediato<br \/>\npresente ci sono persone coraggiose e integre, che non si lasciano corrompere n\u00e9 intimorire, ma che<br \/>\nrestano ferme nelle loro convinzioni, con coraggio e coerenza.<br \/>\nQuel che possiamo imparare da queste persone, cara Comunit\u00e0, \u00e8 la fiducia che Dio ci infonder\u00e0 la forza<br \/>\ndi padroneggiare i compiti davanti a cui ci pone la vita. Questi compiti sono di generi affatto differenti e<br \/>\nnon \u00e8 assolutamente necessario paragonare noi stessi a personaggi impressionanti come Geremia, Paolo o<br \/>\nBonhoeffer. Ma per ogni uomo e donna tra noi Dio ha pronto un compito. Questo compito pu\u00f2 apparire<br \/>\ndifficile, addirittura tanto arduo da spaventarci e da farci apparire deboli. La storia del profeta Geremia ci<br \/>\nmostra un\u2019altra immagine. Ci mostra che Dio accompagna il cammino della nostra vita; che ci dar\u00e0 la<br \/>\nforza per il compito che dobbiamo affrontare. E cos\u00ec il nostro testo per la predicazione \u00e8, nel suo nucleo,<br \/>\nun grande incoraggiamento per noi tutti. \u00c8 l\u2019incoraggiamento a fare per questo mondo, pieni di speranza e<br \/>\nfiducia, quel che abbiamo capito essere giusto e salutare. \u00c8 l\u2019incoraggiamento del sapere che la nostra vita<br \/>\n\u00e8 nelle mani di Dio e che egli la condurr\u00e0 a buona fine. \u00c8 l\u2019incoraggiamento del sapere che non siamo soli<br \/>\ncon le nostre preoccupazioni e paure, ma che Dio \u00e8 con noi, ci custodisce e ci accompagna sicuramente.<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-4\">\n\t<td class=\"column-1\">26.07.2026<\/td><td class=\"column-2\">VIII Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Giovanni 9, 1-7<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Spitzenberger<\/td><td class=\"column-5\">Care Sorelle e cari Fratelli, \u00e8 un racconto di miracolo. Bene. Probabilmente, fin dall\u2019infanzia. Ma questo<br \/>\nracconto di miracolo ha un contenuto speciale. In esso c\u2019\u00e8 pi\u00f9 di quel che sembra esserci, guardando per la<br \/>\nprima volta questi sette versetti. Perci\u00f2, oggi, desidero offrirvi due modi di vedere questo testo, due<br \/>\nprospettive. Anzitutto, sentiamo ci\u00f2 che \u00e8 forse passato per la testa all\u2019uomo risanato. Poi, cerchiamo, per<br \/>\nquanto possibile, di guardare questa scena dal di fuori. Se facessimo raccontare la sua versione all\u2019uomo<br \/>\nrisanato, come suonerebbe?<br \/>\nE poi \u00e8 venuto questo Ges\u00f9, di cui prima non avevo sentito parlare. Gli altri intorno a me erano molto<br \/>\neccitati, era cosa che si avvertiva bene. Quanto a me, ad essere sincero, non mi ero aspettato gran che.<br \/>\nEssendo cieco fin dalla nascita, non avevo altra possibilit\u00e0 che mendicare. All\u2019improvviso, il gruppo si<br \/>\nferm\u00f2 accanto a me. E poi quelli hanno posto quella domanda, parlando di me, come se non fossi seduto<br \/>\nl\u00ec: \u2018chi ha peccato, per il fatto che \u00e8 cieco?\u2019. S\u00ec, \u00e8 cos\u00ec che la pensa la gente: qualcuno deve essere<br \/>\ncolpevole. C\u2019\u00e8 bisogno di un motivo, perci\u00f2 mi sono predisposto ad ascoltare, come al solito, una qualche<br \/>\nrisposta molto lunga. Ma oggi le cose sono andate diversamente. Ges\u00f9 ha detto questa cosa incredibile:<br \/>\nche n\u00e9 io n\u00e9 i miei genitori ne abbiamo colpa. Che Dio vuole manifestare in me le sue opere. E dopo, tutto<br \/>\n\u00e8 andato in modo veloce. Non riesco a descriverlo bene. Ho percepito solo una mano e qualcosa di caldo<br \/>\nsui miei occhi e poi mi ha mandato a lavarmi nella vasca di Siloe. E mi si sono aperti gli occhi. Riuscite a<br \/>\ncrederci?<br \/>\nS\u00ec, gli si aprirono gli occhi. Ritorna dall\u2019acqua che ci vede. E tutto \u00e8 nuovo. Guardiamo bene questo<br \/>\nracconto miracoloso, contenuto nel Vangelo di Giovanni, capitolo 9. All\u2019inizio, Ges\u00f9 non si addentra nella<br \/>\nquestione umana su chi abbia peccato, dato che l\u2019uomo sul ciglio della strada \u00e8 cieco. \u00c8 un\u2019idea che<br \/>\npredomina, ancora oggi, presso taluni cristiani: ci dev\u2019essere un colpevole, uno che ha peccato, altrimenti<br \/>\nquell\u2019essere umano non sarebbe in una condizione cos\u00ec misera. Ma come dovrebbe funzionare quest\u2019ida,<br \/>\nnel caso di un cieco nato? Qui, come spesso accade, il nesso azione-retribuzione fallisce. \u00abN\u00e9 lui ha<br \/>\npeccato, n\u00e9 i suoi genitori\u00bb. Non solo: volge lo sguardo della folla, e anche il nostro, di noi che<br \/>\nascoltiamo questa storia. Lo volge dal passato, sguardo indietro, al futuro. Guardate avanti: non si tratta di<br \/>\nci\u00f2 che \u00e8 stato, ma di ci\u00f2 che sar\u00e0: \u00ab\u00e8 cos\u00ec affinch\u00e9 le opere di Dio siano manifestate in lui\u00bb.<br \/>\nA questo punto, mi sento a disagio: qui si minimizza, si fa sparire la sofferenza, la cecit\u00e0 fin dalla nascita?<br \/>\nTutto questo \u00e8 incluso nel piano di Dio e ha gi\u00e0 un senso? Quest\u2019idea pu\u00f2 consolare? Quante volte si<br \/>\nsaranno posti queste domande, il cieco e i suoi familiari, disperandosene? Qui dobbiamo continuare a<br \/>\nscavare. L\u2019evangelista Giovanni, in tutto il suo Vangelo, ci presenta Ges\u00f9 come Signore sovrano. Ges\u00f9 sa<br \/>\nsempre pi\u00f9 cose dei suoi discepoli, delle persone che sono in cammino con lui e anche di noi lettori. Ges\u00f9<br \/>\n\u00e8 consapevole del suo incarico, della sua missione in favore di questo mondo. E cos\u00ec include anche la<br \/>\nguarigione del cielo nel piano salvifico di Dio per il mondo. Nella grande opera della riconciliazione di<br \/>\nDio con le sue creature.<br \/>\n\u00ab\u00c8 cos\u00ec affinch\u00e9 le opere di Dio siano manifestate in lui [il cieco]. Bisogna che io compia le opere di colui<br \/>\nche mi ha mandato mentre \u00e8 giorno; la notte viene in cui nessuno pu\u00f2 operare\u00bb: s\u00ec, viene la notte, e Ges\u00f9<br \/>\nlo sa, in cui sar\u00e0 tradito, dileggiato, catturato, torturato e, infine, ucciso. E tutti coloro che saranno con lui<br \/>\nresteranno paralizzati dal dolore e dal lutto. Perci\u00f2 bisogna agire adesso.<br \/>\nGes\u00f9 \u00e8 consapevole della sua missione nel mondo. Fa le opere di Dio; agisce da creatore, come Dio Padre<br \/>\nall\u2019inizio dei tempi. \u00abMentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo\u00bb, E come luce del mondo, come<br \/>\n<br \/>\nluce del primo giorno della creazione, egli fa le opere di Dio in questo cieco. Diviene per lui luce,<br \/>\naprendogli gli occhi. Agendo da creatore. E ci\u00f2 ci viene descritto in modo plastico, quasi drastico: \u201cDetto<br \/>\nquesto, sput\u00f2 in terra, fece del fango con la saliva, gli spalm\u00f2 il fango sugli occhi\u201d.<br \/>\nGes\u00f9 opera la nuova creazione. Egli \u00e8 l\u2019inizio della nuova creazione. E agisce da creatore. Guardiamo<br \/>\nall\u2019inizio della Bibbia; leggiamo il secondo capitolo del libro della Genesi, di come Dio creasse l\u2019essere<br \/>\numano traendolo dalla polvere. Con arte, come un artigiano.<br \/>\n\u201cDio il Signore form\u00f2 l\u2019uomo dalla polvere della terra, gli soffi\u00f2 nelle narici un alito vitale e l\u2019uomo<br \/>\ndivenne un\u2019anima vivente\u201d (Gen 2,7). Ges\u00f9 agisce da creatore verso il cieco; fa le opere di colui che lo ha<br \/>\ninviato.<br \/>\nE non manda l\u2019uomo a casa, ma alla vasca di Siloe. Perch\u00e9? Qui, l\u2019evangelista Giovanni \u00e8 geniale e gioca<br \/>\ncon le parole. Siloe, in ebraico, ha un suono simile a inviato. L\u2019inviato di Dio, Ges\u00f9 Cristo, \u00e8 la causa della<br \/>\nguarigione. Egli \u00e8 l\u2019inviato di Dio nel mondo e, a sua volta, invia i suoi discepoli. Cos\u00ec, anche colui che<br \/>\nera stato cieco diventa un inviato, che annuncer\u00e0 a molti la lieta novella, la Parola liberatrice di Ges\u00f9,<br \/>\ncapace di aprire gli occhi. Cos\u00ec come per noi questa mattina. E qui entriamo in scena noi. Ges\u00f9 rimette in<br \/>\nsesto anche no. Sistema quel che ha rovinato la sua buona creazione. La nostra cecit\u00e0. La nstra colpa. Il<br \/>\nnostro fallimento. Insieme con l\u2019evangelista Giovanni, riconosciamo che noi tutti, spesso, siamo altrettanto<br \/>\nciechi alle opere di Dio; che abbiamo bisogno di Ges\u00f9 come luce della vita. Tutti noi dobbiamo essere<br \/>\ntoccati da lui per riventare capaci di vedere nella fede. Ogni essere umano che pervenga alla fede viene<br \/>\ntratto fuori dalla sua cecit\u00e0, diventando cos\u00ec un vedente. In Cristo, diventa parte della nuova creazione.<br \/>\nPoich\u00e9, per mezzo della fede, posso vedere la mia vita in modo nuovo. Poich\u00e9, con gli occhi della fede,<br \/>\nposso scoprire Dio nella mia vita e andare verso di lui. Poich\u00e9 la mia vita, cos\u00ec, riceve un fondamento e<br \/>\nuna meta. Presso Dio stesso.<br \/>\nNella domenica di oggi ascoltiamo quests storia; oggi che il Vangelo ci chiama ad essere sale della terra e<br \/>\nluce del mondo. Quindi, ad agire in questo mondo a partire dalla nostra fede. Per le persone che vivono<br \/>\ncon noi. Come invi\u00f2 l\u2019ex-cieco, diventato ambasciatore del suo messaggio, cos\u00ec Ges\u00f9 invia anche noi.<br \/>\nE forse posso diventare luce anche al mio posto. Con una telefonata. Con una parola buona. Con una<br \/>\npiccola offerta. Nel prossimo incontro, raccontando che cosa mi d\u00e0 forza nella vita. Dove sono sorretto.<br \/>\nAllora, occhi si aprono; ci sono ancora seguaci di Ges\u00f9, nella nostra epoca. Cos\u00ec sono ben presto sulle<br \/>\norme dell\u2019Inviato.<br \/>\nPerch\u00e9 dove Dio \u00e8 all\u2019opera, l\u00ec la storia non finisce. Dove Dio \u00e8 all\u2019opera, l\u00ec la vita cambia. E pertanto,<br \/>\nascoltiamo, ancora una volta, l\u2019uomo guarito, dandogli l\u2019ultima parola. L\u2019uomo che viene inviato a lavarsi<br \/>\nnella vasca di Silo e che torna vedendoci. E la cui storia esistenziale prende una svolta affatto nuova:<br \/>\nHo percepito solo una mano e qualcosa di caldo sui miei occhi e poi mi ha mandato a lavarmi nella vasca<br \/>\ndi Siloe. Qui finisce la storia che avete ascoltato oggi. Ma, in effetti, \u00e8 proprio qui che comincia: i vicini<br \/>\nnon credono che sia io, tanto ritorno cambiato. E che Ges\u00f9 abbia operato in me. Mi portano dalle<br \/>\nautorit\u00e0 religiose, ma anche loro cercano solo motivi per condannare Ges\u00f9. Perch\u00e9 mi ha guarito di<br \/>\nsabato. Perch\u00e9 anche lui \u00e8 un essere umano peccatore. Sembra che siano diventati ciechi.<br \/>\nMa, onestamente, non m\u2019importava. Ges\u00f9 mi ha reso capace di vedere. E io ho visto sempre di pi\u00f9,<br \/>\nsempre pi\u00f9 profondamente. Mi ha inviato. Non potevo pi\u00f9 star quieto. La mia intera vita \u00e8 cambiata. Mi<br \/>\nha riportato dentro la societ\u00e0. Mi ha toccato corpo e anima. Mi ha aperto gli occhi per il mondo, mi ha<br \/>\ncreato di nuovo. Pi\u00f9 tardi, incontrai di nuovo Ges\u00f9 ed egli mi domand\u00f2: \u201ccredi nel Figlio dell\u2019Uomo?\u201d. E<br \/>\nio risposi: \u201cchi \u00e8, Signore, affinch\u00e9 creda in lui?\u201d. Allora Ges\u00f9 mi disse: \u201clo hai veduto; \u00e8 colui che parla<br \/>\ncon te.\u201d E io mi prostrai e riuscii solo a balbettare: \u201ccredo, Signore\u201d. Riuscite a crederci?<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-5\">\n\t<td class=\"column-1\">19.07.2026<\/td><td class=\"column-2\">VII Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Ebrei 13, 1-3<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Spitzenberger<\/td><td class=\"column-5\">Una delle differenze pi\u00f9 grandi tra Germania e Italia \u00e8, secondo me, care Sorelle e cari Fratelli, la<br \/>\nconvivialit\u00e0. Mangiare \u00e8 pi\u00f9 di un fine limitato a se stesso. Per i nostri ospiti tedeschi, fu gi\u00e0 una bella<br \/>\nimpresa quella di mangiare per cinque ore, alle nostre nozze in Piemonte. Stare seduti, alzarsi in piedi,<br \/>\nriunirsi sempre di nuovo. Proprio nei giorni speciali, che si tratti di compleanni o di altre feste, e anche la<br \/>\ndomenica, in molti luoghi si riuniscono molte persone. Si mangia e si beve, ma, ancor pi\u00f9, ci si prende il<br \/>\ntempo gli uni per gli altri. Alcuni addirittura invitano persone di cui sanno che, altrimenti, passerebbero la<br \/>\ngiornata da sole. Tutte queste cose fanno parte della convivialit\u00e0 ancor pi\u00f9 del saziarsi velocemente. E si<br \/>\nnota subito, se alla persona accanto a me passa l\u2019appetito e se non si sente bene.<br \/>\nLa convivialit\u00e0 \u00e8 qualcosa di profondamente cristiano fin dalle origini. Negli Atti degli Apostoli, leggiamo<br \/>\ndi comunit\u00e0 giovani che, dopo la resurrezione di Ges\u00f9, si incontrano quasi ogni giorno, rompono il pane,<br \/>\ncio\u00e8 celebrano la Santa Cena, e, al termine, mangiano insieme. Hanno comunione di mensa. Leggiamo<br \/>\ninnumerevoli volte di Ges\u00f9 che si riunisce con i discepoli, mangia e beve, suscitando cos\u00ec scandalo. Non<br \/>\nsolo per il fatto che mangia e per quel che mangia, ma anche a causa di quelli con cui siede a tavola. \u00abUn<br \/>\nmangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori\u00bb (Lc 7, 34): cos\u00ec dicono di lui. Ascoltiamo<br \/>\nraccontare come con il poco furono saziati molti. Talvolta, bastano davvero cinque pani e due pesci per<br \/>\nsaziare 5000 persone. E il popolo d\u2019Israele, nel deserto, si domanda: \u00abMan-hu\u00bb, \u00abChe cos\u2019\u00e8 questo?\u00bb.<br \/>\n\u00abQuesto \u00e8 il pane che il Signore vi d\u00e0 da mangiare\u00bb (Es 16, 15). \u00abPanem de caelo praestitisti eis. \/ Omne<br \/>\ndelectamentum in se habentem. Dal cielo offristi loro un pane gi\u00e0 pronto senza fatica\u00bb (Sap 16, 20): cos\u00ec<br \/>\ndice la Sapienza di Salomone, con un\u2019invocazione che \u00e8 entrata nella liturgia.<br \/>\nPane per il corpo e l\u2019anima. Ci\u00f2 che noi celebriamo sull\u2019altare ha effetti sulla nostra vita. La fame di pane<br \/>\ndi vita, di Ges\u00f9 Cristo, che riceviamo nella Santa Cena, \u00e8 fame di vita. Di essere salvi. Di giustizia. Di<br \/>\ncomunione e solidariet\u00e0. Dio placher\u00e0 entrambe: la fame del corpo e la fame dell\u2019anima. E baster\u00e0 ad<br \/>\nognuno. \u00abOgnuno ne raccolga quanto gli basta per il suo nutrimento\u00bb, \u00e8 l\u2019istruzione di Mos\u00e8 (Es 16, 16).<br \/>\nDi tanto hai bisogno. \u00c8 in questa direzione che la Lettera agli Ebrei guida il nostro sguardo. Tre brevi<br \/>\nversi di essa ci sono prescritti per oggi. Vuole incoraggiare i cristiani, che sono diventati stanchi, a non<br \/>\ndismettere la fiducia in Dio (Ebr 10, 35). Quella indirizzata alla comunit\u00e0 di Roma, perseguitata, pi\u00f9 che<br \/>\nuna lettera \u00e8 una predica, un discorso motivazionale. In mezzo al pericolo. In mezzo al dolore. E sentiamo<br \/>\ndire:<br \/>\n1 L\u2019amore fraterno rimanga tra di voi. 2 Non dimenticate l\u2019ospitalit\u00e0; perch\u00e9 alcuni, praticandola, senza<br \/>\nsaperlo hanno ospitato angeli.<br \/>\n3 Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se<br \/>\nanche voi lo foste! (Hebr 13,1-3)<br \/>\nQuando la giovane comunit\u00e0 s\u2019incontra, quando ha comunione di mensa con Dio e tra i membri, allora<br \/>\ndevono esserci quelli che non se la passano bene. Prigionieri, maltrattati, stranieri. La comunit\u00e0 sa per<br \/>\nesperienza propria che cosa significhi essere perseguitati, estromessi, maltrattati, derisi, perch\u00e9 anche voi<br \/>\nvivete nel corpo. Amore di fratelli, di sorelle. Non solo dentro il proprio nucleo, dentro la propria famiglia,<br \/>\ndentro la cerchia degli amici, ma in riferimento a tutta la comunit\u00e0.<br \/>\nNon \u00e8 che il dovere supremo sia amare prima la propria famiglia, poi il vicino, poi la comunit\u00e0 locale, poi<br \/>\ni concittadini, e solo poi il resto del mondo. Se Cristo stesso \u00e8 Signore e fratello, allora noi siamo parte<br \/>\ndella sua nuova famiglia. \u00c8 a lui che guardiamo, che \u00e8 Sgnore della nostra vita e, al tempo stesso, fratello<br \/>\nche, camminando al nostro fianco, cammina con noi attraverso la vita. Guardare a lui significa, pertanto,<br \/>\nguardare anche a destra e a sinistra. Non dimenticate l\u2019ospitalit\u00e0.<br \/>\nQuesto speciale apprezzamento della filoxenia, dell\u2019ospitalit\u00e0, lo troviamo nel mondo antico. Ma, appunto,<br \/>\nva oltre la famiglia. Quelli cui si pensa sono i viandanti, magari altri cristiani, che sono in cammino.<br \/>\nAccoglierli, perch\u00e9 senza saperlo alcuni hanno ospitato angeli. Messaggeri di Dio, che magari hanno<br \/>\nportato prospettive nuove. Nella fede o nella vita. Magari sar\u00e0 capitato anche a voi di non avere alcuna<br \/>\nvoglia di andare ad un certo appuntamento, ad un certo incontro e poi, una volta l\u00ec, si apre una prospettiva nuova.                                                                                                                                     Non avrei mai pensato che\u2026 Non l\u2019avevo ancora vista cos\u00ec\u2026 Mi \u00e8 gi\u00e0 successo, ogni tanto, durante<br \/>\nl\u2019incontro in giardino o con i molti viaggiatori e gruppi che vengono da noi. Incontrando persone che<br \/>\nparlano in modo completamente nuovo di Dio e di questa citt\u00e0. E che talvolta, anche qui, nella nostra<br \/>\ncomunit\u00e0, trovano una casa temporanea. Venire per riunirsi, pr condividere pane e vino, comunione di<br \/>\nmensa. L\u2019ospite reca con s\u00e9, talvolta, Dio e la rete della comunit\u00e0 si estende oltre il proprio spazio di<br \/>\nprossimit\u00e0, la propria famiglia, per raggiungere le sfere celesti. E queste altezze celesti ci rimandano poi<br \/>\ndi nuovo sulla terra. Come cantano gli angeli? \u201cGloria a Dio nell\u2019alto dei cieli e pace in terra agli umani<br \/>\ndi buona volont\u00e0\u201d: cos\u00ec \u00e8 nella preghiera, nella provvidenza, nelle visite c\u2019\u00e8 posto nella vita per prigionieri<br \/>\ne maltrattati, c\u2019\u00e8 un posto riservato alle persone che hanno bisogno della nostra attenzione amorevole in<br \/>\nmezzo alla vita.<br \/>\nQuest\u2019idea \u00e8 meravigliosa: perfino nel pieno della situazione pi\u00f9 difficile, c\u2019\u00e8 ancora posto per il mio<br \/>\nprossimo. E dalla carenza, dal poco, Dio pu\u00f2 trarre qualcosa di grande. Il nutrimento dato ai 5000 e la<br \/>\nmanna nel deserto lo affermano. S\u00ec, Dio entra nella situazione di carenza. Ma non solo in quella del mio<br \/>\nprossimo, in quella degli altri. Nella Santa Cena, Dio mi fa gustare la sua promessa: che entrer\u00e0 nei miei<br \/>\nerrori; che mi dona nuovo inizio e comunione con lui. Mi si posa sulla lingua. La mia vita accoglie la sua<br \/>\nvita. Radicalmente. A partire dalle radici. \u201cPrendete e mangiate. Queste parole comprendono tutti i misteri<br \/>\ndella morte e della resurrezione\u201d, scrive Lutero (WA 9,660).<br \/>\nChi, nella fede, si affida a queste parole, ha il perdono del peccato e la vita eterna. Poich\u00e9 Cristo stesso<br \/>\nagisce mediante queste parole. Poich\u00e9 parla insieme del suo corpo e del semplice pane. Prendete e<br \/>\nmangiate. Qui, la tua vita \u00e8 protetta e sostenuta. Qui c\u2019\u00e8 la tua assicurazione contro colpa e morte eterna. \u00c8<br \/>\nnotevole che qui a Roma la Santa Cena sia celebrata ogni due settimane. Che ci\u00f2 sia importante per la<br \/>\ncomunit\u00e0 e per il suo consiglio. Molte comunit\u00e0 evangeliche, purtroppo, hanno un po\u2019 perso di vista<br \/>\nquesto. Questo grande miracolo. Questo mistero eterno. Che Cristo si dona nella Santa Cena. Che si posa<br \/>\nsulla tua lingua. Che vuol essere con te completamente, cos\u00ec che tu possa gustarlo. La comunione di<br \/>\nmensa con lui e tra di noi. E la pace che proviene dall\u2019altare. Nelle persone che fanno la sua volont\u00e0.<br \/>\nMangiare e bere, avere comunione di mensa tengono insieme corpo e anima. Quel che mi \u00e8 chiaro, ancora<br \/>\nuna volta, qui in Italia, vale proprio nel sacramento della Santa Cena. \u00c8 la promessa di Dio a sostenermi.<br \/>\nChe \u00e8 lui stesso ad essere, per me, provvista per il viaggio. Che ha per me un posto alla sua tavola. E lo ha<br \/>\nper il mio prossimo.<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-6\">\n\t<td class=\"column-1\">12.07.2026<\/td><td class=\"column-2\">VI Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Deuteronomio 7, 6-12<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">Cara Comunit\u00e0,<br \/>\n<br \/>\nsu quale suolo stiamo?<br \/>\n<br \/>\nQual \u00e8 il fondamento?<br \/>\n<br \/>\nDella nostra vita, della nostra felicit\u00e0, del nostro destino?<br \/>\n<br \/>\nQual \u00e8 il fondamento della nostra Chiesa e della nostra comunit\u00e0?<br \/>\n<br \/>\nChe cosa ci d\u00e0 sicurezza? Su quale suolo stiamo?<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 la nostra forza, la nostra prestazione, la nostra salute e la nostra previdenza finanziaria?<br \/>\n<br \/>\nE, per quanto concerne la nostra comunit\u00e0:<br \/>\n<br \/>\n\u00e8 la sua tradizione e la sua storia, \u00e8 la sua forza e il suo impegno per il Bazar e in altre occasioni, \u00e8 la sua fama nell\u2019ambiente ecumenico romano o addirittura il suo pastore?<br \/>\n<br \/>\nChe cos\u2019\u00e8 che sostiene?<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nLa meravigliosa Parola di Dio, tratta dal Deuteronomio, parla chiaro. In modo amorevole ma, al tempo stesso, disarmantemente chiaro.<br \/>\n<br \/>\nLa domanda di fondamento e base, di sicurezza e futuro, riguardo al popolo di Dio, trova risposta:<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\ntu sei un popolo sacro per il Signore, tuo Dio. Il Signore, tuo Dio, ti ha scelto come suo tra tutti i popoli.<br \/>\n<br \/>\nCol profeta Isaia, potremmo aggiungere:<br \/>\n<br \/>\no Israele: \u00abNon temere, perch\u00e9 io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!\u00bb. (Is 43, 1).<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\n\u00c8 l\u2019appartenenza a dare sostegno.<br \/>\n<br \/>\nTu sei mio. Dio ti ha scelto come sua propriet\u00e0.<br \/>\n<br \/>\nCi\u00f2 che, al primo impatto, si ascolta volentieri, in noi suscita anche resistenza.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nDa una parte, in quanto persone moderne, illuminate, non ci piace essere propriet\u00e0 di qualcuno, ma ci piace essere individui liberi.<br \/>\n<br \/>\nD\u2019altra parte, tendiamo a definirci in base alle nostre prestazioni e meriti, pi\u00f9 che in base alla nostra relazione con Dio.<br \/>\n<br \/>\nQuante volte, in questa comunit\u00e0, mi \u00e8 capitato di sentir dire quanto qualcuno ha fatto e quanto ha lavorato per il Bazar o per il gruppo donne o per altre attivit\u00e0! Tutto questo \u00e8 meraviglioso e merita il massimo riconoscimento!<br \/>\n<br \/>\nMa ho sentito di rado dire \u201cfaccio parte di questa comunit\u00e0 perch\u00e9 qui trovo sostegno e accesso al mio Dio.\u201d<br \/>\n<br \/>\nPerfino nella fede, perfino come cristiani, perfino come luterani nell\u2019Italia cos\u00ec cattolica, tendiamo a definirci in base alle nostre azioni. \u201cIo ho\u2026\u201d.<br \/>\n<br \/>\nMa Dio ci interrompe subito, mentre facciamo quest\u2019elenco, dicendo: \u201cIo ti ho chiamato per nome, tu sei mio\u201d.<br \/>\n<br \/>\nNon dice: \u201cTi lascio farmi l\u2019elenco di tutto quel che hai fatto e di quanto sei capace di fornire prestazioni e poi, forse, decido di sceglierti.\u201d<br \/>\n<br \/>\nDice: \u201ctu sei mio.\u201d Ancor prima che noi facciamo qualcosa per lui, gi\u00e0 nel battesimo, gi\u00e0 da lattanti.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\n\u00c8 come con l\u2019amore di una madre, che non ama il figlio neonato per le sue prestazioni, che non ci sono!, ma soltanto per la relazione, per l\u2019appartenenza: \u201ctu sei mio\u201d.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\n\u00c8 difficile farselo piacere, perch\u00e9 noi tutti non siamo pi\u00f9 bambini piccoli n\u00e9 bambini n\u00e9 vogliamo pi\u00f9 esserlo. Ma nella fede, nella relazione con Dio questa, purtroppo, \u00e8 la verit\u00e0. Perch\u00e9, altrimenti, la Bibbia ci chiamerebbe, in cos\u00ec tanti passi, \u201cfigli di Dio\u201d? Perch\u00e9, altrimenti, Ges\u00f9 prenderebbe ad esempio i bambini, dicendo: \u201cchiunque non avr\u00e0 ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrer\u00e0 affatto\u201c (Mc 10, 15)?<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nNoi siamo definiti a partire da Dio, dalla nostra relazione con lui e non dalle nostre prestazioni in questo mondo.<br \/>\n<br \/>\nE questa relazione \u00e8 piuttosto unilaterale. In questa relazione c\u2019\u00e8 un\u2019asimmetria evidente. Dio ti ha scelto come sua propriet\u00e0 tra tutti i popoli.<br \/>\n<br \/>\nGes\u00f9, pi\u00f9 tardi, lo dir\u00e0 in modo ancora pi\u00f9 netto: \u201cnon voi avete scelto me, ma io ho scelto voi\u201d (Gv 15, 16).<br \/>\n<br \/>\nDio ha stabilito questa relazione. \u00c8 lui il primo. \u00c8 lui che fa le regole. \u00c8 lui che ha tutto in mano. Una giovane collega ha criticato tale asimmetria. Questa relazione con Dio non le piace. Vorrebbe un rapporto tra partner, libero e alla pari. Dio e l\u2019essere umano come partner paritari, che si avvicinano o che possono andare ognuno per la propria strada\u2026<br \/>\n<br \/>\nMa Dio \u00e8 il creatore e noi siamo sue creature!<br \/>\n<br \/>\nEgli \u00e8 il Signore e noi siamo creta nelle sue mani (Ger 18, 6)!<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nDio e l\u2019essere umano non sono mai sullo stesso piano; non procedono mai dalle medesime premesse. Egli \u00e8 colui che non subisce condizioni e noi siamo condizionati da ogni genere di premesse; siamo limitati, definiti.<br \/>\n<br \/>\nEd \u00e8 gi\u00e0 un miracolo che questo Dio infinitamente sublime ed eterno si interessi a noi e che si chini verso noi in basso, offrendoci una relazione.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nIl Signore ti ha scelto come sua propriet\u00e0.<br \/>\n<br \/>\nQuesta \u00e8 la relazione. Questa \u00e8 una relazione salvifica. Questa \u00e8 la comunione che ci sostiene e ci regge.<br \/>\n<br \/>\nMa, appunto, \u00e8 una relazione asimmetrica. \u00c8 lui che \u00e8 il Signore!<br \/>\n<br \/>\nEd \u00e8 lui che fa le regole: \u201cOsserva dunque i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che oggi ti do, mettendoli in pratica\u201d.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\n\u00c8 una moda singolare del cristianesimo del tempo presente, che (con bellurie democratiche) si elimini ogni gerarchia nella relazione con Dio, facendo di Dio un semplice partner al proprio fianco.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nDio \u00e8 il Signore! E noi siamo sue creature.<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 come nel rapporto tra madre e lattante. Anche questa relazione \u00e8 asimmetrica; ma, appunto, lo \u00e8 anche l\u2019amore incondizionato.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nAmore, relazione e umilt\u00e0 nella relazione con Dio vanno pensati insieme: questa \u00e8 la forza del V libro di Mos\u00e8, il Deuteronomio.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nDio ama, sceglie, lega a s\u00e9, salva e sollecita affinch\u00e9 questo legame sia giusto e venga vissuto coerentemente. Ci\u00f2 \u00e8 espresso in modo meraviglioso. Il Nuovo Testamento non cambier\u00e0 questa dinamica, ma la approfondir\u00e0 ulteriormente.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nCi siamo resi conto che la Sacra Scrittura non raffigura il nostro rapporto con Dio come contratto n\u00e9 come calcolo n\u00e9 come formula fisica, ma come amore. Ci sono molte religioni in cui la categoria dell\u2019amore non compare.<br \/>\n<br \/>\nNel caso del nostro Dio, non solo esso compare, ma \u00e8 la guida. \u00c8 appassionato; appassionato al punto da non escludere il dolore, ma da immolarsi fino alla morte in croce per portarci a casa in un abbraccio insanguinato.<br \/>\n<br \/>\nNon dico che tutto ci\u00f2 sia per noi senza alcuna pretesa. Ma, onestamente, l\u2019amore autentico \u00e8 sempre anche una pretesa.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nE noi dobbiamo accettare quest\u2019amore che sceglie, che \u00e8 appassionato e premuroso, a prescindere da tutte le prestazioni, i paragoni e i bilanci dei successi conseguiti.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nCome \u00e8 scritto, nel Deuteronomio?<br \/>\n<br \/>\n\u201cIl SIGNORE si \u00e8 affezionato a voi e vi ha scelti, non perch\u00e9 foste pi\u00f9 numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perch\u00e9 il SIGNORE vi ama\u201d.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nIsraele, allora, \u00e8 grande o piccolo?<br \/>\n<br \/>\nNell\u2019Antico Testamento, le risposte possono essere molto diverse.<br \/>\n<br \/>\nNaturalmente, Israele fu sempre piccolo, in confronto ai suoi grandi vicini.<br \/>\n<br \/>\nMa comunque divenne grande in Egitto, troppo grande per il faraone. Naturalmente, fur sempre anche forte, tanto da far arretrare altri popoli.<br \/>\n<br \/>\nNaturalmente, Dio aveva promesso ad Abraamo:<br \/>\n<br \/>\n\u00abGuarda il cielo e conta le stelle, se le puoi contare\u00bb. E soggiunse: \u00abTale sar\u00e0 la tua discendenza\u00bb  (Gn 15, 5).<br \/>\n<br \/>\nVediamo che la grandezza e la potenza e la forza d\u2019Israele non costituiscono mai la premessa per l\u2019amore di Dio, ma ne sono sempre la conseguenza!<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nGrande o piccolo, importante o irrilevante:<br \/>\n<br \/>\ntutto sta nell\u2019autodefinizione.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nLa nostra comunit\u00e0 \u00e8 piccola o grande, importante o irrilevante?<br \/>\n<br \/>\nTutto sta nell\u2019autodefinizione.<br \/>\n<br \/>\nNaturalmente, in base ai numeri siamo piccoli, in via di scomparsa. Naturalmente, il nostro influsso \u00e8 molto limitato e la nostra storia \u00e8 giovane. Naturalmente, siamo solo parte della CELI.<br \/>\n<br \/>\nMa siamo anche sempre importanti. Talvolta, anche in modo sproporzionatamente grande: quando i media tedeschi si interessano pi\u00f9 a noi che a comunit\u00e0 molto pi\u00f9 grandi in Germania; quando il papa ci ha fatto visita; quando veniamo presi sul serio e stimati in ambito ecumenico. [Ringrazio qui i nostri amici presenti, Padre Agostino e Matthew Lafferty per la loro fraterna fedelt\u00e0!].<br \/>\n<br \/>\nSiamo stati importanti, quando qui, pur con tutti i limiti, abbiamo offerto alle persone sostegno e connessione. [Ringrazio qui tutti coloro che, in questa comunit\u00e0, vi hanno contribuito; in particolare, il Consiglio e il suo Presidente].<br \/>\n<br \/>\nGrande o piccolo: tutto sta nell\u2019autodefinizione.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nSei grande o piccolo, importante o irrilevante, significativo o facilmente trascurabile?<br \/>\n<br \/>\nPuoi domandartelo, Israele. Puoi domandartelo, Christuskirche. Puoi domandartelo, tu, che tu sia italiano o tedesco, ricco o povero, vecchio o giovane.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nGrande o piccolo: tutto sta nell\u2019autodefinizione.<br \/>\n<br \/>\nNo! Non nell\u2019autodefinizione, ma nella definizione data da Dio..<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 lui che dice a Israele quanto vale.<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 lui che ti dona i momenti in cui ti senti davvero prezioso e accettato.<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 lui che, alla fine, giudica la nostra vita.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nPassare dall\u2019autodefinizione alla definizione da parte di Dio \u00e8, in effetti, la sintesi di tutto il Vangelo.<br \/>\n<br \/>\nNon far determinare dagli altri la mia vita, il mio valore, la mia grandezza o il mio umore, ma farli determinare dal Dio eterno, vivente, vero: questo \u00e8 il passo nella luce.<br \/>\n<br \/>\nLa tua vera grandezza non la riconosci guardando al conto corrente, ma all\u2019agire del tuo creatore.<br \/>\n<br \/>\nLa tua vera bellezza non la vedi guardandoti allo specchio, ma nell\u2019aspetto impeccabile di Ge\u00f9, che il creatore ti attribuir\u00e0.<br \/>\n<br \/>\nIl tuo vero valore non lo riconosci guardando alle tue prestazioni, ma guardando negli occhi di Ges\u00f9 Cristo, che guarda a te anche quando tu sei completamente in basso.<br \/>\n<br \/>\nDall\u2019autodefinizione alla definizione da parte di Dio.<br \/>\n<br \/>\nQuesto \u00e8 il passo che la dottrina luterana ha sempre posto al centro.<br \/>\n<br \/>\nQuesto \u00e8 il passo a compiere il quale si spera che si venga sempre invitati da questo pulpito.<br \/>\n<br \/>\nQuesto \u00e8 il passo che non porter\u00e0 mai nel vuoto, ma in un futuro eterno. Tu sei mio!<br \/>\n<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-7\">\n\t<td class=\"column-1\">05.07.2026<\/td><td class=\"column-2\">V Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Luca 5, 1-11<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">Cara Comunit\u00e0!<br \/>\n<br \/>\nI pescatori prendono pesci. O no?<br \/>\n<br \/>\nNoi tutti, almeno per quanto riguarda il nostro lavoro principale, non siamo pescatori e, oggi, ascoltiamo questo racconto del Vangelo sulla pesca sul Lago di Genezareth.<br \/>\n<br \/>\nSimon Pietro \u00e8 pescatore. Non ha preso alcun pesce. Almeno, non all\u2019inizio. Per tutta la notte, ha pescato, lavorato e non ha preso nulla.<br \/>\n<br \/>\nE quando, al cenno di un uomo che, alla fine dell\u2019episodio, chiamer\u00e0 Signore, andr\u00e0 di nuovo al centro del lago, prendendo molti pi\u00f9 pesci di quelli che le reti possano trattenere, allora il pescatore dar\u00e0 le spalle ai pesci e alla barca e seguir\u00e0 colui che gli avr\u00e0 donato questa pesca.<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 finita, con il lavoro esercitato fino a quel momento.<br \/>\n<br \/>\nI pescatori prendono pesci.<br \/>\n<br \/>\nMa adesso vale questo: i discepoli pescano esseri umani.<br \/>\n<br \/>\nSimon Pietro, pescatore di pesci, diventer\u00e0 un pescatore di esseri umani.<br \/>\n<br \/>\nE diventer\u00e0 l\u2019apostolo su cui il Signore edificher\u00e0 la sua chiesa.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nLa pesca, all\u2019inizio della storia, \u00e8 un lavoro e, alla fine, \u00e8 solo una metafora di questo racconto ricco di simboli.<br \/>\n<br \/>\nIl lago, la riva, le rocce, la barca, i pesci\u2026<br \/>\n<br \/>\nQuesto racconto \u00e8 davvero dotato di un doppio fondo.<br \/>\n<br \/>\nE, nel suo avere non doppio fondo, \u00e8 senza fondo.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nNaturalmente, la Natura stessa, nelle sue forme, ha molti significati e Goethe ci ha avvertiti:<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nOsservando la Natura,<br \/>\n<br \/>\ndovete sempre considerare l\u2019uno come il tutto. (Epirrhema)<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nMa non possiamo restare fermi alle tante belle singolarit\u00e0; dobbiamo, invece, vedere quale sia il contesto di questo racconto biblico ricco d\u2019immagini.<br \/>\n<br \/>\nCos\u00ec come anche nella fede, per altro, siamo invitati a intendere la nostra vita non solo come successione di molte singolarit\u00e0 (belle e interessanti), ma a vedervi, dietro e soprattutto e dopo tutto, uno scopo e un filo rosso.<br \/>\n<br \/>\nPer riuscirci basta soltanto guardare bene! E lo facciamo in ogni culto.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nGi\u00e0 all\u2019inizio della storia, essa si fa senza fondo. Come sempre, quando la Parola di Dio incontra gli esseri umani.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nLa folla stringe intorno a Ges\u00f9 per ascoltare la Parola di Dio. Possiamo farcene un\u2019idea: quelli che stanno davanti lo sentono bene; quelli che stanno dietro, non lo sentono per niente bene.<br \/>\n<br \/>\nE il figlio del carpentiere di Nazareth decide di andare sull\u2019acqua.<br \/>\n<br \/>\nNon per volgere le spalle al popolo!, ma, al contrario, Ges\u00f9 lascia la terra, su cui si ha terreno solido sotto i piedi, e si fa portare un poco distante, sul lago, affinch\u00e9 tutti possano sentirlo.<br \/>\n<br \/>\nTutti quelli che si trovano sulla riva, con terreno solido sotto i piedi, per ascoltare la Parola di Dio.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nS\u00ec, cara Comunit\u00e0, siamo cos\u00ec, quando ascoltiamo la Parola di Dio.<br \/>\n<br \/>\nStiamo e restiamo volentieri sulla riva sicura. Non vogliamo perdere la terra sotto i piedi, quando qualcuno deve dirci qualcosa di incisivo, di decisivo per la vita.<br \/>\n<br \/>\nComunque, si ascolta. \u00c8 gi\u00e0 qualcosa. Dalla riva, si pu\u00f2 ascoltare tranquilli, facendosi un\u2019opinione. Si pu\u00f2 decidere tra s\u00e9 con calma: voglio continuare ad ascoltare? Mi interessano queste storie e parabole del regno dei cieli? Voglio ascoltare ancora questo predicatore di Nazareth? Posso dire di averne abbastanza delle sue parole?<br \/>\n<br \/>\nOppure, si pu\u00f2 pervenire alla conclusione opposta. Si alzano le sopracciglia e ci si domanda: che roba \u00e8 questa?, e si va via.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nMa il Predicatore della Parola di Dio, almeno nel nostro racconto, si distingue in maniera significativa da tutti questi ascoltatori che stanno sulla riva, con terra solida sotto i piedi. Non ha terra solida sotto i piedi. Il suo appoggio \u00e8 una barca di pescatori. Che poggia sull\u2019acqua. Senza assi n\u00e9 strutture di ferro. \u00c8 una scena meravigliosa, non priva di simbolismo.<br \/>\n<br \/>\nIl Figlio di Dio, Ges\u00f9, che \u00e8 la Via, la Verit\u00e0 e la Vita, si mette su un pavimento che dondola; lascia la riva sicura per portare il suo messaggio di salvezza.<br \/>\n<br \/>\nE chi, fino ad oggi, voglia essere predicatore, chi sia chiamato ad essere servitore della Parola divina, si allontana, doverosamente, in qualche modo, dalla riva sicura. La sua esistenza diventa senza fondo. Come, in effetti, ogni esistenza cristiana che abbia compreso qualcosa.<br \/>\n<br \/>\nMa deve trovare il suo fondamento. Che per\u00f2 dev\u2019essere un altro, rispetto alla riva, presunta sicura, su cui stanno in piedi le persone.<br \/>\n<br \/>\nDev\u2019essere un\u2019ancora che regga in eterno.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nSimon Pietro, senza rendersene conto, \u00e8 gi\u00e0 sulla via che porta a trovare questo fondamento.<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 gi\u00e0 in cammino verso la meta, quando il Signore lo manda al centro del lago: l\u00ec, dove l\u2019acqua \u00e8 pi\u00f9 profonda.<br \/>\n<br \/>\nIl predicatore della Parola di Dio si mischia nella vita dei pescatori.<br \/>\n<br \/>\nIl suo consiglio inesperto, \u201cVa\u2019 dov\u2019\u00e8 pi\u00f9 fondo!\u201d, stupisce l\u2019esperto. Comunque, ha lavorato tutta le notte senza prendere nulla.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nLavorare l\u2019intera notte senza prendere nulla: ne sappiamo qualcosa. A me, come lavoratore da scrivania, succede pi\u00f9 spesso che a pescatori propriamente detti.  Quanto pi\u00f9 si \u00e8 concentrati sul successo, tanto pi\u00f9 \u00e8 probabile l\u2019insuccesso. Alla scrivania, accade di fare la stessa esperienza dei pescatori: lavorare tutta la notte, senza aver capito, compreso, inteso niente ma proprio niente.<br \/>\n<br \/>\nPer tutta la notte, restare svegli a pensare e non cavarne niente.<br \/>\n<br \/>\nNiente che sia la soluzione; niente che si possa mettere su carta; niente che si possa presentare ai colleghi il giorno dopo.<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec alla scrivania del pastore, cos\u00ec come in molti altri luoghi, dove si fa quest\u2019esperienza opprimente: lo zelo con cui si \u00e8 agito non ha portato alcun successo! C\u2019\u00e8 da disperarsi.<br \/>\n<br \/>\nIl figlio del carpentiere, che predica, lo fa muovere ancora, bench\u00e9 di pesca ne capisca davvero poco.<br \/>\n<br \/>\n\u201cSulla tua parola\u201d, dice Simon Pietro. L\u2019artigiano berlinese direbbe, in tono leggermente imbronciato \u201cWenn se meenen, Mester\u2026\u201d, che corrisponde al romano \u201cse lo dite voi, sor Mae\u2019\u2026\u201d. E si rimette all\u2019opera: esce con i suoi compagni, getta le reti e si meraviglia. Perch\u00e9 questa pesca \u00e8 pi\u00f9 che riuscita. Le reti rischiano di rompersi. La ricchezza del creato diventa visibile.<br \/>\n<br \/>\nLa parola del figlio di carpentiere, che predica, su cui Pietro, dopo una notte di lavoro vano, \u00e8 uscito di nuovo (\u201cse lo dite voi, sor Mae\u2019\u2026), questa parola \u00e8 stata qualcosa di pi\u00f9 di una dritta.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\n\u201cQui sono le forze robuste, la potenza inesauribile;<br \/>\n<br \/>\nquesto mostrano le creature, fatte dalla tua mano:<br \/>\n<br \/>\nil cielo e la terra con tutta la loro schiera,<br \/>\n<br \/>\ndei pesci il numero incalcolabile nel gran mare selvaggio.\u201d (EG 302,3)<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nQui dev\u2019essere all\u2019opera la forza creatrice.<br \/>\n<br \/>\nE il predicatore di Nazareth \u00e8, in qualche modo, legato a questa potenza.<br \/>\n<br \/>\nDio era presente, allora, sul lago di Genezareth. Il Dio eternamente ricco, tra pesci e pescatori.<br \/>\n<br \/>\nLa pesca sovrabbondante che finisce nella rete di Pietro non scatena alcun giubilo in vista dei profitti, ma solo sgomento.<br \/>\n<br \/>\n\u201cSpavento aveva colto lui e tutti quelli che erano con lui\u201d.<br \/>\n<br \/>\nInvece di giubilo, spavento: spavento per l\u2019inesauribile potenza creatrice di Dio!<br \/>\n<br \/>\nI pescatori, che altrimenti avevano a che fare solo con altre creature (in modo darwiniano), creatura con creatura, adesso si imbattono nel Creatore.<br \/>\n<br \/>\n\u201cQui sono le forze robuste, la potenza inesauribile;<br \/>\n<br \/>\nquesto mostrano le creature, fatte dalla tua mano\u201d.<br \/>\n<br \/>\nLo sfondo divino del racconto si \u00e8 spostato sul suo proscenio terreno. S\u00ec, cara Comunit\u00e0, pu\u00f2 accadere.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nPietro, allora, s\u2019inginocchia. Si getta ai piedi dell\u2019uomo che, evidentemente, \u00e8 legato al Creatore.<br \/>\n<br \/>\nComincia, anzi, no: non comincia a ringraziare, ma a incolpare se stesso.<br \/>\n<br \/>\n\u00abSignore, allont\u00e0nati da me, perch\u00e9 sono un peccatore\u00bb.<br \/>\n<br \/>\nInvece di cercare la vicinanza creatrice di questo Ges\u00f9, Pietro mette distanza; la distanza che si addice a un peccatore di fronte al suo Creatore.<br \/>\n<br \/>\n\u00abSignore, allont\u00e0nati da me, perch\u00e9 sono un peccatore\u00bb.<br \/>\n<br \/>\nLa confessione di peccato di Pietro \u00e8, al tempo stesso, confessione della divinit\u00e0 di Ges\u00f9.<br \/>\n<br \/>\nMa \u00e8 la cosa pi\u00f9 sciocca che un peccatore possa fare, di fronte alle forze robuste e alla potenza inesauribile di Dio. Pio, ma sciocco!<br \/>\n<br \/>\nNon \u201cSignore, allont\u00e0nati da me, perch\u00e9 sono un peccatore\u201d.<br \/>\n<br \/>\nMa \u201cSignore, vieni da me, vieni vicinissimo, perch\u00e9 sono un peccatore!\u201d. Questa sarebbe una confessione di peccato buona e vera perch\u00e9 utile. Al peccatore giova solo la presenza di colui che pu\u00f2 vincere e perdonare anche il peccato.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nGes\u00f9 non va via senza aver tolto la paura al peccatore n\u00e9 senza aver perso con s\u00e9 Simon Pietro peccatore.<br \/>\n<br \/>\nDi pi\u00f9: Simone era un pescatore. E i pescatori prendono i pesci.<br \/>\n<br \/>\nIl peccatore Simon Pietro, da quel momento in poi, pescher\u00e0 esseri umani. Finir\u00e0 come apostolo.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nNoi non siamo tutti apostoli n\u00e9 lo diventeremo. Ma diventare pescatori di esseri umani vuol dire avvicinare le persone e Dio e questo \u00e8 anche il nostro obiettivo.<br \/>\n<br \/>\nChe, facendolo, si abbiano \u201cpesche\u201d abbondanti come quella di allora al lago di Genezareth, Dio non l\u2019ha promesso nemmeno a Pietro.<br \/>\n<br \/>\nLa categoria del successo e dei numeri \u00e8 ben misera cosa, quando si tratta della gioia di incontrare Dio. Qui \u00e8 un\u2019altra categoria a risultare pi\u00f9 appropriata: quella del miracolo.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nLa metafora della pesca di esseri umani \u00e8 comunque ricca di contenuto.<br \/>\n<br \/>\nPu\u00f2 condurre a fraintendimenti devastanti. Luca, qui, l\u2019ha formulata apposta in modo pi\u00f9 cauto di quanto abbiano fatto gli evangelisti Marco e Matteo.<br \/>\n<br \/>\nPerch\u00e9 che persone finiscano nella rete o che restino attaccate all\u2019amo come pesci non \u00e8 volont\u00e0 di Ges\u00f9! Questo lo sostengono solo gli ideologi. Che ci saranno sempre, anche tra i teologi. Purtroppo!<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nI veri pescatori di esseri umani sono quelli che lacerano le brutte reti che ci tengono prigionieri o in cui siamo rimasti impigliati. I pescatori di esseri umani alla sequela di Ges\u00f9 sono gli agenti della libert\u00e0: della libert\u00e0 creatrice di Dio.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nA questa libert\u00e0 siamo incoraggiati, in effetti, in ogni culto. E chi si fa incoraggiare ripetutamente, si distinguer\u00e0 forse anche, in bene, da Simon Pietro, vale a dire nel fatto di non abbassarsi, ma di ridere di cuore perch\u00e9, in nome di Dio, pu\u00f2 ridere del proprio peccato.<br \/>\n<br \/>\nIn effetti, Simon Pietro avrebbe dovuto ridere sonoramente.<br \/>\n<br \/>\nPer primo, della propria stoltezza: la sua consapevolezza del peccato voleva allontanare il Signore, proprio colui che \u00e8 l\u2019unico che possa liberare dal peccato!<br \/>\n<br \/>\nUna battuta ironica malriuscita; una battuta su cui, dopo, si pu\u00f2 solo ridere; dopo che Pietro da pescatore \u00e8 diventato apostolo.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nI pescatori prendono i pesci. Questa era la normalit\u00e0, nella vita.<br \/>\n<br \/>\nDa ora in poi, sono esseri umani. Pietro diventa pescatore di esseri umani, ma senza amo n\u00e9 rete, bens\u00ec solo con la parola.<br \/>\n<br \/>\nPescare con la parola: che ironia!<br \/>\n<br \/>\nMa stavolta, \u00e8 un\u2019ironia ben riuscita. Un\u2019ironia che \u00e8 venuta in mente al buon Dio stesso.<br \/>\n<br \/>\nSu questo punto si pu\u00f2 ridere liberati.<br \/>\n<br \/>\nLa Parola di Dio, la Parola di Ges\u00f9, detta dalla barca dondolante,<br \/>\n<br \/>\ncontro tutte le resistenze della ragione e della durezza di comprendonio umana,<br \/>\n<br \/>\nporta a lacerare le reti.<br \/>\n<br \/>\nE questo fanno fino ad oggi.<br \/>\n<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-8\">\n\t<td class=\"column-1\">28.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">Pietro e Paolo<\/td><td class=\"column-3\">\"Deutsche Messe\" Franz Schubert<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">Cara Comunit\u00e0 riunita per la festa!<br \/>\n<br \/>\nCom\u2019\u00e8 bello che oggi ci sia anche una musica festosa! La \u201cDeutsche Messe\u201d, la \u201cMessa Tedesca\u201d di Franz Schubert, cantata dal coro per la terza volta, in occasione della Festa degli Apostoli Pietro e Paolo. \u00c8 un\u2019opera speciale. Speciale per la sua sobriet\u00e0 (taluni dicono che sia noiosa) e speciale per il testo, in tedesco. In un\u2019epoca in cui la messa era ancora celebrata in latino, fu una rivoluzione: canti della messa nella lingua del popolo! Si era pericolosamente vicini agli inni sacri evangelici.<br \/>\n<br \/>\nPerch\u00e9 questa sobriet\u00e0 e perch\u00e9 il testo in tedesco?<br \/>\n<br \/>\nPer raggiungere le persone! Per raggiungere il cuore!<br \/>\n<br \/>\nMentre i testi in latino del rito cattolico pongono al centro, con virtuosismo, la lode di Dio, i testi della Messa Tedesca mettono al centro invece l\u2019essere umano, con le sue preoccupazioni e problemi terreni.<br \/>\n<br \/>\n\u201cDove mi volger\u00f2, oppresso da dolore e sofferenza?\u201d<br \/>\n<br \/>\n\u201cAh, se non avessi te, che m\u2019importerebbero terra e cielo?\u201d<br \/>\n<br \/>\n\u201cGloria a Dio nell\u2019alto dei cieli! Lo balbettiamo anche noi, partoriti dalla Terra.<br \/>\n<br \/>\nStupisco, questo solo posso, e stupendo mi rallegro:<br \/>\n<br \/>\nPadre dei mondi! E io unisco la mia voce\u201d.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nIn questi testi non si parla, in modo astratto, della grande, inconcepibile gloria di Dio; in queste parole non si tratta di me, del mio sentimento religioso.<br \/>\n<br \/>\nQuesta messa di Schubert vuole raggiungere il cuore!<br \/>\n<br \/>\nLa musica raggiunge il cuore. Altrimenti non \u00e8 buona oppure \u00e8 fatta male.<br \/>\n<br \/>\nLa musica deve \u201craggiungere il cuore\u201d: cos\u00ec ha scritto Beethoven sotto la sua maggiore composizione sacra, la \u201cMissa solemnis\u201d.<br \/>\n<br \/>\nEh gi\u00e0, al cuore le cose ci arrivano per mezzo della musica. Specie in chiesa.<br \/>\n<br \/>\nC\u2019\u00e8 il batticuore in occasione di ogni matrimonio, all\u2019ingresso della sposa, quando risuona l\u2019organo e tutti si alzano in piedi.<br \/>\n<br \/>\nCi corrono brividi lungo la schiena, quando, la sera della Vigilia di Natale, nella chiesa in penombra, cantiamo a gran voce \u201cO tu splendida\u201d. E sarebbe un peccato che questo rituale non ci fosse.<br \/>\n<br \/>\nLa musica raggiunge il cuore.<br \/>\n<br \/>\nE ogni persona, anche un campione d\u2019insensibilit\u00e0, ha bisogno di qualcosa per il cuore, che lo ammetta o no.<br \/>\n<br \/>\nE gli inni nazionali durante i mondiali di calcio, cantati stonando o gridando, sono proprio cantati col cuore.<br \/>\n<br \/>\nLa musica va al cuore. Lo sappiamo per esperienza.<br \/>\n<br \/>\nLa musica ci muove, ci commuove, ci d\u00e0 la pelle d\u2019oca.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nOra, per\u00f2, di Dio viene detto che ci d\u00e0 un cuore nuovo. Questo \u00e8 molto di pi\u00f9.<br \/>\n<br \/>\n\u201cVi dar\u00f2 un cuore nuovo e metter\u00f2 dentro di voi uno spirito nuovo\u201c (Ez 36, 26).<br \/>\n<br \/>\n\u201cO Dio, crea in me un cuore puro<br \/>\n<br \/>\ne rinnova dentro di me uno spirito ben saldo\u201c (Sl 51, 12).<br \/>\n<br \/>\nQuesto \u00e8 pi\u00f9 che avere la pelle d\u2019oca allo stadio o in chiesa!<br \/>\n<br \/>\nQuesto \u00e8 pi\u00f9 di un sentimento elevato, che si pu\u00f2 sempre provare, ascoltando bella musica o una lode ben fatta.<br \/>\n<br \/>\nDio non ci promette solo di toccare il cuore, ma ci promette un cambiamento.<br \/>\n<br \/>\nE noi capiamo esattamente la differenza:<br \/>\n<br \/>\nil toccare \u00e8 atto breve, fugace e svanisce di nuovo.<br \/>\n<br \/>\nIl cambiamento del cuore resta. E fa di noi persone nuove, fortificate, amorevoli.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nE questa \u00e8 una differenza che molte persone di fede cristiana non conoscono.<br \/>\n<br \/>\nSi aspettano da Dio, forse, un essere toccati, un\u2019emozione religiosa, un sentimento pio.<br \/>\n<br \/>\nMa, secondo il Vangelo, si tratta di qualcosa di pi\u00f9:<br \/>\n<br \/>\nDio non solo ci tocca, ma vuole cambiarci.<br \/>\n<br \/>\nNon vuole toccare solo di sfuggita il cuore, ma vuole darci un cuore nuovo.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nCome ci\u00f2 appaia, lo vediamo in Pietro e Paolo.<br \/>\n<br \/>\nNon solo furono toccati da Ges\u00f9, ma divennero persone completamente nuove; persone cui pensiamo, nella Chiesa, fino ad oggi.<br \/>\n<br \/>\nPaolo fu rovesciato radicalmente da Dio, quando la luce di Ges\u00f9 lo fece cadere da cavallo davanti alle porte di Damasco.<br \/>\n<br \/>\nL\u2019uomo, da quel momento in poi, fu un altro uomo.<br \/>\n<br \/>\nE questo ci spiega che cosa significhi che Dio dona un cuore nuovo.<br \/>\n<br \/>\nQuesto, nel caso del grande Paolo, \u00e8 impressionante.<br \/>\n<br \/>\nGi\u00e0 solo guardando, noi tutti diremmo: s\u00ec, \u00e8 chiaro, Dio dona un cuore nuovo.<br \/>\n<br \/>\nMa nel mio caso?<br \/>\n<br \/>\nNon \u00e8 che tutti noi sperimentiamo una svolta esistenziale cos\u00ec intensa e nemmeno una crisi cos\u00ec profonda come quella di Paolo.<br \/>\n<br \/>\nPerci\u00f2 sono felice che la Chiesa non ricordi soltanto Paolo, ma che lo faccia sempre insieme con Pietro.<br \/>\n<br \/>\nE nel suo caso, le cose stanno in modo del tutto differente.<br \/>\n<br \/>\nPietro non solo aveva un\u2019altra personalit\u00e0, ma ad essere del tutto differente fu anche il cammino che Ges\u00f9 fece con Pietro.<br \/>\n<br \/>\nFu molto pi\u00f9 lungo, molto meno spettacolare. Fu un processo lungo. Che incluse anche fallimenti e rovesci ripetuti.<br \/>\n<br \/>\nLa prima, cauta sequela di Ges\u00f9 all\u2019inizio; la comprensione sempre pi\u00f9 profonda di chi fosse Ges\u00f9, quando Pietro, nel corso degli anni, torn\u00f2 ad ascoltare sempre di nuovo le sue parole; il fallimento nella sofferenza e, ci\u00f2 nonostante, l\u2019accettazione, da parte di Ges\u00f9, dopo la resurrezione.<br \/>\n<br \/>\nE noi non esiteremmo un secondo a dire che Dio, con tale processo, ha donato anche a Pietro un cuore nuovo.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nCi sono, a questo riguardo, appunto, il modello Pietro e il modello Paolo.<br \/>\n<br \/>\nIl processo lungo e il miracolo spettacolare.<br \/>\n<br \/>\nIl nostro problema, adesso, \u00e8 che, come cristiani, di solito vogliamo il modello Paolo: oggi, qui e subito!<br \/>\n<br \/>\nEssere scaraventati gi\u00f9 da cavallo da Ges\u00f9, in modo che non ci sia spazio per il dubbio.<br \/>\n<br \/>\nEsperienze di fede siffatte possono accadere.<br \/>\n<br \/>\nMa pu\u00f2 anche darsi che Dio abbia previsto per noi il modello Pietro:<br \/>\n<br \/>\nun cammino lungo. Un ascolto di Ges\u00f9 per un tempo lungo. Esperienze pi\u00f9 piccole, ma numerose, con Ges\u00f9.<br \/>\n<br \/>\nPeccato e perdono.<br \/>\n<br \/>\nMa, nel corso del tempo, appunto, un cuore nuovo.<br \/>\n<br \/>\nUn cuore forte, una fede salda che ci sostiene durante le crisi e un Signore che, alla fine, nonostante il fallimento, ci accoglie tra le braccia.<br \/>\n<br \/>\nDio cambia il nostro cuore. Lo fa, certissimamente, con ognuno che si lasci coinvolgere.<br \/>\n<br \/>\nMa il cammino su cui ci\u00f2 accade dobbiamo lasciarlo a Dio.<br \/>\n<br \/>\nChe ci\u00f2 significhi solo un secondo di luce alle porte di Damasco o una peregrinazione di anni per monti e valli di Galilea, a deciderlo per noi \u00e8 Dio.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nE l\u2019altro problema sono le nostre attese elevate.<br \/>\n<br \/>\nSe ascoltiamo parlare di un cuore nuovo, allora pensiamo subito a sentimenti elevati e felicit\u00e0 sconfinata; allora, ci aspettiamo assenza di preoccupazioni e una coscienza impeccabilmente pura.<br \/>\n<br \/>\nE se ci\u00f2 non si avvera, allora pensiamo:<br \/>\n<br \/>\n\u201cBeh, allora nel mio caso non pu\u00f2 esserci un cuore nuovo.\u201d<br \/>\n<br \/>\nPerch\u00e9 equipariamo il cuore nuovo al cambio totale di umore, a una pura questione di sentimenti.<br \/>\n<br \/>\nMa un cuore nuovo \u00e8 qualcosa di pi\u00f9. \u00c8 un fondamento nuovo per i nostri sentimenti. Non sono semplicemente solo sentimenti nuovi.<br \/>\n<br \/>\n\u00c8 il loro nuovo fondamento!<br \/>\n<br \/>\nE potete credermi: Pietro e Paolo, con tutta la loro santit\u00e0 apostolica, conobbero anche sentimenti negativi.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nDio cambia il nostro cuore.<br \/>\n<br \/>\nC\u2019\u00e8 un\u2019idea della Bibbia che \u00e8 diventata importante, per me ed \u00e8 come Dio opera questo processo.<br \/>\n<br \/>\nIl profeta Isaia dice di Ges\u00f9 che fascer\u00e0 i cuori spezzati (61, 1).<br \/>\n<br \/>\nIl Salvatore fascer\u00e0 i cuori spezzati.<br \/>\n<br \/>\nDio, in prima linea, fa nuovo il nostro cuore guarendone le ferite.<br \/>\n<br \/>\nIl nostro cuore diventa nuovo proprio perch\u00e9 Ges\u00f9 guarisce le vecchie ferite, fasciando il nostro cuore infranto.<br \/>\n<br \/>\nEgli tiene insieme il cuore, che altrimenti si frantumerebbe in migliaia di pezzi sparsi, e fa di noi la personalit\u00e0 intera, unica che vuole che siamo.<br \/>\n<br \/>\n <br \/>\n<br \/>\nDio ci dona un cuore nuovo. Magari pi\u00f9 mediante i suoi bendaggi che mediante un trapianto spettacolare.<br \/>\n<br \/>\nQui, qualcosa diventa nuovo e non \u00e8 solo toccato in modo emotivo.<br \/>\n<br \/>\nCi\u00f2 non solo va al cuore, ma cambia il cuore.<br \/>\n<br \/>\nMa la nostra musica, che siamo cantori o ascoltatori, tocca il cuore pi\u00f9 fortemente che pu\u00f2.<br \/>\n<br \/>\nNon come fine a se stessa.<br \/>\n<br \/>\nMa come indizio a quel cambiamento del cuore che solo Dio pu\u00f2 donare.<br \/>\n<br \/>\nE del Ges\u00f9 che non ci lascia come siamo, ma che ci prende con s\u00e9 sul cammino verso una vita migliore, qui in modo imperfetto, ma alla fine, presso di lui, in modo perfetto.<br \/>\n<br \/>\nDi ci\u00f2 sono testimoni Pietro e Paolo, fino a questo giorno.<br \/>\n<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-9\">\n\t<td class=\"column-1\">21.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">III Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Sonnengesang Francesco d'Assisi<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">Cara Comunit\u00e0!<br \/>\nCome ogni anno, anche in questo in giugno, siamo nel giardino delle piante della Bibbia; questa volta<br \/>\nricorre l'8\u00b0 centenario della morte di Francesco d'Assisi.<br \/>\nVediamo in Francesco entusiasmo per la Natura e sensibilit\u00e0 per il creato, molto prima di ogni movimento<br \/>\necologista del presente. In Francesco, a spingere a volgersi in particolare al creato non potevano essere la<br \/>\npreoccupazione per i cambiamenti climatici, per l'esaurirsi progressivo delle rsore e per l'inquinamento<br \/>\nambientale.<br \/>\nI motivi dovettero essere altri.<br \/>\nNon fu nemmeno per un romanticismo ingenuo nel modo di considerare il creato. Francesco non fu un<br \/>\nesteta ingenuo, capace di vedere solo il bello della Natura, tralasciandone in pericoli.<br \/>\nConobbe guerra, malattia e miseria. La Natura, per lui, non era un mondo idilliaco.<br \/>\nSe non furono le preoccupazioni per l'ambiente a collegare Francesco al creato, n\u00e9 fu l'entusiasmo cieco<br \/>\nper la bellezza, che cosa fu, allora?<br \/>\nFrancesco aveva motivi pi\u00f9 profondi, motivi permanenti, motivi profondamente ancorati nella fede per il<br \/>\nsuo legame con la Natura.<br \/>\nIn tal modo, \u00e8 un correttivo prezioso per taluni nostri contemporanei, anche cristiani, che s'interessano alla<br \/>\nNatura mossi solo da entusiasmo superficiale per il bello e per il creato o che hanno gettato uno sguardo<br \/>\nalla Natura solo in ragione dei problemi: solo da quando le temperature sono roventi e le risorse stanno<br \/>\ndiminuendo.<br \/>\nIl legame con la Natura di Francesco ha motivi pi\u00f9 profondi, motivi permanenti, che oggi vi mostrer\u00f2. E,<br \/>\ncon la sua impostazione, \u00e8 molto vicino a Martin Lutero e a Paul Gerhardt.<br \/>\n1 Le altre creature sono fratelli e sorelle<br \/>\nQuando consideriamo il Cantico delle creature di Francesco, notiamo presto che Sole e Luna, vento e<br \/>\nfuoco sono da li chimati fratelli e sorella.<br \/>\nUn'idea strana. Come esseri umani, possiamo chiamare fratelli e sorelle altri esseri umani che non sono<br \/>\nimparentati con noi fisicamente.<br \/>\nCome cristiani, tra noi ci chiamiamo fratelli e sorelle. Anche Friedrich Schiller, nella sua \u201cOde alla gioia\u201d,<br \/>\nconsidera l'intera umanit\u00e0 come fatta di fratelli:<br \/>\nLa tua magia unisca di nuovo<br \/>\nci\u00f2 che l'uso severo divise;<br \/>\ntutti gli esseri umani diventano fratelli,<br \/>\novunque si posi l'ala tua leggera.<br \/>\nVi abbraccio, milioni!<br \/>\nQuesto bacio \u00e8 per tutto il mondo!<br \/>\n\u00c8 l'entusiastica gioia a renderci fratelli e sorelle? \u00c8 la parentela biologica?<br \/>\nOppure \u00e8 la medesima origine, \u00e8 l'unico Padre in cielo, l'unico Creatore, che ha creato tutti noi?<br \/>\nSe \u00e8 cos\u00ec, cara Comunit\u00e0, allora Francesco ha ragione a chiamare fratelli e sorelle anche il Sole, il vento e<br \/>\nle stelle. Sono per noi come sorelle o fratelli carnali, che Dio ci ha posto accanto: noi dobbiamo vivere<br \/>\ncon loro, che ci piaccia o no. Anche qui non si tratta d'altro che d'una sola famiglia.<br \/>\nSole, Luna e stelle, piante e animali non sono nostri fratelli e sorelle perch\u00e9 sono tanto belli oppure perch\u00e9<br \/>\nli troviamo carini; ma lo sono perch\u00e9 furono creati insieme con noi. Francesco, qui, non \u00e8 uno che fa<br \/>\nvaneggiamenti esoterici, mischiando cose senz'anima ma \u00e8 uno che riflette sul creato in modo radicale e<br \/>\nfino alle ultime conseguenze.<br \/>\nQui, inoltre, \u00e8 vicinissimo a Martin Lutero. Lutero, in un passo importante, scrive:<br \/>\n<br \/>\n\u201cIo credo che Dio mi ha creato insieme con tutte le creature\u201d.<br \/>\nL'essere umano non vive da solo. L'essere umano non pu\u00f2 fare il proprio cammino da egoista. Non pu\u00f2<br \/>\nnemmeno vivere solo con gli altri esseri umani, ma \u00e8 parte di un creato complessivo. Io posso vivere solo<br \/>\nin mezzo alle altre creature. Cos\u00ec Dio ha voluto.<br \/>\nDio non ha creato il mondo solo per me:<br \/>\nil mio prossimo \u00e8 suo figlio, come me. (EG 412)<br \/>\nIo non vivo da solo, ma insieme con tutte le creature.<br \/>\nIo non sono costruito e pensato da Dio solo per me stesso, ma sempre nel contesto relazionale con le altre<br \/>\ncreature.<br \/>\nCi\u00f2, talvolta, \u00e8 bello e piacevole. Ci\u00f2, altre volte, \u00e8 anche difficile e costituisce una sfida. Ma non pu\u00f2<br \/>\nessere diverso.<br \/>\nE se abbiamo capito questo, ci\u00f2 ci conduce al secondo punto.<br \/>\n2 I fenomeni naturali sono ambivalenti<br \/>\nIl carattere lieto del Cantico delle creature e la lode di Dio non implicano, per Francesco, che egli veda<br \/>\ntutto rosa e luminoso.<br \/>\nTutte le con-creature, tutti i fenomeni naturali sono ambivalenti. Possono essere per noi buoni e cattivi.<br \/>\nIl Sole ci illumina e ci riscalda. Ma pu\u00f2 anche bruciare e seccare spietatamente.<br \/>\nL'Acqua placa la sete, fa crescere le piante e rinfresca. Ma pu\u00f2 anche allagare, distruggere e far affogare.<br \/>\nIl Fuoco riscalda e cuore; ma pu\u00f2 anche bruciare e distruggere molte cose.<br \/>\nGli animali sono intelligenti e meravigliosi da guardare; ma possono attaccarsi a vicenda e mangiarsi tra<br \/>\nloro senza misericordia.<br \/>\nLe piante ci nutrono, producono ossigeno e procurano ombra. Ma possono anche sopraffarsi e soffocarsi a<br \/>\nvicenda.<br \/>\nAnche se Francesco loda gli elementi della Natura, non \u00e8 ingenuo n\u00e9 preda di sogni. Nomina anche il<br \/>\npeccato.<br \/>\nChe, per lui, e per la Bibbia, non \u00e8 soltanto un atto sbagliato, ma \u00e8 lo strappo completo che corre per tutto<br \/>\nil creato.<br \/>\nIl peccato, la posizione erronea, non \u00e8 problema solo umano. Interessa tutto ci\u00f2 che vive. Paolo lo dice<br \/>\nchiaramente:<br \/>\nil creato \u00e8 soggetto alla transitoriet\u00e0, che lo voglia o no, perch\u00e9 l'essere umano, con la caduta nel peccato,<br \/>\nha guastato l'ordine di Dio. Non viviamo in paradiso. Il leone mangia l'agnello. E il bambino non pu\u00f2<br \/>\ngiocare accanto alla tana del serpente.<br \/>\nA regnare non \u00e8 l'armonia perfetta. A regnare \u00e8 un contesto relazionale guasto, fin da Adamo e Eva.<br \/>\nE il comportamento consumistico, caratterizzato da sfruttamento e, spesso, da mancanza di<br \/>\nconsapevolezza, da parte delle persone di oggi, \u00e8 solo l'ultima pietra del muro della superbia umana e<br \/>\ndella lontanza da Dio.<br \/>\nPaolo, nella Lettera ai Romani (c. 8), scrive che il peccato umano \u00e8 la causa di tutta la sofferenza e i<br \/>\ngemiti del creato e, cos\u00ec facendo, offre all'attuale dibattito sull'ambiente il messaggio unico, potentissimo,<br \/>\ndel Nuovo Testamento.<br \/>\nFrancesco non dimentica il peccato, nel Cantico delle creature. Non cade in un entusiasmo privo di<br \/>\nriflessione, ma vede sempre il grande contesto complessivo.<br \/>\nSole, Luna e stelle, Acqua, Vento e Fuoco non sono solo belli, ma sono ambivalenti.<br \/>\nI consimili umani, gli animali e le piante non sono sempre e solo carini e gentili verso di noi, ma, talvolta,<br \/>\nsono anche faticosi, pesanti o molto pericolosi.<br \/>\nFrancesco non vede un'armonia ingenua, quando parla di sorelle e fratelli; guarda, invece, in modo molto<br \/>\nrealistico.<br \/>\nFratelli e sorelle carnali non sono sempre carini e gentili. Talvolta, ci hanno fatto arrabbiare di brutto. Ma<br \/>\nrestano sempre i nostri fratelli e sorelle, perch\u00e9 abbiamo gli stessi genitori; perch\u00e9 stiamo nella stessa<br \/>\nbarca!<br \/>\n<br \/>\nLo stesso vale per Sole e Luna, fiori ed erbe.<br \/>\nIl creato \u00e8 soggetto alla transitoriet\u00e0.<br \/>\nMa l'intero creato pu\u00f2 anche sperare nella redenzione.<br \/>\nSecondo Paolo, il creato avr\u00e0 parte alla libert\u00e0 gloriosa dei figli di Dio.<br \/>\nQuasi 2000 anni prima della crisi climatica, Paolo afferma che il creato geme e soffre. Ma lo paragona a<br \/>\nuna donna in travaglio. La sofferenza avr\u00e0 fine e ci sar\u00e0 vita nuova.<br \/>\n3.Anche la morte fa parte del creato<br \/>\nSe consideriamo il bel Cantico delle creature di Francesco, allora ci salta all'occhio che la Morte \u00e8 definita<br \/>\nsorella e che Dio \u00e8 lodato per causa sua.<br \/>\nQuest'idea, probabilmente, ci \u00e8 estranea. Con tutto l'entusiamo per il creato, preferiamo mettere da parte la<br \/>\nmorte. E se pensiamo ad essa, non lo facciamo con gratitudine e in modo positivo, ma con sofferenza e<br \/>\ndolore.<br \/>\nCome pu\u00f2, Francesco, arrivare ad accettare la morte come sorella?<br \/>\nAnche qui la risposta \u00e8 la sua profondit\u00e0 concettuale.<br \/>\nChi osservi attentamente la Natura, vede il divenire e il passare, vede il fiorire e il morire, vede la nascita<br \/>\ne la morte.<br \/>\nNiente, pi\u00f9 di uno sguardo alla Natura, ci rende pi\u00f9 consci della transitoriet\u00e0 e della mortalit\u00e0. Lo sa gi\u00e0<br \/>\nl'Antico Testamento:<br \/>\n\u201cogni carne \u00e8 come l'erba e tutta la sua grazia \u00e8 come il fiore del campo. L'erba si secca, il fiore<br \/>\nappassisce\u201c (Is 40).<br \/>\nFrancesco compone questo Cantico delle creature poco prima di morire. Non \u00e8 l'esplosione di sentimenti<br \/>\ndella giovent\u00f9 in fiore, ma \u00e8 la professione di fede di un uomo mortalmente malato.<br \/>\nMa come pu\u00f2 dare il benvenuto alla morte, considerandola sorella inviata da Dio?<br \/>\nPu\u00f2 farlo solo nella fede. Perch\u00e9 il suo Dio non \u00e8 solo il Creatore, ma \u00e8 anche il Redentore. O, per dirla<br \/>\naltrimenti: egli non \u00e8 solo il Padre, ma anche il Figlio. Noi non crediamo soltanto nel Creatore di questo<br \/>\nmondo, ma anche in Ges\u00f9 Salvatore e nello Spirito Santo Completatore.<br \/>\nDetto in modo ancora diverso: Dio non ha in mano solo la transitoriet\u00e0, ma anche il futuro.<br \/>\nMolte persone credono, s\u00ec, in un qualche Dio come fondamento del mondo, ma lasciano volentieri da<br \/>\nparte l'idea che questo Dio sia anche il fondamento della loro vita e della loro vita dopo la morte.<br \/>\nMa se Dio \u00e8 onnipotente ed eterno, allora deve avere in mano tutto.<br \/>\nFrancesco non si ferma a considerare il mondo presente: guarda anche all'aldil\u00e0, perch\u00e9 per lui ne fa parte.<br \/>\nE con ci\u00f2 \u00e8 molto affine a Paul Gerhardt, che certamente non conobbe.<br \/>\n\u201cVa' nell'estate lieto, cuor\u201d non si limita all'osservazione di giardini, fiori e api. Paul Gerhardt guarda<br \/>\nanche all'aldil\u00e0:<br \/>\nAh, penso, qui \u00e8 cos\u00ec bello<br \/>\ne tu ci fai vivere cos\u00ec amabilmente,<br \/>\nsu questa povera Terra:<br \/>\nChe cosa sar\u00e0 la vita, dopo questo mondo,<br \/>\nl\u00ec, nella ricca tenda del cielo,<br \/>\ne nella reggia d'oro,<br \/>\ne nella reggia d'oro. (EG 503, 9)<br \/>\nL'energia creatrice di Dio non cessa con ci\u00f2 che noi troviamo gi\u00e0 esistente su questo pianeta. L'energia<br \/>\ncreatrice di Dio ha voluto e vuole noi. Perci\u00f2 la morte \u00e8 solo il passaggio alla vita presso Dio.<br \/>\nQuesta morte, che ci porta da qui a l\u00ec, Francesco pu\u00f2 accoglierla come sorella.<br \/>\nDi questa morte, 500 anni dopo, Paul Gerhardt scrisse, poeticamente:<br \/>\nMa la morte non pu\u00f2 ucciderci;<br \/>\nstrappa per\u00f2 il nostro spirito<br \/>\nda migliaia di sciagure,<br \/>\nchiude il portone degli amari dolori<br \/>\ne fa strada<br \/>\nper andare alle gioie del cielo. (EG 370, 8)<br \/>\n<br \/>\nLa morte non \u00e8 la fine amara, ma \u00e8 la sorella che mette fine ai nostri dolori corporali e che ci traghetta<br \/>\nsull'altra sponda. Questa \u00e8 un'idea ardita, rivoluzionaria, che richiede il coraggio della fede, ma \u00e8 anche<br \/>\nun'idea profondamente consolante. Francesco e Gerhardt l'hanno pensata. E anche noi possiamo farlo.<br \/>\nCare Sorelle e cari Fratelli,<br \/>\nnon abbiamo solo goduto del nostro bel giardino delle piante della Bibbia, oggi.<br \/>\nNon abbiamo solo meditato sui bei testi di Francesco, Lutero e Paul Gerhardt.<br \/>\nAbbiamo anche visto che questi tre testimoni della fede sono molto vicini tra loro.<br \/>\nAbbiamo visto che sono d'accordo, quando si tratta del Creatore e del senso eterno che \u00e8 dieto a tutto ci\u00f2<br \/>\nche esiste.<br \/>\nMa, soprattutto, spero che abbiamo percepito che il nostro Dio \u00e8 uno solo:<br \/>\nha creato noi e tutto ci\u00f2 che esiste e vuole che noi e tutto il resto abbiamo un futuro.<br \/>\nNon solo una soprav-vivenza, ma una vita con lui, in comunione, dotata di senso, con futuro eterno.<br \/>\nQui, davvero si pu\u00f2 solo dire:<br \/>\nTue so' le laude, la gloria et onne benedictione!<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-10\">\n\t<td class=\"column-1\">14.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">II Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Matteo 11, 25-30<\/td><td class=\"column-4\">Predicatrice Belli<\/td><td class=\"column-5\">Cara Comunit\u00e0,<br \/>\n<br \/>\nil testo per la predicazione di oggi include uno dei versi che sono scritti nel tamburo<br \/>\ndella nostra abside: \u201cVenite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi dar\u00f2<br \/>\nriposo\u201d. Un versetto \u201cricostituente\u201d, che suona bene in questo periodo afoso.<br \/>\nVersetto che, lasciando da parte le battute, ci pu\u00f2 far venire in mente il momento in<br \/>\ncui ci siamo sentiti a casa, o di nuovo a casa dopo aver attraversato il nostro<br \/>\npersonale deserto, nella fede cristiana e abbiamo sentito il nostro rapporto con Cristo<br \/>\ncome fondante la nostra vita.<br \/>\nIl versetto per\u00f2 non \u00e8 isolato; leggo ora il resto del passo da cui \u00e8 tratto, che si trova<br \/>\nnel capitolo 11 del Vangelo di Matteo:<br \/>\n<br \/>\n25 In quel tempo Ges\u00f9 prese a dire: \u00abIo ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e<br \/>\ndella terra, perch\u00e9 hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai<br \/>\nrivelate ai piccoli. 26 S\u00ec, Padre, perch\u00e9 cos\u00ec ti \u00e8 piaciuto. 27 Ogni cosa mi \u00e8 stata<br \/>\ndata in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno<br \/>\nconosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.<br \/>\n<br \/>\n28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi dar\u00f2 riposo. 29<br \/>\nPrendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perch\u00e9 io sono mansueto e umile<br \/>\ndi cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; 30 poich\u00e9 il mio giogo \u00e8 dolce e<br \/>\nil mio carico \u00e8 leggero\u00bb.<br \/>\n<br \/>\nQuesti versetti costituiscono il paragrafo conclusivo del capitolo 11, che si apre con<br \/>\nGiovanni Battista che manda i discepoli a domandare a Ges\u00f9 se egli sia \u201ccolui che<br \/>\ndoveva venire\u201d. Ges\u00f9 risponde in modo indiretto: \u00abi ciechi recuperano la vista e gli<br \/>\nzoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano e il<br \/>\nvangelo \u00e8 annunciato ai poveri. Beato colui che non si sar\u00e0 scandalizzato di me!\u00bb<br \/>\n(vv. 5-6). L'intero capitolo riguarda dunque l'annuncio del regno di Dio: come si<br \/>\nriconosce l'arrivo del regno di Dio? Che cosa dice la Bibbia, insieme di libri che<br \/>\ninsegnano a interpretare e comprendere la volont\u00e0 di Dio? E chi ha il compito di<br \/>\nstabilire come stiano le cose?<br \/>\nAl tempo di Ges\u00f9, il compito di leggere le scritture e interpretarle era degli scribi.<br \/>\nOggi, nelle Chiese, \u00e8 compito dei teologi. Ma anche dei fedeli, dalla Riforma in poi.<br \/>\n<br \/>\nAnche ai nostri giorni andiamo in cerca di segni, di razionalizzazioni. Non tanto per<br \/>\ncapire se arrivi il regno di Dio, purtroppo, quanto per capire se stia arrivando la fine<br \/>\ndei tempi. In tutto questo spesso c'\u00e8 pi\u00f9 desiderio di sentire di avere il controllo della<br \/>\nsituazione che volont\u00e0 di comprendere la volont\u00e0 di Dio.<br \/>\nIn questo passo, Ges\u00f9 ci dice che il regno di Dio si annuncia con la guarigione, e<br \/>\nquindi con l'attenzione amorevole, per coloro che vengono considerati \u201cdifettosi\u201d, da<br \/>\ntenere ai margini della societ\u00e0: ciechi, zoppi, lebbrosi. I morti resuscitano e, cosa<br \/>\nancora pi\u00f9 importante e citata per ultima, il vangelo \u00e8 annunciato ai poveri.<br \/>\n<br \/>\nI poveri sono gli ultimi. Sono quelli che non hanno potere e che certo non si sono<br \/>\npotuti permettere le scuole in cui si insegnano le scritture.<br \/>\nMa \u00e8 anzitutto proprio ai poveri e agli emarginati che si rivolge Ges\u00f9.<br \/>\nLa comprensione di che cosa sia il regno di Dio non \u00e8 limitata ai sapienti, agli<br \/>\nintelligenti. \u00c8 per tutti. Il regno di Dio non \u00e8 un regno gerarchico, in cui alcuni sono<br \/>\npi\u00f9 in alto di altri e moltissimi si ritrovano in basso. Il regno di Dio non \u00e8<br \/>\npiramidale; per quanto riguarda le posizioni umane, \u00e8 una grande, immensa piana in<br \/>\ncui tutti gli esseri umani stanno in piedi allo stesso livello di dignit\u00e0 davanti a Dio.<br \/>\n<br \/>\nIl regno di Dio comincia dai cuori che conoscono i limiti dell'esistenza umana.<br \/>\nComincia in chi ha un'esistenza in cui, in ogni momento della vita, deve fare i conti<br \/>\ncon ci\u00f2 che non pu\u00f2 fare.<br \/>\nComincia in chi ha un cuore (oggi diremmo una mente) che s'interroga sul senso<br \/>\ndella vita e che cerca di comprendere Dio e la sua volont\u00e0 senza mai sentirsi arrivato<br \/>\nnei propri ragionamenti.<br \/>\nComincia in chi \u00e8 stanco e oppresso e anela al riposo. \u00abVenite a me, voi tutti che siete<br \/>\naffaticati e oppressi, e io vi dar\u00f2 riposo.\u00bb<br \/>\n<br \/>\n29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perch\u00e9 io sono mansueto e<br \/>\numile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; 30 poich\u00e9 il mio giogo \u00e8<br \/>\ndolce e il mio carico \u00e8 leggero\u00bb.<br \/>\n<br \/>\n25 In quel tempo Ges\u00f9 prese a dire: \u00abIo ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e<br \/>\ndella terra, perch\u00e9 hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai<br \/>\n<br \/>\nrivelate ai piccoli. 26 S\u00ec, Padre, perch\u00e9 cos\u00ec ti \u00e8 piaciuto. 27 Ogni cosa mi \u00e8 stata<br \/>\ndata in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno<br \/>\nconosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-11\">\n\t<td class=\"column-1\">14.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">II Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Matteo 11, 25-30<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Lenski<\/td><td class=\"column-5\">Cara Comunit\u00e0,<br \/>\nil testo per la predicazione di oggi \u00e8 breve, ma ricco di contenuto. Sono sei versetti, che trattano di<br \/>\nconoscenza, potere e forza per noi.<br \/>\nLeggo, dal capitolo 11 del Vangelo di Matteo:<br \/>\n25 In quel tempo Ges\u00f9 prese a dire: \u00abIo ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch\u00e9 hai<br \/>\nnascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. 26 S\u00ec, Padre, perch\u00e9 cos\u00ec ti \u00e8<br \/>\npiaciuto. 27 Ogni cosa mi \u00e8 stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il<br \/>\nPadre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.<br \/>\n28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi dar\u00f2 riposo. 29 Prendete su di voi il mio<br \/>\ngiogo e imparate da me, perch\u00e9 io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime<br \/>\nvostre; 30 poich\u00e9 il mio giogo \u00e8 dolce e il mio carico \u00e8 leggero\u00bb.<br \/>\n<br \/>\nCara Comunit\u00e0,<br \/>\nGes\u00f9 comincia con uno squillo di tromba: \u00abIo ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra,<br \/>\nperch\u00e9 hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli.\u00bb<br \/>\nAndiamo per un momento in Galilea. Dietro di noi c'\u00e8 il Lago di Genezareth; Ges\u00f9 \u00e8 seduto su un rilievo<br \/>\ne intorno a lui ci sono molte persone: i pescatori, che, nelle lunghe ore notturne, hanno gettato le reti. I<br \/>\nlavoratori dei campi, le cui mani portano i segni della coltivazione dei campi. Le donne che sanno quante<br \/>\nore occorrono per preparare da mangiare per una famiglia numerosa.<br \/>\nForse, qui qualche uomo o qualche donna comincer\u00e0 ad annuire. Questo Ges\u00f9 dice che non sono n\u00e9 le<br \/>\npoche persone istruite n\u00e9 l'\u00e9lite sociale ad avere il monopolio dell'interpretazione corretta della volont\u00e0 di<br \/>\nDio. I teologi, cio\u00e8 i sapienti dei nostri tempi, chiamano ci\u00f2 \u201cassioma del cambio di posizione\u201d. Vuol dire<br \/>\nche, nel regno di Dio, i ruoli saranno distribuiti diversamente.<br \/>\nGes\u00f9 ha forse qualcosa contro una vasta istruzione e una ricerca approfondita dei collegamenti presenti<br \/>\nnella Sacra Scrittura? No di certo. Ges\u00f9 stesso, secondo quanto riferisce Luca, a 12 anni si era talmente<br \/>\nimmerso in discussioni con gli scribi da dimenticare tutto il resto. Durante la vita, parla con i<br \/>\nrappresentanti della teologia del tempo riguardo all'interpretazione corretta dei comandamenti di Dio.<br \/>\nMa nelle sue parole aleggia la sua esperienza personale. Le persone che, in lui, ascoltano la Parola di Dio,<br \/>\npersone che hanno un'apertura interiore alla sua Parola e a una conversione radicale della propria vita, non<br \/>\nsono farisei, sadducei o scribi. Sono le persone che sono state formate e improntate dalla vita, dalla dura<br \/>\nquotidianit\u00e0. Sono i \u201cpoveri in spirito\u201d, come li chiama la predica del monte. Seguono Ges\u00f9, lo ascoltano<br \/>\nper ore e sono perfino pronti a lasciare per lui lavoro e famiglia.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che le prime comunit\u00e0 cristiane, anche qui a Roma, fossero particolarmente attraenti per<br \/>\nqueste persone ai margini della societ\u00e0: donne, schiavi, stranieri.<br \/>\nNon che a formare la comunit\u00e0 fossero solo loro. C'erano anche istruiti, ricchi, padroni di schavi. Con<br \/>\ntutte le sfide che una tale variet\u00e0 comporta per la comunit\u00e0: domenica scorsa ne abbiamo sentito parlare<br \/>\nnel passo tratto dagli Atti degli Apostoli.<br \/>\n<br \/>\nNei Vangeli, Ges\u00f9 torna di continuo a mettere in chiaro questo: la questione del retroterra formativo o<br \/>\ndella consistenza della scarsella finisce in secondo piano. Ad essere decisiva \u00e8 l'impostazione del cuore:<br \/>\nsono disposto a farmi cambiare da ci\u00f2 che percepisco e vivo? Mi fido a intraprendere ancora una volta una<br \/>\nvia nuova? Sono disposto a vagliare anche ci\u00f2 che ho imparato?<br \/>\n\u00abIo ti rendo lode, o Padre [...], perch\u00e9 hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai<br \/>\nrivelate ai piccoli.\u00bb<br \/>\nMartin Lutero, nell'ultima predica del 1546 ad Eisleben, tratt\u00f2 proprio questo passo. Lutero disse:<br \/>\n\u201cOra il fatto \u00e8 che a parlare qui \u00e8 il Signore Cristo, nemico dei saccenti, che non pu\u00f2 soffrire nella sua<br \/>\nChiesa cristiana: si chiamano papa, imperatore, re, pr\u00ecncipi, dottori che padroneggiano la sua Parola<br \/>\ndivina e regnano, con la loro propria accortezza, nelle questioni alte e grandi della fede e della nostra<br \/>\nfelicit\u00e0. Di tali esempi abbiano noi stessi fatto molta esperienza in breve tempo: tali menti accorte se la<br \/>\nintendevano tra loro per promuovere un accordo o una riforma con cui ottenere l'unit\u00e0 della Chiesa<br \/>\ncristiana [...].\u201d<br \/>\nDue cose, cara Comunit\u00e0, sono chiare, in questo breve passo per la predicazione. Primo: anche Martin<br \/>\nLutero amava le parole chiare. Come Ges\u00f9, anche Lutero non fa del suo cuore una spelonca di ladri. Al<br \/>\ncontrario: il passo, appena letto, della sua predica \u00e8 uno di quelli diplomatici. Lutero, nella stessa predica,<br \/>\nha parole di tutt'altro genere per il papa; sono definizioni che, oggi, nel dialogo ecumenico non vengono<br \/>\npi\u00f9 usate, per fortuna.<br \/>\nSecondo: anche Lutero, con la sua argomentazione, mira alle proprie esperienze: la gran parte dell'\u00e9lite<br \/>\nteologica e sociale del suo tempo non era pronta a seguire i suoi ragionamenti e a fare della Bibbia il<br \/>\ncriterio centrale dell'annuncio della Parola. S\u00ec, anche Lutero ebbe infine sostenitori istruiti e potenti, come<br \/>\nil principe elettore Federico di Sassonia, ed ebbe in Filippo Melantone un aiutante avveduto. Ma, in base<br \/>\nalla sua biografia, il riformatore era convinto che noi tutti, per mezzo dello Spirito Santo al momento del<br \/>\nnostro battesimo, dobbiamo comprendere e interpretare la Parola di Dio.<br \/>\nQuesto concetto \u00e8 per noi come un filo rosso che si dipana per la storia della Chiesa. Ancora oggi,<br \/>\ncantiamo gli inni di Lutero, che furono intonati dalla gente, allora, nelle strade e nelle piazze. Sentiamo il<br \/>\ngrido dei cristiani in Sudamerica che, nel XX secolo, si opposero alla teologia dei potenti e dei militari e<br \/>\nche, dal 1968, svilupparono a Medellin, in Colombia, la \u201cteologia della liberazione\u201d. Liberazione<br \/>\ndall'oppressione politica e teologica. Ascoltiamo, nel Sudafrica dell'apartheid, l'appello delle persone alla<br \/>\nlibert\u00e0, cui unirono la loro voce molti cristiani, in opposizione alla teologia ufficiale della Chiesa<br \/>\nriformata nederlandese, vicina allo Stato, che difendeva sul piano teologico il sistema dell'apartheid.<br \/>\nIn tutte queste epoche, come pure all'epoca di Ges\u00f9, riguardo alla questione di quale fosse la vera Parola<br \/>\ndi Dio ci furono interpretazioni in concorrenza tra loro. In nessun caso dobbiamo farcela troppo semplice<br \/>\ne fare dell'opinione delle masse, della pura quantit\u00e0 di seguaci di una dottrina i criteri della correttezza<br \/>\ninterna. Come protestanti luterani in una diaspora caratterizzata da ambiente cattolico, qui in Italia,<br \/>\nsappiamo quanto sia faticoso nuotare contro corrente. Proprio per questo valdesi, luterani e molti altri<br \/>\nhanno sempre di nuovo potuto confidare che lo Spirito di Dio tocchi non solo il loro cuore, ma anche il<br \/>\nloro intelletto.<br \/>\nCon le sue parole radicali, Ges\u00f9 guarda a tutti noi. Non come a ospiti e forestieri, ma, in base a quanto<br \/>\nsentito nel passo tratto dall'epistola agli Efesini, come a concittadini dei santi e membri della famiglia di<br \/>\nDio: Dio ci considera in grado di fare qualcosa. Ci ritiene capaci di fare qualcosa. E ci promette qualcosa.<br \/>\nIn nessun altro passo delle pericopi la pretesa e la promessa di Dio sono cos\u00ec fortemente legate come<br \/>\naccade in questo passo. Perch\u00e9 il nostro testo di predicazione finisce con questa promessa forte:<br \/>\n28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi dar\u00f2 riposo.<br \/>\nQuesto verso \u00e8 noto, \u00e8 stato ricamato innumerevoli volte, si trova in molte chiese e lo troviamo sempre di<br \/>\nnuovo. Ma, sullo sfondo di quanto appena detto, guadagna una sfumatura nuova: cos\u00ec come noi tutti<br \/>\nabbiamo una competenza basilare per interpretare la Parola di Dio, cos\u00ec pure noi tutti siamo invitati ad<br \/>\n<br \/>\nandare da Ges\u00f9 Cristo, da questa Parola viva, per farci fortificare. Come da una fonte d'acqua nel deserto.<br \/>\nIl contesto linguistico greco di questo verso ricorda i portatori dell'Oriente antico. Una carovana che, nel<br \/>\ncorso di un viaggio molto faticoso, finalmente sosta. Come questi portatori, noi tutti siamo invitati a<br \/>\nsederci per prendere fiato profondamente.<br \/>\nQuali carichi abbiamo deposto per un momento? Penso alle preoccupazioni di cui sono venuto a<br \/>\nconoscenza solo nella nostra comunit\u00e0 nel corso dell'ultima settimana: l'afa della metropoli romana; le<br \/>\ndifficolt\u00e0 riguardanti la salute; la preoccupazione per i genitori che invecchiano; paura per la pace del<br \/>\nmondo; preoccupazione per le decisioni giuste da prendere al lavoro; tensioni in famiglia; solitudine a<br \/>\nscuola. Se cominciassimo a fare la lista delle preoccupazioni, anche qui, nella Chrsituskirche, questa<br \/>\nmattina, di certo non avremmo difficolt\u00e0 a compilarla.<br \/>\nQuando Ges\u00f9, in riva al Lago di Genezareth, parla alle persone sedute intorno a lui, allora, per un<br \/>\nmomento, possiamo aggiungerci a loro e, guardando all'acqua fresca, lasciarci rivolgere la parola cos\u00ec:<br \/>\n28 \u00abVenite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi dar\u00f2 riposo. 29 Prendete su di voi il mio<br \/>\ngiogo e imparate da me, perch\u00e9 io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime<br \/>\nvostre\u00bb.<br \/>\nS\u00ec, anche la sosta ha la sua ragion d'essere. Che si tratti di un buon concerto di un coro, di una telefonata<br \/>\ncon una buona amica o di un momento di tranquillit\u00e0 al fresco di una delle chiese di Roma. Il carico,<br \/>\nforse, non sparir\u00e0. Ma noteremo che qui c'\u00e8 qualcuno che contribuisce a portarlo. E gi\u00e0 per questo, il peso<br \/>\nsembra pi\u00f9 leggero.<br \/>\nCara Comunit\u00e0, che testo! Sei versi pieni di contenuto. Sei versi in cui si tratta di conoscenza, potere e<br \/>\nforza per noi tutti. Versi che ci infondono coraggio e forza. Ma che ci concedono anche una sosta. Sosta<br \/>\nche \u00e8 come un ristoro fresco in giorni afosi. Quest'estate e in tutti i momenti in cui ne abbiamo bisogno.<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-12\">\n\t<td class=\"column-1\">07.06.2026<\/td><td class=\"column-2\">I Domenica dopo Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Atti 4,32-37<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Spitzenberger<\/td><td class=\"column-5\">Care Sorelle e cari Fratelli,<br \/>\ndi che cosa \u00e8 fatta una buona comunit\u00e0? Da che cosa dipende? Qual \u00e8 il segreto di una comunit\u00e0 viva?<br \/>\nQual \u00e8 il criterio per valutare come vanno le cose in una comunit\u00e0? Ed \u00e8 cosa che si possa fare? \u00c8<br \/>\npossibile e, se s\u00ec, ricorrendo a quali criteri? \u00c8 il numero dei partecipanti al culto o quello dei membri? No,<br \/>\nnon siamo una squadra di calcio e, inoltre, proprio qui in Italia si vede che una comunit\u00e0 pu\u00f2 funzionare<br \/>\nanche con numeri piccoli: \u00e8 allora, quanti gruppi vengono offerti o quanto \u00e8 alto il livello della qualit\u00e0<br \/>\ndella musica? Oppure \u00e8 il livello teologico del cammino di una comunit\u00e0?<br \/>\nOggi, negli Atti degli Apostoli leggiamo un passo su una delle prime comunit\u00e0. Ascoltando questo<br \/>\nracconto, vi metto in guardia dal diventare invidiosi; cosa facile, dato che molte cose sembrano essere<br \/>\nperfette, secondo quanto riporta il redattore degli Atti. Ma ascoltate ora questo passo, tratto dal IV capitolo<br \/>\ndegli Atti:<br \/>\n32 La moltitudine di quelli che avevano creduto era d'un sol cuore e di un'anima sola; non vi era chi<br \/>\ndicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era in comune tra di loro. 33 Gli apostoli, con<br \/>\ngrande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Ges\u00f9; e grande grazia era sopra<br \/>\ntutti loro. 34 Infatti non c'era nessun bisognoso tra di loro; perch\u00e9 tutti quelli che possedevano poderi o<br \/>\ncase li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi<br \/>\nveniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.<br \/>\n36 Ora Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: \u00abfiglio di<br \/>\nconsolazione\u00bb), Levita, cipriota di nascita, 37 avendo un campo, lo vendette e ne consegn\u00f2 il ricavato,<br \/>\ndeponendolo ai piedi degli apostoli.<br \/>\n\u201cErano d'un sol cuore e di un'anima sola\u201d: cos\u00ec era la comunit\u00e0. Nessuno aveva pi\u00f9 degli altri; avevano<br \/>\ntutto in comune. \u201cComunismo d'amore religioso\u201d ha definito questo passo Ernst Tr\u00f6ltsch: un ideale greco<br \/>\ndell'epoca di redazione degli Atti, che ci viene illustrato dall'autore.<br \/>\nUn ideale di povert\u00e0 affascinante: le persone che danno tutto, che sono cos\u00ec limpide, sono sempre<br \/>\naffascinanti. Nel corso del tempo. Penso, a tale proposito, quest'anno, all'8\u00b0 centenario della morte di S.<br \/>\nFrancesco d'Assisi. Che, fino ad oggi, \u00e8 una delle figure pi\u00f9 luminose e affascinanti, una persona che ha<br \/>\nattuato questo ideale in modo credibile per molti. Chi \u00e8 stato una volta ad Assisi, e sono molti, avr\u00e0<br \/>\navvertito il fascino sprigionato da lui e dallo stile di vita semplice dei frati, all'inizio del movimento<br \/>\nfrancescano, fascino che perdura fino ad oggi. Il cristianesimo non pu\u00f2 sussistere senza un'etica sociale<br \/>\nmoderna, senza la questione di come noi viviamo nei fatti ci\u00f2 che attestiamo nella fede. Il fatto che il<br \/>\nVescovo di Roma abbia scelto di chiamarsi Leone \u00e8, per molti osservatori, nome e programma. Il Leone<br \/>\nprecedente, Leone XIII, fu il primo papa ad emanare un'enciclica sociale.<br \/>\nMa torniamo al testo. Gli Atti raccontano la storia di Dio con la sua comunit\u00e0, dagli inizi della prima<br \/>\ncomunit\u00e0 in poi e noi potremmo continuare a scrivere tale storia, perch\u00e9 anche noi siamo comunit\u00e0 di Dio<br \/>\nche attraversa il tempo. Tutti i battezzati ne fanno parte, in cos\u00ec tante Chiese e confessioni, e anche noi<br \/>\nsiamo in cammino con Dio. L'autore degli Atti confida che Dio sia sempre all'opera, \u00e8 sempre accanto a<br \/>\nnoi, quando ci riuniamo come conunit\u00e0 nel suo nome e quando siamo in cammino insieme, come<br \/>\ncomunit\u00e0.<br \/>\nNella prima parte degli Atti, ascoltiamo narrare che gli apostoli, a Gerusalemme, rendono testimonianza di<br \/>\nGes\u00f9; lo Spirito Santo viene riversato su di loro e li rende capaci di parlare. Gli fa rendere testimonianza,<br \/>\ntrasforma la vita e qui, in questi versi, viene richiamato un aspetto ulteriore: la comunione dei beni. I<br \/>\ncredenti sono talmente orientati a Ges\u00f9, nell'attesa del suo prossimo ritorno, da andare oltre la propriet\u00e0<br \/>\nprivata. Molte cose sono di uso comune, tanto che a nessuno manca nulla \u201cperch\u00e9 tutti quelli che<br \/>\npossedevano poderi o case li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute e lo deponevano ai piedi<br \/>\ndegli apostoli\u201d. Gli apostoli potevano, con tali mezzi, provvedere a tutti quelli che possedevano di meno.<br \/>\nE ci viene riferito come esempio quello di Giuseppe, il levita cipriota. Vende il suo campo e porta il<br \/>\nricavato agli apostoli. Un mondo perfetto, dunque? Questo testo \u00e8 una piccola utopia, che vuole mostrarci<br \/>\nche a crescere sono le comunit\u00e0 che non dimenticano l'elemento centrale.<br \/>\n<br \/>\nGli Atti descrivono come le giovanissime comunit\u00e0 siano orientate a Ges\u00f9 e al suo vicinissimo ritorno,<br \/>\ntanto che non ha pi\u00f9 importanza chi possegga che cosa o quanto denaro ci sia in cassa. Questo suscita la<br \/>\nmia invidia, pensando alle discussioni sulle finanze al Sinodo della CELI o anche nelle Chiese tedesche.<br \/>\nEd \u00e8 vero anche che comunit\u00e0 sane hanno bisogno di buoni mezzi per svolgere il loro lavoro e che certo<br \/>\nanche la nostra comunit\u00e0 non potrebbe sussistere se non ci fossero cos\u00ec tante persone a dare il loro<br \/>\ncontributo di attivit\u00e0 volontaria e sul piano finanziario. Come potrebbero, altrimenti, aver luogo, qui culti<br \/>\na lode di Dio, con musica da occasioni solenni, ma anche con tutto il lavoro a favore dei poveri del<br \/>\nquartiere, rivolto a persone cui le cose non vanno bene.<br \/>\nLa cura di queste persone \u00e8, in ogni epoca, compito centrale della Chiesa e della comunit\u00e0. Non lasciare<br \/>\nche giacciano davanti alla porta di casa, come il povero Lazzaro del Vangelo, ma aiutarli con i fatti a<br \/>\ncamminare e usare la ricchezza della comunit\u00e0, per quanto esista, per mitigare la povert\u00e0 e creare spazi in<br \/>\ncui la fede possa essere vissuta.<br \/>\nMa possiamo farlo solo se non dimentichiamo l'elemento centrale. E l'elemento centrale \u00e8 qui, al centro di<br \/>\nquesto breve testo. Ricordiamo che all'inizio del testo c'\u00e8 che la comunit\u00e0 era di persone che \u201cerano d'un<br \/>\nsol cuore e di un'anima sola\u201d. Alla fine del testo, c'\u00e8 l'esempio di Giuseppe, che depone quanto possiede,<br \/>\nil proprio denaro ai piedi degli apostoli. Nel mezzo, c'\u00e8 il versetto 33: \u201cGli apostoli, con grande potenza,<br \/>\nrendevano testimonianza della risurrezione del Signore Ges\u00f9; e grande grazia era sopra tutti loro.\u201d<br \/>\nQuesto \u00e8 l'elemento centrale: la testimonianza della resurrezione di Ges\u00f9. Non \u00e8 amministrare denaro e<br \/>\nvendere terreni, ma \u00e8 rendere testimonianza. Dio si volge a loro nella sua grazia e, poich\u00e9 essi si orientano<br \/>\na lui, la comunit\u00e0 porta frutto ed egli trasforma la comunit\u00e0 all'interno e all'esterno. Questo testo non \u00e8 una<br \/>\ncronaca storica, ma pu\u00f2 esserci di esempio riguardo a come intendere la comunit\u00e0 e la Chiesa; di monito<br \/>\naffinch\u00e9 le priorit\u00e0 vengano poste nell'ordine giusto. Per quanto la musica corale delle grandi feste sia<br \/>\nbella e utile e per quanto sia importante l'impegno in favore delle persone emarginate dalla societ\u00e0, ad<br \/>\nessere centrale \u00e8 la motivazione che li fa attuare; \u00e8 quel che c'\u00e8 al centro e che costituisce il filo<br \/>\nconduttore.<br \/>\nE inoltre non deve sempre avvenire quel che l'estensore del passo ha descritto con tanto entusiasmo. Le<br \/>\ncomunit\u00e0 non devono essere \u201cd'un sol cuore e di un'anima sola\u201d. Al contrario: se in primo piano c'\u00e8<br \/>\nsempre e solo armonia, le cose possono farsi davvero pericolose, per le comunit\u00e0 e per i singoli membri.<br \/>\nNo, il filo conduttore \u00e8 un altro: chi si orienta alla vita, morte e resurrezione di Ges\u00f9, potr\u00e0 costruire<br \/>\ncomunit\u00e0, sia che abbia a disposizione grandi mezzi finanziari sia che abbia a disposizione mezzi minimi,<br \/>\nperch\u00e9 non giriamo intorno a noi stessi, ma poniamo al centro il Dio vivente.<br \/>\nCara Comunit\u00e0 di Roma, di che cosa \u00e8 fatta una buona comunit\u00e0? Da cosa dipende? Qual \u00e8 il segreto delle<br \/>\ncomunit\u00e0 vive? Proprio adesso, quando stiamo andando verso il periodo di sede vacante, \u00e8 pi\u00f9 importante<br \/>\nche mai mettere Ges\u00f9 Cristo al centro, affinch\u00e9 lo magnifichiamo, anche con mezzi finanziari limitati,<br \/>\nanche senza pastore titolare. Credo che la pensi cos\u00ec anche il collega che sta per partire. Che siamo<br \/>\ncomunit\u00e0 guardando a Ges\u00f9 Cristo. Perch\u00e9 allora siamo un faro che si nutre dell'amore di Dio e<br \/>\nmagnifichiamo la resurrezione di Ges\u00f9. E siamo cos\u00ec, con le nostre possibilit\u00e0 limitate, qui, in questa citt\u00e0,<br \/>\nuomini e donne, testimoni coraggiosi del Risorto.<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-13\">\n\t<td class=\"column-1\">31.05.2026<\/td><td class=\"column-2\">Trinitatis<\/td><td class=\"column-3\">Numeri 6, 22\u201327<\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">In questa predica, cara Comunit\u00e0, spingiamo lo sguardo alla fine. Non alla fine del mondo, n\u00e9 alla fine<br \/>\ndella nostra vita, ma alla fine del culto. E non solo di quello di oggi, ma di ogni culto che celebriamo.<br \/>\nOgni culto finisce con la benedizione. Prima di andare ognuno per conto proprio, ci poniamo ancora una<br \/>\nvolta sotto la Parola di Dio; ci facciamo promettere che ci benedica e ci custodisca. Benedetti, andiamo<br \/>\npoi nella nuova settimana. Il desiderio che Dio sia con noi, che possa proteggerci e custodirci, conclude<br \/>\nquindi la celebrazione di tutti i nostri culti e, naturalmente, anche oggi non \u00e8 diverso. Ma qualcosa, oggi, \u00e8<br \/>\ndiverso. Oggi, la benedizioni non \u00e8 collocata solo alla fine del culto, ma \u00e8 anche il contenuto del testo<br \/>\ndella predicazione. Nel libro dei Numeri, al VI capitolo, leggiamo quanto segue:<br \/>\n22 Il SIGNORE disse ancora a Mos\u00e8: 23 \u00abParla ad Aaronne e ai suoi figli e di' loro: \"Voi benedirete cos\u00ec<br \/>\ni figli d'Israele; direte loro: 24 'Il SIGNORE ti benedica e ti protegga! 25 Il SIGNORE faccia risplendere<br \/>\nil suo volto su di te e ti sia propizio! 26 Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!'\". 27<br \/>\nCos\u00ec metteranno il mio nome sui figli d'Israele e io li benedir\u00f2\u00bb.<br \/>\nNaturalmente, conosciamo queste parole di benedizione, cara Comunit\u00e0. Le conosciamo talmente bene<br \/>\nche, forse, non ascoltiamo pi\u00f9 con attenzione ci\u00f2 che ci viene promesso, di nuovo in ogni culto. Noi tutti<br \/>\nsappiamo che cosa succeder\u00e0, quando il pastore alza le mani in segno di benedizione. Pronuncer\u00e0 le<br \/>\nparole ben note, che abbiamo ascoltato tanto spesso. Ma, o magari proprio perch\u00e9 le conosciamo cos\u00ec<br \/>\nbene, \u00e8 bene che le ascoltiamo di nuovo, con attenzione, e che riflettiamo su quale sia davvero il loro<br \/>\ncontenuto. Perch\u00e9 la benedizione di Dio non \u00e8 qualcosa di collaterale o d'insignificante. Invece, \u00e8<br \/>\nfondamentale, in senso stretto, per la nostra vita; \u00e8 qualcosa con cui dobbiamo fare i conti e cui possiamo<br \/>\naffidarci. La benedizione non \u00e8 semplicemente un desiderio benintenzionato, come quello che la<br \/>\ndomenica sia bella o che la nuova settimana sia piacevole. La benedizione di Dio \u00e8 invece fonte di forza<br \/>\nper ci\u00f2 che ci si prospetta. Pone la nostra vita su una base solida; ci dona la certezza che Dio ci sosterr\u00e0<br \/>\nanche nel corso della settimana che viene. Motivo sufficiente, dunque, per ascoltare queste parole con<br \/>\nattenzione, in particolare per l'augurio e la promessa con cui concludiamo i nostri culti. Qual \u00e8 dunque il<br \/>\ncontenuto effettivo di questa benedizione di Dio, che ci facciamo promettere sempre di nuovo?<br \/>\nGuardiamo anzitutto con attenzione la parola stessa. Cosa che, in questo caso, \u00e8 particolarmente utile,<br \/>\nperch\u00e9 con il termine tedesco \u201cSegen\u201d, \u201cbenedizione\u201d, non riusciamo ancora a comprendere ci\u00f2 che<br \/>\nintende la Bibbia. In tedesco, \u201csegnen\u201d, latino \u201csignum\u201d, significa \u201cfare un segno\u201d. Con ci\u00f2 s'intende, di<br \/>\nsolito, il segno della croce mentre si recita la benedizione. Se parliamo di \u201cbenedizione\u201d, di \u201cfare un segno<br \/>\n[di croce]\u201d, lo facciamo solo in ambito ecclesiastico, liturgico. Nei culti, nelle celebrazioni di nozze o di<br \/>\nfunerali; talvolta, anche in occasione della benedizione di cose profane. Ogni tanto si sente dire, a<br \/>\nproposito di qualche defunto, che \u201cha benedetto l'elemento terreno\u201d per dire che \u201c\u00e8 passato a miglior<br \/>\nvita\u201d; in effetti, non si vuol dire altro che \u00e8 morto, bench\u00e9 in origine s'intedesse qualcosa di molto pi\u00f9<br \/>\nprofondo e cio\u00e8 che qualcuno augurava benessere a tutti coloro che lasciava in terra, prima di andare nella<br \/>\nvita eterna.<br \/>\nCi avviciniamo al contenuto biblico se guardiamo alle parole italiane \u201cbenedire\u201d e \u201cbenedizione\u201d, simili<br \/>\nalle loro sorelle francesi e spagnole. Il significato \u00e8: \u201cdire qualcosa di buono, di positivo, di bello\u201d. E<br \/>\nquesto gi\u00e0 corrisponde al contenuto del significato profondo della benedizione biblica. Ma se facciamo un<br \/>\naltro passo avanti e guardiamo alle parole ebraiche che traduciamo con \u201cbenedizione\u201d o \u201cbenedire\u201d, allora<br \/>\nil contenuto della benedizione diventa ancora pi\u00f9 chiaro. In ebraico, \u201cbenedizione\u201d e \u201cbenedire\u201d sono,<br \/>\nrispettivamente, b<br \/>\ne<br \/>\nracha e barach, con cui s'intendono vita riuscita, protezione e custodia, benessere,<br \/>\nsalute e fiducia. Ci\u00f2 abbraccia tutti gli ambiti della nostra esistenza: il benessere psichico e fisico, la<br \/>\nsicurezza e la protezione e anche il benessere materiale. Tutto ci\u00f2 \u00e8 inteso nelle tre frasi del nostro testo<br \/>\nodierno per la predicazione, che costituiscono la formula di questa benedizione.<br \/>\n\u201cll Signore ti benedica e ti protegga\u201d. All'inizio, c'\u00e8 la promessa di vita in pienezza e di protezione.<br \/>\nPossiamo confidare di non essere soli. Che cammineremo sotto la protezione di Dio per tutte le vie della<br \/>\n<br \/>\nnostra vita. In questo possiamo confidare, di nuovo, ogni settimana.<br \/>\n\u201cIl Signore faccia risplendere il suo volto su di te\u201d. Lo splendore del volto di Dio ci indica la via, ci scalda<br \/>\ne ci avvolge, affinch\u00e9 ci sentiamo protetti in lui.<br \/>\n\u201cIl Signore alzi il suo volto su di te e ti dia la pace\u201d. Dio \u00e8 con noi, con la sua presenza di grazia. La sua<br \/>\npace, la sua shalom, \u00e8 intorno a noi, ci fa andare lieti e sereni incontro alle sfide della vita.<br \/>\nCos\u00ec possiamo comprendere le tre richieste di benedizione che costituiscono il centro del nostro testo e<br \/>\nche ci facciamo dire alla fine di ogni culto; richieste di benedizione con cui prendiamo forza per la<br \/>\nsettimana che abbiamo davanti. Vita in pienezza, protezione, caldo, protezione: tutto questo ci<br \/>\naccompagner\u00e0 nel cammino.<br \/>\nMa sappiamo che, nella nostra vita, non tutto \u00e8 sempre presente nel modo migliore. Non \u00e8 che ci siano<br \/>\nsolo sicurezza, protezione e sensazione di benessere. Talvolta, ci sono malattie che ci creano problemi e<br \/>\nsiamo tormentati da dolori, limitazioni, debolezze. Che non sia abbiano preoccupazioni materiali dipende<br \/>\ndalle circostanze in cui ci troviamo al momento e che non sempre possiamo domnare: rapporti familiari,<br \/>\nposto di lavoro, eventi inaspettati della vita e possono recare con s\u00e9 cambiamenti incisivi.<br \/>\nNel nostro ambiente personale e anche nei rapposti sociali, politici, economici non ci sono solo cose che<br \/>\nci mettono d'umore fiducioso e allegro. Proprio negli anni scorsi e anche nel nostro immediato presente ci<br \/>\nsono stati e ci sono molteplici motivi di preoccupazione per la pace, per la salvaguardia della Natura, per<br \/>\nla tenuta della nostra societ\u00e0. Dov'\u00e8 la benedizione di Dio?, potremmo domandarci. E proprio per questo \u00e8<br \/>\nimportante che, ancora una volta, guardiamo pi\u00f9 attentamente quale sia il contenuto della benedizione di<br \/>\nDio per questo mondo e per noi in modo personalissimo.<br \/>\nLa benedizione di cui parla la Bibbia non nega assolutamente le parti difficili, opache e, talvolta, deludenti<br \/>\ndella nostra vita. La Bibbia parla di persone nelle pi\u00f9 diverse condizioni esistenziali. Sofferenza e morte<br \/>\nnon sono estranee ai redattori dei testi biblici, come pure non lo sono sventura, inermit\u00e0, fame e<br \/>\ndisperazione. La Bibbia narra di guerre in cui fu coinvolto il popolo d'Israele; di carestie; di rovesci della<br \/>\nsorte nelle storie individuali e di grandi paure. La benedizione di Dio non significa che tutto questo ci sar\u00e0<br \/>\nrisparmiato. Proprio al contrario. La Bibbia dice: la vita, con i suoi alti e bassi, con i suoi successi e<br \/>\nsfortune, con ci\u00f2 che \u00e8 riuscito e ci\u00f2 in cui abbiamo fallito, \u00e8 sotto la benedizione di Dio. Dio benedice la<br \/>\nnostra vita, con tutto ci\u00f2 che ne fa parte, anche con le sue contrariet\u00e0 e afflizioni e nonostante tutto ci\u00f2 in<br \/>\ncui abbiamo mancato.<br \/>\nLa benedizione biblica \u00e8 tutt'altro che una vuota promessa di salvezza. Non dice semplicemente: andr\u00e0<br \/>\ntutto bene. La benedizione di Dio, invece, pone la nostra vita sotto un segno particolare. Possiamo<br \/>\nconfidare di essere protetti presso Dio, origine e meta della nostra esistenza. La benedizione di Dio<br \/>\nsignifica che egli non abbandona il mondo a se stesso. Possiamo confidare che tutto il nostro agire sia<br \/>\ncircondato dalla promessa di Dio che la sua potenza sia si molto superiore a quella dei potenti di questo<br \/>\nmondo.<br \/>\nProprio perci\u00f2 tale benedizione \u00e8 parte delle disposizioni che Dio impartisce al suo popolo quando stringe<br \/>\ncon lui il patto. Questo patto fonda una relazione di fedelt\u00e0, affidabilit\u00e0 e fiducia. Il popolo non \u00e8 solo;<br \/>\npu\u00f2 confidare che Dio sar\u00e0 con lui, anche e proprio quando si smarrisce. Le vie che il popolo d'Israele, il<br \/>\npopolo ebraico far\u00e0 nel corso della sua storia, fino ad arrivare al presente, furono e sono caratterizzate da<br \/>\nmolte interruzioni e nuovi inizi, da espulsione e dispersione, da persecuzioni e grande dolore sopportati<br \/>\ndal popolo. Ma Dio non ha mai abbandonato il suo popolo. La sua benedizione \u00e8 sempre sul suo popolo,<br \/>\nanche e proprio nelle maggiori sventure.<br \/>\nL'origine della benedizione di Dio ci riporta indietro fino agli esordi della storia di Dio col suo popolo.<br \/>\nDio benedisse Abraamo, promettendogli che da lui sarebbe venuto un grande popolo. Dio benedisse<br \/>\nGiacobbe, rinnovando la promessa. La fedelt\u00e0 di Dio diventa cos\u00ec riconoscibile nella sua benedizione. E<br \/>\nvi ha tenuto fede, fino ad oggi. Questo dice anche il nostro testo per la predicazione odierna, che ci<br \/>\nintroduce in una situazione particolarissima del popolo d'Israele e della benedizione che gli viene<br \/>\npromessa.<br \/>\nDio, come abbiamo sentito, dice a Mos\u00e8 che benedir\u00e0 il popolo d'Israele e come lo far\u00e0. Mos\u00e8 dovr\u00e0<br \/>\ntrasmetterlo al fratello Aronne e ai suoi figli: \u00e8 per tale motivo che questa benedizione \u00e8 detta<br \/>\n\u201cbenedizione di Aronne\u201d. Aronne \u00e8 considerato il fondatore del sacerdozio in Israele. La benedizione<br \/>\nprocede da lui e viene promessa al popolo d'Israele. La benedizione di Dio pu\u00f2 cos\u00ec essere trasmessa<br \/>\nanche dalle persone. Perci\u00f2 noi oggi possiamo promettercela.<br \/>\n<br \/>\nDio d\u00e0 l'incarico di benedire quando il popolo si trova in mezzo al deserto. L'incontro con Dio su Sinai,<br \/>\nmonte sul quale il popolo di Dio riceve i comandamenti, avviene in una situazione di nuovo inizio<br \/>\nradicale. Israele \u00e8 partito dall'Egitto, ma non \u00e8 ancora arrivato nella Terra Promessa. \u00c8 una situazione di<br \/>\npassaggio particolare, caratterizzata da incertezza e piena di timori su quel che accadr\u00e0. Il periodo nel<br \/>\ndeserto fu anche un periodo di tentazioni. Il popolo si sentiva abbandonato da Dio e anche da Mos\u00e8,<br \/>\nperch\u00e9 restava cos\u00ec tanto sul monte. Avrebbero preferito affidarsi a qualcos'altro, qualcosa di visibile,<br \/>\ntangibile invece di attendere a lungo il ritorno di Mos\u00e8 dal monte su cui era salito per incontrare Dio. E<br \/>\ncos\u00ec si fecero un'immagine, il proverbiale \u201cvitello d'oro\u201d, per offrire preghiere a questo, invece che al Dio<br \/>\nlontano, invisibile.<br \/>\nQuesta situazione rivela molto di ci\u00f2 che sta a cuore a Dio e alla sua benedizione e che \u00e8 ci\u00f2 che Aronne<br \/>\ndovr\u00e0 promettere al popolo su mandato di Dio: egli sar\u00e0 con loro anche e proprio nei periodi lunghi e<br \/>\ndifficili. Quando la vita passa per lunghi tratti di territori ardui da attraversare. Quando si sono allontanati<br \/>\nda Dio, hanno deviato e seguito altri dei. La benedizione \u00e8 la promessa di Dio che dice: io non vi lascio<br \/>\nsoli; io sono con voi, qualunque cosa accada. E c'\u00e8 anche un monito: non fatevi irritare dal fatto che la vita<br \/>\nha in serbo anche tratti in cui si patisce la sete e afflizioni. Confidate in Dio, che vi guider\u00e0 in modo sicuro<br \/>\ne che sar\u00e0 al vostro fianco nell'incertezza e nella sventura; confidate in Dio che guida il vostro piede in<br \/>\nmodo sicuro affinch\u00e9 la vostra vita sia piena e integra.<br \/>\nAnche il Nuovo Testamento parla di benedizione. Quando Ges\u00f9 risorto \u00e8 con i discepoli per l'ultima volta,<br \/>\nli benedice su un monte: \u00e8 una scena che ricorda l'incontro di Mos\u00e8 con Dio sul Sinai. Ges\u00f9 promette ai<br \/>\ndiscepoli che, dopo che sar\u00e0 stato elevato da Dio, invier\u00e0 lo Spirito Santo affinch\u00e9 li assista. Promette di<br \/>\nessere con loro, di proteggerli e custodirli fino alla fine del mondo.<br \/>\nQuando noi, oggi, festa della Trinit\u00e0, riflettiamo sulla benedizione di Dio, allora ci\u00f2 conferisce<br \/>\nun'importanza specialissima a questa domenica al cui centro c'\u00e8 la Trinit\u00e0 di Dio. Anche per noi sar\u00e0<br \/>\nvalida questa benedizione, la benedizione di Dio, che ha eletto Israele, stringendo con lui il suo patto. La<br \/>\nstoria di Dio col suo popolo \u00e8 perci\u00f2 lo spazio vasto in cui noi ci collochiamo quando anche a noi \u00e8<br \/>\npromessa la benedizione. Possa Dio custodirci ed avere grazia nei nostri riguardi, tutti i giorni della nostra<br \/>\nvita.<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-14\">\n\t<td class=\"column-1\">03.04.2026<\/td><td class=\"column-2\">Venerd\u00ec Santo<\/td><td class=\"column-3\">II Corinzi 5, 17-21<\/td><td class=\"column-4\">Pastore Dr. Jonas<\/td><td class=\"column-5\">Cara Comunit\u00e0!<br \/>\nChe cosa vedete, quando guardate davanti a voi, nella nostra chiesa? In quale direzione guardate, quando<br \/>\nmeditate o pregate qui?<br \/>\nGuardate al Ges\u00f9 vivente, circondato d'oro, nel mosaico lass\u00f9 in alto o al Ges\u00f9 crocifisso in basso,<br \/>\nsull'altare?<br \/>\nNella nostra chiesa potete scegliere, in certo qual modo.<br \/>\nMa, naturalmente, quello che mi interessa non \u00e8 la direzione del vostro sguardo, qui in chiesa; \u00e8, invece,<br \/>\nquale immagine di Ges\u00f9 abbiate davanti a voi quando pensate a lui, quando ve lo immaginate, quando vi<br \/>\nrivolgete a lui.<br \/>\nQuale immagine interiore di Ges\u00f9 abbiamo nel cuore?<br \/>\nC'\u00e8 posto solo per il simpatico narratore di storie e guaritore della Galilea oppure c'\u00e8 posto anche per colui<br \/>\nche muore in Croce, passivo e sfinito?<br \/>\n\u201cSplendido Cristo\u201d oppure \u201cAgnello di Dio\u201d?<br \/>\nE qui non si tratta di un'alternativa genuina o di questioni di gusto o della nostra singola situazione; ma si<br \/>\ntratta se davvero il Ges\u00f9 sofferente, misero, morente, anzi, morto abbia posto nella nostra idea di fede e,<br \/>\nse s\u00ec, qual \u00e8.<br \/>\nCi sono e ci sono sempre state correnti, nella Chiesa, che vogliono mettere in disparte queste immagini<br \/>\nsgradevoli e sconvolgenti del Crocifisso; o che, almeno, vogliono evitare di metterle al centro.<br \/>\nIl Venerd\u00ec Santo come, in certo modo, piccolo contrattempo nella Storia, come episodio secondario<br \/>\nsgradevole della narrazione di Ges\u00f9, come tappa sgradita dell'anno ecclesiastico.<br \/>\nLa devozione del Venerd\u00ec Santo, la mistica della Croce, gli inni della Passione, l'idea di espiazione: tutto<br \/>\nquesto non \u00e8 solo triste e deprimente, ma \u00e8 patologico, dice l'accusa, e quindi \u00e8 nocivo alla salute psichica<br \/>\ndelle persone.<br \/>\nE quindi, via le mani dal Venerd\u00ec Santo e via la Croce come immagine centrale della nostra fede e invece<br \/>\nguardare fuori, alla Natura o a immagini pi\u00f9 liete di Ges\u00f9?<br \/>\nChe cosa vede, quando guardate davanti a voi, nella nostra chiesa?<br \/>\nProprio questa domanda, in una serata di poco tempo fa, ha portato a una discussione animata.<br \/>\nSi parlava, molto concretamente, di una chiesa di Roma, della pi\u00f9 importante chiesa di Roma, di S. Pietro.<br \/>\nL\u00ec, proprio davanti a tutto, come sapete, c'\u00e8 il cosiddetto altare della cattedra di Pietro, di Bernini.<br \/>\nPer quanto quest'altare sia, sotto il profilo artistico, indiscutibilmente grandioso, \u00e8 discutibile sotto il<br \/>\nprofilo teologico: manca, infatti, il riferimento visivo a Cristo. Soprattutto, manca la Croce.<br \/>\nOra, Papa Francesco, alcuni anni fa, fece collocare, sul piano dell'altare, una grande croce, che risaltava<br \/>\nbene sul marmo nero.<br \/>\nE proprio questa croce accese una discussione animata in una serata, organizzata da giornalisti, cui ero<br \/>\nstato invitato anch'io. Si disse come prima cosa che questa croce fosse un'innovazione molto positiva del<br \/>\npapa, perch\u00e9 poneva finalmente il cenro della fede cristiana al centro dell'asse prospettico della basilica.<br \/>\nNon la vedeva cos\u00ec una giornalista cattolica: l'immagine di un uomo morente non poteva essere al centro<br \/>\ndella nostra fede. Quest'immagine non si adattava a un Dio della vita. E cos\u00ec cominci\u00f2 una grande<br \/>\ndiscussione su tutte le croci, oltre S. Pietro. Era morboso e nocivo, sosteneva, avere davanti agli occhi un<br \/>\nuomo morto. Altri giornalisti e teologi presenti obiettarono; e presto fummo dentro una discussione tesa<br \/>\n<br \/>\nsulla morte di Ges\u00f9, bench\u00e9 si trattasse di una cena a lume di candela nel periodo precedente il Natale:<br \/>\nVenerd\u00ec Santo in Avvento.<br \/>\nL'atmosfera rischi\u00f2 di rovinarsi. E la morte di Ges\u00f9 fu occasione di scontro, molto lontano da ci\u00f2 che<br \/>\nabbiamo letto oggi in Paolo, che parla di riconciliazione. Questa parola importante compare tre volte nel<br \/>\nnostro passo:<br \/>\n\u201cDio era in Cristo nel riconciliare con s\u00e9 il mondo\u201d;<br \/>\n\u201c[Dio] ha messo in noi la parola della riconciliazione\u201d;<br \/>\n\u201cVi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio\u201d.<br \/>\nSono belle frasi; frasi contro cui pressoch\u00e9 nessuno ha qualcosa in contrario.<br \/>\nCi piace sentir parlare di riconciliazione. Abbiamo bisogno di riconciliazione: in questo mondo, tra di noi,<br \/>\ncon noi stessi e, magari, anche con Dio. Qui non si accenderebbe nessun contrasto, nemmeno da parte di<br \/>\natei. Da questo non nascerebbe alcuna discussione a tavola.<br \/>\nDovremmo forse preferire parlare di riconciliazione per mezzo del buon Dio, invece che per mezzo di<br \/>\nGes\u00f9 in croce, che, tra i tormenti mortali, porta il peccato dell'umanit\u00e0?<br \/>\nCristianesimo senza Croce?<br \/>\nDi fatto, nel nostro passo, tratto dalla II Lettera ai Corinzi, manca la parola \u201ccroce\u201d. N\u00e9 leggiamo di<br \/>\nsangue, chiodi o corona di spine.<br \/>\nAbbiamo forse qui il punto di partenza di un cristianesimo senza Croce e senza idea di espiazione?<br \/>\nCara Comunit\u00e0, se consideriamo Paolo nel contesto, allora capiamo presto che, per lui, nulla funziona<br \/>\nsenza Croce ed espiazione. \u201cMa noi predichiamo Cristo crocifisso\u201d, dice in modo chiaro, all'inizio della I<br \/>\nLettera ai Corinzi. E vede anche in modo chiaro l'effetto, foriero di conflitti, di quest'annuncio. La Croce<br \/>\ndeve apparire \u201cscandalo\u201d e \u201cpazzia\u201d (I Cor 1, 23-24).<br \/>\n\u201cDio lo [Ges\u00f9] ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue\u201d (Rm 3, 25),<br \/>\nscrive Paolo nel punto centrale.<br \/>\nEgli ha reso peccato, per noi, colui che non conosceva peccato.<br \/>\nNoi, quindi, non possiamo contrapporre riconciliazione ed espiazione!<br \/>\nTutto, invece, dipende dal fatto che comprendiamo nel modo giusto, delineandone correttamente i<br \/>\ncontorni, la parola \u201criconciliazione\u201d nella II Lettera ai Corinzi e nel giorno del Venerd\u00ec Santo.<br \/>\n1<br \/>\nLa prima cosa che dobbiamo chiarire \u00e8 chi qui si riconcilia con chi.<br \/>\nPensando alla riconciliazione, ci vengono in mente, di solito, due partner con pari diritti.<br \/>\nDue colleghi hanno litigato, ma si riconciliano di nuovo dopo un chiarimento. Due amiche non si parlano<br \/>\npi\u00f9, ma, dopo un po', decidono di andare oltre e si riconciliano. \u00c8 cos\u00ec, o in modi analoghi, che<br \/>\nimmaginiamo la riconciliazione. Ognuna delle parti cede qualcosa; ognuna delle parti ammette errori;<br \/>\nognuna delle parti si tira un po' indietro: cos\u00ec avviene la riconciliazione.<br \/>\nNon \u00e8 cos\u00ec nel nostro caso sulla Croce! Perch\u00e9 qui, gi\u00e0 solo tra le due parti coinvolte, c'\u00e8 una gross<br \/>\ndifferenza. Da una parte c'\u00e8 Dio, dall'altra l'essere umano. Da una parte c'\u00e8 il Creatore, dall'altra la<br \/>\ncreatura. Qui non si riconciliano due partner con pari diritti, che stanno sullo stesso piano. Perfino se lo<br \/>\nvolessimo, non potremmo semplicemente tendere la mano al Dio eterno, sommo.<br \/>\nE se ci domandiamo chi si veda attribuire colpe, allora qui soltanto una parte ne \u00e8 interessata: l'essere<br \/>\numano, che si \u00e8 allontanato da Dio; che, nel paradiso, ha colto il frutto proibito; che spregia i santi<br \/>\ncomandamenti di Dio; che \u00e8 andato via dalla casa paterna, come il figliol prodigo o come in altre<br \/>\nimmagini della Bibbia che illustrano il peccato.<br \/>\nQui non si fronteggiano due partiti, animati da ostilit\u00e0. Dio non \u00e8 mai stato nemico dell'essere umano. \u00c8<br \/>\nstato l'essere umano a ribellarsi a Dio e ad allontanarsi da lui.<br \/>\nIl padre non ha mai dichiarato di essere ostile al figliol prodigo. Ferito e triste, lo ha soltanto aspettato.<br \/>\nCare sorelle e cari fratelli, l'equivoco \u00e8 unilaterale! E anche il ripristino della relazione interrotta \u00e8<br \/>\nunilaterale.<br \/>\nProviene da Dio.<br \/>\nDio era in Cristo e riconcili\u00f2 il mondo con se stesso.<br \/>\nIl soggetto della riconciliazione \u00e8 Dio!<br \/>\nSulla Croce, ad agire \u00e8 Dio, non l'essere umano.<br \/>\nTutto dipende dal fatto di riconoscere chi qui sia il soggetto e chi sia l'oggetto della riconciliazione.<br \/>\n<br \/>\nDio stesso, nell'evento della Croce, di sua sponte ha risolto l'ostilit\u00e0 dell'essere umano peccatore, ha vinto<br \/>\nla sua ribellione e lo ha posto in rapporto giusto e salvifico con se stesso.<br \/>\nQuesta riconciliazione cambia noi esseri umani; ma non cambia il Dio eterno!<br \/>\nPaolo non conosce un cambiamento di umore, per mezzo della Croce, di un Dio fino ad allora irato.<br \/>\nL'evento della Croce ha come conseguenza che ora i riconciliati vengono salvati nel giudizio d'ira<br \/>\nventuro.<br \/>\nQuesto \u00e8 il cambiamento! Questa \u00e8 la trasformazione che il Venerd\u00ec Santo reca con s\u00e9. Non c'\u00e8<br \/>\ncambiamento d'umore di una divinit\u00e0 assetata di vendetta o di sangue!<br \/>\nIl Dio eterno era in Cristo e prende il castigo su di s\u00e9; e noi poveri peccatori siamo liberi, riconciliati,<br \/>\nabbiamo pace con Dio.<br \/>\nSulla Croce, ad agire \u00e8 Dio, non l'essere umano!<br \/>\nE, vedete, ci\u00f2 \u00e8 importantissimo, quando guardiamo al Crocifisso.<br \/>\nL\u00ec vediamo, appunto, non la creatura sofferente, ma Dio stesso.<br \/>\nL\u00ec vediamo, appunto, non un essere umano come te e me, che si sacrifica, ma Dio stesso che viene<br \/>\nincontro, fino all'estremo limite, al suo creato caduto, votato alla morte.<br \/>\nSulla Croce, non vediamo l'umanit\u00e0 disperatamente sfinita, di cui magari si gode in modo sadico, ma<br \/>\nvediamo il Figlio di Dio che scende in fondo all'abisso della condizione di perdizione e di malvagit\u00e0 per<br \/>\ntrasformarla, per fare nuove tutte le cose.<br \/>\nSulla Croce, non fissiamo lo sguardo su un uomo morto, per rabbrividire o per arrenderci di fronte alla<br \/>\ncrudelt\u00e0, ma riconosciamo che Dio era in questo Ges\u00f9 di Nazareth per portarci a casa con lui, per quanto<br \/>\nnoi possiamo essere precipitati in basso.<br \/>\nLa Croce, pertanto, \u00e8 segno di salvezza, non monumento alla crudelt\u00e0.<br \/>\n2<br \/>\nChiariamo ora da che cosa dobbiamo essere salvati e perch\u00e9 dobbiamo essere riconciliati da Dio.<br \/>\nRiguardo al peccato, cui pensiamo adesso, immaginiamo singole azioni. Abbiamo sbagliato a fare alcune<br \/>\ncose, non tutto! Falliamo di continuo. Ma tutto questo non corrisponde all'immagine biblica del peccato.<br \/>\nIl peccato \u00e8 essere; non \u00e8 azione.<br \/>\nCi\u00f2 che, in noi umani, \u00e8 malato e va storto non sono singole azioni che deragliano, ma \u00e8 il nostro intero<br \/>\nessere.<br \/>\nPaolo, nel peccato, non vede questo o quello sbaglio, ma vede una potenza che ci domina; potenza che ci<br \/>\nrende schiavi; potenza che dimora in noi e occupa il centro della nostra persona.<br \/>\nL'essere umano, quindi, \u00e8 peccatore non solo nel suo fare ed agire, ma lo \u00e8 in modo complessivo, totale<br \/>\nnel suo essere ostile a Dio e lontano da Dio.<br \/>\nIl fatto che a questo essere umano sia stato tolto il peccato; che l'essere umano possa sgravarsi di tale<br \/>\npeccato come di un peso: tutto questo, per Paolo, \u00e8 inconcepibile.<br \/>\nPoich\u00e9 il distanziamento dal peccato potrebbe essere, per il peccatore, solo distanziamento da se stesso.<br \/>\nAnnullamento della realt\u00e0 del peccato pu\u00f2 soltanto voler dire che l'essere umano completo stesso \u00e8 stato<br \/>\nannullato per far posto a un essere umano nuovo fin dalle fondamenta!<br \/>\nSeparazione del peccatore dal suo peccato: questo dev'essere un evento di morte e resurrezione, di rovina<br \/>\ne nuova creazione!<br \/>\nEd \u00e8 proprio questo che avviene nel Venerd\u00ec Santo!<br \/>\nE proprio questo ci guida all'inizio del nostro passo biblico di oggi:<br \/>\n\u201cSe dunque uno \u00e8 in Cristo, egli \u00e8 una nuova creatura.\u201d<br \/>\nNel Venerd\u00ec Santo, non ci vengono tolti soltanto alcuni errori commessi; sulla Croce, non viene pacificato<br \/>\nun Dio della vendetta irato: il Venerd\u00ec Santo, veniamo ricreati in modo nuovo; veniamo posti da Dio in<br \/>\nluce nuova; riceviamo una bussola interiore non influenzata dal peccato.<br \/>\nPaolo pu\u00f2 nominare insieme riconciliazione, espiazione e nuova creazione perch\u00e9, per lui, esse si<br \/>\nintegrano, si includono e si illuminano a vicenda.<br \/>\nQuesto \u00e8 il suo sguardo puntato sul Crocifisso! \u00c8 uno sguardo ardito, ammettiamolo!<br \/>\nUno sguardo puntato sugli abissi; ma non \u00e8 uno sguardo cupo, fatalista.<br \/>\nE il nostro sguardo?<br \/>\nPaolo, oggi, ci esorta: \u201csiate riconciliati con Dio!\u201d.<br \/>\nE ogni sguardo puntato sulla Croce, qui a S. Pietro o altrove, ci dir\u00e0 lo stesso.<br \/>\nLa Croce non ti tira in basso, ma ti rialza mettendoti dritto.<br \/>\nLa Croce non ti fa malato, ma salvo e sano.<br \/>\n<br \/>\nLa Croce non \u00e8 segno di fine, ma, sempre, di nuovo inizio.<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"row-15\">\n\t<td class=\"column-1\">22.03.2026<\/td><td class=\"column-2\">Domenica Iudica<\/td><td class=\"column-3\">Ebrei 13, 12-14<\/td><td class=\"column-4\">Prof. Dr. Schr\u00f6ter<\/td><td class=\"column-5\">Talvolta, cara Comunit\u00e0, si vuole solo andare via; lasciarsi alle spalle la quotidianit\u00e0, monotona e<br \/>\nsfiancante; non sentire pi\u00f9 notizie di guerre nel mondo; non essere infastiditi da cose snervanti, con cui<br \/>\ndobbiamo avere a che fare; non pensare pi\u00f9 a che cosa dobbiamo fare oggi e domani. Talvolta, si vuole<br \/>\nandare da qualche altra parte, via dal trantran quotidiano. Vedere cose nuove e fare esperienze nuove;<br \/>\nsfuggire alla tristezza; pensare altre idee; sognare che la vita potrebbe anche essere del tutto differente:<br \/>\nstimolante, piena di ispirazione, di forza e di passione. Lasciare spazio all'idea che debba esistere questo<br \/>\nposto, descritto come compimento di tutti i nostri desideri: Paradiso, Isola dei Beati, Utopia.<br \/>\nIl testo per la predicazione odierna, domenica Iudica, parla di una partenza. Ma lo fa in modo molto<br \/>\nspeciale: non come partenza per un viaggio di vacanza; non come emigrazione su un'isola dei Mari del<br \/>\nSud; non come fuga dalle pesantezze quotidiane. Nel nostro testo per la predicazione, si tratta di una<br \/>\npartenza cui ci guida Dio. L\u00ec, dove la nostra vita trova vero compimento. \u00c8 una partenza di tipo<br \/>\nspecialissimo. Ci conduce all'esterno, oltre le abitudini in cui ci siamo sistemati, dentro la sequela di Ges\u00f9.<br \/>\nQuesto testo si trova nella Lettera agli Ebrei, capitolo 13; recita:<br \/>\n12 Perci\u00f2 anche Ges\u00f9, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffr\u00ec fuori della porta della citt\u00e0.<br \/>\n13 Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14 Perch\u00e9 non<br \/>\nabbiamo quaggi\u00f9 una citt\u00e0 stabile, ma cerchiamo quella futura.<br \/>\nUscire per andare \u201cfuori dall'accampamento\u201d: \u00e8 questo che dobbiamo fare. Andare l\u00ec dove c'\u00e8 da<br \/>\nsopportare la vergogna. Suona in certo modo enigmatico e anche poco attraente; non proprio qualcosa che<br \/>\nsuoni riposante e ritemprante. La partenza di cui qui si parla, invece, mette al centro la realt\u00e0 crudele della<br \/>\nmorte di Ges\u00f9. Per tale ragione, questo testo appartiene alla Quaresima.<br \/>\nMa che cosa intende, l'estensore della Lettera agli Ebrei, dicendo che noi dobbiamo \u201cuscire\u201d \u201cfuori<br \/>\ndall'accampamento\u201d? Anzitutto, dobbiamo comprendere la morte di Ges\u00f9, in modo tale che diventi nostro<br \/>\nproprio contenuto di vita; in modo che impronti anche la nostra vita; che sia di guida a ci\u00f2 che \u00e8 al centro<br \/>\ndel nostro pensare e agire. \u00c8 questo che vuol rappresentare l'immagine dell'\u201dessere fuori\u201d. Ges\u00f9 soffr\u00ec<br \/>\n\u201cfuori\u201d: questa \u00e8 anzitutto una notizia storica. Il colle del Golgota, su cui Ges\u00f9 fu crocifisso, in quell'epoca<br \/>\nsi trovava davvero fuori della citt\u00e0. Ges\u00f9 fu crocifisso l\u00ec perch\u00e9, nell'antichit\u00e0, le condanne a morte non<br \/>\nvenivano eseguite all'interno delle citt\u00e0. Il redattore della Lettera agli Ebrei, naturalmente, lo sapeva.<br \/>\nMa non si tratta solo di un'informazione storica. Il luogo fuori della citt\u00e0 diventa simbolo dell'\u201dessere<br \/>\nfuori\u201d. Si vede chiaramente, se esaminiamo la frase subito prima del nostro testo per la predicazione, dove<br \/>\nsi legge: \u201cInfatti i corpi degli animali il cui sangue \u00e8 portato dal sommo sacerdote nel santuario, quale<br \/>\nofferta per il peccato, sono arsi fuori dell'accampamento.\u201c<br \/>\nQui viene illustrato un rito sacrificale del popolo d'Israele. Nel grande giorno della riconciliazione, il<br \/>\nsangue degli animali sacrificati viene portato nel Tempio, nel santo dei santi; i cadaveri degli animali,<br \/>\ninvece, venivano arsi fuori. Anche qui, quindi, c'\u00e8 un \u201cfuori\u201d. E c'\u00e8 anche un'altra relazione tra la morte di<br \/>\nGes\u00f9 e il grande giorno della riconciliazione: in entrambi i casi, si tratta di sangue, versato per la<br \/>\npurificazione dai peccati. Cos\u00ec come il sommo sacerdote ha portato il sangue degli animali, cos\u00ec il popolo<br \/>\nfu santificato per mezzo del sangue di Ges\u00f9.<br \/>\n\u00c8 quindi un'interpretazione molto profonda della morte di Ges\u00f9. Il significato della sua morte non si<br \/>\nesaurisce nella constatazione storica che fu giustiziato dai romani. Invece, la sua morte ha una ragion<br \/>\nd'essere speciale. Questa morte libera dai loro peccati tutti coloro che credono in Ges\u00f9. Cos\u00ec come il<br \/>\nsommo sacerdote ha purifiato il popolo d'Israele per mezzo del rito sacrificale.<br \/>\nCome ci rapportiamo, oggi, a quest'interpretazione? Ci \u00e8 estranea l'idea che uno dovette morire per<br \/>\nriscattare noi dai nostri peccati? Di fatto, teologi e filosofi hanno spesso trovato ostica quest'idea. Il<br \/>\nconcetto dell'assunzione vicaria della colpa non \u00e8 comprensibile per l'individuo moderno, dice Immanuel<br \/>\nKant. Altri pensatori si sono espressi in modo analogo. Il redattore della Lettera agli Ebrei vede le cose in<br \/>\nmodo affatto diverso: tra Dio e noi esseri umani c'\u00e8 la colpa di cui ci siamo gravati. Noi umani non<br \/>\n<br \/>\npossiamo liberarci da soli da questa situazione. Perci\u00f2 Dio stesso \u00e8 dovuto intervenire. Questo era anche<br \/>\ngi\u00e0 il senso dei riti sacrificali del popolo d'Israele, di cui leggiamo nell'Antico Testamento e cui si riferisce<br \/>\nanche la Lettera agli Ebrei. Per mezzo di questi riti veniva ripristinata la relazione tra Dio e il popolo, e<br \/>\nci\u00f2 avveniva cancellando i peccati mediante il compimento del sacrificio.<br \/>\nTali riti cruenti, in cui vengono uccisi animali, oggi possono esserci estranei. Abbiamo gi\u00e0 ascoltato una<br \/>\nstoria disturbante come lettura dall'Antico Testamento: Abraamo doveva offrire a Dio l'unico figlio, che<br \/>\nera stato donato a lui e a Sara in et\u00e0 avanzata. Il punto non \u00e8 che Dio stesso interviene per impedirlo.<br \/>\nL'ubbidienza di Abraamo verso Dio veniva messa cos\u00ec alla prova. L'Antico Testamento chiarisce bene<br \/>\nquesto: i sacrifici umani non devono e non possono esistere. I riti sacrificali cruenti hanno qualcosa di<br \/>\nestraneo; per noi, ancor pi\u00f9 che per gli antichi, per i quali il sacrificio di animali era un rito religioso.<br \/>\nNon dovremmo, per\u00f2, mettere da parte troppo in fretta l'importanza dei riti. Il loro senso risiede nel<br \/>\nripristinare la relazione disturbata tra Dio e noi umani. Il perdono dei peccati, tema della Lettera agli<br \/>\nEbrei, \u00e8 profondamente ancorato nella fede ebraica e in quella cristiana. Si fonda sull'idea che non<br \/>\nviviamo come dovremmo fare, in quanto creature di Dio, create a sua immagine: manchiamo verso i<br \/>\nnostri consimili, verso il creato, verso Dio e i suoi comandamenti. La Lettera agli Ebrei interpreta la morte<br \/>\ndi Ges\u00f9 su questo sfondo. Dio, per mezzo di Ges\u00f9 Cristo, ci ha tolto la colpa. Di ci\u00f2 possiamo<br \/>\ncontinuamente gioire ed essere sicuri; lo facciamo quando riconosciamo davanti a Dio i nostri peccati;<br \/>\nquando siamo certi della promessa del suo perdono; quando, nella Santa Cena, abbiamo parte all'effetto<br \/>\nsalvifico del corpo e sangue di Ges\u00f9.<br \/>\nMa per il redattore della Lettera agli Ebrei si tratta di qualcosa di pi\u00f9. Vuole che il sacrificio, compiuto per<br \/>\nnoi da Ges\u00f9, determini la nostra vita in modo concretissimo: che ci colga, ci faccia muovere, ci conduca<br \/>\nsu sentieri nuovi. Perci\u00f2 porta ad un ulteriore livello il paragone tra il sacrificio compiuto dal sommo<br \/>\nsacerdote e quello della morte di Ges\u00f9. Ad essere importante \u00e8 il luogo: questa morte avvenne \u201cfuori\u201d:<br \/>\nfuori delle mura della citt\u00e0. E anche questo ha un significato particolare.<br \/>\nCome cristiani, ci indica un luogo del mondo non caratterizzato da conformismo e comodit\u00e0. Andare fuori<br \/>\ne sopportare la vergogna: \u00e8 questo che dobbiamo fare. \u201cFuori\u201d ci sono quelli che non siedono alla mensa<br \/>\ndei ricchi e potenti. \u201cFuori\u201d ci sono quelli che non hanno un tetto sopra la testa, che vivono ai margini<br \/>\ndella societ\u00e0, che soffrono e muoiono nelle guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Fuori ci sono coloro cui<br \/>\nmanca il calore umano; che non appartengono a nessuno; che vivono in disparte, dove nessuno guarda.<br \/>\nSopportare la vergogna vuol dire, per l'estensore della Lettera agli Ebrei, che ci mettiamo in cammino con<br \/>\nGes\u00f9 per andare l\u00ec dove ci sono coloro che hanno bisogno di aiuto e attenzione amorevole.<br \/>\nEssere cristiani, vista cos\u00ec, vuol dire nuotare contro corrente; vuol dire mettersi dalla parte di verit\u00e0<br \/>\nscomode. Il posto dei cristiani \u00e8 dove le persone hanno bisogno di vicinanza; dove sono necessarie una<br \/>\nparola pervasa di calore umano e una mano soccorritrice. Andare \u201cfuori\u201d, \u201csopportare la vergogna\u201d<br \/>\nsignificano: lasciare che la nostra vita sia improntata all'esempio di Ges\u00f9, morto in modo vergognoso.<br \/>\nSignifica andare l\u00ec dove la situazione pu\u00f2 anche diventare sgradevole. Significa lasciare la zona di<br \/>\nconforto, in cui ci siamo sistemati. Significa apre gli occhi per vedere le persone che si trovano \u201cfuori,<br \/>\ndavanti all'accampamento\u201d e per vedere le persone tristi e quelli che non hanno speranza. Anche e proprio<br \/>\nper loro Ges\u00f9 ha sopportato la vergogna della sua morte.<br \/>\nNaturalmente, possiamo domandarci se possiamo e dobbiamo aspettarci questo da noi stessi. Stare dalla<br \/>\nparte della verit\u00e0 di Dio contro la corrente del tempo: possiamo resistere? Abbiamo la forza, il coraggio di<br \/>\nresistere? Ne saremo ripagati, alla fine?<br \/>\nLa Lettera agli Ebrei fornisce una risposta chiara: la via che conduce fuori, fuori dagli agi del mondo, \u00e8 la<br \/>\nvia della sequela di Ges\u00f9, che non si orienta ai criteri di questo mondo. \u201cNon dovr\u00e0 essere cos\u00ec tra di voi\u201d,<br \/>\ndice Ges\u00f9 ai discepoli, nel Vangelo di Marco: lo abbiamo sentito dire prima, durante la lettura del<br \/>\nVangelo. Non come va nel mondo, dove uno opprime l'altro e ognuno vuol essere il pi\u00f9 grande. E anche<br \/>\nqui Ges\u00f9 \u00e8 di esempio: \u00abil Figlio dell'uomo non \u00e8 venuto per essere servito, ma per servire e per dare la<br \/>\nsua vita come prezzo di riscatto per molti\u00bb. Sono parole prossime a quelle della Lettera agli Ebrei e al<br \/>\ndiscorso sull'\u201dobbrobrio\u201d, sulla vergogna sopportata da Ges\u00f9 fuori, davanti alla porta della citt\u00e0.<br \/>\nQuesta via della sequela di Ges\u00f9 ci conduce alla vita veramente compiuta, che non troviamo negli<br \/>\nordinamenti del mondo. La Lettera agli Ebrei esprime questo concetto cos\u00ec: \u00abnon abbiamo quaggi\u00f9 una<br \/>\ncitt\u00e0 stabile.\u00bb La nostra esistenza nel qui e ora \u00e8 transitoria, precaria. Qui a Roma, nella Citt\u00e0 Eterna, ci\u00f2<br \/>\nha un marcato tono di sfida. S\u00ec, anche la Citt\u00e0 Eterna, nell'orizzonte di Dio, \u00e8 solo un domicilio transitorio.<br \/>\nLa citt\u00e0 futura, verso la quale siamo in cammino, non \u00e8 in questo mondo e non \u00e8 nemmeno di questo<br \/>\nmondo. Lo sguardo si orienta alla realt\u00e0 di Dio, la quale \u00e8 pi\u00f9 grande e vasta di tutto ci\u00f2 che noi, qui in<br \/>\nterra, possiamo vivere e conseguire. La \u201ccitt\u00e0 futura\u201d non \u00e8 la \u201ccitt\u00e0 eterna\u201d. Non \u00e8 Roma; non \u00e8 nemmeno<br \/>\nla Gerusalemme rinnovata dall'imperatore Costantino. \u00c8 la celeste citt\u00e0 di Dio, dove non ci sar\u00e0 pi\u00f9 alcun<br \/>\n<br \/>\ntempio e nemmeno alcuna chiesa. \u00c8 verso questa citt\u00e0 che siamo in cammino; essa \u00e8 la nostra vera casa.<br \/>\nLa via che vi conduce passa \u201cfuori\u201d, gi\u00e0 qui e ora.<br \/>\nTalvolta, cara Comunit\u00e0, si vuole semplicemente andar via. I pensieri di fuga, che talvolta ci assalgono,<br \/>\nguardando allo stato in cui si trova questo mondo, per mezzo del nostro testo di predicazione vengono<br \/>\ntrasformati in modo stupefacente e inatteso. Non \u00e8 una fuga dal mondo, quella che ha colto,<br \/>\nall'improvviso, il redattore della Lettera agli Ebrei. \u00c8 proprio il contrario. Il testo formula l'idea, molto<br \/>\nprofonda, che non troviamo il senso ultimo della nostra esistenza affidandoci a sicurezze mondane.<br \/>\n\u201cFuori\u201d diventa, cos\u00ec, un luogo simbolico. \u201cFuori\u201d si apre a orizzonti nuovi; orizzonti che vediamo e<br \/>\ncomprendiamo solo se ci lasciamo alle spalle il nostro piccolo Io, col suo scoraggiamento, la sua<br \/>\npusillanimit\u00e0, con la sua testardaggine. Quando vediamo che, nonostante tutto ci\u00f2 che ci opprime e che,<br \/>\nnella nostra vita, \u00e8 andato diversamente da come avevamo immaginato, la luce della speranza sorge e<br \/>\nsplende. Speranza che tutto andr\u00e0 bene per me, per noi, per il nostro mondo.<br \/>\nChe tale speranza non sia una consolazione a buon mercato \u00e8 garantito da Dio stesso. Egli non abbandona<br \/>\nquesto mondo all'agire dei desposti e al loro delirio di onnipotenza. N\u00e9 lo abbandona a noi esseri umani<br \/>\nfallibili. Dio, per mezzo di Ges\u00f9 Cristo, ha posto sotto un nuovo segno tutte le nostre mancanze, tutte le<br \/>\ncose che abbiamo lasciato incompiute, tutte quelle che non ci sono riuscite. Andiamo verso la citt\u00e0 futura,<br \/>\nin cui non ci saranno pi\u00f9 detentori del potere umani e in cui tutte le lacrime saranno asciugate.<br \/>\nQuesta fiducia ci fa essere certi che non \u00e8 vano sforzarsi in favore dell'appartenenza all'umanit\u00e0, della<br \/>\npace e della misericordia. Che una coesistenza gentile e premurosa, misericordia e disposizione alla pace<br \/>\nsiano nel cammino verso la citt\u00e0 eterna di Dio.<br \/>\nE cos\u00ec \u00e8 tutt'altro che casuale che, proprio nel capitolo della Lettera agli Ebrei, da cui \u00e8 tratto il nostro<br \/>\ntesto per la predicazione di domenica Iudica, si trovi anche la frase che campeggia al centro dell'abside<br \/>\ndella nostra chiesa: \u201cGes\u00f9 Cristo \u00e8 lo stesso ieri, oggi e in eterno\u201d.<br \/>\nAmen.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<!-- #tablepress-13 from cache --><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"parent":505,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-9533","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9533","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9533"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9533\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9550,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9533\/revisions\/9550"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/505"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ev-luth-gemeinde-rom.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9533"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}