Cara Comunità,

il passo biblico di oggi guida il nostro sguardo verso una città: una citta che viene sempre definita centro del mondo.

 

  • No, non è Roma, “caput mundi“, come si legge ovunque.
  • Naturalmente, è Gerusalemme: la città intorno a cui, nella Bibbia, tutto gira e che è nei titoli dei giornali, spesso, anche ai nostri giorni.

 

10 «Gioite con Gerusalemme ed esultate a motivo di lei, voi tutti che l’amate! Rallegratevi grandemente con lei, voi tutti che siete in lutto per essa,11 affinché siate allattati e saziati al seno delle sue consolazioni; affinché beviate a lunghi sorsi e con delizia l’abbondanza della sua gloria».
12 Poiché così parla il SIGNORE: «Ecco, io dirigerò la pace verso di lei come un fiume, la ricchezza delle nazioni come un torrente che straripa, e voi sarete allattati, sarete portati in braccio, accarezzati sulle ginocchia.
13 Come un uomo consolato da sua madre così io consolerò voi, e sarete consolati in Gerusalemme».
14 Voi lo vedrete, e il vostro cuore gioirà, le vostre ossa, come l’erba, riprenderanno vigore; la mano del SIGNORE si farà conoscere in favore dei suoi servi, e la sua indignazione contro i suoi nemici.

 

«Gioite con Gerusalemme!»

  • Vale anche per noi, oggi, qui a Roma?
  • Vale anche e proprio in questi giorni, in cui guardiamo con angoscia al Medio Oriente?

 

In linea generale, è già insolito gioire con una città

  • farlo per o con un Paese, già mi suona più familiare.
  • E di solito è per il proprio Paese, come nel caso dei Giochi Olimpici invernali, alcune settimane fa, o è adesso per il Giochi Paralimpici.
  • Ma febbraio, per la Germania, non è stato così gioioso come per l’Italia: 14 quarti osti; magari, adesso, alle Paralimpiadi, andrà meglio.

 

In linea generale, è già insolito gioire con una città; ma qui, naturalmente, non si tratta di una città qualsiasi.

  • Gerusalemme: in molti, questa città suscita sentimenti fortemente contrastandi
  • Chi vi sia stato una volta, sa che questa città è molto particolare. È il centro di tre religioni mondiali; c’è contrasto tra antico e moderno, tra quartieri ebraici ortodossi e quartieri arabi; è punto d’incontro della cultura occidentale e di quella orientale; ha una storia molto lunga e travagliata.
  • D’altra parte, questa città rappresenta anche il centro di molti confronti e guerre, come è stato anche negli ultimi due anni e mezzo e come è ancora adesso.

 

«Gioite con Gerusalemme!»

  • Naturalmente, quest’antico passo biblico non presenta la nostra situazione attuale.
  • Ma anche in quel tempo non si poteva intendere tale testo, così semplicemente, come se ci si potesse rallegrare di una determinata entità politica.
  • I versetti sono tratti dall’ultimo capitolo del libro d’Isaia.
  • Se si legge il libro dall’inizio, si nota che, già allora, questa città suscitava sentimenti contrastanti, come su un otto volante:
  • subito, nel capitolo 1, il profeta annuncia il giudizio e la rovina: la terra sarà devastata; le città, bruciate. Gerusalemme, la “Figlia di Sion”, resta inconsolabile “come una capanna in un campo di cocomeri” (1, 8).
  • Ma già nel capitolo 2 leggiamo che tutti i popoli verranno in pellegrinaggio alla casa del Signore a Gerusalemme. Da lì deriverà l’insegnamento che non ci sarà più guerra e che le spade saranno trasformate in vomeri e le lance in falci.
  • E anche la storia politica, che si rispecchia nel libro d’Isaia, è molto travagliata:
  • La città viene minacciata; poi, viene salvata per miracolo (Is 39); infine, viene conquistata dai nemici e distrutta. Ciò nonostante, resta la speranza: capitolo 40: «Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme».

 

Chi approfondisca la lettura d’Isaia o anche dei salmi, nota presto questo:

  • Gerusalemme è qualcosa di più di una città, di un grande insediamento.
  • Se Gerusalemme è lodata come centro del mondo, ciò non ha significato politico.
  • E se Sion è messa in evidenza come monte più alto, ciò non ha niente a che fare con la geografia.
  • Gerusalemme rappresenta il luogo che Dio ha scelto.
  • Gerusalemme è il luogo in cui la presenza di Dio è concretissimamente esperibile.
  • È il luogo da cui promanano pace, gioia e vita.

 

Proprio questo rende difficile comprendere che la realtà di Gerusalemme, spesso, apparve e appare diversa.

  • È la città cui sono associate molte grandi promesse, che riecheggiano anche in questo passo biblico: «Ecco, io dirigerò la pace verso di lei come un fiume, la ricchezza delle nazioni come un torrente che straripa».
  • Ma è anche la città in cui si vede come le persone vivano senza tener conto di queste promesse, mettendo tutto in gioco.

 

Perché a Gerusalemme sono associate così tante promesse?

Voglio ricorrere a una formulazione più radicale: perché le promesse di Dio di un mondo pacifico e salvo sono associate proprio a questa città?

  • Oggi, molti cercano pace e quiete piuttosto in campagna.
  • Sul piano biblico, si potrebbe forse pensare al giardino del paradiso; taluni, se lo dipingono anche così: un giorno ritorneremo in paradiso, nel giardino dell’Eden.
  • La trama biblica è diversa: si va dal giardino in città.
  • L’immagine di vita riuscita, di grande felicità, di presenza salvifica di Dio non è un idillio nella Natura, ma è una città.

 

Perché è così?

  • La città è luogo di comunione: di una comunione reale, in cui le persone si incontrano tra loro, anzi, dove, in effetti, non ci si può evitare (come si nota qui, in questa città…).
  • La città significa piazza del mercato, che non è un mercato digitale, ma è lo spazio in cui si è presenti interamente come persona e in cui si interagisce con gli altri.
  • Perciò è la città, la polis, la civitas è sempre il luogo in cui si lotta riguardo a come dare forma alla coesistenza umana.
  • Essa promette benessere e libertà, ma, al tempo stesso, permette di guardare anche negli abissi più profondi della natura umana.

 

Il fatto che Dio associ le sue promesse a una città rende chiaro questo:

  • troviamo la nostra sorte nello starte insieme, nell’incontro, nella comunione.
  • Questo significa che ci siamo dentro con tutta la nostra persona, corpo e anima: ci vediamo, ci incontriamo, ci “annusiamo”, talvolta con risultati sgradevoli, quando ci facciamo largo nella ressa o ci urtiamo.
  • In città, avvertiamo in modo molto chiaro che cosa significhi essere una persona, con il corpo, tra gli altri.
  • Ed è significativo che la Bibbia annetta così tanta importanza al fatto che siamo rinnovati e salvati corpo e anima.
  • E la città di Dio non è un’assemblea di spiriti e di anime senza corpo; e tutti coloro che vi ripongono la loro fiducia nel fatto che, un giorno, potremo salvare il nostro spirito ricorrendo al mind-loading, sono sulla via sbagliata.
  • Siamo esseri umani, con corpo e anima, al punto che qui, in questi versetti, la città appare come una persona: come una madre che allatta il figlio al seno.
  • Madre che preme contro il proprio seno il bambino, che fino a poco prima strillava e si lamentava per qualcosa, allattandono finché si addormenta, quietato.
  • La città come luogo della cura, della consolazione.

 

Pensando alle città ci vengono in mente edifici grandi, molte auto e ingorghi, inquinamento atmosferico e asfalto; ma Gerusalemme rappresenta qualcosa di diverso:

  • per il luogo in cui i nostri bisogni umani più profondi vengono quietati.
  • Dove viviamo insieme, ma in modo tale da gioirne gli uni per gli altri e insieme.
  • Dove regna la shalom.

 

Ma dov’è questa Gerusalemme? Come può nascere questa Gerusalemme?

  • Costruiamola! Lavoriamo a questo progetto! Una città piena di giustizia e libertà! Abbiamo costruito la città!
  • Naturalmente, dobbiamo farlo. E facciamo del nostro meglio.
  • Ma non è questa la Gerusalemme di cui parla la Bibbia.
  • Al contrario: proprio dove noi vogliamo realizzare la città della pace, usando la nostra forza, la nostra sapienza e le nostre idee, vengono sempre alla luce, ogni volta, il nostro egoismo, la nostra valutazione errata, il nostro sopravvalutare noi stessi.

 

Si legge anche questo, nel libro d’Isaia:

  • il re, che punta sulla forza militare, viene ammonito;
  • le persone che puntano sulla ricchezza, perdono tutto; e anche quelle che pensano di vincere il male con la religione, i sacrifici e gli atti rituali sono destinate al fallimento. Così comincia il capitolo

 

Ma allora?

  • 12 Poiché così parla il SIGNORE: «Ecco, IO dirigerò la pace verso di lei come un fiume»; «Come un uomo consolato da sua madre così IO consolerò voi»; «la mano del SIGNORE si farà conoscere in favore dei suoi servi».
  • La vera Gerusalemme richiede, da parte dei suoi abitanti, solo una cosa: fiducia in Dio. Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze.
  • Confidare solo in lui e attribuirgli ogni cosa: è questo che fanno coloro che amano Gerusalemme.

 

Questi abitanti di Gerusalemme sono come bambini:

  • inermi e rimessi alle braccia e al seno della madre;
  • «Sion, non appena ha sentito le doglie, ha subito partorito i suoi figli», è scritto due versetti prima del nostro testo.
  • È la città dei nuovi nati, la città di coloro che sono nati da Dio.

 

Anche Gesù ha parlato in questo modo della città di Dio, del regno di Dio:

  • «In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto» (Mc 10, 15).
  • Dobbiamo essere come bambini, nuovi nati.
  • Quest’affermazione è ardua da comprendere per persone che preferiscono costruire da sole città e casa e anche il regno di Dio.
  • Non siamo forse noi a dover costruire la città di Dio?

 

Si è spesso tentato di farlo e, di certo, si tenterà ancora spesso di farlo…

  • … fino a quando si avvererà la promessa che si trova nelle ultime pagine della Bibbia.
  • «Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo […].
  • E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

 

La Gerusalemme promessa viene costruita da Dio. Ma allora noi non possiamo fare proprio niente?

  • Ma sì.
  • «Gioite con Gerusalemme!»
  • Gioire per questa Gerusalemme e amare questa Gerusalemme: è questo che fa la differenza.
  • Anche oggi, certo.

 

Amen.Isaia 66, 10-14

Cara Comunità,

il passo biblico di oggi guida il nostro sguardo verso una città: una citta che viene sempre definita centro del mondo.

 

  • No, non è Roma, “caput mundi“, come si legge ovunque.
  • Naturalmente, è Gerusalemme: la città intorno a cui, nella Bibbia, tutto gira e che è nei titoli dei giornali, spesso, anche ai nostri giorni.

 

10 «Gioite con Gerusalemme ed esultate a motivo di lei, voi tutti che l’amate! Rallegratevi grandemente con lei, voi tutti che siete in lutto per essa,11 affinché siate allattati e saziati al seno delle sue consolazioni; affinché beviate a lunghi sorsi e con delizia l’abbondanza della sua gloria».
12 Poiché così parla il SIGNORE: «Ecco, io dirigerò la pace verso di lei come un fiume, la ricchezza delle nazioni come un torrente che straripa, e voi sarete allattati, sarete portati in braccio, accarezzati sulle ginocchia.
13 Come un uomo consolato da sua madre così io consolerò voi, e sarete consolati in Gerusalemme».
14 Voi lo vedrete, e il vostro cuore gioirà, le vostre ossa, come l’erba, riprenderanno vigore; la mano del SIGNORE si farà conoscere in favore dei suoi servi, e la sua indignazione contro i suoi nemici.

 

«Gioite con Gerusalemme!»

  • Vale anche per noi, oggi, qui a Roma?
  • Vale anche e proprio in questi giorni, in cui guardiamo con angoscia al Medio Oriente?

 

In linea generale, è già insolito gioire con una città

  • farlo per o con un Paese, già mi suona più familiare.
  • E di solito è per il proprio Paese, come nel caso dei Giochi Olimpici invernali, alcune settimane fa, o è adesso per il Giochi Paralimpici.
  • Ma febbraio, per la Germania, non è stato così gioioso come per l’Italia: 14 quarti osti; magari, adesso, alle Paralimpiadi, andrà meglio.

 

In linea generale, è già insolito gioire con una città; ma qui, naturalmente, non si tratta di una città qualsiasi.

  • Gerusalemme: in molti, questa città suscita sentimenti fortemente contrastandi
  • Chi vi sia stato una volta, sa che questa città è molto particolare. È il centro di tre religioni mondiali; c’è contrasto tra antico e moderno, tra quartieri ebraici ortodossi e quartieri arabi; è punto d’incontro della cultura occidentale e di quella orientale; ha una storia molto lunga e travagliata.
  • D’altra parte, questa città rappresenta anche il centro di molti confronti e guerre, come è stato anche negli ultimi due anni e mezzo e come è ancora adesso.

 

«Gioite con Gerusalemme!»

  • Naturalmente, quest’antico passo biblico non presenta la nostra situazione attuale.
  • Ma anche in quel tempo non si poteva intendere tale testo, così semplicemente, come se ci si potesse rallegrare di una determinata entità politica.
  • I versetti sono tratti dall’ultimo capitolo del libro d’Isaia.
  • Se si legge il libro dall’inizio, si nota che, già allora, questa città suscitava sentimenti contrastanti, come su un otto volante:
  • subito, nel capitolo 1, il profeta annuncia il giudizio e la rovina: la terra sarà devastata; le città, bruciate. Gerusalemme, la “Figlia di Sion”, resta inconsolabile “come una capanna in un campo di cocomeri” (1, 8).
  • Ma già nel capitolo 2 leggiamo che tutti i popoli verranno in pellegrinaggio alla casa del Signore a Gerusalemme. Da lì deriverà l’insegnamento che non ci sarà più guerra e che le spade saranno trasformate in vomeri e le lance in falci.
  • E anche la storia politica, che si rispecchia nel libro d’Isaia, è molto travagliata:
  • La città viene minacciata; poi, viene salvata per miracolo (Is 39); infine, viene conquistata dai nemici e distrutta. Ciò nonostante, resta la speranza: capitolo 40: «Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme».

 

Chi approfondisca la lettura d’Isaia o anche dei salmi, nota presto questo:

  • Gerusalemme è qualcosa di più di una città, di un grande insediamento.
  • Se Gerusalemme è lodata come centro del mondo, ciò non ha significato politico.
  • E se Sion è messa in evidenza come monte più alto, ciò non ha niente a che fare con la geografia.
  • Gerusalemme rappresenta il luogo che Dio ha scelto.
  • Gerusalemme è il luogo in cui la presenza di Dio è concretissimamente esperibile.
  • È il luogo da cui promanano pace, gioia e vita.

 

Proprio questo rende difficile comprendere che la realtà di Gerusalemme, spesso, apparve e appare diversa.

  • È la città cui sono associate molte grandi promesse, che riecheggiano anche in questo passo biblico: «Ecco, io dirigerò la pace verso di lei come un fiume, la ricchezza delle nazioni come un torrente che straripa».
  • Ma è anche la città in cui si vede come le persone vivano senza tener conto di queste promesse, mettendo tutto in gioco.

 

Perché a Gerusalemme sono associate così tante promesse?

Voglio ricorrere a una formulazione più radicale: perché le promesse di Dio di un mondo pacifico e salvo sono associate proprio a questa città?

  • Oggi, molti cercano pace e quiete piuttosto in campagna.
  • Sul piano biblico, si potrebbe forse pensare al giardino del paradiso; taluni, se lo dipingono anche così: un giorno ritorneremo in paradiso, nel giardino dell’Eden.
  • La trama biblica è diversa: si va dal giardino in città.
  • L’immagine di vita riuscita, di grande felicità, di presenza salvifica di Dio non è un idillio nella Natura, ma è una città.

 

Perché è così?

  • La città è luogo di comunione: di una comunione reale, in cui le persone si incontrano tra loro, anzi, dove, in effetti, non ci si può evitare (come si nota qui, in questa città…).
  • La città significa piazza del mercato, che non è un mercato digitale, ma è lo spazio in cui si è presenti interamente come persona e in cui si interagisce con gli altri.
  • Perciò è la città, la polis, la civitas è sempre il luogo in cui si lotta riguardo a come dare forma alla coesistenza umana.
  • Essa promette benessere e libertà, ma, al tempo stesso, permette di guardare anche negli abissi più profondi della natura umana.

 

Il fatto che Dio associ le sue promesse a una città rende chiaro questo:

  • troviamo la nostra sorte nello starte insieme, nell’incontro, nella comunione.
  • Questo significa che ci siamo dentro con tutta la nostra persona, corpo e anima: ci vediamo, ci incontriamo, ci “annusiamo”, talvolta con risultati sgradevoli, quando ci facciamo largo nella ressa o ci urtiamo.
  • In città, avvertiamo in modo molto chiaro che cosa significhi essere una persona, con il corpo, tra gli altri.
  • Ed è significativo che la Bibbia annetta così tanta importanza al fatto che siamo rinnovati e salvati corpo e anima.
  • E la città di Dio non è un’assemblea di spiriti e di anime senza corpo; e tutti coloro che vi ripongono la loro fiducia nel fatto che, un giorno, potremo salvare il nostro spirito ricorrendo al mind-loading, sono sulla via sbagliata.
  • Siamo esseri umani, con corpo e anima, al punto che qui, in questi versetti, la città appare come una persona: come una madre che allatta il figlio al seno.
  • Madre che preme contro il proprio seno il bambino, che fino a poco prima strillava e si lamentava per qualcosa, allattandono finché si addormenta, quietato.
  • La città come luogo della cura, della consolazione.

 

Pensando alle città ci vengono in mente edifici grandi, molte auto e ingorghi, inquinamento atmosferico e asfalto; ma Gerusalemme rappresenta qualcosa di diverso:

  • per il luogo in cui i nostri bisogni umani più profondi vengono quietati.
  • Dove viviamo insieme, ma in modo tale da gioirne gli uni per gli altri e insieme.
  • Dove regna la shalom.

 

Ma dov’è questa Gerusalemme? Come può nascere questa Gerusalemme?

  • Costruiamola! Lavoriamo a questo progetto! Una città piena di giustizia e libertà! Abbiamo costruito la città!
  • Naturalmente, dobbiamo farlo. E facciamo del nostro meglio.
  • Ma non è questa la Gerusalemme di cui parla la Bibbia.
  • Al contrario: proprio dove noi vogliamo realizzare la città della pace, usando la nostra forza, la nostra sapienza e le nostre idee, vengono sempre alla luce, ogni volta, il nostro egoismo, la nostra valutazione errata, il nostro sopravvalutare noi stessi.

 

Si legge anche questo, nel libro d’Isaia:

  • il re, che punta sulla forza militare, viene ammonito;
  • le persone che puntano sulla ricchezza, perdono tutto; e anche quelle che pensano di vincere il male con la religione, i sacrifici e gli atti rituali sono destinate al fallimento. Così comincia il capitolo

 

Ma allora?

  • 12 Poiché così parla il SIGNORE: «Ecco, IO dirigerò la pace verso di lei come un fiume»; «Come un uomo consolato da sua madre così IO consolerò voi»; «la mano del SIGNORE si farà conoscere in favore dei suoi servi».
  • La vera Gerusalemme richiede, da parte dei suoi abitanti, solo una cosa: fiducia in Dio. Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze.
  • Confidare solo in lui e attribuirgli ogni cosa: è questo che fanno coloro che amano Gerusalemme.

 

Questi abitanti di Gerusalemme sono come bambini:

  • inermi e rimessi alle braccia e al seno della madre;
  • «Sion, non appena ha sentito le doglie, ha subito partorito i suoi figli», è scritto due versetti prima del nostro testo.
  • È la città dei nuovi nati, la città di coloro che sono nati da Dio.

 

Anche Gesù ha parlato in questo modo della città di Dio, del regno di Dio:

  • «In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto» (Mc 10, 15).
  • Dobbiamo essere come bambini, nuovi nati.
  • Quest’affermazione è ardua da comprendere per persone che preferiscono costruire da sole città e casa e anche il regno di Dio.
  • Non siamo forse noi a dover costruire la città di Dio?

 

Si è spesso tentato di farlo e, di certo, si tenterà ancora spesso di farlo…

  • … fino a quando si avvererà la promessa che si trova nelle ultime pagine della Bibbia.
  • «Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo […].
  • E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

 

La Gerusalemme promessa viene costruita da Dio. Ma allora noi non possiamo fare proprio niente?

  • Ma sì.
  • «Gioite con Gerusalemme!»
  • Gioire per questa Gerusalemme e amare questa Gerusalemme: è questo che fa la differenza.
  • Anche oggi, certo.

 

Amen.

Laetare – Pastore Dr. Deuschle