Matteo 3, 13-17
13 Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. 14 Ma questi
vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» 15 Ma
Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni
giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. 16 Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco, i
cieli gli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. 17 Ed
ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».
Cara Comunità,
ci sono eventi in cui, alla lettera, il cielo si apre. All’improvviso, vedo in modo chiaro quel che prima era
sfocato. Il problema, creduto enorme, si risolve facilmente. La soluzione era a portata di mano. Un
interlocutore mi presenta una prospettiva nuova e gli occhi mi si aprono. Non tutti cadono, come Paolo, da
cavallo, per via di un’illuminazione così travolgente. Ma è una prospettiva nuova. Adesso, qualcosa mi è
più chiaro. Adesso, vedo in modo nuovo. Adesso, mi sento mandato. Motivato. Mosso. Forse, nel mio
ambiente questo non era per nulla visibile, ma lo è per me. Avete in memoria un momento simile? Dove
cielo e terra si toccano?
Nel Vangelo, abbiamo sentito raccontare di un tale momento. Adesso, il cielo si apre. La voce gli parla
chiaramente. E Gesù può cominciare. Aveva idea di ciò che sarebbe accaduto, quando, insieme con altri,
arrivò in riva al Giordano? Abbiamo ascoltato questo breve passo, preceduto dal cenno su Giovanni
Battista: questo predicatore un po’ particolare, dall’aspetto singolare, che chiama alla conversione. La
gente si riversa in folla sulle rive del Giordano, provenendo da tutti i punti cardinali. «Ravvedetevi, perché
il regno dei cieli è vicino» (Mt 3, 2). Giovanni rivolge il suo messaggio, in particolare, alle autorità
religiose, che si erano accomodate nella propria casa teologica. Perfino queste vengono a vedere, a farsi
un’idea. Chi è quest’uomo e che cosa dice? Sì, converte, produce frutto. Durante l’Avvento, abbiamo
sentito parlare diffusamente di Giovanni e del suo messaggio. Oggi, lo incontriamo di nuovo. E, di nuovo,
egli è al centro dell’interesse. E, di nuovo, dice per indirizzare: «Io vi battezzo con acqua, in vista del
ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i calzari;
egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco» (Mt 3, 11). Poi verrà uno la cui potenza sarà di gran
lunga maggiore di quella di Giovanni. Che non solo chiamerà alla conversione, ma che donerà
un’esistenza nuova. Chi viene immerso, riceve lo Spirito di Dio, diventando completamente nuovo. Le
persone vengono da Giovanni, e così fa anche Gesù. I due s’incontrano; è un incontro storicamene
accertato. Gesù, che fino a quel momento aveva seguito Giovanni, di cui aveva sentito il messaggio, viene
in riva al fiume. Davanti agli occhi della mia mente, i due sono di fronte.
Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?»
(v. 14). Come può essere? Giovanni vede Gesù come più forte, come adempimento delle promesse di Dio:
come può, quindi, immergerlo? Ma «lascia fare», risponde Gesù, infondendogli forza. Vede in ciò la
volontà di Dio, cui si sottomette. Gesù rinuncia a un trattamento speciale e a un aspetto prestigioso. Si
mette in fila col popolo. In fila, come anche noi. Accanto a noi, c’è lui. Si fa immergere nelle acque del
Giordano. E a lui si apre il cielo. Sì, a lui.
Ci immaginiamo spesso che qui, in cielo, accada qualcosa di formidabile: una voce tonante, magari uno
splendore solare abbagliante e luminosissimo. Non ce n’è traccia, in quel che leggiamo. Invece, troviamo
scritto: “ed ecco, i cieli gli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire
su di lui” (v. 16). A Gesù stesso si apre il cielo. Sente la voce. Non è una proclamazione pubblica, del
genere che i potenti dell’epoca curavano di fare. È un evento molto intimo. La chiamata di Gesù. Il
rafforzamento di Gesù. L’epifania di Gesù. La sua attività, capace di cambiare il mondo, è in prospettiva.
E prima di cominciare ad annunciare, a guarire, a cambiare il mondo per sempre, si fa rafforzare. In
qualità di rabbi ebraico, avrà avuto nelle orecchie le parole che abbiamo ascoltato anche noi nella lettura:
«Io, il SIGNORE, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per la mano; ti custodirò e farò di te
l’alleanza del popolo, la luce delle nazioni, per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i
prigionieri» (Is 42, 6-7).
Gesù viene rafforzato dal Padre. Viene inviato con un compito che comincia in piccolo e che causerà
grande scalpore. Perciò, nel momento della crocifissione di Gesù, anche la terra vacilla; diventa chiaro per
tutti, perfino per i soldati romani pagani, chi muore in croce. Allora, tutti lo vedono. E nessuno può
passare oltre la croce, senza guardarla. Ma non siamo ancora a questo punto. In silenzio, in piccolo
comincia l’attività di Gesù. Immerso come la gente normale del popolo, nel Giordano, per mano di
Giovanni. “Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono
compiaciuto».” (v. 17). Non un figlio: questo è mio Figlio. Questa professione di Dio in suo favore lo fa
cominciare. Da ora in poi, quando Gesù parla è Dio stesso a parlare al suo popolo. Egli vedrà, ascolterà,
parlerà in modo nuovo. Perché è Dio stesso a parlare attraverso di lui. «Non temere, perché io ti ho
riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!» (cfr. Is 43, 1). Le antiche parole d’Isaia, valide un giorno
per il popolo eletto, diventano personali. Tu appartieni a me. Non c’è massa. Ma ci sei tu, con la tua vita e
la tua storia. Quando, tra poco, celebreremo il battesimo, questo potrà rafforzarci. Tu appartieni a Dio.
Con la tua vita. Con la tua storia. Con la tua esistenza imperfetta.
Sì, comincia un tempo nuovo, quando Gesù stesso arriva al fiume. Quando più tardi, egli stesso darà
mandato di battezzare. Il battesimo marca una cesura nella vita del cristiano. Per mezzo del battesimo, è
cominciato un nuovo computo del tempo. Per noi. Per te e per me. Nel battesimo viene immerso ciò che ci
separa da Dio, l’essere umano vecchio. Nel battesimo, è risorto l’essere umano legato a Cristo. Dio vi ha
dato la sua promessa; egli si è legato a te e a me in modo inscindibile. Per la stragrande maggioranza della
gente, molto tempo prima che noi potessimo rivolgerci a lui, quando posso battezzare bambini piccoli in
nome del nostro Dio e del suo grande sì al piccolo essere umano. “Prima che noi decidiamo sì e no, noi
siamo già salvati” (EG 211, 3): questa è la promessa di Dio nel battesimo. E noi possiamo, anzi,
dobbiamo, nella vita, ricordare grati il giorno del nostro battesimo. Così, come Gesù fu rafforzato,
assicurato e mandato, il battesimo rafforza, assicura e manda noi.
Tutta la nostra attività è fondata in questo. La nostra fede. La nostra azione, che avviene per questa fede. E
allora il cielo si apre. Come allora, in riva al Giordano. Oggi, per noi.
Amen.