Giovanni 14, 1-6

Gesù disse ai discepoli:

1 «Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio, e credete anche in me!
2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? 3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi; 4 e del luogo dove io vado, sapete anche la via».
5 Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» 6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.»

Cara Comunità,

in questa domenica confluiscono molti temi. Siamo appena entrati nel nuovo anno e ci troviamo davanti a una landa incognita. Sopra a tutto, c’è ancora lo splendore del Natale. La vita quotidiana adesso, passate le molte feste, vuole riprenderci.

E a queste disposizioni d’animo si aggiungono i temi diversi previsti dalla Chiesa: l’infanzia di Gesù, di cui abbiamo sentito narrare; la benedizione del nuovo anno; e, a Capodanno, celebriamo la festa del nome di Gesù, perché, otto giorni dopo la nascita, Maria e Giuseppe dettero al loro figlio neonato il nome di Gesù.

Sono molte cose. Ma fanno parte dello stesso insieme.

E quindi cercherò di comporre insieme tutti questi fili. Ciò avverrà sotto le famose parole di Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita».

Il nome è un programma.

Il nome “Gesù” non è solo un nome per chiamare il Bambino, scelto da Maria  e Giuseppe.

Alla fine dell’anno, vengono sempre diffuse diverse statistiche. Spesso, quelle dei nomi preferiti per i neonati: in Germania, è “Noah” e “Leo” è sempre molto amato. Per le bambine, è in testa “Sofia” Sono nomi augurali oppure nomi di moda, quelli che i genitori scelgono dopo lunga riflessione.

I Vangeli sottolineano con forza che, nel caso di Gesù, il nome fu prescritto dagli angeli: ricevono quest’incarico sia Maria (Lc 1, 31) sia Giuseppe: «tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati» (Mt 1, 21). Qui c’è anche la traduzione, che costituisce il motivo della scelta del nome “Gesù”: il termine ebraico significa “Dio salva”.

Questo nome è un programma.

Questo nome è come un motto posto sull’intero cammino esistenziale di Gesù, mostratoci dai Vangeli.

Dio salva.

E allora vediamo Gesù che salva le nozze di Cana, a rischio catastrofe, procurando del vino.

Allora vediamo Gesù aprire, alla donna solitaria al pozzo di Giacobbe, la via interiore che conduce alla libertà perché lo Spirito di Dio riposa anche in lei.

Allora lo vediamo alla piscina di Bethesda, mentre dà di nuovo al paralitico, dopo 38 anni di malattia, la capacità di camminare, facendogli provare di nuovo la gioia del movimento.

Allora vediamo Gesù stesso inginocchiarsi davanti ai discepoli per lavare i loro piedi sporchi.

Sì, in effetti ogni singolo Vangelo è un’unica spiegazione del nome di Gesù: Dio salva. Dio aiuta. Dio guarisce. Questo nome è un programma.

E a ciò si addice la definizione, ambiziosa, che Gesù si dà: «Io sono la via, la verità e la vita».

Una siffatta definizione si dé così pindarica è davvero fuori luogo.

Immaginate questo: qualcuno che, al lavoro o qui, all’Assemblea della Comunità, o tra i vostri amici dicesse di sé: «Io sono la via, la verità e la vita».

Non potremmo lasciar correre una cosa del genere. Non potremmo prenderla sul serio. Ci verrebbero dubbi molto grossi su questa persona – a ragione!

Anche solo l’assolutezza nel dire “Io so la verità”” è piuttosto arrogante. Ma arrivare a dire addirittura “Io sono la verità” ci fa smettere di comprendere.

Una persona che dicesse questo di se stessa o è pazza o è il Figlio di Dio. Uno dei miei migliori docenti ripeteva sempre: “Io sono la resurrezione e la vita: chi dica questo o è pazzo o è davvero il Figlio di Dio.”

L’autodefinizione di Gesù non sta lì, semplicemente, né è fuori del contesto del Nuovo Testamento, ma è in accordo con tutto ciò che implica il nome di Gesù e che in esso riecheggia.

L’autodefinizione di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è in accordo con ciò che viene detto anche altrove sul suo nome:

«In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini» (Atti 4, 12),

«affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre» (Fil 2, 10-11).

 

C’è tutto uno stuolo di teologi cui questa pretesa pindarica è sgradevole e addirittura penosa. Cercano, in tutti i modi possibili, di smussare la pretesa di assolutezza di Gesù o almeno di relativizzarla.

«Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Allora dicono che questa è un’immagine: Gesù mostra la via, che è veritiera e serve alla vita etcetera.

Ma perché, allora, in Giovanni non è scritto: “Io mostro la via”, ma è detto “Io sono la via”?

Dietro, c’è la pretesa inaudita di Gesù non solo di parlare di Dio, ma di rivelarsi come Dio.

Così come Dio, un giorno, apparve a Mosè nel roveto ardente e disse: «Io sono colui che sono» (Es 3, 14). Ripeto: o questo Gesù di Nazareth, definendosi così, è completamente pazzo e allora noi, a ragione, lo consideriamo un vaneggiatore; oppure è vero e allora è il Figlio di Dio.

 

E allora, questo Figlio di Dio non informa sulla retta via e la giusta vita,

ma è egli stesso la via per ritornarne alla casa di Dio Padre e allora egli è la vita in noi che nemmeno la morte può spegnere.

Questa, nei fatti, pretesa arrogante e provocatoria di Gesù o è follia o è la verità. Che cosa sia, dovete e potete deciderlo voi stessi, ognuno per sé! Questa è la fede.

 

Il nome di Gesù non è un nome augurale, sotto il quale riconduciamo ciò che ci piace di lui.

Il nome di Gesù non è un nome alla moda, che adattiamo all’atmosfera politica vigente.

Il nome di Gesù è dato per la salvezza dell’umanità e non c’è altro nome sotto il cielo.

«Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione», disse il vecchio Simeone, vedendo Gesù Bambino (Lc 2, 34). Abbiamo ascoltato queste parole domenica scorsa.

 

Nel nome di Gesù c’è tutto il suo programma; c’è la sua missione; c’è la sua natura; c’è la sua pretesa assoluta. Non si ottiene per meno di così.

«Io sono la via, la verità e la vita».

Oggi, all’inizio dell’anno, è questo che ci sta davanti. E possiamo domandarci se sia un ulteriore versetto carino, quello che leggiamo per l’anno nuovo su molti biglietti e messaggi che poi mettiamo da parte o se sia il motto all’insegna del quale vogliamo vivere.

La pretesa alta resta.

Ora, però, come detto il nome di Gesù non si limita ad esserci, ma è preceduto e collocato all’interno di eventi molto precisi.

Il Bambino non resta solo “Dio salva” ma il suo concepimento è qualcosa di straordinario e così è anche per gli angeli alla sua nascita e per la sua attività di uomo adulto di Nazareth.

Il nome non resta a sé stante. No: è collocato nella natura e nell’azione di questa persona. Non si chiama soltanto “Dio salva”: lo fa, anche, salvare. Soltanto così si può spiegare che la gente, allora, lo abbia accolto.

Il suo nome non resta a sé stante. Anche oggi, sappiamo che le persone scrivono grandi cose di sé quando si candidano a qualcosa o quando pubblicano una presentazione in Internet e sappiamo che questa autopresentazione non corrisponde alla realtà. Se ce ne accorgiamo, questa persona, di solito, ha perso. I nomi possono essere anche suono e fumo.

Ma non il nome di Gesù. La sua vita è troppo autentica: attua ciò che di lui è detto.

Noi, dunque, non possiamo comprendere il nome di Gesù come Salvatore senza le molte notizie sulla sua vita e la sua attività.

E non possiamo comprendere le parole di Gesù «Io sono la via, la verità e la vita» senza l’introduzione e la premessa di tali parole.

Che non viene giù dal cielo, ma che entra in una situazione concreta.

E che ci è più vicina di quel che pensiamo.

Giovanni riferisce che Gesù disse ai discepoli: “Il vostro cuore non sia turbato. Fate la via su cui io vi precedo.”

E allora il discepolo Tommaso, che qui è molto simpatico, dice:

“No, Signore, noi non sappiamo dove vai. Come possiamo sapere la via?”

Tommaso esprime ad alta voce quel che noi tutti pensiamo.

Vogliamo camminare con Gesù; vogliamo credere; vogliamo avere la vita eterna. Ma, spesso, non sappiamo come sarà il prossimo passo. Spesso, non sappiamo che cosa Gesù si aspetti con esattezza da noi e che cosa abbia in serbo per noi.

Non sappiamo per nulla che cosa ci porterà questo nuovo anno.

Come potremmo conoscere la via?

 

Gesù non dice: “Tommaso, non sei stato abbastanza attento! Devi studiare; devi applicarti di più; devi leggere la Bibbia, fare del bene agli altri di più, meditare di più, lavorare di più su te stesso!”

No: Gesù dice: “Non  devi conoscere per forza ogni passo e sapere a memoria tutto il percorso.

Devi solo affidarti a me! Io sono la via e la verità e la vita. Devi solo tenerti a me e tutto il resto verrà da solo.”

 

Cara Comunità,

questa non è un’autodefinizione sgradevole e ardua, ma è una promessa che allevia!

«Io sono la via, la verità e la vita».

Tu non devi conoscere e sapere ogni via.

Tu non devi trovare da solo la verità o addirittura produrla.

Tu non devi conservare la vita con ogni possibile auto-ottimizzazione o aiuto della medicina.

Tu hai già tutto in me.

 

Quando tu non sai il prossimo passo, io lo so.

Quando tu non trovi la verità sulla tua vita, io ce l’ho.

Quando la vita ti sfugge di mano e devi lasciarla, io ti accolgo.

 

«Io sono la via, la verità e la vita».

 

Cari Fratelli e Sorelle,

questo ci viene detto oggi, per l’Anno Nuovo. E questo si accorda meravigliosamente al calendario ancora vuoto. Non possiamo sapere tutto; non potremo fare tutto. La vita, come ogni anno, non è nelle nostre mani. Ma Gesù è per noi tutto ciò che noi non abbiamo e non possiamo.

Egli ci precede sulla via, fino alle dimore celesti.

Ma fino a quel momento, anche quest’anno ci offrirà molte dimore diverse, in cui potremo entrare:

culti, in cui ci viene vicino e ci infonde forza.

Incontri con persone che fanno bene al cuore, perché ci comprendono o perché ci mostrano vie nuove. Momenti in cui la potenza e la gloria di Dio nel suo creato ci colmano e ci commuovono.

Istanti in cui ci custodisce da pericoli grandi o piccoli, nel traffico o nelle tante stupidaggini grandi e piccole che facciamo.

Chi conosce queste dimore, preparate da Gesù, e vi entra sempre di nuovo, non avrà il cuore turbato né di fronte a un anno ancora ignoto né di fronte ai problemi del nostro mondo.

Via e verità e vita sono già stabilite.

Noi non sappiamo tutto, ma lui sì.

Noi non possiamo tutto, ma lui sì.

Noi non abbiamo la soluzione, ma lui sì.

E così possiamo celebrare, in modo adeguato, questa prima domenica dell’anno.

Rendiamo onore al nome di Gesù. Confidiamo nella sua opera gloriosa.

Andiamo verso il futuro, fiduciosi. Nel 2026 e in ogni tempo è vero quel che dice Paolo:

«Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù».

Amen.Giovanni 14, 1-6

Gesù disse ai discepoli:

1 «Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio, e credete anche in me!
2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? 3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi; 4 e del luogo dove io vado, sapete anche la via».
5 Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» 6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.»

Cara Comunità,

in questa domenica confluiscono molti temi. Siamo appena entrati nel nuovo anno e ci troviamo davanti a una landa incognita. Sopra a tutto, c’è ancora lo splendore del Natale. La vita quotidiana adesso, passate le molte feste, vuole riprenderci.

E a queste disposizioni d’animo si aggiungono i temi diversi previsti dalla Chiesa: l’infanzia di Gesù, di cui abbiamo sentito narrare; la benedizione del nuovo anno; e, a Capodanno, celebriamo la festa del nome di Gesù, perché, otto giorni dopo la nascita, Maria e Giuseppe dettero al loro figlio neonato il nome di Gesù.

Sono molte cose. Ma fanno parte dello stesso insieme.

E quindi cercherò di comporre insieme tutti questi fili. Ciò avverrà sotto le famose parole di Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita».

Il nome è un programma.

Il nome “Gesù” non è solo un nome per chiamare il Bambino, scelto da Maria  e Giuseppe.

Alla fine dell’anno, vengono sempre diffuse diverse statistiche. Spesso, quelle dei nomi preferiti per i neonati: in Germania, è “Noah” e “Leo” è sempre molto amato. Per le bambine, è in testa “Sofia” Sono nomi augurali oppure nomi di moda, quelli che i genitori scelgono dopo lunga riflessione.

I Vangeli sottolineano con forza che, nel caso di Gesù, il nome fu prescritto dagli angeli: ricevono quest’incarico sia Maria (Lc 1, 31) sia Giuseppe: «tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati» (Mt 1, 21). Qui c’è anche la traduzione, che costituisce il motivo della scelta del nome “Gesù”: il termine ebraico significa “Dio salva”.

Questo nome è un programma.

Questo nome è come un motto posto sull’intero cammino esistenziale di Gesù, mostratoci dai Vangeli.

Dio salva.

E allora vediamo Gesù che salva le nozze di Cana, a rischio catastrofe, procurando del vino.

Allora vediamo Gesù aprire, alla donna solitaria al pozzo di Giacobbe, la via interiore che conduce alla libertà perché lo Spirito di Dio riposa anche in lei.

Allora lo vediamo alla piscina di Bethesda, mentre dà di nuovo al paralitico, dopo 38 anni di malattia, la capacità di camminare, facendogli provare di nuovo la gioia del movimento.

Allora vediamo Gesù stesso inginocchiarsi davanti ai discepoli per lavare i loro piedi sporchi.

Sì, in effetti ogni singolo Vangelo è un’unica spiegazione del nome di Gesù: Dio salva. Dio aiuta. Dio guarisce. Questo nome è un programma.

E a ciò si addice la definizione, ambiziosa, che Gesù si dà: «Io sono la via, la verità e la vita».

Una siffatta definizione si dé così pindarica è davvero fuori luogo.

Immaginate questo: qualcuno che, al lavoro o qui, all’Assemblea della Comunità, o tra i vostri amici dicesse di sé: «Io sono la via, la verità e la vita».

Non potremmo lasciar correre una cosa del genere. Non potremmo prenderla sul serio. Ci verrebbero dubbi molto grossi su questa persona – a ragione!

Anche solo l’assolutezza nel dire “Io so la verità”” è piuttosto arrogante. Ma arrivare a dire addirittura “Io sono la verità” ci fa smettere di comprendere.

Una persona che dicesse questo di se stessa o è pazza o è il Figlio di Dio. Uno dei miei migliori docenti ripeteva sempre: “Io sono la resurrezione e la vita: chi dica questo o è pazzo o è davvero il Figlio di Dio.”

L’autodefinizione di Gesù non sta lì, semplicemente, né è fuori del contesto del Nuovo Testamento, ma è in accordo con tutto ciò che implica il nome di Gesù e che in esso riecheggia.

L’autodefinizione di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è in accordo con ciò che viene detto anche altrove sul suo nome:

«In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini» (Atti 4, 12),

«affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre» (Fil 2, 10-11).

 

C’è tutto uno stuolo di teologi cui questa pretesa pindarica è sgradevole e addirittura penosa. Cercano, in tutti i modi possibili, di smussare la pretesa di assolutezza di Gesù o almeno di relativizzarla.

«Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Allora dicono che questa è un’immagine: Gesù mostra la via, che è veritiera e serve alla vita etcetera.

Ma perché, allora, in Giovanni non è scritto: “Io mostro la via”, ma è detto “Io sono la via”?

Dietro, c’è la pretesa inaudita di Gesù non solo di parlare di Dio, ma di rivelarsi come Dio.

Così come Dio, un giorno, apparve a Mosè nel roveto ardente e disse: «Io sono colui che sono» (Es 3, 14). Ripeto: o questo Gesù di Nazareth, definendosi così, è completamente pazzo e allora noi, a ragione, lo consideriamo un vaneggiatore; oppure è vero e allora è il Figlio di Dio.

 

E allora, questo Figlio di Dio non informa sulla retta via e la giusta vita,

ma è egli stesso la via per ritornarne alla casa di Dio Padre e allora egli è la vita in noi che nemmeno la morte può spegnere.

Questa, nei fatti, pretesa arrogante e provocatoria di Gesù o è follia o è la verità. Che cosa sia, dovete e potete deciderlo voi stessi, ognuno per sé! Questa è la fede.

 

Il nome di Gesù non è un nome augurale, sotto il quale riconduciamo ciò che ci piace di lui.

Il nome di Gesù non è un nome alla moda, che adattiamo all’atmosfera politica vigente.

Il nome di Gesù è dato per la salvezza dell’umanità e non c’è altro nome sotto il cielo.

«Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione», disse il vecchio Simeone, vedendo Gesù Bambino (Lc 2, 34). Abbiamo ascoltato queste parole domenica scorsa.

 

Nel nome di Gesù c’è tutto il suo programma; c’è la sua missione; c’è la sua natura; c’è la sua pretesa assoluta. Non si ottiene per meno di così.

«Io sono la via, la verità e la vita».

Oggi, all’inizio dell’anno, è questo che ci sta davanti. E possiamo domandarci se sia un ulteriore versetto carino, quello che leggiamo per l’anno nuovo su molti biglietti e messaggi che poi mettiamo da parte o se sia il motto all’insegna del quale vogliamo vivere.

La pretesa alta resta.

Ora, però, come detto il nome di Gesù non si limita ad esserci, ma è preceduto e collocato all’interno di eventi molto precisi.

Il Bambino non resta solo “Dio salva” ma il suo concepimento è qualcosa di straordinario e così è anche per gli angeli alla sua nascita e per la sua attività di uomo adulto di Nazareth.

Il nome non resta a sé stante. No: è collocato nella natura e nell’azione di questa persona. Non si chiama soltanto “Dio salva”: lo fa, anche, salvare. Soltanto così si può spiegare che la gente, allora, lo abbia accolto.

Il suo nome non resta a sé stante. Anche oggi, sappiamo che le persone scrivono grandi cose di sé quando si candidano a qualcosa o quando pubblicano una presentazione in Internet e sappiamo che questa autopresentazione non corrisponde alla realtà. Se ce ne accorgiamo, questa persona, di solito, ha perso. I nomi possono essere anche suono e fumo.

Ma non il nome di Gesù. La sua vita è troppo autentica: attua ciò che di lui è detto.

Noi, dunque, non possiamo comprendere il nome di Gesù come Salvatore senza le molte notizie sulla sua vita e la sua attività.

E non possiamo comprendere le parole di Gesù «Io sono la via, la verità e la vita» senza l’introduzione e la premessa di tali parole.

Che non viene giù dal cielo, ma che entra in una situazione concreta.

E che ci è più vicina di quel che pensiamo.

Giovanni riferisce che Gesù disse ai discepoli: “Il vostro cuore non sia turbato. Fate la via su cui io vi precedo.”

E allora il discepolo Tommaso, che qui è molto simpatico, dice:

“No, Signore, noi non sappiamo dove vai. Come possiamo sapere la via?”

Tommaso esprime ad alta voce quel che noi tutti pensiamo.

Vogliamo camminare con Gesù; vogliamo credere; vogliamo avere la vita eterna. Ma, spesso, non sappiamo come sarà il prossimo passo. Spesso, non sappiamo che cosa Gesù si aspetti con esattezza da noi e che cosa abbia in serbo per noi.

Non sappiamo per nulla che cosa ci porterà questo nuovo anno.

Come potremmo conoscere la via?

 

Gesù non dice: “Tommaso, non sei stato abbastanza attento! Devi studiare; devi applicarti di più; devi leggere la Bibbia, fare del bene agli altri di più, meditare di più, lavorare di più su te stesso!”

No: Gesù dice: “Non  devi conoscere per forza ogni passo e sapere a memoria tutto il percorso.

Devi solo affidarti a me! Io sono la via e la verità e la vita. Devi solo tenerti a me e tutto il resto verrà da solo.”

 

Cara Comunità,

questa non è un’autodefinizione sgradevole e ardua, ma è una promessa che allevia!

«Io sono la via, la verità e la vita».

Tu non devi conoscere e sapere ogni via.

Tu non devi trovare da solo la verità o addirittura produrla.

Tu non devi conservare la vita con ogni possibile auto-ottimizzazione o aiuto della medicina.

Tu hai già tutto in me.

 

Quando tu non sai il prossimo passo, io lo so.

Quando tu non trovi la verità sulla tua vita, io ce l’ho.

Quando la vita ti sfugge di mano e devi lasciarla, io ti accolgo.

 

«Io sono la via, la verità e la vita».

 

Cari Fratelli e Sorelle,

questo ci viene detto oggi, per l’Anno Nuovo. E questo si accorda meravigliosamente al calendario ancora vuoto. Non possiamo sapere tutto; non potremo fare tutto. La vita, come ogni anno, non è nelle nostre mani. Ma Gesù è per noi tutto ciò che noi non abbiamo e non possiamo.

Egli ci precede sulla via, fino alle dimore celesti.

Ma fino a quel momento, anche quest’anno ci offrirà molte dimore diverse, in cui potremo entrare:

culti, in cui ci viene vicino e ci infonde forza.

Incontri con persone che fanno bene al cuore, perché ci comprendono o perché ci mostrano vie nuove. Momenti in cui la potenza e la gloria di Dio nel suo creato ci colmano e ci commuovono.

Istanti in cui ci custodisce da pericoli grandi o piccoli, nel traffico o nelle tante stupidaggini grandi e piccole che facciamo.

Chi conosce queste dimore, preparate da Gesù, e vi entra sempre di nuovo, non avrà il cuore turbato né di fronte a un anno ancora ignoto né di fronte ai problemi del nostro mondo.

Via e verità e vita sono già stabilite.

Noi non sappiamo tutto, ma lui sì.

Noi non possiamo tutto, ma lui sì.

Noi non abbiamo la soluzione, ma lui sì.

E così possiamo celebrare, in modo adeguato, questa prima domenica dell’anno.

Rendiamo onore al nome di Gesù. Confidiamo nella sua opera gloriosa.

Andiamo verso il futuro, fiduciosi. Nel 2026 e in ogni tempo è vero quel che dice Paolo:

«Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù».

Amen.Giovanni 14, 1-6

Gesù disse ai discepoli:

1 «Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio, e credete anche in me!
2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? 3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi; 4 e del luogo dove io vado, sapete anche la via».
5 Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» 6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.»

Cara Comunità,

in questa domenica confluiscono molti temi. Siamo appena entrati nel nuovo anno e ci troviamo davanti a una landa incognita. Sopra a tutto, c’è ancora lo splendore del Natale. La vita quotidiana adesso, passate le molte feste, vuole riprenderci.

E a queste disposizioni d’animo si aggiungono i temi diversi previsti dalla Chiesa: l’infanzia di Gesù, di cui abbiamo sentito narrare; la benedizione del nuovo anno; e, a Capodanno, celebriamo la festa del nome di Gesù, perché, otto giorni dopo la nascita, Maria e Giuseppe dettero al loro figlio neonato il nome di Gesù.

Sono molte cose. Ma fanno parte dello stesso insieme.

E quindi cercherò di comporre insieme tutti questi fili. Ciò avverrà sotto le famose parole di Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita».

Il nome è un programma.

Il nome “Gesù” non è solo un nome per chiamare il Bambino, scelto da Maria  e Giuseppe.

Alla fine dell’anno, vengono sempre diffuse diverse statistiche. Spesso, quelle dei nomi preferiti per i neonati: in Germania, è “Noah” e “Leo” è sempre molto amato. Per le bambine, è in testa “Sofia” Sono nomi augurali oppure nomi di moda, quelli che i genitori scelgono dopo lunga riflessione.

I Vangeli sottolineano con forza che, nel caso di Gesù, il nome fu prescritto dagli angeli: ricevono quest’incarico sia Maria (Lc 1, 31) sia Giuseppe: «tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati» (Mt 1, 21). Qui c’è anche la traduzione, che costituisce il motivo della scelta del nome “Gesù”: il termine ebraico significa “Dio salva”.

Questo nome è un programma.

Questo nome è come un motto posto sull’intero cammino esistenziale di Gesù, mostratoci dai Vangeli.

Dio salva.

E allora vediamo Gesù che salva le nozze di Cana, a rischio catastrofe, procurando del vino.

Allora vediamo Gesù aprire, alla donna solitaria al pozzo di Giacobbe, la via interiore che conduce alla libertà perché lo Spirito di Dio riposa anche in lei.

Allora lo vediamo alla piscina di Bethesda, mentre dà di nuovo al paralitico, dopo 38 anni di malattia, la capacità di camminare, facendogli provare di nuovo la gioia del movimento.

Allora vediamo Gesù stesso inginocchiarsi davanti ai discepoli per lavare i loro piedi sporchi.

Sì, in effetti ogni singolo Vangelo è un’unica spiegazione del nome di Gesù: Dio salva. Dio aiuta. Dio guarisce. Questo nome è un programma.

E a ciò si addice la definizione, ambiziosa, che Gesù si dà: «Io sono la via, la verità e la vita».

Una siffatta definizione si dé così pindarica è davvero fuori luogo.

Immaginate questo: qualcuno che, al lavoro o qui, all’Assemblea della Comunità, o tra i vostri amici dicesse di sé: «Io sono la via, la verità e la vita».

Non potremmo lasciar correre una cosa del genere. Non potremmo prenderla sul serio. Ci verrebbero dubbi molto grossi su questa persona – a ragione!

Anche solo l’assolutezza nel dire “Io so la verità”” è piuttosto arrogante. Ma arrivare a dire addirittura “Io sono la verità” ci fa smettere di comprendere.

Una persona che dicesse questo di se stessa o è pazza o è il Figlio di Dio. Uno dei miei migliori docenti ripeteva sempre: “Io sono la resurrezione e la vita: chi dica questo o è pazzo o è davvero il Figlio di Dio.”

L’autodefinizione di Gesù non sta lì, semplicemente, né è fuori del contesto del Nuovo Testamento, ma è in accordo con tutto ciò che implica il nome di Gesù e che in esso riecheggia.

L’autodefinizione di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è in accordo con ciò che viene detto anche altrove sul suo nome:

«In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini» (Atti 4, 12),

«affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre» (Fil 2, 10-11).

 

C’è tutto uno stuolo di teologi cui questa pretesa pindarica è sgradevole e addirittura penosa. Cercano, in tutti i modi possibili, di smussare la pretesa di assolutezza di Gesù o almeno di relativizzarla.

«Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Allora dicono che questa è un’immagine: Gesù mostra la via, che è veritiera e serve alla vita etcetera.

Ma perché, allora, in Giovanni non è scritto: “Io mostro la via”, ma è detto “Io sono la via”?

Dietro, c’è la pretesa inaudita di Gesù non solo di parlare di Dio, ma di rivelarsi come Dio.

Così come Dio, un giorno, apparve a Mosè nel roveto ardente e disse: «Io sono colui che sono» (Es 3, 14). Ripeto: o questo Gesù di Nazareth, definendosi così, è completamente pazzo e allora noi, a ragione, lo consideriamo un vaneggiatore; oppure è vero e allora è il Figlio di Dio.

 

E allora, questo Figlio di Dio non informa sulla retta via e la giusta vita,

ma è egli stesso la via per ritornarne alla casa di Dio Padre e allora egli è la vita in noi che nemmeno la morte può spegnere.

Questa, nei fatti, pretesa arrogante e provocatoria di Gesù o è follia o è la verità. Che cosa sia, dovete e potete deciderlo voi stessi, ognuno per sé! Questa è la fede.

 

Il nome di Gesù non è un nome augurale, sotto il quale riconduciamo ciò che ci piace di lui.

Il nome di Gesù non è un nome alla moda, che adattiamo all’atmosfera politica vigente.

Il nome di Gesù è dato per la salvezza dell’umanità e non c’è altro nome sotto il cielo.

«Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione», disse il vecchio Simeone, vedendo Gesù Bambino (Lc 2, 34). Abbiamo ascoltato queste parole domenica scorsa.

 

Nel nome di Gesù c’è tutto il suo programma; c’è la sua missione; c’è la sua natura; c’è la sua pretesa assoluta. Non si ottiene per meno di così.

«Io sono la via, la verità e la vita».

Oggi, all’inizio dell’anno, è questo che ci sta davanti. E possiamo domandarci se sia un ulteriore versetto carino, quello che leggiamo per l’anno nuovo su molti biglietti e messaggi che poi mettiamo da parte o se sia il motto all’insegna del quale vogliamo vivere.

La pretesa alta resta.

Ora, però, come detto il nome di Gesù non si limita ad esserci, ma è preceduto e collocato all’interno di eventi molto precisi.

Il Bambino non resta solo “Dio salva” ma il suo concepimento è qualcosa di straordinario e così è anche per gli angeli alla sua nascita e per la sua attività di uomo adulto di Nazareth.

Il nome non resta a sé stante. No: è collocato nella natura e nell’azione di questa persona. Non si chiama soltanto “Dio salva”: lo fa, anche, salvare. Soltanto così si può spiegare che la gente, allora, lo abbia accolto.

Il suo nome non resta a sé stante. Anche oggi, sappiamo che le persone scrivono grandi cose di sé quando si candidano a qualcosa o quando pubblicano una presentazione in Internet e sappiamo che questa autopresentazione non corrisponde alla realtà. Se ce ne accorgiamo, questa persona, di solito, ha perso. I nomi possono essere anche suono e fumo.

Ma non il nome di Gesù. La sua vita è troppo autentica: attua ciò che di lui è detto.

Noi, dunque, non possiamo comprendere il nome di Gesù come Salvatore senza le molte notizie sulla sua vita e la sua attività.

E non possiamo comprendere le parole di Gesù «Io sono la via, la verità e la vita» senza l’introduzione e la premessa di tali parole.

Che non viene giù dal cielo, ma che entra in una situazione concreta.

E che ci è più vicina di quel che pensiamo.

Giovanni riferisce che Gesù disse ai discepoli: “Il vostro cuore non sia turbato. Fate la via su cui io vi precedo.”

E allora il discepolo Tommaso, che qui è molto simpatico, dice:

“No, Signore, noi non sappiamo dove vai. Come possiamo sapere la via?”

Tommaso esprime ad alta voce quel che noi tutti pensiamo.

Vogliamo camminare con Gesù; vogliamo credere; vogliamo avere la vita eterna. Ma, spesso, non sappiamo come sarà il prossimo passo. Spesso, non sappiamo che cosa Gesù si aspetti con esattezza da noi e che cosa abbia in serbo per noi.

Non sappiamo per nulla che cosa ci porterà questo nuovo anno.

Come potremmo conoscere la via?

 

Gesù non dice: “Tommaso, non sei stato abbastanza attento! Devi studiare; devi applicarti di più; devi leggere la Bibbia, fare del bene agli altri di più, meditare di più, lavorare di più su te stesso!”

No: Gesù dice: “Non  devi conoscere per forza ogni passo e sapere a memoria tutto il percorso.

Devi solo affidarti a me! Io sono la via e la verità e la vita. Devi solo tenerti a me e tutto il resto verrà da solo.”

 

Cara Comunità,

questa non è un’autodefinizione sgradevole e ardua, ma è una promessa che allevia!

«Io sono la via, la verità e la vita».

Tu non devi conoscere e sapere ogni via.

Tu non devi trovare da solo la verità o addirittura produrla.

Tu non devi conservare la vita con ogni possibile auto-ottimizzazione o aiuto della medicina.

Tu hai già tutto in me.

 

Quando tu non sai il prossimo passo, io lo so.

Quando tu non trovi la verità sulla tua vita, io ce l’ho.

Quando la vita ti sfugge di mano e devi lasciarla, io ti accolgo.

 

«Io sono la via, la verità e la vita».

 

Cari Fratelli e Sorelle,

questo ci viene detto oggi, per l’Anno Nuovo. E questo si accorda meravigliosamente al calendario ancora vuoto. Non possiamo sapere tutto; non potremo fare tutto. La vita, come ogni anno, non è nelle nostre mani. Ma Gesù è per noi tutto ciò che noi non abbiamo e non possiamo.

Egli ci precede sulla via, fino alle dimore celesti.

Ma fino a quel momento, anche quest’anno ci offrirà molte dimore diverse, in cui potremo entrare:

culti, in cui ci viene vicino e ci infonde forza.

Incontri con persone che fanno bene al cuore, perché ci comprendono o perché ci mostrano vie nuove. Momenti in cui la potenza e la gloria di Dio nel suo creato ci colmano e ci commuovono.

Istanti in cui ci custodisce da pericoli grandi o piccoli, nel traffico o nelle tante stupidaggini grandi e piccole che facciamo.

Chi conosce queste dimore, preparate da Gesù, e vi entra sempre di nuovo, non avrà il cuore turbato né di fronte a un anno ancora ignoto né di fronte ai problemi del nostro mondo.

Via e verità e vita sono già stabilite.

Noi non sappiamo tutto, ma lui sì.

Noi non possiamo tutto, ma lui sì.

Noi non abbiamo la soluzione, ma lui sì.

E così possiamo celebrare, in modo adeguato, questa prima domenica dell’anno.

Rendiamo onore al nome di Gesù. Confidiamo nella sua opera gloriosa.

Andiamo verso il futuro, fiduciosi. Nel 2026 e in ogni tempo è vero quel che dice Paolo:

«Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù».

Amen.Giovanni 14, 1-6

Gesù disse ai discepoli:

1 «Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio, e credete anche in me!
2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? 3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi; 4 e del luogo dove io vado, sapete anche la via».
5 Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» 6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.»

Cara Comunità,

in questa domenica confluiscono molti temi. Siamo appena entrati nel nuovo anno e ci troviamo davanti a una landa incognita. Sopra a tutto, c’è ancora lo splendore del Natale. La vita quotidiana adesso, passate le molte feste, vuole riprenderci.

E a queste disposizioni d’animo si aggiungono i temi diversi previsti dalla Chiesa: l’infanzia di Gesù, di cui abbiamo sentito narrare; la benedizione del nuovo anno; e, a Capodanno, celebriamo la festa del nome di Gesù, perché, otto giorni dopo la nascita, Maria e Giuseppe dettero al loro figlio neonato il nome di Gesù.

Sono molte cose. Ma fanno parte dello stesso insieme.

E quindi cercherò di comporre insieme tutti questi fili. Ciò avverrà sotto le famose parole di Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita».

Il nome è un programma.

Il nome “Gesù” non è solo un nome per chiamare il Bambino, scelto da Maria  e Giuseppe.

Alla fine dell’anno, vengono sempre diffuse diverse statistiche. Spesso, quelle dei nomi preferiti per i neonati: in Germania, è “Noah” e “Leo” è sempre molto amato. Per le bambine, è in testa “Sofia” Sono nomi augurali oppure nomi di moda, quelli che i genitori scelgono dopo lunga riflessione.

I Vangeli sottolineano con forza che, nel caso di Gesù, il nome fu prescritto dagli angeli: ricevono quest’incarico sia Maria (Lc 1, 31) sia Giuseppe: «tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati» (Mt 1, 21). Qui c’è anche la traduzione, che costituisce il motivo della scelta del nome “Gesù”: il termine ebraico significa “Dio salva”.

Questo nome è un programma.

Questo nome è come un motto posto sull’intero cammino esistenziale di Gesù, mostratoci dai Vangeli.

Dio salva.

E allora vediamo Gesù che salva le nozze di Cana, a rischio catastrofe, procurando del vino.

Allora vediamo Gesù aprire, alla donna solitaria al pozzo di Giacobbe, la via interiore che conduce alla libertà perché lo Spirito di Dio riposa anche in lei.

Allora lo vediamo alla piscina di Bethesda, mentre dà di nuovo al paralitico, dopo 38 anni di malattia, la capacità di camminare, facendogli provare di nuovo la gioia del movimento.

Allora vediamo Gesù stesso inginocchiarsi davanti ai discepoli per lavare i loro piedi sporchi.

Sì, in effetti ogni singolo Vangelo è un’unica spiegazione del nome di Gesù: Dio salva. Dio aiuta. Dio guarisce. Questo nome è un programma.

E a ciò si addice la definizione, ambiziosa, che Gesù si dà: «Io sono la via, la verità e la vita».

Una siffatta definizione si dé così pindarica è davvero fuori luogo.

Immaginate questo: qualcuno che, al lavoro o qui, all’Assemblea della Comunità, o tra i vostri amici dicesse di sé: «Io sono la via, la verità e la vita».

Non potremmo lasciar correre una cosa del genere. Non potremmo prenderla sul serio. Ci verrebbero dubbi molto grossi su questa persona – a ragione!

Anche solo l’assolutezza nel dire “Io so la verità”” è piuttosto arrogante. Ma arrivare a dire addirittura “Io sono la verità” ci fa smettere di comprendere.

Una persona che dicesse questo di se stessa o è pazza o è il Figlio di Dio. Uno dei miei migliori docenti ripeteva sempre: “Io sono la resurrezione e la vita: chi dica questo o è pazzo o è davvero il Figlio di Dio.”

L’autodefinizione di Gesù non sta lì, semplicemente, né è fuori del contesto del Nuovo Testamento, ma è in accordo con tutto ciò che implica il nome di Gesù e che in esso riecheggia.

L’autodefinizione di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è in accordo con ciò che viene detto anche altrove sul suo nome:

«In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini» (Atti 4, 12),

«affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre» (Fil 2, 10-11).

 

C’è tutto uno stuolo di teologi cui questa pretesa pindarica è sgradevole e addirittura penosa. Cercano, in tutti i modi possibili, di smussare la pretesa di assolutezza di Gesù o almeno di relativizzarla.

«Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Allora dicono che questa è un’immagine: Gesù mostra la via, che è veritiera e serve alla vita etcetera.

Ma perché, allora, in Giovanni non è scritto: “Io mostro la via”, ma è detto “Io sono la via”?

Dietro, c’è la pretesa inaudita di Gesù non solo di parlare di Dio, ma di rivelarsi come Dio.

Così come Dio, un giorno, apparve a Mosè nel roveto ardente e disse: «Io sono colui che sono» (Es 3, 14). Ripeto: o questo Gesù di Nazareth, definendosi così, è completamente pazzo e allora noi, a ragione, lo consideriamo un vaneggiatore; oppure è vero e allora è il Figlio di Dio.

 

E allora, questo Figlio di Dio non informa sulla retta via e la giusta vita,

ma è egli stesso la via per ritornarne alla casa di Dio Padre e allora egli è la vita in noi che nemmeno la morte può spegnere.

Questa, nei fatti, pretesa arrogante e provocatoria di Gesù o è follia o è la verità. Che cosa sia, dovete e potete deciderlo voi stessi, ognuno per sé! Questa è la fede.

 

Il nome di Gesù non è un nome augurale, sotto il quale riconduciamo ciò che ci piace di lui.

Il nome di Gesù non è un nome alla moda, che adattiamo all’atmosfera politica vigente.

Il nome di Gesù è dato per la salvezza dell’umanità e non c’è altro nome sotto il cielo.

«Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione», disse il vecchio Simeone, vedendo Gesù Bambino (Lc 2, 34). Abbiamo ascoltato queste parole domenica scorsa.

 

Nel nome di Gesù c’è tutto il suo programma; c’è la sua missione; c’è la sua natura; c’è la sua pretesa assoluta. Non si ottiene per meno di così.

«Io sono la via, la verità e la vita».

Oggi, all’inizio dell’anno, è questo che ci sta davanti. E possiamo domandarci se sia un ulteriore versetto carino, quello che leggiamo per l’anno nuovo su molti biglietti e messaggi che poi mettiamo da parte o se sia il motto all’insegna del quale vogliamo vivere.

La pretesa alta resta.

Ora, però, come detto il nome di Gesù non si limita ad esserci, ma è preceduto e collocato all’interno di eventi molto precisi.

Il Bambino non resta solo “Dio salva” ma il suo concepimento è qualcosa di straordinario e così è anche per gli angeli alla sua nascita e per la sua attività di uomo adulto di Nazareth.

Il nome non resta a sé stante. No: è collocato nella natura e nell’azione di questa persona. Non si chiama soltanto “Dio salva”: lo fa, anche, salvare. Soltanto così si può spiegare che la gente, allora, lo abbia accolto.

Il suo nome non resta a sé stante. Anche oggi, sappiamo che le persone scrivono grandi cose di sé quando si candidano a qualcosa o quando pubblicano una presentazione in Internet e sappiamo che questa autopresentazione non corrisponde alla realtà. Se ce ne accorgiamo, questa persona, di solito, ha perso. I nomi possono essere anche suono e fumo.

Ma non il nome di Gesù. La sua vita è troppo autentica: attua ciò che di lui è detto.

Noi, dunque, non possiamo comprendere il nome di Gesù come Salvatore senza le molte notizie sulla sua vita e la sua attività.

E non possiamo comprendere le parole di Gesù «Io sono la via, la verità e la vita» senza l’introduzione e la premessa di tali parole.

Che non viene giù dal cielo, ma che entra in una situazione concreta.

E che ci è più vicina di quel che pensiamo.

Giovanni riferisce che Gesù disse ai discepoli: “Il vostro cuore non sia turbato. Fate la via su cui io vi precedo.”

E allora il discepolo Tommaso, che qui è molto simpatico, dice:

“No, Signore, noi non sappiamo dove vai. Come possiamo sapere la via?”

Tommaso esprime ad alta voce quel che noi tutti pensiamo.

Vogliamo camminare con Gesù; vogliamo credere; vogliamo avere la vita eterna. Ma, spesso, non sappiamo come sarà il prossimo passo. Spesso, non sappiamo che cosa Gesù si aspetti con esattezza da noi e che cosa abbia in serbo per noi.

Non sappiamo per nulla che cosa ci porterà questo nuovo anno.

Come potremmo conoscere la via?

 

Gesù non dice: “Tommaso, non sei stato abbastanza attento! Devi studiare; devi applicarti di più; devi leggere la Bibbia, fare del bene agli altri di più, meditare di più, lavorare di più su te stesso!”

No: Gesù dice: “Non  devi conoscere per forza ogni passo e sapere a memoria tutto il percorso.

Devi solo affidarti a me! Io sono la via e la verità e la vita. Devi solo tenerti a me e tutto il resto verrà da solo.”

 

Cara Comunità,

questa non è un’autodefinizione sgradevole e ardua, ma è una promessa che allevia!

«Io sono la via, la verità e la vita».

Tu non devi conoscere e sapere ogni via.

Tu non devi trovare da solo la verità o addirittura produrla.

Tu non devi conservare la vita con ogni possibile auto-ottimizzazione o aiuto della medicina.

Tu hai già tutto in me.

 

Quando tu non sai il prossimo passo, io lo so.

Quando tu non trovi la verità sulla tua vita, io ce l’ho.

Quando la vita ti sfugge di mano e devi lasciarla, io ti accolgo.

 

«Io sono la via, la verità e la vita».

 

Cari Fratelli e Sorelle,

questo ci viene detto oggi, per l’Anno Nuovo. E questo si accorda meravigliosamente al calendario ancora vuoto. Non possiamo sapere tutto; non potremo fare tutto. La vita, come ogni anno, non è nelle nostre mani. Ma Gesù è per noi tutto ciò che noi non abbiamo e non possiamo.

Egli ci precede sulla via, fino alle dimore celesti.

Ma fino a quel momento, anche quest’anno ci offrirà molte dimore diverse, in cui potremo entrare:

culti, in cui ci viene vicino e ci infonde forza.

Incontri con persone che fanno bene al cuore, perché ci comprendono o perché ci mostrano vie nuove. Momenti in cui la potenza e la gloria di Dio nel suo creato ci colmano e ci commuovono.

Istanti in cui ci custodisce da pericoli grandi o piccoli, nel traffico o nelle tante stupidaggini grandi e piccole che facciamo.

Chi conosce queste dimore, preparate da Gesù, e vi entra sempre di nuovo, non avrà il cuore turbato né di fronte a un anno ancora ignoto né di fronte ai problemi del nostro mondo.

Via e verità e vita sono già stabilite.

Noi non sappiamo tutto, ma lui sì.

Noi non possiamo tutto, ma lui sì.

Noi non abbiamo la soluzione, ma lui sì.

E così possiamo celebrare, in modo adeguato, questa prima domenica dell’anno.

Rendiamo onore al nome di Gesù. Confidiamo nella sua opera gloriosa.

Andiamo verso il futuro, fiduciosi. Nel 2026 e in ogni tempo è vero quel che dice Paolo:

«Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù».

Amen.

II Domenica dopo Natale – Pastore Dr. Jonas